I bambini. Un argomento che non fa rumore.

In questi giorni si dibatte, lontano dall’attenzione dei media,  un disegno di legge che prevede modifiche al codice civile e di procedura civile in materia di affidamento condiviso, il famigerato 957.

Ho avuto modo di leggere e riflettere sull’argomento.

Il punto in questione che ha attirato la mia attenzione è senza dubbio l’inserimento del termine PAS, Parental Alienation Syndrome, in italiano sindrome da alienazione genitoriale, una pseudo patologia inventata da tale Richard Gardner (personaggio dalla dubbia reputazione accademica) non riconosciuta ufficialmente dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders; a proposito di tale patologia l’APA (American Psychological Association) ha declinato di esprimersi, ma ha sollevato preoccupazioni sulla sua mancanza di dati di supporto e per come il termine viene usato. In Spagna l’Associazione Neuropsichiatrica Spagnola (AEN) ha raccomandato ai suoi iscritti di non usarla in quanto “non ha alcun fondamento scientifico e presenta gravi rischi nella sua applicazione in tribunale”.

Mi permetto di scrivere che il Dott. Gardner è un soggetto poco credibile, perché è tristemente noto a chi si occupa di questi argomenti – ma forse non ai promotori di questa iniziativa – che lo stesso, nel corso della sua carriera di professore volontario non retribuito di psichiatria clinica presso la divisione di psichiatria infantile della Columbia University, ha strenuamente difeso la pedofilia, poiché “essa, come tutte le forme di sessualità atipica, fa parte del bagaglio umano, che ogni essere ha la capacità di sviluppare”; tra le sue controverse convinzioni cito ancora “[il pedofilo] è sfortunato a vivere in un luogo e un’epoca storica che condannano la sua inclinazione. Ciononostante questa non è una ragione sufficiente per autocolpevolizzarsi”.

Partendo da queste considerazioni il Dott. Gardner si è pronunciato contro l’allontanamento dal nucleo familiare del genitore abusante: “L’allontanamento di un genitore pedofilo da casa dovrebbe essere attuata solo quando sia fallito ogni tentativo di trattamento della pedofilia e del reinserimento in famiglia” (Sex Abuse Hysteria: Salem Witch Trials Revisited, Cresskill NJ, Creative Therapeutics, 1990); riguardo al tentativo di un genitore di avere rapporti sessuali con la propria figlia, Gardner suggerisce che, più che colpevolizzarne il marito, la moglie dovrebbe tentare di essere più sessualmente recettiva verso di lui: “La sua accresciuta sessualità può attenuare il desiderio del marito di cercare gratificazione sessuale tramite la figlia”(Sex Abuse Hysteria: Salem Witch Trials Revisited, op.cit.). Interessante sottolineare come, persino di fronte ad un padre che tenta di abusare sessualmente della propria prole, il Dott. Gardner sposti l’attenzione sulla madre e sulla sua sottintesa responsabilità in quanto manchevole di attenzioni verso un uomo che ha l’unica colpa di essere vittima di pulsioni intrinseche alla natura umana, pulsioni condannabili solo alla luce di un contesto storico sfavorevole.

Certo, per soggetti analoghi al Dott. Gardner, il contesto storico attuale non è roseo; le mogli di oggi, lungi dal preservare dallo scandalo il nido familiare, si permettono di denunciare i mariti abusanti e addirittura di depredarli dei loro i bambini: è un vero peccato che non si possa più, come ai tempi di Salem, bruciarle sulle pubbliche piazze.

Alla luce di quanto esposto, non è difficile comprendere dove nasca l’esigenza della sindrome da alienazione parentale, che spesso si accompagna alla ancor più pittoresca sindrome della madre malevola; anzi, è corretto dire che la sindrome della madre malevola nella donna, sindrome che si svilupperebbe con il divorzio (tanto che la definizione precisa recita “Sindrome della madre malevola nei casi di divorzio”), è la causa scatenante della PAS nei bambini.

Il Dott. Gardner, morto suicida nel 2003, si è sempre difeso dall’accusa di sessismo mossa alle sue teorie sostenendo che, in linea teorica, anche un padre potrebbe essere “malevolo”, ma sfortunatamente, o fortunatamente (dipende dai punti di vista), non è così.

Ma non è la PAS l’argomento che voglio trattare, bensì il disegno di legge nel suo complesso.

Partiamo dall’incipit “Come è noto, nel mondo occidentale il principio della bigenitorialità viene affermato e applicato con sempre maggior vigore e incisività”; in realtà, sulla bigenitorialità, dopo l’entusiasmo teorico iniziale, la pratica sta portando gli studiosi a rivedere le loro posizioni. In particolare cito una ricerca molto dettagliata svolta dalla prof.ssa Sue Spence, docente di Psicologia presso la Queensland University (Australia) che indaga le cause, la valutazione, la prevenzione e il trattamento di ansia e depressione nei giovani: la prof.ssa Spence ha osservato un campione di 4.000 famiglie e ha mostrato che gli aspetti problematici nei figli in termini di disagio psicologico compaiono soprattutto quando le relazioni della coppia genitoriale sono molto conflittuali e disturbate, al di là del fatto che i genitori siano separati o meno. La docente afferma che il fatto che ci sia in casa un solo genitore non rappresenta un problema per il bambino, né un fattore di rischio, mentre è importante che questa figura genitoriale si mantenga stabile ed affidabile. Il rischio compare, invece, quando i genitori hanno atteggiamenti apertamente ostili, generando nei figli forme depressive di varia intensità. (Il curriculum, le ricerche e le pubblicazioni della Prof. Sue Spence: http://www.griffith.edu.au/professional-page/professor-sue-spence)

Nell’introduzione alle modifiche si sottolinea come l’affido condiviso sia la soluzione atta a contenere il conflitto tra gli ex coniugi, mentre l’affido esclusivo è per sua natura “più provocatorio e intrinsecamente adatto a creare rancori”, di conseguenza inapplicabile in situazioni problematiche.

Io trovo semplicemente assurdo sostenere che il costringere due persone, il cui grado di insofferenza reciproca ha condotto ad una separazione, a frequentarsi quasi quotidianamente per consultarsi su ogni minuto aspetto della vita dei figli sia la strada ideale da percorrere per contenere un alto grado di conflittualità. E dico costringere, perché si sostiene che non andrebbero omologati dal Tribunale neanche quegli affidamenti esclusivi “concordati tra le parti, senza che vi siano indicate le ragioni di pregiudizio a carico del genitore da escludere”. La frase è priva di senso: se l’affido esclusivo è concordato, viene da sé che il genitore si autoesclude per sua espressa volontà; in un simile caso il Tribunale dovrebbe intervenire per costringere “l’escluso” (da chi?) ad espletare le funzioni di cura implicite nella bigenitorialità. A meno che non si voglia implicitamente intendere che è impossibile che un genitore non senta il bisogno di accudire i propri figli e che, quindi, solo l’intervento dell’altro genitore “malevolo” e manipolatore può aver provocato una sorta di “autoesclusione passiva”, non vedo come un minore potrebbe trovare giovamento dalla frequentazione di un genitore costretto da un Tribunale a prendersi cura di lui, mentre ne farebbe spontaneamente a meno.

Parliamo di un altro punto del progetto: gli “inconfutabili vantaggi della residenza alternata”. Che ci siano dei vantaggi, è indubbio, e li analizzeremo. Il problema è a vantaggio di chi andrebbe una simile soluzione.

Chiunque prospetti come ideale una situazione che prevede un bambino sballottato da una casa all’altra a giorni alterni, evidentemente non ha mai avuto a che fare con dei bambini in carne ed ossa.

Difatti il doppio domicilio si giustifica solo in quanto necessario all’esplicazione di una effettiva bigenitorialità, e la bigenitorialità si giustifica così: “In sostanza l’interesse del minore rileva unicamente nell’ambito della regola di bigenitorialità e quindi non esiste un interesse del minore tout court puro e semplice: l’interesse del minore è la bigenitorialità, questo dice il nostro legislatore, questo è l’interesse del minore, nell’ambito di questo codificato e giuridicamente cogente principio legislativo di definizione dell’interesse del minore.” Come dire, in parole povere: è così. Perché? Perché si. Inutile spendere tempo e impegno a spiegare quanto prevedibilità, affidabilità e continuità siano fondamentali per uno sviluppo sereno della personalità di un bambino a persone che non hanno mai sperimentato, ad esempio, i rituali della buonanotte o l’importanza di un uso corretto degli oggetti transizionali.

Quali sono, in sostanza, gli inconfutabili vantaggi del doppio domicilio? Uno soltanto, e poco ha a che fare con il tanto menzionato interesse del minore.  Esso permette il cosiddetto mantenimento diretto, eliminando per sempre l’incubo di ogni padre divorziato: l’assegno di mantenimento.

In cosa consiste il mantenimento diretto? “I due genitori sono entrambi impegnati a fornire personalmente al figlio i beni e i servizi che gli abbisognano”. In un momento di sincerità il progetto di legge recita: “…è da aggiungere la scarsissima propensione dell’obbligato a versare all’aborrito ex partner, come lui affidatario, un contributo che non deve a lui, ma ai figli.”

Ecco, il vero fulcro della questione: i soldi. Vista l’altissima percentuale di inadempienze, mettiamogli il bambino in salotto, bene o male un tozzo di pane glielo allungherà. L’inadempienza è un problema tanto diffuso che più avanti si insiste “il mantenimento diretto è la forma da privilegiare anche in caso di affidamento esclusivo”; quali potrebbero essere le modalità di applicazione di tale principio, rimane un mistero.

Altrove nel progetto si sottolinea l’importanza del reciproco rispetto fra genitori separati, rispetto che potremmo riassumere così: ti rispetto così tanto che piuttosto che darti i miei soldi per pagare il nido del bambino, mi invento che l’interesse del minore è sempre e comunque una coattiva bigenitorialità.

In conclusione vorrei citare l’Articolo 316 del codice civile: Il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all’età maggiore o alla emancipazione. La potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori. In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei. Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili. Il giudice, sentiti i genitori ed il figlio, se maggiore degli anni quattordici, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare. Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio.

Mi sembra che i padri abbiano deciso, con questo progetto di legge, di adottare un provvedimento che, invece di rimuovere il pericolo di un pregiudizio per il figlio, ne genera uno ben più grande per il figlio e per la madre.

Il giorno in cui il codice civile attuerà con qualche serio progetto di legge quell’articolo della Costituzione che recita “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, forse si smetterà di inventare fantasiose sindromi per giustificare l’incapacità dei padri inadempienti di prendere in considerazione altri interessi che non siano i propri.

Propongo io qualcosa di meno dannoso e temporaneamente efficace: tenetevi pure i vostri soldi, ma giù le mani dai bambini!

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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9 risposte a I bambini. Un argomento che non fa rumore.

  1. ciro celotto ha detto:

    Non vedo alcuna firma a queste “riflessioni” ed allora qualsiasi commento sarebbe immeritato !!!

    • Questo commento-non commento non lo capisco…

      • ciro celotto ha detto:

        Io ci sto mettendo il mio nome e normalmente se devo confrontarmi con qualcuno desidererei conoscere la persona con la quale lo sto facendo !!!

      • E chi mi dice che il suo nome è più reale del mio? Questo è il web, mio caro signore, e se non Le piace, temo che dovrà trovare un altro terreno sul quale confrontarsi. Io sono ciò che scrivo, e non vedo come un documento potrebbe cambiare la sostanza delle mie opinioni.
        In ogni caso questo è un articolo datato, relativo ad un disegno di legge, il ddl 957, già abbandonato dal suo stesso “genitore” in favore del nuovo ddl 2454, come ho scritto in un articolo dell’8 agosto dal titolo Le parole sono importanti. Quindi temo che le opinioni di tutti siano abbastanza ininfluenti… se non alla luce del fatto che queste considerazioni – evidentemente condivise da molti – hanno condotto i promotori del ddl 957 a rivedere alcune delle loro posizioni.

  2. ciro celotto ha detto:

    Questo è il Web come lo vede lei signora, io intanto ho un mio profilo su fecebook con contatti che mi conoscono personalmente, ma per me è una questione di educazione, visto che quando si parla con qualcuno ci si presenta, senza per questo mostrare un documento di identità. Lei mette in dubbio la mia identità ed intanto non dichiara la sua ed è tutto dire. Ad ogni buon fine, so bene che è in discussione il DDL 2454 in Commissione, mentre non è stato affatto abbandonato il 957. Ad ogni buon fine, il confronto non doveva essere sui Disegni di Legge, ma sulle Sue affermazioni, particolarmente sulla PAS. Non fa niente, buonasera signora Ricciocorno schiattoso.
    Adieu !!!

    • Mio caro signore, anche io conosco personalmente un sacco di persone, ma la mia vita privata qui non c’entra proprio niente. Se Lei ha bisogno di conoscere in carne ed ossa le persone con cui scambiare le sue opinioni, temo proprio non possa farlo qui.

  3. Nino ha detto:

    Le vostrre ideologie non hanno nulla a che fare con il benessere dei bambini. Genitori che spingono i figli ad odiare l’altro genitore ve ne sono tanti, padri inadempienti pure, denunce di falsi abusi un’infinità. Le vostre ideologie servono solo a creare altre vittime . Sbandierate l’interesse dei bambini solo per nascondere i vostri interessi particolari . Siete anche voi degli abusanti. Ogni situazione è un caso a se.

    • Ed esattamente quali ideologie? Questa è una analisi dei diversi punti di un disegno di legge, non una ideologia, è una mia analisi, e non ho preteso di usare il plurale maiestatis, mai, quindi il “vostro” è usato a sproposito. Non appartengo a movimenti, non rappresento gruppi, esprimo il mio parere, il parere di un individuo che legge e pensa.
      Lei scrive: ogni situazione è un caso a sé: esatto. E’ proprio questo il punto che questo disegno di legge non tiene in considerazione, pretendendo di applicare una unica situazione standard a tutti “salvo i casi di impossibilità materiale”. Ci sono tanti altri aspetti da valutare oltre “l’impossibilità materiale”, che è una espressione molto vaga, assimilabile al termine “impedimento oggettivo”, che esclude, nella mente del legislatore, “L’età dei figli, la distanza tra le abitazioni dei genitori e il tenore dei loro rapporti”. Le sembra possibile far dormire un bambino di 7-8 mesi alternativamente in una culla o in un altra, considerando ad esempio che molti bambini di quell’età sono ancora allattati al seno? In che modo si realizzerebbe in questi casi la soluzione della residenza alternata? quali sono le alternative? In disegno di legge non ne parla. E cosa si intende per “tenore dei rapporti”? Altrettanto vago. Superficialità: ecco cosa condanno.
      I promotori di questo dissegno di legge si scagliano contro l’affido esclusivo o al genitore collocatario perché, lamentano, è una soluzione prestampata applicata per pigrizia mentale a tutti, senza che vengano analizzati i singoli casi; ma loro stessi propongono una soluzione standard per tutti, con punti fissi indiscutibili, eliminando la possibilità di adattare questo schemino alle situazioni particolari che si presentano volta per volta.
      Non sono io che sbandiero l’interesse dei bambini, ma i promotori di questo disegno di legge, che si contraddicono, come Lei, ogni qual volta si esprimono per difenderlo. Lo legga bene, prima di scrivere le prime parole che Le vengono in mente.
      In che modo la mia opinione creerebbe delle vittime? In che modo non tengo conto dell’interesse del minore? “Genitori che spingono i figli ad odiare l’altro genitore ve ne sono tanti”: davvero? Dove sono le analisi del fenomeno? Di fatto, spesso e volentieri le “diagnosi” di Pas del creatore di questa malattia, il Dottor Gardner, hanno portato a terribili errori giudiziari, mettendo in dubbio questo tipo di espressioni apocalittiche. Può informarsi qui: http://usciamodalsilenzio.blogspot.it/2010/09/dr-richard-gardner.html Non parliamo per slogan: parliamo di fatti.

  4. Andrea Mazzeo ha detto:

    E’ la legge che è sbagliata e provoca questi orrori nella sua applicazione. La Presidente della Commissione Infanzia, on. Procaccini Burani della maggioranza di centro-destra, votò contro la legge 54, perché era adultocentrica e non teneva in alcun conto l’interesse del minore.

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