Omofobia

La parola omofobia deriva dal deriva dal greco homos (stesso, medesimo) e fobos (paura). Letteralmente significa “paura dello stesso”.

Il termine è un neologismo coniato dallo psicologo clinico George Weinberg nel suo libro Society and the Healthy Homosexual (La società e l’omosessuale sano), ma un termine precursore è stato omoerotofobia, coniato dal dottor Wainwright Churchill nel libro “Homosexual behavior among males”(Comportamento omosessuale tra maschi).

Fino alla metà degli anni ’70 le ricerche scientifiche sul tema dell’orientamento sessuale si concentravano attorno a domande scientifiche volte a stabilire se l’omosessualità fosse una malattia, come potesse essere diagnosticata e curata. Furono le lotte femministe e il movimento di liberazione omosessuale a contribuire ad una rilettura dei fenomeni sociali, mettendo in discussione l’idea che essere “sani” coincidesse con l’essere eterosessuali.

Solo nel 1973 l’American Psychiatric Association (APA) rimosse l’omosessualità dal DSM, il manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali, in concomitanza proprio con la nascita del termine omofobia.

Oggi il mondo della sanità (psicologi, psichiatri, medici) è concorde nel ritenere l’omosessualità maschile e femminile una variante normale, non patologica del comportamento sessuale, proprio come l’eterosessualità maschile e femminile; l’omosessualità è “solo” uno dei possibili orientamenti sessuali di una persona.

Se volessimo quindi dare una definizione dell’orientamento sessuale eterosessuale ed omosessuale li descriveremmo così:
– l’eterosessualità è l’orientamento proprio di una persona che prova sentimenti di amore, desiderio e attrazione sessuale nei confronti di persone di sesso diverso dal proprio;
– l’omosessualità è l’orientamento proprio di una persona che prova sentimenti di amore, desiderio e attrazione sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso.

Lo psicologo americano George Weinberg, coniando il neologismo omofobia, ha avuto il merito di ipotizzare che l’eterosessualità potesse non essere l’unica normalità possibile.

La parola omofobia modificò radicalmente i termini del dibattito sulla questione omosessuale, spostando l’attenzione dalla “patologia omosessuale” alla “patologia di chi discrimina una persona perché omosessuale”. Questo cambiamento di paradigma può essere certamente considerato uno dei primi passi nella rivendicazione delle pari opportunità e dignità delle persone gay e lesbiche.

E’ vero, ancora oggi gli studi scientifici non sono giunti a definire l’omofobia come una vera e propria patologia: intesa nel senso di “paura fobica e irrazionale”, l’omofobia non è inserita in alcun manuale di diagnostica psicologica, è quindi errato pensare che sia medicalmente una fobia, come invece il nome potrebbe portare a credere.

La scienza non è ancora riuscita a dare una risposta univoca neanche al perché alcuni esseri umani siano eterosessuali, altri omosessuali, altri ancora bisessuali. Le teorie che spiegano l’omosessualità come “causata” dalle più svariate condizioni (madri oppressive, padri assenti, particolari stili educativi, eccessivo rigore morale, perversioni di ogni sorta, ecc.),  non contengono prove valide in grado di spiegare scientificamente l’origine dell’orientamento sessuale.

La definizione attuale di omofobia è “ un insieme di emozioni e sentimenti quali ansia, disgusto, avversione, rabbia, paura e disagio che gli eterosessuali provano, consapevolmente o inconsapevolmente, nei confronti di gay e lesbiche “(Hudson e Rickets, 1980)

Il termine è comunemente accettato per definire tutti coloro che esternano convinzioni personali contrarie all’omosessualità come ad esempio: la convinzione che l’omosessualità sia patologica, immorale, contronatura, socialmente pericolosa, invalidante; oppure coloro che ledono i diritti e la dignità delle persone omosessuali sulla base del loro orientamento sessuale. Rientrano in questa definizione le discriminazioni sul posto di lavoro, nelle istituzioni, nella cultura, gli atti di violenza fisica e psicologica (percosse, insulti, maltrattamenti).

“L’omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all’obiezione di coscienza“: questo ci spiega la risoluzione Parlamento Europeo, 18 gennaio 2006, dimostrando l’esistenza del termine.

Uno studio dell’Agenzia UE per i diritti fondamentali del 2009 (FRA) ha evidenziato che il problema dell’omofobia  sta danneggiando la salute e la carriera di quasi 4 milioni di persone in tutta Europa.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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