Pas: il linguaggio mistificatorio

Torno sull’argomento Pas, la sindrome da alienazione genitoriale, perché è un meraviglioso esempio di come attraverso un corretto (non in senso etico, ovviamente) uso della lingua, si può dimostrare ciò che non è.

Un sito tra quelli che amano usare il nome di altri, (infatti “io donna” è anche una famosa rubrica del Corriere della Sera), pubblica un articolo dal sobrio titolo: I metodi truffaldini di quelli che vorrebbero far credere che la PAS non esiste.

Il titolo di un articolo di solito anticipa il contenuto di ciò che andremo a leggere; questo titolo è piuttosto esplicito ed espone in poche parole più di una tesi:

1. la Pas esiste (anche se vogliono farci credere che non è così);

2. Qualcuno vorrebbe farci credere che la Pas non esiste (ma non ci caschiamo, perché siamo troppo furbi);

3. Quelli che vogliono farci credere che la Pas non esiste usano metodi truffaldini (ovvero metodi da truffatore).

Sottotitolo: PAS e manipolazione delle fonti: come uno studio scientifico è stato spacciato per spazzatura negazionista. Tutto ciò che nega l’esistenza della Pas è spazzatura. E non in virtù dei suoi contenuti, ma poiché nega qualcosa che indiscutibilmente esiste: questo si evince dal fatto che uno studio scientifico può solo essere spacciato per negazionista, ma non essere negazionista, perché la Pas non può essere negata, quindi tutto ciò che la nega non è scientifico, proprio per il fatto che contiene una negazione di qualcosa che esiste.

In questo modo l’esistenza della Pas è dimostrata attraverso una tautologia: tutto ciò che nega la Pas è spazzatura, perché la Pas non può essere negata in quanto esistente, e la Pas esiste poiché gli studi che la negano sono spazzatura, mentre gli studi scientifici possono negarla solo se manipolati da truffatori. Notate come il discorso si avvolge su se stesso ?

Questa è una tecnica molto interessante, conosciuta  come l’aringa rossa, e usata per distrarre il lettore dal vero tema della discussione. Ciò che è davvero in discussione, nel mondo scientifico, è proprio l’esistenza della Pas: l’affermazione “la Pas esiste”, quindi, non può essere usata come premessa di un discorso volto a confutare coloro che la negano, perché in questo modo premessa e conclusione coincidono perfettamente; e una argomentazione in cui premessa e conclusione coincidono è una tautologia, ovvero una frase vera per definizione perché afferma se stessa (la Pas esiste perché chi la nega è un imbroglione, e chi la nega è un imbroglione perché la Pas esiste), ma assolutamente priva di valore informativo.

Andiamo avanti ancora un po’:

In Italia esistono vari studi a livello accademico sul tema dell’alienazione genitoriale, mentre quanto prodotto dai detrattori è limitato a pochi siti Internet, con materiale assemblato frettolosamente ed in modo approssimativo. La carenza di fonti scientifiche ha prodotto un episodio veramente incredibile in cui  con una grossolana manipolazione uno studio scientifico sull’alienazione genitoriale è stato spacciato come una fonte in grado di supportare le tesi “negazioniste” dei detrattori.

1. In Italia esistono (sono stati pubblicati) vari studi a livello accademico sull’argomento Pas: vero.

2. Quanto prodotto dai detrattori è limitato a pochi siti Internet, con materiale assemblato frettolosamente ed in modo approssimativo: falso.

Al di là del volume “PAS. Presunta sindrome di alienazione genitoriale. Uno strumento che perpetua il maltrattamento e la violenza”, Firenze,ed.it, 2011″ Sonia Vaccaro, Consuelo Barea, ci sono parecchi studi di autori stranieri contro la Pas, così tanti che:

The admissibility of PAS has been rejected by an expert review panel and the Court of Appeal of England and Wales in the United Kingdom and Canada’s Department of Justice recommends against its use, but has appeared in some family court disputes in the United States. Gardner portrayed PAS as well accepted by the judiciary and having set a variety of precedents, but legal analysis of the actual cases indicates this claim was incorrect. No professional association has recognized PAS as a relevant medical syndrome or mental disorder, and it is not listed in the American Psychiatric Association’s Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders or the International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems of the WHO.

Non mi sembra che chi mette in dubbio la Pas possa essere liquidato come un detrattore privo di bibliografia, anzi… Mi sembra che altri paesi abbiano già escluso la certezza scientifica dela Pas, sulla base di studi dai titoli piuttosto espliciti, come ad esempio:

“The parental alienation syndrome: a dangerous aura of reliability” Wood, CL (1994)Loyola of Los Angeles Law Review 29: 1367–1415. Retrieved 2008-04-12

Quindi: come mai io in qualche secondo di ricerca nel web ho già trovato due testi  pubblicati contro la Pas (e non sono una addetta ai lavori!), mentre l’autore dell’articolo sostiene che esiste solo del materiale approssimativo e male assemblato?

Comunque, su due premesse, una è falsa. Se una premessa è falsa, la conclusione non può essere vera.

Ora che vi ho spiegato il meccanismo, potete affrontare da soli l’intero articolo: divertitevi a cercare le aringhe rosse!

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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32 risposte a Pas: il linguaggio mistificatorio

  1. teresa ha detto:

    (Lavadera-Marasco): “Questo dato sembrerebbe indicare che la PAS non produce effetti più “dannosi” rispetto a quelle prodotti generalmente nei casi di separazione/divorzio conflittuali: in entrambe le situazioni il minore presenta una condizione di rischio evolutivo, relativo all’essere coinvolto in dinamiche conflittuali.” “Altresì non abbiamo riscontrato alterazioni psicopatologiche a carico dei genitori e non sembrano esservi differenze tra i due gruppi con PAS e senza PAS.”
    MA IO DONNA HA CAPITO CHE SE NON C’è DIFFERENZA TRA MINORI IN SITUAZIONI DI SEPARAZIONE/DIVORZIO CONFLITTUALI E MINORI PER I QUALI UN GENITORE HA ACCUSATO L’ALTRO DI PAS VUOL DIRE CHE LA PAS NON ESISTE E CHE I PROBLEMI DEI MINORI SONO DOVUTI AI CONFLITTI GENITORIALI?
    MI SA CHE L’HA CAPITO MA FA FINTA DI NO…

  2. Di fatto lo studio in questione non coclude proprio nulla, ma solo “Da questo nostro primo lavoro esplorativo sembrano emergere risultati interessanti e stimolanti soprattutto rispetto al coinvolgimento diverso dei figli nel conflitto, ma prima di riassumere le principali conclusioni bisogna evidenziare alcune limitazioni del presente studio. Innanzitutto l’esiguità del campione che non consente né di fare analisi statistiche più complesse, né di fare generalizzazioni. In secondo luogo le famiglie osservate appartengono tutte alla popolazione del Lazio, nello specifico Roma e provincia, per cui non può essere fatta alcuna generalizzazione al dato
    nazionale.” Quindi di certezza di Pas o non Pas non se parla proprio (fonte: http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/08/LAVADERA.pdf pag.21)
    Il problema è il modo in cui la questione è presentata: il negazionismo, per sua stessa definizione, è una parola che definisce un atteggiamento che nega contro ogni evidenza qualcosa di accertato.
    Qui non c’è nulla di accertato, e questo è un modo disonesto di condurre un dibattito nell’ambito della scienza: usare la parola “negazionisti” lascia intendere che da qualche parte c’è un riconoscimento ufficiale che invece non c’è, mentre invece c’è un progressivo tornare sui propri passi di coloro che avevano in principio accolto la teoria, soprattutto nel continente americano dove è nata.
    Il fatto che si cerchi di dimostrare qualcosa con metodi disonesti, mi fa dubitare dell’onestà di ciò che vuol essere dimostrato.

  3. Vincenzo Puppo ha detto:

    A Firenze c’è stato un dibattito sulla PAS il 7 maggio 2011… io abito a Firenze e ci sono stato alla presentazione del libro di Consuelo Barea contro la PAS e ci ho discusso un po’ con lei alla fine… chi mi conosce sa della mia “battaglia” contro la (frode?) inesistenza del punto G… faccio questo paragone perché è la stessa situazione: la PAS non esiste? bene, ma bisogna dimostrarlo scientificamente! cosa ho detto alla Consuelo Barea: sì un libro è importante, ma dal punto di vista scientifico (e poi giuridico…) oggi contano più gli articoli specialistici da citare, quanti ce ne sono a favore? lei non mi ha risposto perché ha scritto il libro. Quanti articoli ci sono a favore della PAS? lei non ne conosceva allora, e io ho risposto di aver fatto una ricerca su pubmed e di averne trovati alcuni… cosa che ho fatto anche poco fa, ecco il link da Pubmed (ho scritto per la ricerca Parental Alienation Syndrome): http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=Parental%20Alienation%20Syndrome ce ne sono a favore, ma nessuno esplicitamente contro (vedi i miei sul punto G: scrivo che NON esiste in Journal specialistici!)! e ogni volta che era pubblicato un articolo a favore del punto G io replicavo subito nello stesso Journal!!! lo stesso va fatto per la PAS!!! i libri (oltre che dal punto di vista divulgativo) e i convegni servono a poco se non vengono inviati a Journal internazionali, e accettati/pubblicati, articoli specialistici che dimostrano che la PAS non esiste, che poi saranno ripresi dai mass-media, e citati nei tribunali…

    • Mi dispiace signor Puppo, ma la scienza non funziona come dice Lei. Non si può stabilire che una cosa esiste, e poi lasciare l’onere della prova agli altri: non è chi dice che non esiste che deve fornire della prove, bensi è chi l’ha inventata che doveva supportarla con del materiale probatorio.
      Ragionando per analogia: io non posso asserire che esiste un animale marino dal nome ricciocorno schiattoso e poi sfidare la comunità scientifica a dimostrare il contrario, ed è evidente il perché: se partiamo dal presupposto che qualcosa esiste, il fatto che gli altri non lo trovino da nessuna parte non è una prova.
      Ecco perché parlo di mistificazione: la Pas esiste perché non c’è una prova certa che non esista, è una frase solo apparentemente vera, perché non contiene alcuna prova oggettiva dell’esistenza della Pas. E’ un inganno di tipo linguistico.
      Il lavoro del Dott. Gardner non risponde ai canoni della psicologia clinica, tanto che questo piccolo saggio che ho riportato in link (quello dibattuto nell’articolo da me citato) già con pochi soggetti esaminati confuta una delle sue conclusioni, ovvero che la tendenza ad alienare è femmina (teoria che ha portato all’elaborazione della sindrome della madre malevola). Tutti i medici che l’hanno successivamente elaborata, partono dalle sue osservazioni, e le sue pubblicazioni sono oggetto di parecchie critiche. Le sue perizie hanno portato a orrendi errori giudiziari fino ad un tragico suicidio, che ha rimesso in discussione tutto il suo lavoro, al punto che il Dott. Gardner è morto suicida (è lecito ipotizzare a causa dello scandalo). http://cincinnatipas.com/dr-richardgardnerautopsy.html
      Io penso che sia importante intervenire sulle riviste specializzate, ma anche questa piccola controinformazione sui metodi linguisticamente scorretti con cui si propaganda la Pas può essere importante, perché la gente (come è avvenuto con me, che non sono un medico) può arrivare a chiedersi: ma perché usare questi trucchetti se si sta parlando di qualcosa che è vero?
      Se le può essere di conforto, neanche io ho mai creduto al’esistenza del punto G. Certo, sono favorita dal fatto di avere una vagina, ma comunque sul punto G sono con Lei, a prescindere da quello che leggo sulle riviste.

    • AAA ha detto:

      puppo scrive: la PAS non esiste? bene, ma bisogna dimostrarlo scientificamente!

      questa è la classica vecchia fallacia “ad ignorantiam” [1]
      che fa, cerca di prenderci per il sedere? non attacca… riprovi con qualcosa di più convincente…

      [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_ignorantiam

  4. VincenzoPuppo ha detto:

    Oltre a quello che ho scritto nel mio commento precedente, aggiungo il link di un sito a favore della PAS, il loro ultimo articolo: Miseria della psicologia che nega l’alienazione genitoriale. http://www.alienazionegenitoriale.com/miseria-della-psicologia-che-nega-lalienazione-genitoriale/
    Leggetelo (oltre ad altri nello stesso sito) perché fa capire non solo come si difendono, ma anche come “controattaccano” e cercano di “smontare” gli articoli a favore della PAS… e quindi ripeto: la PAS si può eliminare (anche nei tribunali e massmedia), però partendo da articoli specialistici in Inglese inviati da esperti su questo argomento a Journal specialistici presenti in Pubmed….

  5. teresa ha detto:

    Generalmente i discorsi che vogliono convincere la gente che esista la PAS puzzano come un barile di aringhe!

  6. Vincenzo Puppo ha detto:

    “la scienza non funziona come dice Lei” Io non lo dico! Magari la scienza fosse sempre solo scienza (e non business ecc)! Ma gli “opportunisti” ci sono ormai in molte “scienze” e trovano sempre “complici” (vedi il Journal Sexual Medicine con i suoi articoli NON scientifici, e con tanti errori e maschilisti, che accetta e pubblica sull’orgasmo vaginale/G-spot senza che nessuno li controlli veramente…anzi a volte il “controllore”-il Reviewer, è anche uno degli autori… vedi Jannini….) e questo vale anche per la PAS: stanno aumentando gli opportunisti su questo argomento e Journal internazionali che li pubblicano ci sono (dovrei parlare dell’Impact Factor dei Journal, ma sarebbe troppo lungo: le citazioni per i Journal sono importantissime….)… “questa faccenda puzza di aringa…” e puzzerà ancora di più nei prossimi anni… “chi l’ha inventata che doveva supportarla con del materiale probatorio”: questo accadeva in un “altro mondo”… pensa all’orgasmo vaginale inventato da Freud 100 anni fa senza niente di scientifico eppure ancora oggi “esiste” per le donne,,, lo stesso il punto G: sono passati 30 anni e come l’orgasmo vaginale è entrato nel linguaggio comune… lo stesso sta succedendo per la PAS! certo che la PAS è una “mistificazione” e la “controinformazione” è importante, ma la “battaglia” vera è nei Journal e congressi per contrastare i ricercatori “opportunisti” (il termine corretto è disonesti!) che poi vengono citati come prova anche nei tribunali: pensa a tutti gli articoli sul punto G e orgasmo vaginale…, ma tu pensi davvero che qualcuno, giornalisti e colleghi, va a leggere il testo completo?… l’autore fa una dichiarazione alla stampa (spesso con comunicati stampa del Journal (vedi l’ultimo del J Sex Med sul punto G) falsi…, e dice-inventa quello che vuole ai giornalisti (che ci credono visto il Journal importante che lo pubblica: oggi non vanno più a controllare la fonte!) e la “notizia” è divulgata in tutto il mondo!!! per concludere (se no scrivo troppo), fare controinformazione sulla PAS è importante, ma si deve coinvolgere anche specialisti (e penso che chi scrive come voi dovrebbe conoscerne qualcuno) su questo argomento e chiedere loro di spedire articoli/lettere di replica agli stessi Journal che accettano articoli favorevole alla PAS.

  7. Squerepeppete nuage ha detto:

    In linea di principio e da un punto di vista meramente speculativo, è possibile sostenere con abilità sia l’esistenza della PAS che la sua inesistenza . Questioni teoriche vanno bene per dotti discorsi. In realtà in Italia molti bambini vengono abusati nella mente, condizionati , viene loro strappata metà famiglia ed il cuore . Mi compiaccio delle vostre teorie così abilmente sostenute, ma vi assicuro che vivere questi drammi sulla propria pelle è tutt’altra cosa. Bambini intelligenti, sani, sorridenti, destinati a crescere male, violati come esseri umani da un genitore miope che pur di distruggere l’ex partner non esita a distruggere il figlio . Vi prego di adottare atteggiamenti più rispettosi dei nostri figli che soffrono e di noi genitori che tra mille difficoltà cerchiamo di salvarli da partner alienanti e tribunali . Grazie

    • La pregherei di leggere con più attenzione prima di offendersi ed accusare: ho chiaramente scritto (anche in articoli precedenti) “Vorrei anche ribadire che casi in cui un bambino è manipolato e indotto a inventarsi accuse contro uno dei genitori ce ne sono”. L’ho scritto in un mio commento sopra al suo e lo riscrivo sotto, così che forse, circondandola, Lei non possa fare finta che la frase non c’è e fare la vittima.
      Qui non si discute dei suoi bambini sofferenti, o della sua sofferenza personale, perché io non la conosco. Qui si è commentato un articolo relativo ad una patologia, la Pas, sindrome da alienazione genitoriale. Sono questioni teoriche, e se lei non vuole affrontarle, può tranquillamente non farlo: non apra più questa pagina. Ma non può impedire ad altri di farlo.
      Ed aggiungo: non pubblicherò più commenti piagnucolosi su “bambini abusati nella mente” che non riportino dati concreti e fonti.
      Questa non è una rubrica in cui persone infelici possono sfogarsi e lanciare invettive.
      Qui non ci sono “abili speculatori”, ma persone che cercano di analizzare un fenomeno, quello della propaganda di una malattia dalla dubbia esistenza, propaganda che passa anche attraverso messaggi come il suo, dal tono patetico, privi della narrazione di fatti concreti e fuori argomento.
      Questo è il mio spazio, ed io decido cosa è rispettoso e cosa no.

  8. A coloro che scrivono blaterando dei “miei figli”: ci conosciamo? Credo mi abbiate confuso con qualcun altro…

  9. AAA ha detto:

    ottimo post! concordo su tutto!!!

    mi pare che l’articolo truffaldino che hai “smascherato” usi principalmente anche un altro tipo di fallacia (e pure altre direi), la petitio principi che consiste nel dare come vera/dimostrata o assumere tra le premesse (implicite o esplicite) la conclusione che si vuole dimostrare
    questa fallacia porta in genere a argomentazioni “circolari” (tipo: molti scienziati studiano la pas, ma chi sono questi scienziati? sono di certo persone che sanno come impiegare al meglio le loro capacità su ricerche serie e oggettive, e come le impiegano? ovvio! studiando in modo serio e oggettivo la pas…)

    • Verissimo! Tra l’altro lo studio di cui si parla analizza bambini cui “è stata diagnosticata la Pas”: per diagnosticarla devo presupporre che c’è. Se io parto con queste premesse, ovvero stabilendo con una diagnosi che la sindrome esite, il testo non è da considerarsi una prova né a favore né contro l’esistenza della Pas, perché la Pas non è proprio messa in discussione: la sindrome è una premessa della ricerca, se la si usasse per concludere che “la Pas esiste” si verificherebbe proprio la petitio principii.

  10. Vincenzo Puppo ha detto:

    Re ” AAA” (chi sei, perché anonimo?): Cosa hai capito??? ma hai letto tutto quello che ho scritto? O se un maschilista infilltrato che cerca di cambiare il discorso (tanto per cambiare con attacchi personali e offese)??? -“non attacca” e cerchi di prendermi per il sedere? e “riprova con qualcosa di più convincente…”- : lo scrivo io per te! Che non esiste la PAS è chiaro (almeno per me, e per te?…), Quando qualcuno scrive, pubblica articoli ecc, qualcosa a favore della PAS (anche e soprattutto dal punto di vista scientifico, vedi in PUBMED, e che poi vengono citati nei tribunali…) come ci si difende?… se lo vuoi sapere rileggi bene i miei commenti!!! scusa, ma tu di costruttivo cosa fai per combattere la PAS?…

  11. Vincenzo Puppo ha detto:

    Scusatemi, una informazione/curiosità: per favore, qualcuno può scrivere qui la definizione di PAS, e le differenze con quella di plagio? e il plagio psicologico è reato in Italia? grazie.

    • Plagio nel diritto penale italiano era il reato previsto dall’art. 603 del codice penale, secondo cui «Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni». Tale norma è stata poi dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 96 dell’8 giugno 1981. Fu il fascismo, con il codice penale approvato nel 1930 tuttora in vigore, a prevedere, per la prima volta, il reato di plagio (art. 603 c.p.) come fattispecie distinta dal reato di riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.), Nell’epoca repubblicana, inizialmente il reato di plagio veniva considerato un delitto equiparabile alla riduzione in schiavitù; pertanto, nell’azione del plagiario sul plagiato si doveva dimostrare l’intenzione di trarne un vantaggio. Successivamente, invece, la Corte di Cassazione, il 26 maggio 1961, definì il plagio come “l’instaurazione di un rapporto psichico di assoluta soggezione del soggetto passivo al soggetto attivo”.
      In alcuni paesi europei, tra cui la Francia, la Spagna e il Belgio, esistono normative sulla “manipolazione mentale”. Tali disposizioni sono state spesso oggetto di critiche anche da parte delle religioni maggioritarie che intravedono in esse un pericolo per la libertà religiosa. Infatti movimenti ed organizzazioni integrati nelle religioni maggioritarie – quali l’Opus Dei, i Legionari di Cristo, Rinnovamento nello Spirito, i Focolarini, il Cammino Neocatecumenale, Comunione e Liberazione – sono stati talora accusati di costituire realtà settarie potenzialmente pericolose per gli aderenti.
      http://www.cesnur.org/2005/brainwash_03.htm Qui c’è qualche spunto interessante…
      Le problematiche a livello di giurisprudenza penale che si oppongono alla reintroduzione del reato di plagio sono principalmente due:
      la fattispecie non è accertabile con criteri e metodi scientifici e il reato espone il cittadino a rischi di abusi intollerabili dell’autorità giudiziari.
      Alcuni psicologi parlano di fenomeno Gaslighting, definito così: Il termine gaslighting indica comportamenti messi in atto allo scopo, più o meno cosciente, di far sì che una persona dubiti di se stessa e dei suoi giudizi di realtà, che cominci a sentirsi confusa o a temere di stare impazzendo. Il gaslighter è la persona che si pone come agente di questo particolare tipo di maltrattamento. Si tratta di una forma comune di lavaggio del cervello in cui il manipolatore cerca di convincere la vittima che è difettosa, per renderla più flessibile e facilmente controllabile, o renderla più emotiva e quindi più bisognosa e dipendente. Ma, ribadisco, non esiste reato che faccia riferimento a questo particolare fenomeno, che viene generalmente considerato una forma di maltrattamento, e spesso associato allo stalking. Il termine nasce da un film di George Cukor del 1944 http://www.studiodestasio.it/forum/questioni-di-diritto/260-gaslighting-la-manipolazione-mentale.html
      De Pasquali P. (2007), L’orrore in casa – Psico-criminologia del parenticidio, Franco Angeli Edizioni, Milano.
      Filippini, R. (2006), Avventure e sventure del narcisismo – Volti, maschere e specchi nel dramma umano, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari.
      Filippini, S. (2005), Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Franco Angeli Edizioni, Milano.

      La Pas è una sindrome, non una forma di maltrattamento: è la conseguenza di un particolare tipo di maltrattamento, che si configura solo in caso di separazione, ed è attivata nel minore da un genitore maltrattante.
      La PAS è caratterizzata da otto sintomi primari, espressi dai figli come prodotto di una programmazione (o lavaggio del cervello) da parte del genitore affidatario. La programmazione tende a limitare, o impedire, una relazione piena e soddisfacente fra figli e genitore non affidatario, spingendo i bambini a rifiutare quest’ultimo.

      Gli otto sintomi primari sono i seguenti:

      La campagna di denigrazione. In una situazione normale, ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l’altro. Nella PAS, invece, il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a favorirla.

      La razionalizzazione debole dell’astio che il bambino mostra nei confronti del genitore non affidatario si esprime con motivazioni illogiche, insensate o anche solamente superficiali; ad esempio: “non voglio vedere mio padre perché mi manda a letto presto”, oppure “perché una volta ha detto cazzo”.

      La mancanza di ambivalenza: il genitore rifiutato è descritto dal bambino come “tutto negativo”; il genitore amato come “tutto positivo”.

      Il fenomeno del pensatore indipendente; la determinazione del bambino, cioè, ad affermare di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione, senza influenza del genitore programmante.

      L’appoggio automatico al genitore alienante: una di presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore affidatario.

      L’assenza di senso di colpa: questo significa che tutte le espressioni di disprezzo, nei confronti del genitore escluso, avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino.

      Gli scenari presi a prestito sono affermazioni del bambino che non possono ragionevolmente venirne da lui direttamente come, ad esempio, l’uso di parole o situazioni che non sono normalmente conosciute da un bambino di quell’età, nel descrivere le colpe del genitore escluso.

      L’estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato, infine, coinvolge nell’alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.

      Questi sono i sintomi descritti dal Dott. Gardner, il suo inventore (o scopritore, a seconda di come uno vuole considerare la faccenda), ma la faccenda è molto più ingarbugliata di così. La Pas nasce così, ma alcuni parlano di “altre Pas”, pur facendo sempre riferimento agli studi del Dott. Gardner come punto di partenza. Tutti i sintomi si possono riassumere nel rifiuto di uno dei genitori: non si parla di altro.
      Non è chiaro, da parte di chi la sostiene, quali siano davvero le fonti cui fanno riferimento, tanto che interrogati direttamente spesso rispondono “chiamatela come vi pare, però consideratela, perché è grave e i bambini soffrono”.
      Un esempio di descrizione di Pas, da uno dei suoi maggiori promotori: “Il problema non è di stabilire se e fino a che punto l’autore di una teoria sia stato una brava persona (il Dott. Gardner), e neppure se e fino a che punto la teoria abbia ricevuto il consenso e l’approvazione del mondo accademico, ma solo se nella sostanza quelle idee evidenziano un problema reale e suggeriscono rimedi convincenti.
      Vede, iI diritto, e soprattutto il diritto di famiglia, è una materia estremamente concreta, essendo in grado di modificare la vita delle persone e potendo indurre profonde sofferenze: non è un’esercitazione didattica o un articolo che allunga il curriculum.
      Quando due genitori si separano tentano sempre, entrambi, di manipolare i figli, portandoli dalla loro parte e mettendoli contro l’altro. Ovviamente l’operazione riesce molto meglio al genitore maggiormente presente, sia perché passa più tempo con loro sia perché essi, già profondamente turbati dalla rottura del legame genitoriale, paventano la perdita del genitore residuo e desiderano accontentarlo. Il risultato è che molto spesso si schierano, prendendo posizioni sbagliate, di cui poi si pentono e che comunque li fanno molto soffrire. A volte questo atteggiamento è così drastico da arrivare al rifiuto totale di un genitore.
      Che si arrivi o no a questo punto la differenza è solo quantitativa: la manipolazione c’è stata – e il danno c’è, più o meno grave – dunque è necessario contenerla, è necessario cercare di porvi rimedio fino a che si è in tempo, perché oltre un certo limite non si rimedia più. Chi legge non avrà difficoltà a comprendere che l’unico rimedio efficace consiste nel togliere potere al genitore condizionante.
      Valutando i numeri in gioco, quanti possono essere i casi in cui c’è un genitore che tenta di mettere i figli contro l’altro e quindi è opportuno limitarne il potere? Sicuramente un bel numero.”

      In realtà il diritto è molto cauto in questo genere di cose, di solito, visto che, ad esempio, viene rigettata da almeno vent’anni ogni proposta di legge che riguardi la manipolazione mentale proprio perché è molto molto difficile dimostrare scientificamente che il soggetto definito “il manipolato” non sia corresponsabile delle sue azioni.

      Così come è esposta nei vari siti pro-pas, e così come è decritta nelle interviste o negli interventi pubblici dai suopi sostenitori, la Pas è a mio avviso una grossa sciocchezza, poiché invece di riportare casi concreti sono sempre riportate ridicole generalizzazioni, quali ad esempio: tutti i genitori tentano di manipolare i figli… oppure: In una situazione normale, ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l’altro… I bambini esibiscono continuamente mancanze di rispetto, ed oggi come oggi vengono ripresi per questo sempre meno, e questo qualunque educatore lo sa. Il problema è il concetto “di normalità” da cui si parte, e non mi sembra un concetto molto attinente alla realtà. Io conosco meravigliosi genitori separati, che vivono un divorzio sereno, che hanno raggiunto un equilibrio fatto di reciproco rispetto e che non “manipolano” affatto i loro figli: partire dalla premesa “tutti i genitori sono potenziali manipolatori solo perché separati” è una sciocchezza. O no?

      Inoltre, non mi sembra proprio che “una campagna denigratoria” possa definirsi dal punto di vista medico un sintomo, ma questo forse un dottore potrebbe spiegarlo meglio… A me, da profana, sembrerebbe più una azione, piuttosto che un sintomo in chi subisce quell’azione… Anche parlare di “razionalizzazione debole” mi sembra un tantino poco scientifico: ci sono tabelle cui fare riferimento, che riguardano i livelli di capacità di razionalizzazione delle persone sulla base della loro età anagrafica? Come si stabilisce questaa “deficienza” nella “razionalizzazione”? Insomma…

  12. 62peppe ha detto:

    La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), nelle sue Linee guida in tema di abuso sui minori, pubblicate nel 2007, ha incluso la PAS tra le forme di abuso psicologico:

    Pag. 10: “Una ulteriore forma di abuso psicologico può consistere nella alienazione di una figura genitoriale da parte dell’altra sino alla co-costruzione nel bambino di una “Sindrome di Alienazione Genitoriale” (Gardner, 1984).”

    Fai clic per accedere a 154.pdf

    • E molte cose sono successe da allora…
      Le cito: Prof. Luigi Cancrini, Psichiatra E Psicoterapeuta
      “Il fatto per me più sconcertante in questa faccenda triste è la presenza, sulla scena del prelievo forzoso del bambino, del consulente tecnico d’ufficio (Ctu) che ha assistito, senza intervenire, alla violenza esercitata sul bambino. Perché? Per un errore metodologico, a mio avviso, legato a quella sua diagnosi, tanto discutibile e tanto di moda oggi, di «sindrome di alienazione parentale» che impropriamente trasforma il bambino conteso in un bambino malato, il genitore «alienante» in un mostro (più o meno malato anche lui/lei) e l’altro in una «vittima» di cui va difeso il diritto. Senza capire che le situazioni croniche di conflitto esprimono una patologia della relazione prima e più che degli individui.
      Ma senza rendersi conto soprattutto del fatto che quella che si decide di non ascoltare più è la voce del bambino perché «alienato» e, dunque non attendibile, il bambino può solo gridare, dimenarsi, stare male, «fare dei sintomi». Inverando alla fine la profezia che si autodetermina del medico.
      Su linee del tutto opposte a quelle richieste da una efficace tutela del bambino” Sottolineo: linee del tutto opposte a quelle richieste da una efficace tutela del bambino – OPPOSTE
      Ancora: “Ora va detto a caratteri cubitali che la PAS non esiste.” del Gruppo di Psicologia Giuridico/Forense di O.P.P. (Osservatorio Psicologi Parmensi).
      Ancora: ADELFIO ELIO CARDINALE, Sottosegretario di Stato per la salute, in risposta all’interrogazione dell’onorevole Borghesi, “Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine «disturbo», in linea con la comunità scientifica internazionale, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici.Se posso, poi, alla fine della risposta ufficiale esprimere una mia valutazione, come medico e cittadino, credo che provvedimenti si dovrebbero prendere contro alcuni genitori che si vedono strappati i figli e non intervengono in maniera brutale.”
      Quindi questa affermazione nega la sindrome e afferma che il termine “disturbo” non è supportato dalla ricerca, ovvero non ci sono dati empirici/concreti/reali a riguardo, ma soprattutto non ha rilevanza clinica. IRRILEVANTE. Le sembra abbastanza forte come termine?
      Non so se nota, ma il il Dott. Cardinale ritiene che un genitore che si vedesse strappare un figlio da una simile aberrazione, sarebbe, a suo avviso, moralmente giustificato ad intervenire in modo “brutale”.
      Le teorie sorgono e tramontano, non sono immortali. L’alienazione genitoriale è morta, sconfessata dai dati empirici. Oltretutto, alla luce della violenza messa in atto in nome della Pas, mi sembra veramente inquietante che tante persone si adoperino per difenderla…

  13. 62peppe ha detto:

    “Da allora” non è successo assolutamente niente,
    salvo il perdurare e l’inasprirsi della campagna di disinformazione che mette in dubbio l’esistenza di un fenomeno reale, l’ALIENAZIONE GENITORIALE, adducendo a pretesto il dibattito sulla classificazione clinica delle sue conseguenze psichiche sul minore , se si tratti di una sindrome, di un disturbo o, come si espressa al momento l’APA che redige il DSM, di un disordine relazionale. Quindi l’APA non si è mai espressa per la non esistenza dell’Alienazione Genitoriale. Del resto, neanche la cosiddetta “Sindrome della donna maltrattata” , spesso citata ed utilizzata come elemento di giudizio nei tribunali, non è contemplata nel DSM, ma nessuno mette in dubbio che ci siano donne maltrattate .
    L’Alienazione Genitoriale come comportamento contrario all’interesse del minore è una forma di abuso di interesse giuridico, indipendentemente dalle conseguenze psichiche che provoca sul bambino, che non costituiscono l’unico elemento di giudizio. Il comportamento di un genitore che boicotta scientemente la frequentazione del figlio con l’altro genitore , che agli occhi del figlio lo denigra e lo sminuisce senza che quest’ultimo si sia reso colpevole di alcunché , va comunque perseguito, tempestivamente, prima che produca effetti gravi sulla relazione genitore – figlio. Questa specifica fattispecie giuridica è stata specificamente identificata nella legislazione brasiliana per l’appunto col termine Alienazione Parentale.
    Va tenuto presente che , per questioni diverse dalla Pas e a prescindere dalla presenza di una patologia psichiatrica, il giudice si è sempre avvalso di consulenti tecnici neuropsichiatri e psicologi competenti per quanto riguarda l’ascolto del minore. In una forma di abuso come l’alienazione genitoriale l’ascolto del minore avvalendosi di consulenti rientra nella prassi.

    In ogni caso la questione dell’inclusione della Pas nel DSM non è chiusa. La definizione della Pas come disordine di relazione non esclude a priori una sua futura inclusione nel DSM, che già oggi contempla anche alcuni disordini di relazione come la “folie a deux”. La Pas non sarebbe la prima patologia psichiatrica ad essere stata diagnosticata per decenni prima di essere inclusa nel DSM, come ad esempio il “Disturbo post traumatico da stress”, la “Sindrome di Tourette o la “Sindrome di Asberger”. Queste patologie si sono sempre diagnosticate e curate anche quando non erano incluse nel DSM senza che alcuno si scandalizzasse, e se ci fu un motivo che rese importante il loro riconoscimento da parte dell’APA fu perche solo in tal caso le cure mediche sarebbero state rimborsate dalle assicurazioni per le quali, come per i detrattori della Pas, nulla esiste al di fuori del DSM.
    Infine, il DSM è un manuale redatto dall’ ”Associazione psichiatri americani”, e, per quanto prestigioso, le associazioni di altri paesi sono libere di fare valutazioni diverse. Come ha fatto, e non c’è motivo che non continui a fare , la “Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza (SINPIA)” nelle sue LINEE GUIDA (fra i 600 e passa lavori scientifici per l’inclusione della Pas nel DSM c’erano anche autori italiani).

    • Lei è molto confuso: la Pas è una sindrome, come la Tourette, o un disturbo relazionale? Sono due cose diverse, lo sa?
      E ancora diverso è sostenere che è una forma di maltrattamento di interesse giuridico e non psichiatrico… Quali sarebbero le conseguenze sul minore in questo caso?
      E’ tutte queste cose, solo una, due, che cos’è? Le non lo sa, nessuno lo sa.
      Gettate fumo negli occhi della gente, trasformando l’alienazione genitoriale in qualsiasi cosa vi permetta di tenerla a galla.
      La questione Pas non è chiusa, certo che no, finché ci saranno persone come lei che faranno di tutto e di più per sostenere un qualcosa che proprio perché è indefinito e indefinibile non può essere confutato.
      Quello che scandalizza è la vostra ostinazione, soprattutto dopo che è stato filmato ed è stato sotto gli occhi di tutti ciò che è davvero l’alienazione genitoriale: una forma di violenza sui bambini. Trascinare un bambino sull’afalto per rinchiuderlo e “resettarlo” è degno del peggiore dei regimi e non c’è contesto che possa giustificarlo.
      Non si può sostenere di difendere i bambini dalla violenza perpetrando su di essi una violenza: è una contaddizione, un paradosso, e svela quanto irrazionale sia questa battaglia per promuovere la Pas. Non c’è scienza né raziocinio in questa faccenda, solo cieca passione: e in questi termini non si può ragionare.
      Eviti di usare il maiuscoletto con me, non mi impressiona.

  14. 62peppe ha detto:

    Non ho scritto per convincere lei ma per fornire informazioni a chi legge questo sito, affinchè abbiano modo di confrontare diversi punti di vista. Sono molto fiducioso che i lettori leggeranno senza prevenzioni le mie argomentazioni e che le troveranno convincenti.

    • E io scrivo per mostrare ai lettore come le sue argomentazioni non abbiano assolutamente nulla non solo di scientifico, ma di logico. Per nominare qualcosa, in questo caso il fenomeno “alienazione genitoriale”, bisogna almeno delineare con chiarezza l’ambito entro il quale si circoscrive il fenomeno: l’alienazione è una malattia psichiatrica, come sosteneva il Dott. Gardner e come sostengono alcuni dei suoi epigoni? E’ un disturbo relazionale, come hanno scritto un manipolo di consulenti tecnici d’ufficio? (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/05/problemi-relazionali/) O è una forma di maltrattamento?
      La cosa grave è che per lei, che sente il bisogno di diffondere il verbo della Pas, questo non è rilevante: per lei è importante che, in qualunque forma le permetta di esistere, la Pas esista. La Pas è un suo bisogno, un suo desiderio, una sua necessità. Ma il fatto che lei senta il bisogno di qualcosa non implica necessariamente che questo qualcosa debba esistere concretamente nella vita della gente.

  15. 62peppe ha detto:

    La Pas è una realtà che viviamo ogni giorno mio figlio ed io e dalla quale stiamo uscendo dopo molta sofferenza.

    • Lei sta vivendo una situazione dolorosa e mi dispiace, ma anche se chiamarla Pas la fa sentire meglio, la Pas non esiste. Affidarsi ad un qualcosa di indefinito e quindi inefficace non può portare alla soluzione di nessun problema. La Pas la fa sentire meglio solo perché la deresponsabilizza identificando “un cattivo” della situazione, il che è indubbiamente consolatorio, ma in che modo può ricomporre i contrasti? Demonizzare gli altri non credo possa considerarsi un modo per giungere ad una soluzione…

  16. 62peppe ha detto:

    Il bello dei fatti concreti è che sono documentabili. I comportamenti alienanti della madre di mio figlio sono verbalizzati e niente affato indefiniti escludendo una “criminalizzazione” . Lo stesso vale per gli altri casi di alienazione genitoriale che , lungi dal basarsi solo su reperti psichiatrici, sono comprovati dalle indagini sui comportamenti del genitore alienante di competenza dell’autorità giudiziaria. E’ come se ad una vittima di un reato documentato si dicesse di essersi immaginato tutto.

    • Sono verbalizzati? Nel senso che lei ha filmato e registrato la sua ex? Senta, se ha da discutere il suo caso, ne discuta con un avvocato, non con me. Se ha dei conflitti irrisolti con la sua ex moglie dovrebbe trovarsi degli amici in carne ed ossa con i quali sfogare le sue frustrazioni.
      Lei è un nick name e per quel che ne so potrebbe essersi inventato tutto.
      Questo non è il luogo dove si sciacalla la vita della gente, si rivolga a qualche programma tv. Oltretutto non mi sembra corretto che compaia solo il suo punto di vista senza che si possa ascoltare la versione della controparte.
      Le faccio notare che quando ho eccepito che il problema di cui lei va parlando è privo di dignità nosologica, si è messo a raccontare la storiella lacrimevole e questo mi fa pensare che sia solo un modo per cambiare discorso, per spostare l’attenzione dal fatto che lei non è in possesso di argomentazioni con le quali confutare ciò che scrivo.
      Non vi è evidenza scientifica di una sindrome da alienazione genitoriale, i disturbi relazionali di cui ha parlato sono stati definiti “privi di rilevanza clinica”, e il sistema giudiziario italiano ha escluso la manipolazone mentale negli anni ’80 in quanto indimostrabile e passibile di compromettere ingiustamente la libertà di scelta dei soggetti coinvolti.
      Se ha dei problemi dovrebbe cercarsi un analista, è un consiglio amichevole che le dò.

  17. 62peppe ha detto:

    Appunto se lei non sa niente di me come fa a dire che io affermerei l’esitenza di qualcosa perchè ne avrei bisogno? Io ho semplicemente risposto che ne affermo l’esistenza perchè la vivo. Se non conosce il suo interlocutore non faccia illazioni su di lui

    • Lei vive un’esperienza, e poi la interpreta: la descrive sulla base di uno schema preconfezionato.
      Vede, io non sono una psicologa, ma di narrazione ne so, e so che il medesimo episodio può essere narrato in tanti modi, a seconda del punto di vista, ad esempio.
      Lei vive un dramma, e su questo non ci sono dubbi: è sullo schema interpretativo che io discuto, non sulla sua vita, non mi permetterei mai.
      I disturbi relazionali, quelli veri, hanno tutti alla base una difficoltà di comunicazione: le persone coinvolte non si comprendono più, sono diventate sorde ai messaggi dell’altro.
      Per risolverli, c’è bisogno di qualcuno che trovi un canale per ripristinare una vera comunicazione.
      La comunicazione si basa anche sull’empatia, sulla capacità di mettersi nei panni dell’altro per comprendere quali possono le sue ragioni… e non le ragioni di una teoria strampalata. Io non faccio illazioni sulla sua vita, non la conosco, non la voglio conoscere e non ho gli strumenti per aiutarla.
      Quello che so è che neanche la Pas può davvero aiutarla…

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