Il caso LUISA BETTI – II

La campagna diffamatoria contro la giornalista Luisa Betti si tinge di giallo e strizza l’occhio niente meno che a Giacomo Leopardi.

Tutti ricorderemo di aver letto a scuola almeno una delle celebri Operette morali del sommo poeta.

In questa Conversazione telefonica con Fabio Nestola, 12 luglio 2012, h. 17 circa, il sito dell’Adiantum ricalca il tono leggero dei dialoghi leopardiani, con il medesimo scopo di mascherare con gli artifizi della commedia argomenti molto più importanti di che ciò appare ad una lettura superficiale.

Mentre Leopardi combinava l’intento di far sorridere il lettore con quello di introdrurlo a speculazioni filosofiche su importanti questioni concernenti la morale, la Conversazione telefonica usa il tono informale dello scambio di idee fra amici per accusare pesantemente la signora Betti e il suo blog all’interno de Il Manifesto.

La prima accusa: (cit. dal Dialogo) “mi hanno subito oscurato”, “, fanno in modo di zittirmi”, “se non fai lo zerbino ti mettono il bavaglio”, “mi hanno sbattuto la porta in faccia, non devo commentare”. Il tono è colloquale, colorito, quello, per intenderci, di due amici al bar, ma il tema è serissimo: la censura.

Queste persone non nominate rifiutano il confronto, tendono a sottomettere gli eventuali interlocutori (vedi il termine zerbino) e lo fanno con aggressività (mi hanno sbattuto la porta in faccia). Chi sono costoro? Potrebbero essere Spinelli, Betti & C, suggerite dall’altro personaggio del Dialogo? Chi sono gli altri esponenti di questo “gruppo” paventati dall’ & C? Il lettore può quasi visualizzare il signor Nestola e il suo amico senza volto che ammiccano  mentre silenziosamente condividono questo terribile segreto di Pulcinella.

La seconda accusa (e qui si entra nella spy story): Ma non è tutto: dopo quattro giorni un hacker è entrato nel mio pc: scheda madre in tilt e disco rigido inaccessibile… Non si tratta di un virus, ma proprio del crack di un hacker. Qualcuno (o qualcuna?) è entrato ed ha messo alcune sue password al mio disco rigido. Non una ma diverse pw in sequenza, quindi lui accede e io no. Il tecnico ha detto che si tratta di una persona con capacità molto buone ma non ottime, altrimenti avrebbe messo password ghost. In pratica se fosse stato più bravo avrebbe potuto manipolare i miei dati all’infinito ed io non me ne sarei accorto. Invece distruggendomi il pc sapeva che il giochetto sarebbe stato per forza scoperto. Il tecnico è anche disposto a certificarlo per iscritto, ma tanto la polizia postale non farà mai nulla per semplici beghe tra privati. Secondo me non vale nemmeno la pena di fare una denuncia contro ignoti.

Qualcuno o qualcuna – e il lettore subito intuisce che questa “qualcuna” è il soggetto mai citato apertamente nel discorso, pure se suggerito dal misterioso altro personaggio del Dialogo (ovvero Spinelli, Betti & C.) – si è introdotto/a nel pc del povero sig. Nestola mandando in tilt il disco rigido. Per fortuna questo hacker non è troppo esperto e non ha potuto manipolare il materiale! (Cattivi e incapaci, per giunta!)

Il lavoro del sig. Nestola è così importante che non solo è vittima di censura, ma addirittura di veri e propri atti di pirateria informatica, volti a distruggere e/o manipolare i dati in suo possesso.

Subito dopo però il tono si smorza di nuovo: tanto la polizia postale non farà mai nulla per semplici beghe tra privati, e tutto è improvvisamente ridimensionato al livello di una lite fra condomini dispettosi, per la quale non vale neanche la pena di fare denuncia.

In questo modo il reato insinuato non sarà mai dimostrato. Ci sono le prove, eccome se ci sono: Il tecnico è anche disposto a certificarlo per iscritto (che cosa? Non si sa), ma a causa della scarsa sensibilità della polizia postale ai problemi del semplice cittadino qualunque, non potrà mai essere punito.

Le armi sfoderate contro il cittadino qualunque (che non sa neanche l’inglese e ridacchia compiaciuto di chi usa termini appropriati “Sono ignorante, il mio inglese si ferma a de-buk-is-on-de-teibol, tu che hai studiato dimmi: forse spam deleted vuol dire “zitto, stronzo?”  – ride ancora) sono in maiuscolo: DEMOCRAZIA, DIRITTI, PARI OPPORTUNITÀ . Le parole di cui diffidare: democrazia, diritti, pari opportunità. Queste sono le parole che usa chi mette il bavaglio, chi teme le opinioni non allineate, chi imbavaglia le voci. Chi sono invece i buoni, quelli che danno spazio al dialogo, quelli aperti al confronto, quelli pronti a mettersi in discussione? I buoni dittatori fascisti, reazionari e tutto il resto. Buoni, come la bontà delle loro argomentazioni. In quale frase il termine è usato in tono ironico? Ai posteri l’ardua sentenza.

Ma di questi attacchi il cittadino qualunque se ne frega, la sua coscienza è a posto, d’altra parte la censura non è che l’ennesima dimostrazione della bontà delle sue argomentazioni.

Chi l’ha censurato? Dove? Quando? Questi sono particolari irrilevanti, soprattutto in una conversazione fra vecchi amici. Resa pubblica però.

Resta da notare che ad un certo punto il sig. Nestola si dimentica di essere un semplice cittadino qualunque, e parla di brainwashing. Che significa lavaggio del cervello.

Io mi domando: se l’inglese del sig. Nestola si ferma a de buk is on de teibol e non conosce neanche la parola spam, come mai all’improvviso è posseduto da termini tecnici in lingua inglese, tra l’altro meno comuni dell’espressione spam deleted?

Il sig. Nestola ci tiene  a dare di sé l’immagine dell’uomo medio, un po’ ignorantello, che dice pane al pane e vino al vino… ma non gli riesce troppo bene.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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