Complementarietà

lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna, sotto il principio della complementarita’ con l’uomo in seno alla famiglia, e in qualità di associata all’uomo nello sviluppo della Patria

Complementare: che serve di complemento, che completa.

Due luci colorate si dicono complementari quando, sommate, danno come risultato una luce acromatica (cioè grigia o bianca).

L’angolo complementare è un angolo di ampiezza tale che, sommato ad un angolo acuto dato, permette di ottenere un angolo retto, ovvero di 90 gradi.

Ma le persone, quando sono complementari?

Platone sosteneva che all’origine ci fossero esseri completi di parte maschile e femminile, gli androgini o uomini palla, erano esseri perfetti, fieri, forti e vigorosi non mancavano di nulla. Ma erano anche arroganti e vollero tentare la scalata al cielo per combattere gli dèi.
Zeus, preoccupato e invidioso di tale perfezione, li spaccò in due e li sparpagliò
per il mondo destinati a perdersi: da allora ogni anima è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione.

Non so se il Movimento della Rinascita si sia ispirato a Platone nello riscrivere la Costituzione della Tunisia.

Le parole sono importanti, lo diceva anni Moretti, ma ce lo racconta anche Gianluca Giansante in un saggio molto interessante che spiega: le elezioni non si vincono con i buoni programmi, ma con i valori e le emozioni; il linuaggio della politica non parla al nostro io razionale, ma punta a sedurre, se-ducere, portare a sé, facendo leva sull’emozione.

L’emozione è comunemente definita come quello stato mentale che rende più efficace la reazione dell’individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente.

Quando pensiamo alla parola complementare, immediatamente reagiamo pensando a qualcosa che raggiunge una forma compiuta solo se associato a qualcos’altro; pensiamo a quacosa che da solo è monco, imperfetto, in perenne attesa di incastrarsi con l’altra metà in quell’unione che lo renderà finalmente stabile, in uno stato di equilibrio e di quiete.

Io credo nell’individuo umano, nella sua indipendenza ed autonomia, credo che per parlare di libertà sia fondamentale partire dalla prospettiva dell’individuo come specifico valore morale.

E mi rattristo nel leggere che c’è ancora chi si sente completo ed in equilibrio negando il diritto di un altro essere umano ad essere percepito come una persona, come soggetto autonomo della propria vita.

Advertisements

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, interculturalità e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

11 risposte a Complementarietà

  1. Paolo1984 ha detto:

    certo quando si vota in massa un partito religioso non può che esserci un arretramento dei diritti delle donne. E il pensiero che in tunisia l’unica alternativa alla dittatura “laica” di Ben Alì sia Ennhada è decisamente triste

  2. Cassiodoro ha detto:

    Non sono un Costituzianalista o un legislatore, ma per “complementare all’interno della famiglia” vuol dire anche che un uomo è complementare alla donna per formare una famiglia (come l’esempio, da Lei citato, dei due colori mischiati per ottenerne un terzo), un uomo da solo non forma una famiglia, neanche una donna sola.
    Il diritto di formare una famiglia, di contrarre matrimonio, è elencato nell’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo,
    1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
    2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
    3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

    Chiunque voglia mantenere la sua indipendenza ed autonomia è meglio che non si sposi e neanche tenti una convivenza, meno che mai generari dei figli.

  3. Che la famiglia abbia diritto ad essere protetta, è indubbio.
    Che i diritti delle donna esistano solo all’interno della famiglia, e solo quando la donna ricopre un ruolo complementare ad un altro essere umano, implica che non viene considerata alcuna altra alternativa, questo è il problerma. E quando una donna decide di non contrarre matrimonio e vivere un’altra vita? Questo la legge non lo considera, ed è qui che la legge sminuisce la donna come essere umano, limitandone l’esistenza ad un unico possibile ruolo.
    Quella di formare una famiglia dovrebbe essere una scelta libera e non obbligata.
    Le famiglie non sarebbero più felici se coloro che le compongono percepissero l’istituzione famiglia come un progetto di vita invece che un onere?

  4. Cassiodoro ha detto:

    Si, ha ragione, mi scuso, avevo inteso male il suo riferimento all’indipendenza ed autonomia collegandoli all’interno della famiglia.
    Però, dato che Lei si è interessata al progetto della Costituzione tunisina, io mi sono interessato alla Costituzione italiana, che, come sà, e stata scritta in tempi di “patriarcato e maschilismo” imperanti.
    L’Art. 31. recita al secondo comma: “Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.”
    Dalla fretta, o dall’ignoranza, o per cultura si sono dimenticati della paternità.
    Oppure intendevano mantenere relegata la donna al ruolo di cura dei figli e della casa.
    Questo ruolo di cura dei figli e della casa, a oltre 60 anni dalla Costituzione e ad oltre 30 anni dalla riforma del diritto di famiglia, all’evoluzione culturale ed economica del Paese, sembra che proprio che, per le donne Italiane, sia quasi impossibile che riescano a non identificarsi.
    Le aspre “battaglie” di gran parte delle femministe ed associazioni femminili (supportate dalle associazioni degli avvocati) contro l’applicazione e di ogni modifica o miglioramento della legge sull’affido condiviso sembra che abbiano come obiettivo di continuare a mantenere relegate le donne in questo ruolo.

    • Paolo1984 ha detto:

      La Costituzione parla della maternità non perchè la paternità non conti, ma perchè è la maternità a influire direttamente sul corpo della donna e quindi merita attenzioni particolari (riguardo alla lavoratrice madre, ad esempio)
      Quanto alla questione dell’affido condiviso, io so che ci si batte affinchè il bambino non venga affidato a un genitore violento. Comunque se i padri separati hanno tutto questo desiderio di passare del tempo coi figli perchè non chiedono congedi genitoriali retribuiti pure per sè? Perchè ho l’impressione che questo bisogno lancinante dei propri figli scatti in certi padri solo dopo la separazione?

  5. Se è per questo l’Articolo 316 del codice civile: Il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all’età maggiore o alla emancipazione. La potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori. In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei. Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili. Qui si sono scordati la madre!
    C’è molto da modificare, in giro…
    C’è da sradicare una cultura che suddivide la società in categorie rigide: l’uomo che “protegge” e “lavora”, la donna che “va tutelata, ma in seno alla famiglia”. Quando ci saranno solo delle persone, e non dei “maschi” e delle “femmine” di fronte alla legge, allora la legge sarà davvero uguale per tutti.

  6. Cassiodoro ha detto:

    Lei capisce che un articoletto del codice civile che dà al padre l'”autorità” per prendere decisioni in situazioni di emergenza non equivale a “dimenticarsi” della paternità nella Costituzione.

    Il NON dover prendere decisioni, specialmente in situazioni di emergenza, è anche un sollevare dalle responsabilità in caso di dedisioni errate, e non tutti, maschi o femmine che siano, hanno le qualità e le capacità di prendere decisioni in situazioni critiche.

    La mancanza della parola “paternità” nell’articolo 31 della costituzione ne reclude ogni possibilità legislativa di difesa e valorizzazione.
    Alcune volte le leggi servono per effettuare un cambio culturale nella società, e mai come in questo campo si otterrebbe un positivo cambio culturale.
    ______________________________________________________________________________

    Sig. Paolo, se neanche nel caso di mancanza di difesa della paternità già nella Costituzione, Lei si sente in dovere di intervenire, almeno per prenderne atto di questa mancanza, Lei dimostra che non ha nessuna autorità morale per continuare sua critica distruttiva nei confronti dei padri separati che vogliono prendersi cura ed educare i propri figli in prima persona.
    Neanche dimostra che ha l’autorevolezza morale per criticare, tra gli uomini, chi non vuole occuparsi dei propri figli.

    • Io credo che un effettivo mutamento nella società stia concretamente avvenendo. Ritengo che sia giusto che i padri rivedano il loro ruolo nella famiglia, anzi è importante che lo facciano, partendo da una sincera autoanalisi, a partire da affermazioni come queste: “Il NON dover prendere decisioni, specialmente in situazioni di emergenza, è anche un sollevare dalle responsabilità in caso di dedisioni errate, e non tutti, maschi o femmine che siano, hanno le qualità e le capacità di prendere decisioni in situazioni critiche.” Gli uomini dovrebbero uscire da questo personaggio alla John Wayne, che in caso di emergenza si para davanti alla sua fragile compagna, perché le fragili donnine dalle molteplici sottogonne sono una specie in estinzione. Le donne vogliono prendere decisioni insieme ad un compagno che accetta di discutere da pari a pari nelle situazioni di emergenza, le donne condivideranno la loro vita (anche da separate) con gli uomini che acceteranno di dismettere questo atteggiamento da “so io cosa fare”, perché sono abbastanza forti, oggi, da mettere i nemici alla porta da sole, perché anche loro “sanno cosa fare”. Anzi, a volte, sono convinte di saperlo fare meglio. Forse alcune peccano di arroganza, ma molte, Le assicuro, no.

      • Paolo1984 ha detto:

        Per una volta devo difendere Cassiodoro, che comunque ha parlato di maschi e femmine. Comunque mi pare ovvio dire che la responsabilità dei figli ricade su entrambi i genitori e per togliere la patria potestà ad uno dei due devono esserci gravi motivi, penso che anche la giurisprudenza lo confermi.
        Comunque, condivido nella sostanza quel che dice ricciocorno, nella vita uomini e donne devono imparare a cavarsela da soli/e ma a volte vi sono circostanze in cui, senza atteggiamenti paternalistici,si ha bisogno della vicinanza e della protezione dell’altro, della persona amata e secondo me ammetterlo non ci rende più deboli, e vale per ambo i sessi. Scusate se sono OT

  7. Cassiodoro ha detto:

    Ringrazio dell’ospitalità.

  8. Io, invece La ringrazio della civiltà con cui si confronta ed esprime il suo parere. Si può non concordare, eppure riuscire a confrontarsi: questo è costruttivo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...