Non t’arrabbiare

A volte un bel pianto è solo una coccola che concediamo a noi stessi.

Chi lo diceva? La mia analista. (Mi sento molto Woody Allen a rispondere così…)

Alla luce di tutti i soldi che le ho dato, non mi sento minimante in colpa dopo aver trascorso una serata completamente sola a piangere davanti alla tv. Piangere fa bene, a volte. Questa sarà una di quelle volte?

Non lo so, non ci vado più dall’analista. Non parlo mica con Humphrey Bogart, io…

Oggi mi sono guardata un film, Sul lago dorato.

Mi sono messa a riflettere sul momento esatto in cui ho in iniziato a piangere.

Il momento esatto in cui ho iniziato a piangere è quando i due anziani coniugi, Norman e Ethel (che si amano tantissimo, ottant’anni lui, settanta e rotti lei), giocano a Non t’arrabbiare dopo cena, punzecchiandosi a vicenda.

Avete mai giocato a Non t’arrabbiare?

Beh, io si. E temo sia questo il punto.

Mi ricordo perfettamente la prima volta che ho giocato a Non t’arrabbiare. Avevo 25 anni, ed ero molto innamorata. Ero in uno di quegli appartamenti delle vacanze, mansardato, straordinariamente piccolo, tutto rivestito di perline di legno e arredato con cassapanche dipinte a motivi floreali, la veranda che offriva uno splendido scorcio di Dolomiti.

Era estate ed io ero felice, l’uomo che amavo mi insegnava a giocare a Non t’arrabbiare, bevevamo birra ed io pensavo a quanto sarebbe stato meraviglioso ritrovarmi lì, cinquant’anni dopo, e ritrovare il medesimo stupido gioco nella dispensa, aprire il cartellone consunto, disporre le pedine scolorite, e celebrare il rituale del nostro perfetto amore ridendo come la prima volta, esattamente come Henry Fonda e Katharine Hepburn sul lago dorato. Lo pensavo, davvero. Non l’ho mai più desiderato, dopo quella vacanza. Non come quella sera.

Quello che rimane un mistero è come diavolo facesse lo sceneggiatore a sapere che io, più di 15 anni dopo l’uscita del film, avrei giocato a Non t’arrabbiare, circondata da conifere, con un ragazzo che pensavo avrei visto arrivare ad ottant’anni ancora voglioso di aprire un gioco da tavolo davanti a me. Avrebbero potuto giocare a Monopoli, Norman ed Ethel, o a carte. Invece no, giocavano a Non t’arrabbiare.

Questa è una letale coincidenza. Oppure un’epifania.

L’epifania è una tecnica letteraria usata da James Joyce. Recentemente Joyce è stato accusato di aver seriamente danneggiato l’umanità, ma io non mi sento di condividere questo particolare punto di vista (non mi inoltro nella polemica perché, da studentessa, ho visitato Dublino con lo Ulysses come guida e mi sono divertita molto: temo che questo episodio molto personale possa condizionare qualunque considerazione oggettiva da parte mia). Nelle opere di James Joyce un episodio apparentemente irrilevante diventa un simbolo chiave (“la realtà delle cose ci soggioga come una rivelazione”), essenziale nella vita del personaggio e rivelatore della sua coscienza di sé e della visione che ha del mondo che lo circonda. Un’epifania è un’esperienza emotivo-intellettiva di tipo individuale, non generalizzabile in termini di contenuto: ciò che viene compreso in quell’istante “magico” è inequivocabilmente vero, ma solo per chi lo vive; il soggetto dell’epifania recupera una serie di elementi appartenenti ad un momento e li sottopone ad un processo di scomposizione, elaborazione e adattamento, fino a trasformarli in una interpretazione della propria vita.

Nessuno giocherà con me a Non t’arrabbiare quando avrò settant’anni e rotti… Ecco la mia dolorosa epifania. Un momento di straordinaria, letteraria lucidità.

Anche perché non ce l’ho più quel gioco, è rimasto lì, scomoda eredità per gli acquirenti del piccolo e mansardato appartamento delle vacanze, decorato a motivi floreali e saturo di sogni infranti… Forse lo avranno buttato via.

Ho pianto ed ora sto meglio. Soprattutto se penso che i soldi spesi dall’analista sono soldi che ho speso bene.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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