Il mantenimento diretto – ancora sul ddl 957

Il mantenimento diretto elimina l’assegno di mantenimento.

Le motivazioni addotte a sostegno di questa modalità sono principalmente due:

1. una di tipo “ideale”, cito dall’introduzione al disegno di legge: E’questo lo strumento essenziale per rendere effettivo il diritto dei figli a un contatto significativo con entrambi i genitori, appartenente alla quotidianita. E` anche lo strumento per gratificare il figlio rassicurandolo sull’interesse che ciascuno di essi ha per lui attraverso l’assolvimento di compiti di cura a contenuto economico, nonche´ per liberargli gli spazi ricreativi che altrimenti sarebbe costretto a riservare all’incontro con uno dei genitori.

2. una di tipo più “pratico”, che sostiene che il mantenimento diretto può risolvere il grave problema delle inadempienze, ovvero del gran numero di cause penali per mancato mantenimento che intasano i Tribunali: Ragioni che scavalcano nella nostra giurisprudenza i motivi relazionali contrari gia visti, ai quali e da aggiungere la scarsissima propensione dell’obbligato a versare all’aborrito ex partner, come lui affidatario, un contributo che non deve a lui, ma ai figli. Con il risultato di una altissima percentuale di inadempienze, a danno anche queste essenzialmente della prole.

Si affronta un problema molto serio, e si abbozza un’analisi: molti genitori, una volta stabilito un assegno mensile da versare all’altro ex-coniuge, assegno che serve a contribuire materialemente alla vita dei figli, semplicemente non lo versano. Si parla di “altissima percentuale”.

Spesso, per giustificare questo comportamento, si è scritto di padri (sempre e solo i padri sembrano avere problemi economici) che dormono in auto, di padri ridotti a rivolgersi alla Caritas, di padri portati al suicidio a causa di questi onerosissimi assegni di mantenimento, ma stranamente l’introduzione al disegno di legge non parla affatto di questa emergenza sociale.

Ancora più strano, un’analisi statistica delle condizioni economiche dei genitori separati recita: Dopo la separazione, a veder peggiorare la propria condizione economica sono soprattutto le donne, soprattutto quelle che non avevano un lavoro prima della separazione.

La breve analisi dei promotori del disegno di legge: la scarsissima propensione dell’obbligato a versare all’aborrito ex partner… Aborrire, da dizionario: Avere in orrore qlcu. o qlco. – sinonimi: abominare, detestare. Un sentimento piuttosto forte, no?

Questo riporta istantaneamente al punto trattato nel mio post precedente: il tenore dei rapporti.

Si può concretamente costruire una responsabilità genitoriale condivisa con qualcuno che “aborro”, che detesto, che non sopporto al punto da poterlo definire un “abominio” (da dizionario: Sentimento di disprezzo, di rifiuto – sinonimo: esecrazione)? Se mi rifiuto di dare del denaro a qualcuno perché lo disprezzo, posso veramente condividere con questo qualcuno la responsabilità di un figlio?

E soprattuto, come mai il mio disprezzo è più grande del mio senso di responsabilità verso quel figlio?

Non è eliminando un assegno e trasformandolo in qualcosa di complesso come il mantenimento diretto, un qualcosa che richiede  una maggiore interazione e presuppone una vera comunicazione tra i soggetti coinvolti, che posso risolvere il problema delle inadempienze, bensì affrontando seriamente il problema del tenore dei rapporti, andando a vedere se quel disprezzo, attraverso un processo di elaborazione del divorzio psichico, può trasformarsi in qualcosa di più costruttivo.

Cito ancora l’introduzione al disegno di legge: l’inadeguatezza della legislazione in materia
di affidamento dei figli di genitori separati, che tende a produrre un rapporto asimmetrico tra i genitori circa i compiti di cura verso i loro bambini. Asimmetria che si ripercuote negativamente sulla crescita e sull’educazione dei minorenni … E` innegabile, infatti, che ancora oggi i carichi familiari continuino a gravare in gran parte sulle spalle delle donne, tanto per la cura della casa che per quella dei figli …

Il rapporto asimmetrico circai compiti di cura è causato dalla separazione?

Io dico di no.

Un rapporto asimmetrico nei compiti di cura verso i figli esiste nella maggioranza della famiglie italiane, e si chiama patriarcato: l’uomo al lavoro, la donna a casa con i figli. Ce lo spiega chiaramente Costanza Miriano, la tipica donna italiana.

Non è un problema che consegue una separazione, è una situazione antecedente la separazione, è quel tipo di equilibrio (vecchio e inadeguato, ma a tutt’oggi prevalente) che regge la famiglia italiana. E’ un discorso culturale, una cultura che permea ancora la maggioranza delle persone.

Mi domando allora: può un istituto come il mantenimento diretto instaurare improvvisamente qualcosa che non c’era neanche nei momenti sereni (in cui la famiglia era di fatto una famiglia), un concetto nuovo e sconosciuto come “la simmetria nei compiti di cura”, considerando inoltre il momento di crisi personale profonda che attraversano i soggetti di questa crisi?

Già il coniuge separato deve reinventare un nuovo se stesso elaborando il lutto della separazione, in più deve costruire un nuovo se stesso appropriandosi o condividendo “compiti di cura” sulla base di un principio astratto che mai aveva messo in pratica prima…

E tutto questo, sempre con il solito colpo di spugna: da domani si cambia! Vita nuova!

Soprattutto, alla luce dell’immagine della donna che i siti, che si propongono come pro-bigenitorialità, offrono ai loro lettori: da una parte l’infelice, brutta, cattiva e lesbica femminista, dall’altra la brava mogliettina, che sta a casa e professa una fiera consapevolezza della sua inferiorità intellettuale. Se uno sfoglia questi siti, è tutto un inneggiare alle “donne di una volta”…

E’ un discorso assolutamente schizofrenico: se la donna che vuole la sua autonomia economica, quella che pensa a se stessa e non sacrifica tutto alla cura della casa e della prole, è la donna cattiva, allora come mai dopo la separazione improvvisamente si parla in termini positivi di “bilanciamento del lavoro di cura”? Da sposata la donna deve caricarsi la famiglia tutta sulle sue spalle, dopo il divorzio deve reinventarsi donna emancipata e lasciare i figli a chi, negli anni precedenti, non se ne è occupato affatto…

Ribadisco: questo disegno di legge pecca di una enorme superficialità.

E’ molto bello scrivere frasi astratte come rendere effettivo il diritto dei figli a un contatto significativo con entrambi i genitori, ma non c’è un minimo di analisi della concreta situazione delle famiglie che devono affrontare la separazione dietro tutta questa retorica.

Chi si occupava dei figli prima della separazione? Chi gestiva i loro impegni, chi era responsabile materialmente dei bambini? Le statistiche ci raccontano che i padri italiani non usufruiscono dei congedi parentali. Perché? Perché gli uomini, in Italia, guadagnano più delle donne. Le statistiche ci insegnano che sono le donne ad usufruire del part time, molto più degli uomini. Le donne, spesso, a causa della gravidanza perdono il lavoro. La situazione è asimmetrica prima della separazione, non a causa della separazione.

E’ possibile che una situazione fortemente sbilanciata da una parte, improvvisamente si trasformi in una residenza alternata con responsabilità condivise al 50%, senza che questo crei degli scompensi ai soggetti coinvolti?

Non sto dicendo che il disequilibrio va bene, che è giusto così e deve perpetuarsi immutato fino alla notte dei tempi.

Dico solo che i cambiamenti, per essere assorbiti, devono essere graduali, non traumatici; che, come ho già detto per ciò che riguarda il tenore dei rapporti, la separazione deve essere un processo, con tappe che progressivamente costruiscono una nuova (e solida) situazione emotiva per tutti i componenti della famiglia, e non uno schemino che con violenza incasella esseri umani in ruoli che qualcun altro ha descritto e codificato; che queste tappe devono basarsi su una sincera analisi della famiglia in questione, del suo vissuto, dei suoi problemi pratici ed emotivi…

Vogliamo lavorare sul disequilibrio? Lavoriamoci, ma non solo per ciò che riguarda i coniugi separati, occupiamoci di tutte le famiglie, del divario retributivo di genere, degli asili nido, dei congedi parentali…

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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6 risposte a Il mantenimento diretto – ancora sul ddl 957

  1. emanuele ha detto:

    nei casi divorzio con figli,questi nella maggior parte dei casi restano alle madri,sarà per il pregiudizio maschilista per il quale le donne sono portate per natura a crescere i figli?.un pregiudizio che non vi disturba.
    Le donne lavoratrici o meno,crescono i figli,e i padri procacciano o dovrebbero procacciare il denaro.Tue parole:”l’uomo al lavoro, la donna a casa con i figli”.
    Gli uomini DEVONO lavorare,e le mogli non patiscono alcuna inferiorità,nel dipendere dagli uomini,perché questi devono,sono costretti a portare i soldi a casa.E quelli che non lo fanno,pur essendo costretti,sono perseguibili penalmente.
    Casomai sono le donne a poter lavorare,mentre gli uomini devono.Asimmetria?

    Le madri non affidatarie,in America,che pagavano gli assegni erano(anni fa)il 5%.
    Secondo Chiara Saraceno nel libro “separarsi in Italia”(1998 o 2000) le madri non affidatarie che pagavano gli assegni erano lo 0%.Tra gli uomini che non pagano gli assegni,sono contati:i morti,i malati,i carcerati,i disoccupati strutturali.

    Se le donne guadagnano di meno,in quanto donne,significa che gli uomini guadagnano di più,in quanto uomini.Quale interesse avrebbe un datore di lavoro a pagare di più gli uomini,in quanto uomini,visto che gli stipendi sono un costo per i datori?.

    “Dopo la separazione, a veder peggiorare la propria condizione economica sono soprattutto le donne”,sono le donne che nella maggior parte dei casi chiedono il divorzio,lo fanno evidentemente per finire nella povertà.Invece sono le donne che chiedeno maggiormente il divorzio,perché da questo ci rimettono di meno che gli uomini.
    A lei resta la casa,i figli,mantenimento a lui,né casa,nè figli,né soldi.

  2. Già, asimmetria. E’ buffo che lei si sia perso anni e anni di rivendicazioni femministe. Dov’era?
    Comunque, la stupirà scoprire che “a casa” una donna lavora e tanto. Il lavoro di accudimento della casa e dei figli è un lavoro a tutti gli effetti. Ha mai provato? Provi. Una badante, qui, prende più o meno 1.000 ero al mese più vitto e alloggio; a rigor di logica è il minimo sindacale per una casalinga. Esattamente, qual è la norma del codice penale che obbliga i cittadini di sesso maschile a lavorare? Da quel che so io, uno è libero di morire di fame, se ha piacere…

    • emanuele ha detto:

      O le casalinghe dipendono dai mariti,o il loro lavoro non è remunerato.Delle due,una!.
      Se il lavoro di casalinga non fosse remunerato,le casalinghe,sarebbero smunte dalla fame,vestirebbero di stracci, e vivrebbero nei tuguri.
      Le casalinghe partecipano al reddito dei mariti,senza aver fatto nulla per arrivare allo status dei loro mariti,e per preservare quello status.In cambio del reddito maschile,nei confronti del quale hanno pieno diritto,svolgono i lavori domestici.

      Esattamente, qual è la norma del codice penale che obbliga i cittadini di sesso maschile a lavorare? Da quel che so io, uno è libero di morire di fame, se ha piacere.
      Potresti provare tu,ad esercitare la libertà di morire di fame, e nel caso fornirmi il resoconto di questa esperienza.
      Gli uomini devono lavorare,primo per vivere,secondo perché un uomo deve fare qualcosa per entrare nell’orizzonte di interesse femminile(ipergamia femminile),e perché gli uomini non hanno nessuna che li mantenga.
      Perché le donne hanno rivendicato il diritto al lavoro,la possibilità di lavorare negli ultimi decenni,e non prima quando le condizioni lavorative erano diverse?
      Il dovere si puo intendere sia in senso animistico,una volontà che obbliga(come il vecchio servizio di leva),ma anche nel senso di una attività che uno DEVE svolgere per non morire.Si deve assumere liquidi per vivere,non esiste la possibilità di vivere senza assumere liquidi.

      P.S. Perché i fgli vengono assegnati quasi sempre alle madri?

      • “senza aver fatto nulla per arrivare allo status dei loro mariti,e per preservare quello status” E’ questo che contesto. Una famiglia è un organismo, in cui tutti i componenti collaborano perché la famiglia sopravviva, collaborano in modo diverso, dando ognuno il proprio contributo. Il marito che si dedica al lavoro può farlo perché quacuno a casa lavora per permettergli di farlo al meglio, ed è anche grazie a quel lavoro che un marito raggiunge un certo status: gazie al lavoro svolto in casa, e al supporto emotivo.
        Ci sono famiglie sane che funzionano e che vivono in armonia, famiglie in cui ogni componente riconosce ed apprezza l’impegno del’altro, a prescindere dal luogo e dal modo in cui questo impegno si reifica.
        Comunque, qui si sta parlando sempre di generalizzazioni: tutti gli uomini lavorano, tutte le donne stanno a casa, è una generalizzazione, e non è di questo che parlo io.
        Io parlo di un mondo del lavoro in cui sono impiegati più uomini che donne, e questo è un concreto dato statistico. Come è un concreto dato statistico che, a parità di competenze e funzioni, le donne siano retribuite meno. Come è un dato statistico che i congedi parentali siano richiesti quasi esclusivamente dalle donne: sono cifre, non opinioni.
        Il fatto che lei non riconosca il valore del lavoro di cura svolto in casa, potrebbe implicare che non riconosca neanche la necessità di collaborarvi, il che renderebbe un sistema-famiglia costituito con una donna lavoratrice piuttosto insostenibile, dal punto di vista pratico ed emotivo.
        I rapporti umani, comunque, non si possono “quantificare” in termini meramente economici: stipendio del marito = pulizie domestiche… E’ molto triste, così.
        La famiglia, ormai da parecchio tempo, non è più soltanto una cellula economica della società, una aggregazione di persone che mettono in comune delle risorse per sopravvivere… C’è anche quel piccolo particolare che molti chiamano “amore” e che molti sviluppano in un altro concetto, che potremmo definire “progetto di vita condiviso”…
        Molte perone vivono una dimensione spirituale, che difficilmente è quantificabile in termini di denaro e servizi.

        Sul fatto che “i bambini vengono tutti affidati alle mogli”: esattamente da quale documento trae questa conclusione?

  3. emanuele ha detto:

    “bambini vengono tutti affidati alle mogli”volevo dire che in caso di divorzio i figli vengono assegnati nella maggior parte dei casi,più del 90% alle madri.Perché?

    “Io parlo di un mondo del lavoro in cui sono impiegati più uomini che donne, e questo è un concreto dato statistico”,perché le donne hanno un’alternativa al lavoro,mentre gli uomini no.
    Un uomo che non lavora,non vale niente agli occhi delle donne,mentre una donna che lavora,vale tanto quanto le altre.
    Che i lavori più rischiosi,pericolosi,e faticosi,siano svolti dagli uomini,anche questo è un dato statistico.

    “che, a parità di competenze e funzioni, le donne siano retribuite meno”,anche a parità di orario di lavoro,di anzianità,di disponibilità a lavorare lontano da casa?.
    Dunque i datori di lavoro per far del male alle donne,danneggiano anche loro stessi!!!.
    Perché si parla di ridurre gli oneri figurativi,per le aziende che assumono donne,quando le lavoratrici “costano” già meno degli uomini?.

    “Come è un dato statistico che i congedi parentali siano richiesti quasi esclusivamente dalle donne”:che i congedi parentali siano richiesti quasi esclusivamente dalle donne,non va bene,che in caso di divorzio i figli restano a TEMPO PIENO con le madri,non disturba.

    “C’è anche quel piccolo particolare che molti chiamano “amore”,perché agli uomini piacciono le donne giovani(e dunque non le donne per quello che sono),perché sono più “utili” sul piano riproduttivo;perché alle donne piacciono gli uomini con uno status elevato*?Perché esprimono una fitness evolutiva migliore,e sono capaci di poter provvedere al sostentamento delle donne e degli eventuali figli.

    Il resto è una visione INCANTATA della realtà,che piace,ma la realtà è tutt’altro,piaccia o meno.

    L’amore non è altro che l’astuzia della natura per la sopravvivenza dei geni.

    *Anche le femministe hanno affermato,che le donne non sono così “bavose” come gli uomini(ossessionati dal corpo femminile),e che le donne guardano altro in un uomo.Ma se gli uomini giudicano le donne per quello che sono fisicamente,ma le donne no(esiste la cultura dell’uomo oggetto nei mass media?),le donne giudicheranno gli uomini(per esclusione)per quello che FANNO,per la loro utilità,come gli oggetti che si giudicano per quello che danno.

    • Le rispondo con un post sul lavoro.

      Per ciò che riguarda il resto… resto felicemente “incantata”, a condividere la mia reatà con persone non così schiave di questa sorta di determinismo “genetico”.

      Mi chiedo cosa lei pensi di grandi poeti maschi che all’amore hanno dedicato splendidi versi… Sono delle aberrazioni della natura?

      Farò della mia anima uno scrigno
      per la tua anima,
      del mio cuore una dimora
      per la tua bellezza,
      del mio petto un sepolcro
      per le tue pene.
      Ti amerò come le praterie amano la primavera,
      e vivrò in te la vita di un fiore
      sotto i raggi del sole.
      Canterò il tuo nome come la valle
      canta l’eco delle campane;
      ascolterò il linguaggio della tua anima
      come la spiaggia ascolta
      la storia delle onde.

      Kahlil Gibran

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