Visto che mi rimproverano di non essere stata chiara…

In merito alla mia posizione nei confronti delle nuove proposte riguardo la bigenitorialità, o responsabilità genitoriale condivisa, e alle mie critiche ai sostenitori del disegno di legge 957, vorrei fare chiarezza.

Il ddl 957 impone, come unica e immediata soluzione, la bigenitorialità, che si articola in tre punti:

1. residenza alternata

2. mantenimento diretto

3. l’introduzione della Pas

Cito: Per realizzare la finalità di cui al primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi dispone che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori, salvo quanto stabilito all’articolo 155-bis. L’età dei figli, la distanza tra le abitazioni dei genitori e il tenore dei loro rapporti non rilevano ai fini del rispetto del diritto dei minori all’affidamento condiviso, ma solo sulle relative modalità di attuazione.

Mi soffermo un momento su “il tenore dei loro rapporti”. Cercherò di essere concisa e precisa, a scanzo di equivoci.

Non affronterò neanche i casi estremi in cui vi siano stati abusi e violenze (fisiche o psicologiche) in famiglia, limitandomi a parlare della cosiddetta “separazione conflittuale” (seppure, mi chiedo, quante sono in proporzione le civili separazioni che si svolgono serenamente e di comune accordo?).

Si sottolinea spesso il diritto del minore a mantenere un rapporto effettivamente equilibrato con entrambi i genitori, in modo che ciascuno di essi si impegni quanto l’altro nel fornirgli «cura» oltre che educazione e istruzione. Ed è vero e giusto.

Ma stiamo parlando di esseri umani, con sentimenti, emozioni e un dramma da affrontare, non parliamo di automi funzionali soltanto al loro ruolo genitoriale. Non è che una mattina uno si sveglia improvvisamente madre-e-non-più-moglie o padre-e-non-più-marito. E’ semplicistico e superficiale. C’è un percorso da affrontare, ci sono degli individui, ognuno con la sua personale storia riguardo la separazione, una storia che va risolta, o si trascinerà e gli strascichi ricadranno sui figli, un ulteriore bagaglio di dolore.

Il Giudice spesso semplifica con frasi di circostanza: “ciò che è successo non conta più, lo avete alle spalle, ora siete solo due genitori”, come se con queste parole una spugna magica lavasse gli anni di conflitti che precedono una dolorosa separazione. I servizi sociali minacciano: se insorgono problematiche, vi togliamo i bambini, come se il ricatto servisse a sedare gli animi o bastasse a razionalizzare un trauma enorme come il fallimento di un progetto di vita.

Se è giusto tutelare il minore, è giusto tutelarlo sulla base di una analisi concreta della realtà delle cose, non sulla base di un principo astratto che non tiene minimamente in considerazione la soggettività della persone coinvolte.

Non si può risolvere il problema con una legge che impone: servono strutture di supporto  che aiutino a costruire. Non basta nominare un principio perché si concretizzi, perché bigenitorialità è solo una parola, un accordo è solo un contratto, mentre una relazione e il suo spezzarsi è un dramma fatto di persone in carne ed ossa.

Allora, chi sono le persone coinvolte? Due genitori e uno o più figli. Sono tutti coinvolti dalla disgregazione della famiglia, perché per quannto si possa “fingere” che ci sia ancora il medesimo legame, quel legame, la famiglia, non c’è più. Ci sono due “attori” (i coniugi che si separano) e coloro che purtroppo subiscono solo le conseguenze del fallimento della relazione, i figli: tutti, comunque, a prescindere dalle responsabilità, devono per forza di cose elaborare un grande cambiamento.

La coppia deve elaborare il fallimento del proprio legame: il divorzio psichico. I rancori, le recriminazioni, il dolore, tutte cose che anche a separazione avvenuta sono ancora lì, a minare la concreta possibilità di una effettiva, reale cooperazione nel nuovo ruolo di genitori separati. Senza stima reciproca, al di là di ciò che è percepito come ingiustizia, non c’è possibilità che un genitore riconosca l’altro come “idoneo” al ruolo genitoriale. E spesso, la separazione ha demolito completamente ogni residuo di stima reciproca. Entrambi gli attori devono sforzarsi di comprendere chi è stato ferito, quanto e perché, e porre rimedio, impegnarsi attivamente a ricostruire un’immagine positiva nuova – il genitore – che andrà a sostituire l’immagine negativa – il compagno – che viveva nella mente dell’altro.

La nuova genitorialità condivisa non è scontata, non esiste “di diritto”: è qualcosa su cui lavorare, un ruolo nuovo in una realtà nuova. Qualcosa da realizzare non solo “per” i figli, ma “insieme” ai figli: anche le esigenze dei figli cambiano col mutare della struttura familiare.

La conflittualità che molto spesso accompagna le separazioni coniugali rende ciechi i genitori dei bisogni effettivi ed affettivi dei propri figli: la separazione dei genitori significa per il bambino avere un padre ed una madre che non si amano più, innescando in lui conflitti e domande sul se sia giusto continuare ad amare entrambi, dal momento che loro non si amano più. Il figlio identifica un genitore “buono” e uno “cattivo”, uno che è causa di sofferenza e uno che soffre, e si aggrappa a quella sofferenza che è la sua medesima sofferenza, la sofferenza dell’abbandono.

Il tenore dei rapporti non è trascurabile, ma fondamentale nella costruzione di una responsabilità genitoriale condivisa. E il tenore dei rapporti è, a mio avviso, uno dei principali aspetti da affrontare in sede di separazione, con il supporto di persone idonee ad affrontare tutto quel bagaglio di dolore, con un persorso adeguato e personalizzato per giungere ad una vera, reale responsabilità genitoriale condivisa: non imposta, ma conquistata, maturata, costruita, in una separazione che si fa percorso e non “soluzione”.

I protagonisti della separazione, genitori e figli, vanno ascoltati, seguiti, accompagnati nel tempo, in processo fatto di accomodamenti successivi, di paziente elaborazione di un nuovo e diverso progetto, che non può essere un modulo standard di tre punti fissi per tutti, ma che deve basarsi sull’analisi di ogni singolo caso, sulla storia che ogni caso porta con sé. Una parola su tutte: ascolto.

L’esempio più classico: c’è un tradimento? Quanto il tradimento influisce sulla fiducia reciproca? Tanto, tantissimo. Un traditore, nella mente di chi ha patito la scoperta di inganni, menzogne spesso perpetrati nel tempo, la disillusione (è un vero e proprio trauma), è un Giuda di dantesca memoria, un inaffidabile, qualcuno cui con sincero terrore si affidano i figli: sincero terrore, non bieco spirito di rivalsa. Quante volte l’ho sentito: mi ha mentito, mi ha ingannato, non posso fidarmi, qualunque cosa dica è falsa, non reggo più il peso della menzogna. La fiducia va ricostruita, pazientemente.

Questo ovviamente, se si vogliono davvero, davvero rispettare tutti i soggetti coivolti. In primis, i bambini.

Tutto il resto è semplificazione al risparmio: condiviso, esclusivo, un timbro e casa. “A causa di riduzione del personale…” esponeva una cancelleria qualche mese fa: come per dire, per voi non abbiamo tempo, non c’è gente a sufficienza, non createci problemi. Il “friendly parent” è quello che non crea problemi: ma il genitore separato non “crea” i problemi, li ha.

E se li espone è passibile di essere accusato di alienazione. La minaccia: non si risolvono i problemi minacciando le persone, minacciando si terrorizzano le persone, e si costringono ad accettare passivamente ciò che non hanno elaborato.

Non fingiamoci migliori di quello che siamo: è supponenza, non maturità.

Il “mediatore familiare”: chi è? Che formazione ha? E’ in grado di affrontare un simile percorso? O è un Tizio all’italiana, uno che ha fatto un corso di formazione di qualche settimana e si è inventato un ruolo per ricavarsi una professione nell’Europa della crisi economica?

Leggo: Possono accedere al master in mediazione familiare del Centro Italiano di Mediazione i laureati in discipline giuridiche, psicologiche, sociali, educative; 20 lezioni; costo 5.000 euro.

20 lezioni: mi sembra serio? No.

Un Avvocato (discipline giuridiche: ha letto solo codici nella sua carriera universitaria) in 20 lezioni è preparato ad una cosa del genere? Io dico di no.

E questo è un punto: il tenore dei rapporti.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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