Il corpo

Maya Nakanishi aveva 21 anni quando una trave d’acciaio le schiacciò la gamba destra sul lavoro, provocando la perdita dell’arto.

La gamba venne amputata dal ginocchio in giù. Questa perdita non ha però intaccato il carattere deciso di questa ragazza giapponese: alle Paralimpiadi di Pechino nel 2008 si è classificata sesta nei 100 m e quarta nei 200 m.

Il problema non è il talento, sono i soldi. Nonostante il Giappone non sia un paese povero, per mancanza di fondi la squadra paralimpica rischiava di non poter andare a Londra.

Che fare? Maya Nakanishi non si è persa d’animo e il suo sogno doveva realizzarsi. E’ la migliore speranza paralimpica giapponese dell’atletica. Non voleva mancare all’appuntamento londinese, aveva già saltato i Mondiali 2010 in Nuova Zelanda, sempre per mancanza di soldi.

Così ha accettato di mettere in mostra il suo corpo: ha messo le foto sul suo sito, dove il calendario è in vendita. (fonte: Arigatò)

Questa vicenda mi ha fatto tornare in mente un video musicale di qualche anno fa:

la pop star Robbie Williams balla in discoteca, ma poiché non riesce ad attirare l’attenzione della bella dj, comincia a togliersi i vestiti.

Lei continua imperterrita ad ignorarlo, così lui inizia a sfilarsi la pelle, poi a strapparsi i muscoli, gli organi, fino a rimanere uno scheletro.

La domanda che mi pongo è: davvero l’unico modo che abbiamo per attirare l’attenzione è mostrare la pelle?

Sembrerebbero pensarla così le attiviste di Femen, che usano i loro seni nudi per attirare l’attenzione sulla condizione femminile in Ucraina.

Il corpo diventa un mezzo, uno strumento attraverso il quale ottenere qualcosa: il giusto riconoscimento del nostro talento e l’opportunità di metterlo in gioco, come per Maya, la giusta attenzione su un rilevante problema sociale, come per il gruppo Femen, o l’attenzione di chi ci piace, come per il cantante Robbie Williams.

Ma il corpo è uno strumento nel quale l’anima soltanto alberga temporaneamente, o è parte integrante della nostra individualità?

E fino a dove saremmo disposti ad arrivare, fino a che punto saremmo disposti ad infierire sul nostro corpo per raggiungere i più o meno legittimi obiettivi che ci siamo posti?

Ed ecco come arrivo all’argomento PETA, il ruolo di Elisabetta Canalis nello spot in difesa dei diritti degli animali, e alla polemica che ha sollevato. Per non parlare delle battutacce che hanno invaso Twitter.

Mi chiedo: perché biasimare la Canalis? I poveri animali abbandonati non sono una valida causa per la quale mettersi in gioco?

Di fatto la PETA usa il corpo della Canalis per attirare l’attenzione sul problema degli animali abbandonati allo stesso modo in cui le ragazze di Femen usano il loro seno per protestare o la Nakanishi usa il suo corpo per attirare l’attenzione sulla disabilità e per ottenere i fondi necessari a coronare il suo sogno di partecipare alle Paralimpiadi.

Esiste una graduatoria di motivi più o meno validi per usare il corpo, il proprio o quello degli altri? Usare il corpo come se non facesse parte di noi, come uno strumento che vestiamo, spogliamo, modifichiamo a seconda delle situazioni, non potrebbe essere a monte un atteggiamento autodistruttivo, come il video di Robbie Williams con leggerezza ci suggerisce?

Non potremmo provare a spostare l’attenzione dalla carne agli esseri umani?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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15 risposte a Il corpo

  1. Paolo1984 ha detto:

    Bè, attori, ballerini, pop stars, modelli, artisti e performer vari e attivisti lavorano e vivono (sia pure in maniera molto diversa) anche esibendo il loro corpo più o meno vestito e non ci vedo nulla di terribile (tra l’altro a livello amatoriale anch’io ho recitato)
    Proprio perchè considero il corpo parte integrante dell’individualità di una persona rivendico il diritto di ognuno di gestirlo come crede (almeno da una certa età in poi) anche in modi che possono essere ritenuti autodistruttivi…se poi si pentiranno riguarda la loro coscienza

  2. Prendiamo il caso della danza, e le polemiche seguite alle rivelazioni di Maria Francesca Garritano
    http://www.medicitalia.it/news/1903-anoressia_e_danza_ballerina_denuncia_e_perde_il_lavoro.html
    Quella che le Scuole di Ballo attuano sul corpo delle giovasnissime allieve non è forse un infierire sul corpo per inseguire un ideale di perfezione, stabilito poi da chi? E quelle ragazze sono veramente libere di scegliere?
    Non parlo di girare nudi in sé e per sé, perché è mia opinione che nel corpo nudo non risieda “colpa” alcuna.
    Ma credo che se continuamo a parlare di “gestire il corpo” e ne facciamo il complemento oggetto di una frase in cui noi siamo il soggetto, ecco che il corpo non è parte integrante del nostro essere individui, ma diventa qualcosa di altro che usiamo come fosse un utensile…
    Mi viene sempre in mente quel passo del Vangelo che mi terrorizzava da bambina: “Se il tuo occhi ti offende, strappalo! Se la tua mano ti offende, tagliala!” (Matteo 5:29-30)
    Ma il mio occhio sono io, così come sono io la mia mano, e non possiamo continuare a vivere in conflitto!
    C’è un conflitto fra anima e corpo: il corpo non è come lo vorremmo e arriviamo a torturarlo per cambiarlo, ma nel far questo è anche l’anima che torturiamo; vogliamo ottenere qualcosa e lasciamo che il nostro corpo diventi strumento dell’altrui piacere per arrivare al nostro scopo, ma è la nostra anima che mettiamo nelle mani degli altri, perché non c’è questa linea di confine che ci permette di prendere un coltello e tagliare per separarci…

    • Paolo1984 ha detto:

      non voglio entrare in dispute sull’esistenza di una cosa chiamata “anima” sulla quale sono molto dubbioso, di certo per me esiste il nostro corpo e il diritto di viverlo e “gestirlo” (insisto su questo termine anche se non ti piace) come ci pare anche commettendo erori. Quanto alla danza, con tutto il rispetto per le dichiarazioni della Garritano (a cui comunque Eleonora Abbagnato e non solo lei ha ribattuto), l’anoressia resta un disturbo psicologico molto serio e legarlo strettamente ad una attività artistica. Le ballerine e i ballerini sono libere come libere sono tutte le persone che si pongono un obiettivo e fanno di tutto per raggiungerlo, e nella danza non è solo una questione estetica ma tecnica. Ma poi la libertà come idea astratta non esiste, tutti abbiamo un passato, tutti nasciamo in determinate condizioni socio-economiche e culturali che hanno un ruolo nelle nostre scelte, ma le scelte, giuste o sbagliate, rimangono nostre

      • Paolo1984 ha detto:

        ” legarlo strettamente ad una attività artistica col rischio di criminalizzarla mi pare improprio”

  3. A me, ma è il mio parere, sembra una contraddizione in termini da una parte dubitare dell’anima, e dall’altra utilizzare il termine “gestire” nell’espressione “gestire il proprio corpo”. Se “io gestisco il mio corpo”, inconsciamente presuppongo una dualità: qualcosa (non scriverò anima, non volevo suggerire un dibattito religioso!) che chiamo “io” gestisce qualcos’altro, che chiamo “corpo”, e questo qualcosa che chiamo “io” può eventualmente decidere di utilizzare questa sua proprietà, “il corpo” come più gli piace…
    Qual è la conclusione di questo mio ragionamento? In realtà nessuna. Posso, sulla base del linguaggio, stabilire che esiste un’anima intesa come “motore” del corpo? No.
    Posso stabilire una sorta di “regolamento” del rispetto del corpo? No, certo che no.
    Però ci rifletto su.
    Perché per me la libertà, più che qualcosa che possiamo concrettizare attraverso la nostra vita (visto che, come giustamente facevi notare, siamo forse irrimediabilmente condizionati dal nostro passato, dalle nostre radici culturali e dal contesto socio-economico), è un concetto astratto al quale possiamo tendere, proprio grazie alla nostra capità di mettere costantemente in discussione tutte quelle che ci si pongono come certezze.
    In questo articolo volevo comunicare i miei dubbi sulle interpretazioni date a diversi fenomeni: la Canalis che “usa” il suo corpo per difendere i diritti degli animali, e viene contestata, le donne in topless di femen, che lo usano per difendere i loro diritti inalienabili di esseri umani. In entrambi i casi si parla di corpi usati per attirare l’attenzione su questioni che con quei corpi non c’entrano nulla… e mi chiedevo: una causa è meglio di un’altra? Oppure potremmo riflettere sul fatto che usare il corpo in questo modo presuppone un pubblico piuttosto… bestiale?
    Non è possibile che invece il genere umano potrebbe benissimo decidere di aiutare una brava atleta perché è una brava atleta e non perché si mostra nuda? Diamo al genere umano questa opportunità!
    Parliamo alla gente degli animali abbandonati, parliamo loro della tratta delle bianche, parliamo al loro intelletto, alla loro anima, invece di cercare sempre di parlare ai loro istinti…
    Perché essere corpo, o essere nel corpo, non significa necessariamente ricondurre tutto a certi bisogni.
    Ma probabilmente non sono stata chiara.
    Per ciò che riguarda la danza classica e la sua “gestione” del corpo, quello che non piace è proprio il suo porsi come canone immutabile e indiscutibile: io infierisco sul mio corpo in nome dell’arte coreutica che ha le sue norme. Ma chi le ha scritte e quando? Perché il balletto è perfetto così com’è?
    Tutto quello che è così perché è così, chiuso al dialogo e al cambiamento, mi sembra che soffochi il bisogno degli individui di essere soggetti della loro vita, con l’anima, con il corpo, con quel tutt’uno che è pensiero e materia.

    • Paolo1984 ha detto:

      francamente non riesco davvero a seguirti: se vuoi sapere perchè la danza classica è così e non cosà (o cosa la distingue dalla danza moderna) o perchè la pasta con le sarde si fa in un modo e non in un altro, se vuoi sapere cosa distingue il metodo Stanislavskij dalla recitazione straniata di tipo brechtiano fai delle ricerche sulla storia della danza, della cucina o del teatro e troverai le tue risposte. Ti dirò una cosa che forse non ti piacerà: per fare arte ci vogliono regole e queste regole vanno conosciute e imparate perchè solo così se vogliamo possiamo provare a innovarle, modificarle, introdurre nuovi stili eccetera a patto di non snaturare (la danza classica deve essere distinta dalla danza moderna, il canone non può essere stravolto).
      Poi sembri non considerare una cosa: chi in nome dell’arte o dello sport “infierisce” (o allena) il proprio corpo lo fa perchè, spesso, ha una passione, una vocazione sincera e pertanto insindacabile per lo sport, per la recitazione, per il ballo..non è solo un lavoro altrimenti non si capisce perchè taluni attori (penso ad esempi noti come De Niro in Toro Scatenato o christian Bale ne L’uomo senza sonno) ingrassino o dimagriscano “solo” per interpretare dei film
      E quando suggerisci che sarebbe bene parlare alla mente delle persone e non ai loro istinti, suggerisci l’idea che mente e corpo siano rigidamente separati (per poi contraddirti quando definisci tutt’uno pensiero e materia) e che il secondo sia “inferiore” alla prima pertanto chi, per i motivi e nei modi più disparati, esibisce il proprio corpo davanti ad un pubblico allora si sta “degradando” oppure è il pubblico che si “degrada” (hai usato l’aggettivo “bestiale” nel senso di degradante),io non sono d’accordo. In breve mostrare il proprio corpo, in maniera erotica o non erotica , non è peccato! (lo dico perchè il non detto di tale discussione mi pare sia che il corpo nudo è sovente rapportato all’eros, alla sensualità e quindi, per la nostra cultura cristiana-cattolica, al peccato e alla degradazione)
      Quanto agli esempi che hai fatto, la Canalis sta “recitando” in uno spot esattamente come Robbie Williams si esibisce nel suo videoclip, le Femen come l’atleta giapponese hanno obiettivi e progetti molto chiari, la loro strategia di mostrarsi nude può non piacere (e infatti anche in ambiente femminista le Femen sono state criticate) ma è legittima, in tutti i casi non ci vedo niente di sbagliato.
      Forse il linguaggio non mi aiuta ma se non ti piace il termine “gestire” provo così: ma donne e uomini hanno delle menti, e ogni giorno decidono in che modo vivere i loro corpi, in quali occasioni mostrarli o nasconderli

      • Paolo1984 ha detto:

        ” la Canalis sta “recitando” in uno spot esattamente come Robbie Williams si esibisce nel suo videoclip”
        uno può dire che Robbie è un’ ottima pop-star e un bravo cantante oltre che un bell’uomo, mentre la Canalis è “solo” una ex velina di Striscia che sta cercando di sfondare come attrice finora con scarso successo, ma questa è un’altra questione

      • Paolo1984 ha detto:

        “la danza classica deve essere distinta dalla danza moderna, il canone non può essere stravolto”

        si può anche stravolgerlo certo, si può fare quel che si vuole, ma allora non è più danza classica, è altro. Scusa se mi dilungo

  4. Hai perfettamente ragione, non mi riesce di essere chiara. Forse perché non ho proprio le idee chiarissime, o forse perché l’argomento è troppo complesso e non si può fare meno di dilungarsi per giungere a qualche punto.
    Proponendo il video di Robbie Williams che si “scarnifica” io volevo porre una domanda: è lecito porsi un limite quando si parla di usare il proprio corpo? O in nome dell’arte, di un’ideale, di un’idea politica siamo legittimati a fare al nostro corpo qualsiasi cosa, senza limiti?
    E’ una domanda la mia, e mi sembra che la tua risposta sia: si.
    Sul fatto che chi esibisce il proprio corpo si degrada, no, non volevo dire quello!!! Mi sono espressa proprio male. Se si esibisce il proprio corpo e tale esibizione è decontestualizzata, secondo me è degradante, per chi si esibisce e per chi subisce l’esibizione.
    Degradante non perché il corpo e la sessualità sono ad un livello inferiore rispetto ad altri aspetti della vita umana, ma perché se la sessualità del nostro corpo finisce con l’assorbire tutti il resto riducendo tutti i nostri appetiti, desideri, pulsioni, solo al desiderio sessuale, diventiamo piatti, unidimensionali, monocromatici…
    Meno interessanti di ciò che in realtà siamo.

    • Paolo1984 ha detto:

      quel che conta per me è che, parlando di rappresentazioni, eros e sessualità siano sempre narrativamente giustificati dal loro contesto, dalla trama (un discorso analogo si potrebbe fare per la violenza). Perciò mi da’ fastidio in genere quando vedo che l’eros e il sesso, il corpo specie femminile vengono usati in pubblicità per vendermi cose che non hanno a che fare nè col corpo nè con l’erotismo (perchè un conto è la biancheria intima o i profumi, un altro è un cellulare), mi pare uno svilimento non tanto per la persona che vi si presta ma per il concetto di eros stesso. Riconosco che il sesso in pubblicità è usato così spesso per una ragione semplice: c’è bisogno di associare il prodotto a qualcosa di bello e piacevole e fare sesso piace quasi a tutti, però mi piacerebbe che i pubblicitari
      Tornando al corpo, certo che è lecito porsi dei limiti, ma ognuno ha i suoi e i limiti che mi dò io potrebbero essere più stretti o più larghi di quelli di un altro. Il senso del limite non è lo stesso per tutti/e e ripeto, per me si ha il diritto di fare ciò che si vuole col proprio corpo inclusi gli errori, se dopo ci pentiremo di certe scelte bè questo riguarda la nostra coscienza e nessuno può prevedere con certezza di cosa si pentirà o non si pentirà in futuro

  5. Parentesi, per chiarire in concetto di “contesto”: il video di Robbie Williams vuole ironizzare proprio sull’uso “improprio” del corpo, quindi il suo corpo nudo è funzionale al messaggio. Ma i cani abbandonati, che c’entrano con la Canalis? Qual è il messaggio? Ecco che il corpo non è contestualizzato, e lo spot disturba.

    • Paolo1984 ha detto:

      bè se ricordo bene la Canalis nello spot stava “interpretando” una donna abbandonata dentro un auto al sole cocente o comunque si voleva stabilire una comunanza tra le sofferenze umane e quelle canine cioè non mi pare che lo spot puntasse sull’eros (in quel caso sì che sarebbe decontestualizzato) anche se in una nota scritta la Peta ha giocato sul doppio significato della parola “hot” che in inglese vuol dire “caldo” ma anche “sexy” (“Elisabetta Canalis sa cosa vuol dire essere “hot”). La Canalis c’entra coi cani abbandonati quanto Clooney c’entra col caffè, è la logica del testimonial tipica di tanta pubblicità: associare il prodotto, il messaggio pubblicitario ad un bel volto noto e si presume amato dal pubblico e in questo caso anche bello. Ma è solo la mia opinione

      • E’ un’opinione condivisibilissima… E per citare mister magorium, uno di quei film per bambini che mi piacciono, le cose non sono “solo” qualcosa… Sono qualcosa, e questo è già molto importante!

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