Olimpiadi e femminismo

Oggi vorrei mettere a confronto due notizie. Una riguarda le Olimpiadi, l’altra riguarda un fantomatico studio pubblicato su una rivista non meglio specificata.

La prima notizia proviene dal quotidiano Repubblica, e denuncia: gli uomini in business e le donne in economica, così viaggiano le squadre di basket australiane e quelle di calcio nipponiche verso l’avventura di Londra. In Australia e in Giappone gli atleti di sesso maschile meritano la prima classe, gli atleti di sesso femminile la seconda, e poco importa se le giocatrici australiane hanno vinto l’argento nelle passate tre edizioni dei giochi olimpici mentre i colleghi maschi neanche una, o se la squadra femminile di calcio giapponese è campione del mondo in carica: la meritocrazia non c’entra.

La stella della squadra nipponica Homare Sawa, nominata dalla Fifa calciatrice dell’anno 2011, ha dichiarato: Dopo aver vinto il Mondiale per il volo di ritorno abbiamo ricevuto biglietti per la business, spero allora che a Londra possiamo cogliere un risultato altrettanto buono per avere poi diritto al medesimo trattamento nel rientro a casa. Peccato che il trattamento di favore spetti alla squadra maschile di diritto, senza nessun Mondiale portato a casa.

Ma chi vuoi che guardi delle donne che giocano a calcio?  Che le signore si guadagnino le comodità a colpi di coppe e medaglie, soprattutto se consideriamo  che dovrebbero stare a casa.

Perché dico che dovrebbero stare a casa?

Perché sembra che lo sostenga una non meglio specificata analisi sociologica pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology (da notare che il link verso l’esterno non rimanda ad alcuna pagina), che recita: le donne brutte, che non hanno possibilità di attrarre un uomo, tendono a procurarsi un lavoro per poi razionalizzare la loro zitellaggine mediante l’ideologia femminista. Invece le ragazze carine privilegiano la famiglia alla carriera, e tendono ad avere vite più felici. Per questo motivo le femministe attaccano le mamme in maniera così sguaiata: le donne brutte sentono, ad un livello viscerale, che la loro bruttezza è la vera ragione per cui non non possono avere la vita felice delle donne di aspetto migliore, e quindi le deridono come vittime di un immaginario “patriarcato” che non capiscono le gioie di una rampante carriera a colpi di quote rosa. Queste femministe quindi cadono in una campagna di odio anti-maschile in cui mentono anche a loro stesse.

Homare Sawa, pallone d’oro femminile 2011

Alla luce dei risultati di questa ricerca, le signore delle summenzionate squadre si dedicano allo sport perché sono brutte e, poiché brutte, soffrono di zitellaggine (non sono single, ma affette da zitellaggine, una sventura che conduce a necessari interventi di razionalizzazione, altrimenti…); questa disgraziata condizione, che impedisce loro di avere la felice vita familiare di quelle con un aspetto migliore, le porta a sfogare la frustrazione in un’attività lavorativa (che possono permettersi solo grazie alle quote rosa), e a protestare contro fantasiose prevaricazioni maschili, che non esistono.

In conclusione: le atlete si sono immaginate di viaggiare in economy, ma erano in business, oppure si sono immaginate di vedere i colleghi maschi in business mentre erano accanto a loro, oppure sono così orrende che le hanno dovute isolare in uno scomparto  dell’aereo per non terrorizzare gli altri passeggeri.

Perché sia chiaro, il sessismo è un concetto frutto della malattia mentale di quelle donne  note come femministe.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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2 risposte a Olimpiadi e femminismo

  1. Paolo1984 ha detto:

    non riesco a trovare il link di questa “ricerca” comunque il commento è una delle tante stronzate maschiliste di cui è pieno il web, è una stronzata talmente assurda che si smonta da sola tramite l’esperienza personale (sappiamo bene che ci sono donne di tutti i tipi sia tra le casalinghe sia tra le lavoratrici). Quanto all’episodio di discriminazione delle squadre femminili, è stato duramente criticato nei rispettivi Paesi anche ad alto livello, la federazione del basket australiano si è impegnata a rivedere le regole, insomma credo che simili episodi non si ripeteranno in futuro, nei Paesi anglosassoni sopratutto sono attenti a queste cose

    • Il link probabilmente non è mai esistito, come probabilmente non esiste la ricerca, o la rivista cui fa riferimento.
      Il web è pieno di pseudo-informazione, ovvero di gente che spaccia per notizie cose completamente inventate, e ritengo vada segnalato, soprattutto considerato quanti frequentatori della rete sono troppo giovani per avere gli strumenti atti a fare delle distinzioni.
      Mi ha colpito la coincidenza (che è senza dubbio solo una coincidenza): la comparsa in parecchi forum e blog del riferimento a questa “ricerca” – i cui link muoiono tutti nel blog che ho segnalato – e la polemica sulle atlete in viaggio verso le Olimpiadi.
      Io credo che il moltiplicarsi di questi commenti di bassa lega non vada ignorato, per quanto assurdi possano sembrare alle persone raziocinanti.
      Qualche decennio fa si eseguivano misurazioni sui nasi della gente per stabilire una gerarchia delle diverse razze, erano in molti a credere a simili sciocchezze e molti ci credono ancora oggi.
      E’ importante continuare a sottolineare l’assurdità di qualunque discriminazione e la mancanza di argomentazioni di chi pretende di dare dignità scientifica a ciò che era e rimane solo un atteggiamento irrazionale, ma soprattutto è importante sottolineare che la discriminazione esiste, non è il frutto di mistificazioni, e con pazienza e determinazione va debellata.

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