Siti clonati e Medioevo

Il 21 luglio la giornalista Ilaria Lonigro parla su Il Fatto quotidiano della proliferazione di una particolare tipologia di siti: hanno titoli che rimandano a siti già esistenti che si occupano di discriminazione di genere, ad esempio Femminismo-a-sud.blogspot.com (identico al blog Femminismo-a-sud.noblogs.org), Comunicazionedigenere.com (copia di Comunicazionedigenere.wordpress.com), Noviolenzadonne.blogspot.com (identico a Noviolenzasulledonne.blogspot.com), ma parlano di un diverso genere di discriminazione, che definiscono quell’integralismo talebanico e femministoide di alcuni siti che si spacciano contro la violenza alle donne incitando però alla criminalizzazione di tutto il genere maschile. Le vittime sono gli uomini, insomma.

La domanda sorge spontanea: perché un sito che si occupa della criminalizzazione del genere maschile attuata dall’integralismo talebano e femministoide dovrebbe chiamarsi No alla violenza sulle donne? E’ come se io scrivessi un libro di cucina e lo intitolassi “Decorare con gli stencil”. O la contraddizione salta agli occhi solo a me?

Evidentemente non salta agli occhi al Dott. Gaetano Giordano, che commenta: Le pagine in questione … danno un’altra lettura della violenza di coppia.

Allora come mai non si intitolano “violenza nella coppia”, oppure “un altro punto di vista sulla violenza in ambito familiare”?

Gli amministratori dei siti in questione protestano così: Clonare, in italiano, ha un significato ben preciso, e indica l’atto di riprodurre un qualcosa in modo identico e indistinguibile dall’originale. Nel caso di un’opera dell’ingegno, o di un sito, indica l’aver compiuto un reato ben preciso: cioè l’aver copiato integralmente qualcosa di proprietà altrui. Ad esempio, si clonano le borse firmate, gli abiti, le macchine, le canzoni. Domandina: -Per caso – e qualcuno ci risponda, suvvia!- questa pagina di Facebook è la riproduzione integrale di altre pagine? Per caso “No alla violenza sulle donne” è una frase con un copyright o, peggio ancora, un Dogma Ecclesiale per parlare del quale occorra avere la dispensa di qualche Papa o, meglio mi sento, di qualche Papessa?

La signora Lonigro avrebbe insomma usato nel titolo del suo articolo un termine improprio, anzi in modo improprio. Vero: non è l’intero sito ad essere stato clonato, solo il titolo. E d’altra parte, non essento il titolo protetto da alcun copyright, loro possono utilizzarlo. Ma il titolo rimane identico a quello precedentemento creato. Appurato che chi ha fatto questa scelta poteva farlo, mi domando: perché farlo?

Commenta il Dott. Giordano: le pagine in questione sostengono che ritenere che se l’utilizzo del concetto (e della frase) “NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE” significhi anche obbligo di condividere la stessa lettura del fenomeno, ciò equivale è profondamente antidemocratico e segno di intollerabile intolleranza.

Non voglio sembrare intollerante e neanche antidemocratica, ma utilizzare un marchio quasi identico per promuovere un prodotto diverso dall’originale non è forse una scorretta strategia di marketing che punta sul trarre in inganno l’utente finale? Mi sembra così ovvio che sottolinearlo è quasi offensivo. Perché mai esisterebbe una normativa che riguarda i diritti sulla proprietà intellettuale che tutela i soggetti proprio dal “furto di nomi”, se così non fosse? Accusare queste persone di scorrettezza – visto che in caso di nomi non protetti non si può parlare di violazione di una norma – non è antidemocratico e non è intollerabilmente intollerante, è semplicemente manifestare liberamente il proprio pensiero. La stessa libertà che il Dott. Giordano & Co invocano per i siti in questione.

E poi, Dott. Giordano: “ciò equivale è”… Quanta enfasi!

Ma parliamo della tesi del Dott. Giordano, che è interessante. Gli amministratori della pagina NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE si sarebbero appropriati del concetto (ovvero “rifiutiamo la violenza contro le donne”) per darne una diversa interpretazione, questa: La nostra opinione è che vi è in atto una criminalizzazione del genere maschile e che questo esaspera proprio la violenza contro le donne.

Esaspera: si esaspera qualcosa che c’è, altrimenti non si potrebbe esasperarlo (sono sinonimi accentuare, intensificare);  quindi la violenza contro le donne è un fatto preesistente alla criminalizzazione del genere maschile, altrimenti non potrebbe intensificarsi. Da queste premesse è lecito dedurre che il genere maschile, innervosito delle accuse di violenza contro le donne (che alla luce del verbo “esasperare” erano fondate),  risponde con una dose maggiore di violenza. La soluzione logicamente deducibile da questa illuminata analisi? Che le donne si accontentino di una dose congrua di violenza, onde evitarne l’aumento.

Beh, è una tesi con una sua coerenza interna, non c’è che dire, ricalca quella saggezza popolare che ci intima di scegliere fra tanti il male minore, ed ha anche le sue radici storiche e culturali. Comunque non è coerente con il titolo “NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE”.

Radici storiche e culturali che ci ricorda proprio il Dott. Giordano citando un suo vecchio articolo La Donna sta tornando segregata al Medioevo. E ce la stanno trascinando la
Mamma …e qualche avvocatessa femminista.

Nel Medioevo, al contrario di quanto pensa la maggioranza della gente, la donna ha goduto di libertà e diritti impensabili nell’Impero romano e nei periodi storici immediatamente sucessivi. (Colpo di scena)

Ai tempi del feudalesimo infatti esistevano regine che venivano incoronate e regnavano su un piano di parità con i re: donne come Eleonora d’Aquitania e Bianca di Castiglia dominarono realmente il loro secolo ed esercitarono un potere incontestato nel loro territorio.

In età medievale abbiamo i primi esempi di letterate famose e importanti, come Rosvita, la grande autrice di testi teatrali del X secolo, o come Herrada di Landsberg, autrice della più nota enciclopedia del XII secolo.

Le badesse poste a capo del monastero erano autentici signori feudali e amministravano, anche da un punto di vista economico, vasti territori  che includevano anche villaggi o parrocchie, come vere e proprie ‘manager’. Nessuno si scandalizzava se anche il vicino convento maschile era sottoposto ad una badessa (come accadde a Fontenvrault nel XII secolo), dimostrando che le parole di S. Paolo “non c’è più né uomo né donna” erano veramente vissute.

Da documenti del tempo è sorprendente notare che è proprio nel Medioevo che per la prima volta le donne possono votare (nelle assemblee cittadine o in quelle dei comuni rurali). Questo diritto è stato faticosamente riconquistato solo intorno alla metà del secolo scorso…

Da atti notarili veniamo a sapere che le donne medievali agivano per conto proprio, acquistavano e gestivano negozi, pagavano le imposte, svolgevano mestieri che solo oggi riteniamo adeguati anche ad una donna: nel Medioevo c’erano maestre, farmaciste, donne medico, miniaturiste, rilegatrici di codici, tingitrici, gessaiole…

L’influenza delle figura femminile diminuì parallelamente all’ascesa, a partire dal Rinascimento, del diritto romano: infatti la prima disposizione che eliminò la donna dalla successione al trono fu presa da Filippo il Bello  (1268 – 1314).

In età classica, quella alla quale si ispira l’età definita rinascimentale, il diritto romano non era favorevole alla donna: è il diritto del “pater familias”, del padre proprietario e, a casa sua, gran sacerdote, capo famiglia il cui potere è sacro e illimitato.

Insomma, concludendo, nel Medioevo c’è stato un breve, brevissimo momento in cui è sembrato che, grazie alla momentanea crisi dell’impianto normativo dell’Impero romano, la donna avesse cominciato ad emanciparsi da quel ruolo subordinato di moglie e madre relegata all’interno delle mura domestiche che il pater familias aveva costruito per lei: una parentesi, un piccolo assaggio di libertà… che ha perso in breve tempo.

Guarda caso, immediatamente dopo, nacque il fenomeno della caccia alle streghe che dalla fine del XV secolo perdurò fino all’inizio del XVIII secolo.

Signore mie, se la teoria dei corsi e ricorsi storici ha un senso, e il Dott. Giordano ci suggerisce che ce l’ha, il Medioevo è finito. Stiamo entrando nella fase della caccia alle streghe.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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2 risposte a Siti clonati e Medioevo

  1. Paolo1984 ha detto:

    per amor di precisione si potrebbe dire che regine ci sono state anche in epoche successive al Medioevo, da Elisabetta I d’Inghilterra alla zarina Caterina di Russia..e c’erano pure artiste per quanto poche e poco note (la più nota forse è la pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi)

    • Mi interessava sottolineare il fatto che non si può riassumere il Medioevo e la condizione delle donne nel Medioevo con due parole, riconducendo un periodo storico tutt’altro che “oscuro” ad un archetipo. Non che le considerazioni sulla figura della Madonna non siano corrette, ma sono solo un aspetto di quel periodo, ce ne sono molti altri altrettanto interessanti. In questo modo si strumentalizza la storia per dimostrare una tesi che col Medioevo ha poco ache spartire.

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