La Dottoressa risponde infuriata

Sul suo blog, la Dott.ssa Peloso Morana si indigna per il Comunicato stampa dell’Idv. Riporto il suo illuminato intervento, che va letto con attenzione.

Prologo

La stupidità ha le gambe corte come le bugie. Non è sufficiente scrivere, è necessario capire quello che si scrive. Ho notato che nel web è molto facile nascondersi nelle parole così come fa un travestito che camuffa la sua sessualità.

Ho sopportato per mesi angherie e espliciti riferimenti sulla mia persona attraverso il web. Sono abituata a lavorare nel mondo del crimine. Ho imparato che i problemi di un gruppo si risolvono all’interno, non si sbattono in piazza. Non perché ci sia qualcosa da nascondere ma perché è così che funziona tutto, famiglie comprese. E c’è un motivo: è un modo per affrontare il conflitto discutendolo per  arrivare a una soluzione condivisa, che risolva il problema che si è creato, per poi comunicarla all’esterno. Mi sembra evidente agli occhi di tutti che questo non sia successo. Una cosa del genere in altri posti non sarebbe tollerata. Provate ad esempio a fare una cosa simile se lavorate in un’azienda sanitaria,  provate ad attaccare ripetutamente dal nulla una persona che ha un ruolo direttivo nella stessa azienda e rendere pubblica la cosa. E poi vediamo. Mi sembra evidente, che quantomeno sia totalmente assente il senso di gruppo in quellechestavoltanonsifirmanosingolarmente, mentre è assolutamente presente la modalità da branco con caratteristiche da assemblamento. Perciò non parliamo ad esempio di lupi che hanno un’attività di gruppo, di protezione dei cuccioli e di combattimento da far invidia, ma di iene o avvoltoi. Nella natura ci sono questi animali come altri, nel web sono presenti le stesse caratteristiche che sfruttano per interesse le risorse dei gruppi. Per esempio le iene  per assenza di un leader cambiano il sesso. E così lo stesso nel web, per alcuni gruppi di pseudo e sottolineo pseudo femministe. Il tema del vero e del falso è la metastasi da abbattere nel nostro Paese.

A come analisi

Questo scritto mi dà l’occasione che aspettavo per dimostrarvi concretamente cosa intendo quando parlo di manipolazione o proiezione o azioni di sistema.

Nel mio articolo precedente vi ho descritto una tipica azione del sistema: censura, attacchi basati sul niente con richieste disciplinari frutto di manipolazione, attacchi al lavoro della persona, isolamento. Nello scritto delle nonfirmate ci sono tutti questi elementi, a parte l’isolamento che stanno tentando di mettere in atto con i loro scritti e azioni più o meno criptate, ma non al punto che non le veda. E soprattutto con risultati a boomerang i cui effetti si vedranno nel tempo. Ma di questo ne parliamo dopo con l’approfondimento.

Viene da chiedersi perché questo inizio di accanimento che ho ferma intenzione di stroncare sul nascere, perché non ho tempo da perdere. Anche perché un attacco di branco contro una non è esattamente quello che si chiama un combattimento onorevole. E poi con quelle modalità, che dopo descriveremo.

Sarà mica stato perché nonostante le loro ripetute ammonizioni ho continuato a scrivere il mio pensiero?

Sarà mica stato perché nonostante le loro urla non ho manifestato nessuna esigenza di sottomettermi e magari scodinzolare in attesa di una pacchettina?

Sarà mica stato perché ho fatto un’intervista e loro no?

Sta il fatto che c’è un chiaro tentativo di fermarmi. Ne conosco i motivi ma non li scrivo. E siccome scrivo spesso che l’arma del guerriero di questa epoca è la parola, una volta era la spada sia per le donne che per gli uomini, adesso vi dimostro cosa intendo quando dico, che per combattere oggi, o conosci l’arma e puoi avere confronti con onore, o non la conosci e sei perduto.

1)      Primo punto dello scritto di quellechenonsifirmano: sono due anni e mezzo che aspetto questo momento.

La ristrettezza di pensiero le spinge a dire che non conosco la posizione dell’on. Grillini. Il fatto che non mi sia espressa mai in merito sul web, non significa niente. Così come sono a conoscenza da tre anni di quello che fanno e dicono, le tre firmatarie del primo documento di censura a mio carico del giugno 2012, nel quale si chiede la mia espulsione da IDV e censura al convegno delle donne.

La frase a carico delle femministe perlopiù lesbiche nell’ombra ha fatto male. Ne parlano continuamente. E tirano in ballo stavolta come scudo l’on. Grillini di cui conosco la posizione che condivido in parte. Su questo mi esprimo dopo anche per togliermi un sassolino dalla scarpa, in attesa di levarmi il masso da restituire a chi sa.

Allora

descrivo continuamente l’ombra perché per chiarire e portare alla luce bisogna illuminarla.

Nell’ombra troviamo tutti i tipi di persone, dunque anche lesbiche che non hanno il coraggio di manifestare le loro pulsioni e si appoggiano sulle spalle di altre femmine ignare. Il fatto che dia fastidio non cambia di una virgola il fenomeno che molti di noi osservano e confrontano. E questo vale per i criminali delle mafie che si nascondono, per gli assassini, gli stupratori, gli uomini del sistema, i pedofili anche quelli con la tonaca. Mi riferisco ai fenomeni che si osservano e si studiano, ognuno nella sua diversità in rapporto all’ombra.

Visto che tirano in ballo le tematiche degli omossessuali senza conoscere il mio pensiero e dunque proiettano su di me i loro pensieri interni, di cui quasi tutte loro sono parzialmente inconsapevoli, allora dico che i gay e le lesbiche devono poter usufruire di tutti i diritti che riguardano gli adulti eterosessuali. Qualcosa di simile al matrimonio ma in altro aspetto codificato: bisogna cercare cioè una parola che rappresenti il concetto di unione riconosciuta di diritto; e quindi i diritti quali l’eredità, la pensione, l’assistenza in ospedale e tutto ciò che riguarda il mondo degli adulti. Per quanto riguarda l’adozione di bambini non se ne parla proprio. Conosco il genere umano e il suo sviluppo per professione, e parlo in termini scientifici non ideologici come fanno quellechenonfirmano. In un altro momento spiegherò perché, ora ho troppe cose da chiarire del loro scritto. E per la cronaca: per come sono le adozioni nel mondo e quello che c’è dietro non sono d’accordo neanche per gli eterosessuali, finchè qualcuno non comincia a parlare a e descrivere quello che avviene per mettere a posto. Anche se ci sono famiglie bravissime che hanno adottato e fatto del bene anche a loro stessi.

Il mondo dei gay è come quello etero. Tra gli etero troviamo le persone per bene e in equilibrio, i sessuali compulsivi, i perversi, i maniacali, i viziosi. Tra i gay e le lesbiche troviamo il corrispettivo degli etero per bene, e le checche maschili e femminili in tutte le loro inclinazioni.

Sempre al punto uno mi hanno attribuito “un attacco misogino e lesbofobico che trasuda da ogni rigo dell’intervista”. Ebbè qui si fanno male come gli scorpioni. La misoginia è nota come avversione per le donne, riscontrabile in ugual misura sia nelle donne che negli uomini, per effetto di un conflitto omosessuale latente (prof. Umberto Galimberti, Dizionario di Psicologia). La parola lesbofobica è inventata, non esiste. Me lo segnala anche il pc mentre scrivo. C’è un perché le due parole non stanno insieme. La fobia è un timore irrazionale e invincibile per un oggetto o situazione che normalmente non dovrebbero provocare timore. E’ descritta dalla psichiatria. Il lesbismo è dovuto secondo Freud, che a me stava e sta particolarmente antipatico ma qualcuna che appoggia tutti i comunicati contro di me, lo cita a sproposito in un altro articolo e dunque lui, a un narcisismo esasperato che promuove una ricerca della propria identità sessuale rispecchiandosi nella partner, o a un ostilità verso la madre, o a un ostilità patita da parte del padre. Perciò mentre la parola fobia descrive un ambito preciso che è la psichiatria perlopiù e con preciso intervento, la parola lesbismo descrive una scelta sessuale dettata per lo più da motivazioni infantili e che rientra in un altro ambito che non è compatibile con l’altro. Hanno creato una parola inventata che descrive due concetti che fanno a cazzotti tra loro. Perciò la cosa parla da sé. Mi sembra chiaro che non ho alcuna avversione per le donne, sono le mie azioni a dimostrarlo. E’ pieno il web. Anche perché per proprietà transitiva dovrei avere avversione per me stessa, in quanto donna. E non potrei avere la bella famiglia che ho. Queste che famiglia hanno?

2)      Secondo punto dello scritto: Questo punto è la chiave del modus operandi del branco. E’ quello che mi permette di dimostrarvi concretamente cosa è una manipolazione. Il primo neretto è opera della giornalista, bravissima per altro: a questo pezzo hanno incollato un neretto mio scorporandolo dal contesto dove parlavo di prove in campo investigativo, costruendo un ibrido per non dire un falso, come se fosse mio. E poi hanno analizzato questo loro falso giudicandolo perverso e mistificatore della realtà. Come in effetti è ma l’hanno fatto loro. Visto che non è un mio pensiero né quello della giornalista, in virtù delle proiezioni, dico che questo passaggio parla di loro e le manifesta per quello che sono.

Credo che questo passaggio sia il motivo per cui tutto il documento, si fa per dire, non è firmato. In tribunale se fosse un atto si scatenerebbe un putiferio perché il passaggio n.2 presenta per come è costruito una serie di illeciti deontologici professionali, se fosse redatto da un avvocato, per non parlare del reato penale della diffamazione. Magari è per questo che non hanno messo il mio nome e non si sono firmate.

3)      Terzo punto dello scritto: Parlano di bigenitorialità a vanvera. E insistono con le situazioni violente, quando ho più volte scritto che le situazioni violente non hanno l’affidamento condiviso. Fanno finta di non conoscere il mio pensiero in proposito, mentre vedo che guardano tutto di ciò che scrivo o dico. Il tentativo di non considerare la mia posizione per quella che è veramente e nella sua totalità chiarissima, in psicoanalisi si chiama negazione ed è molto infantile come meccanismo di difesa. Infantile nel senso negativo del termine in un adulto. Quello indica il concetto della parola.

4)      Quarto punto dello scritto: Affermano che la mia affermazione a proposito dei movimenti ideologici che straparlano di violenza sessuale è “personale e non in linea con il movimento delle donne e degli uomini  dei Paesi del mondo civile”. Questa è l’affermazione più umoristica di tutto questo fluire caotico di parole e pensieri. Mi sono immaginata i miei punti di riferimento scientifici europei mentre leggono il punto 4 e si schiantano dalle risate come hanno fatto altre volte di fronte a simili corbellerie. Ma mi chiedo: ma di chi parlano? E’ evidente e verificabile facilmente su internet che il movimento scientifico e della società civile di molta parte del mondo va verso l’affidamento condiviso e le indagini in campo di violenza sessuale alle donne e ai bambini secondo i principi delle scienze investigative.

5)      Quinto punto dello scritto: Il numero 5 quello che prediligo. Quello della rottura e del cambiamento.

Parlano di donne uccise e mutilate. Parlano di vittime bambini e new entry uomini. Io queste persone le incontro per lavoro e sono proprio loro che difendo e proteggo. Per la prima volta, da quando mi attaccano pubblicamente, parlano di bambini e uomini uccisi. E me lo ricordano.  Come al punto 2 anche questa è una manipolazione.

6)      Sesto punto dello scritto: Qui commentano una frase interamente della giornalista senza dirlo. Riguarda i papà separati e anche questa frase è totalmente isolata dal contesto anche se non ha niente che non vada. Rispondono con numeri ridicoli se non offensivi : mettono a rischio povertà le madri con una percentuale del 24% più o meno, dunque impreciso, contro il 15,3 e il 17,5% dei padri. Cosa vuol dire due percentuali sullo stesso fenomeno? Ci vorrebbe un analista matematico che analizzi questi numeri per dirci qualcosa in più su queste affermazioni, oltre quello che insegna la filosofia del linguaggio. Questo è anche negazione della realtà, i papà separati, come al punto 3. E comunque: perché non andate a dirlo ai papà separati che dormono in strada o nei dormitori? Ma che persone siete? Cosa avete al posto del cuore? Un metronomo? Con il massimo rispetto per la musica.  Vorrei vedere voi al posto loro. Non si fa a un altro una cosa che non si vuole ricevere. Voi parlate e agite come alcune parlamentari e militanti del Pd.

MA PERCHE’ NON VE NE ANDATE VOI? ANDATE VIA DA IDV, ANDATE NEL PD CHE VI CORRISPONDE, MAI COME IN QUESTO MOMENTO.

Adesso il mio commento, che ho lasciato in calce all’intervento della Dott.ssa Peloso Morana

Intanto mi firmo: Chiara Lo Scalzo

Le elenco alcuni fra i suoi commenti più infantili: Intanto l’incipit, molto scientifico: la stupidità ha le gambe corte come le bugie. Non è sufficiente scrivere, è necessario capire quello che si scrive. Ovvero, chi non è d’accordo con Lei è così stupido che non sa quello che scrive. E comunque se qualcuno la critica, sono bugie. Lei è la depositaria della verità?
“Sarà mica stato perché ho fatto un’intervista e loro no?” Chi non è d’accordo con Lei lo è solo per invidia nei confronti dei suoi successi: è bello che Lei abbia una così potente autostima.
“E non potrei avere la bella famiglia che ho. Queste che famiglia hanno?” E’ bello anche che Lei abbia una bella famiglia, ma cosa ne sa Lei delle famiglie di queste persone? Come si permette di tirarle in ballo?
“E comunque: perché non andate a dirlo ai papà separati che dormono in strada o nei dormitori? Ma che persone siete? Cosa avete al posto del cuore? Un metronomo?” Non mi pare che nessuno abbia parlato male dei poveri papà separati che dormono all’addiaccio, né manifestato il desiderio che muoiano di fame. Di fatto (questo è il link dell’intero rapporto cui le percentuali fanno riferimento http://www.istat.it/it/files/2011/12/StatisticaFocusSeparati-06-12-11.pdf) ci sono più donne che uomini in stato di povertà, quindi commuoviamoci per tutti, e non solo per i papà.

Se ha delle valide argomentazioni, dovrebbe trovare la serenità di esporle senza dare in escandescenze. Gioverebbe alla sua immagine professionale.

Riguardo il comunicato in questione, temo che Lei non l’abbia letto attentamente: non si criticava la sua posizione nei confronti dell’omosessualità, bensì il fatto che Lei abbia accusato le femministe di essere “per lo più” lesbiche nell’ombra: con questa affermazione Lei confonde la sfera personale con quella dell’impegno sociale: un individuo che si interessa di tematiche di genere, che agisce allo scopo di promuovere la pari dignità fra i sessi, non lo fa necessariamente spinto da problematiche “infantili” irrisolte, ma “per lo più” lo fa spinto dalla necessità di debellare la discriminazione sessuale dalla società nella quale vive.

Le comunico, inoltre, che non solo esiste la parola lesbofobia, con buona pace di Freud, ma esistono anche omofobia e transfobia. Il termine omofobia compare per la prima volta nel 1972, nel libro di G. Weinberg “Society and the Healthy Homosexual”, definito come la “paura irrazionale, l’intolleranza e l’odio perpetrati nei confronti delle persone omosessuali, gay e lesbiche, dalle società “eterosessiste”, che si rifanno a uno schema ideologico che nega, denigra e stigmatizza ogni forma di comportamento, identità, relazione o comunità di persone non eterosessuali”.

Forse, alla fine, Lei non sa proprio tutto tutto…

Ma non si preoccupi: sono solo l’ennesima invidiosa del branco, che muore dalla voglia di essere intervistata, che deve ancora scoprire di essere omosessuale, che proietta su di Lei e nega. (mi insulto da sola, per non farLe perdere troppo tempo…) Dimenticavo: senza cuore.

Mi sarebbe piaciuto scrivere anche dell’affermazione della Dott.ssa “ho più volte scritto che le situazioni violente non hanno l’affidamento condiviso”.

Di questo caso, ad esempio:

http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/2577#comment-180086

cito un passo della testimonianza: l’ho protetta io dal padre che è assolutamente inadatto. ho cercato in tutti i modi di fargliela vedere ma lui già da quando era nella mia pancia diceva che me l’avrebbe tolta se non fossi rimasta con lui, perché lui è ricco e potente ed io non valgo niente, non sono nessuno. Aveva ragione, ma allora a. era dentro di me e l’unico modo di togliermela era picchiarmi o urlarmi addosso o farmi i dispetti, umiliarmi, trattarmi come certa gente tratta le bestie. per questo già incinta ero scappata. è possibile che tutto questo non conti niente? è possibile che la piccola sia addirittura tolta a me e che venga affidate a lui? in italia? nel 2011? in una società che dovrebbe essere civile? dove in televisione, sui giornali e sulle pubblicità portate in giro per la città dagli autobus si consiglia vivamente alle donne di denunciare la violenza?

O di questo caso: http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/1986

O di questo: http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/2742

In caso di violenza in famiglia, i figli vengono tolti al genitore che ha denunciato gli abusi per proteggersi e proteggerli, e rinchiusi in comunità. Quando non finiscono addirittura con il genitore abusante.

Ma certo, io non ho quella sconfinata conoscenza del genere umano che ha la Dott. Peloso Morana, e neanche mi occupo di questi casi per lavoro; non ho gli strumenti per comprendere, e non volevo tediarla. E’ già così nervosa…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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Una risposta a La Dottoressa risponde infuriata

  1. teresa ha detto:

    Bravissima Chiara, speriamo che la perfettissima Peloso leggendo questo blog impari qualcosa, anche se lei non ne ha bisogno, perché è onnisciente…

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