Sul rapporto asimmetrico

“l’inadeguatezza della legislazione in materia di affidamento dei figli di genitori separati, che tende a produrre un rapporto asimmetrico tra i genitori circa i compiti di cura verso i loro bambini. Asimmetria che si ripercuote negativamente sulla crescita e sull’educazione dei minorenni … E` innegabile, infatti, che ancora oggi i carichi familiari continuino a gravare in gran parte sulle spalle delle donne, tanto per la cura della casa che per quella dei figli …” così ci racconta l’introduzione al ddl 957.

Io non concordo con questa analisi. Non è l’inadeguatezza della legislazione in materia di affidamento che produce un rapporto asimmetrico all’interno delle famiglie italiane, separate o meno, ma questo:

e questo

Vorrei sottolineare uno dei simpatici articoli del magazine Donna Inferiore: Se torna a casa e ti da uno schiaffo? Non reagire mai, ha le sue buone ragioni e tu devi solo tacere servendolo.

Primo: la terza persona del verbo dare al modo indicativo vuole l’accento, quindi “ti dà uno schiaffo”.

Secondo: non è divertente. Io non sto ridendo. Qualcuno sta ridendo?

Terzo: io credo che queste ed altre amenità che circolano in rete si ripercuotano sulla crescita e sull’educazione dei minorenni. Qualcuno se ne preoccupa?

In conclusione: anzi no, traetele voi le conclusioni…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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9 risposte a Sul rapporto asimmetrico

  1. Paolo1984 ha detto:

    a me non piace che abbiano usato Ramsay per una cosa maschilista.
    Riguardo a Donna inferiore, non capisco il senso: chi l’ha realizzata voleva dire davvero che le donne sono inferiori o voleva essere una denuncia (condotta in forma volutamente grottesca) del maschilismo? Lo dico perchè quei titoli sono talmente eccessivi da far pensare ad una parodia

    • Le foto sono tratte da una pagina facebook dal titolo “roba da maschi”, definita “movimento di aggregazione maschile.”
      Questo genere di “maschi” definisce se stesso attraverso una contrapposizione al genere femminile, definito principalmente dal sedere: tutta la pagina è un’immensa collezione di foto di sederi di ragazze… inframezzate da queste che dovrebbero essere divertenti battute.
      Qualche volta prende in giro le donne brutte, qualche volta ironizza sulla stupidità delle donne in generale e ogni tanto, per cambiare pubblicano delle tette.
      Immagino che la considerino comicità.
      Il trattamento riservato alle mogli? Le battute sono tutte, senza esclusione, denigratorie, ad es. “non è vero che quando un uomo vede una bella donna si dimentica di essere sposato, è proprio n quei momenti che se lo ricorda dolorosamente”. La moglie è brutta, e deve stare in cucina.
      L’immagine del profilo è Rocco Siffredi (il quale, tra l’altro, non si esprime così volgarmente nei confronti delle donne, e magari potrebbe anche sentirsi offeso ad essere accomunato a ‘sti qua).
      Prendi una donna e trattala male: siamo ancora a questa definizione del maschio…
      Soprattutto perché la donna, se non la sottometti è cattiva: una delle ossessioni della pagina è la famiglia Briatore, che ci racconta che le donne vogliono solo i tuoi soldi.
      Insomma, vi viene in mente uno stereotipo? Lì c’è…

  2. thesparesuit ha detto:

    Mi si è rivoltato lo stomaco. 123.275 “Mi piace”. L'”Oblivion” potteriano è stato inventato per casi del genere, suppongo!

  3. thesparesuit ha detto:

    No, per carità, non pretendo la bacchetta magica: mi accontenterei di un po’ di civiltà. Poca, eh.

  4. Lidia Zitara ha detto:

    Caro Ricciocorno, oggi ho scoperto il tuo bel blog e questo è il mio primo commento. Ovviamente mi trovi del tutto d’accordo, si tratta di manifestazioni d’inciviltà e di scarsa intelligenza, ed a poco valgono frasi fatte del tipo “la madre dei cretini è sempre incinta”, anche questa non priva di un (poco) velato senso di disprezzo nei confronti della donna.
    E fai bene a denunciare questo stato di cose. Ma io credo nella libertà d’espressione, sia pure l’espressione più deteriore che ci sia in circolazione. Ognuno ha diritto a scrivere e fare le proprie stronzate, perchè il suo diritto di dire stronzate è il mio diritto di dire stronzate.
    Ciò non giustifica questi atteggiamenti che rivelano quanto reale sia la nostra condizione di sottomissione alla società maschile, ma credo che non vada in nessun caso impedito a nessuno di dire ciò che pensa (in questo caso “crede” di pensare).
    Ciò che è più pericoloso, e che hai già affrontato nel blog, è che queste cose non sono frutto di un pensiero autonomo di chi le produce, ma sono indotte dalla ripetizione ossessiva di idiozie.
    In questo consiste il crimine, che è molto più grande di quello da te enunciato, cioè nella “fabbricazione” (e uso questo termine con consapevolezza) di esecutori, non già di liberi pensatori. Non siamo distanti dall’imaginario di “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley.

    • A volte mi chiedo se gli autori delle distopie hanno avuto una qualche precognizione del futuro, o se hanno contribuito a crearlo… Che dire del Bispensiero di Orwell? A me sembra applicato da molti…
      Il problema è proprio il concetto di “libera espressione del pensiero”… Sono davvero “pensieri” quelli che ho mostrato? Sono opinioni espresse liberamente da un intelletto che le ha elaborate?
      Diceva Sartre: “Mi rifiuto di chiamare opinione una dottrina che prende di mira espressamente persone determinate, che tende a sopprimere i loro diritti e a sterminarle.” Lui definiva questo genere di espressione “passioni”, non opinioni, perché prive della componente razionale.
      Io non credo che limitare la libertà assoluta degli individui sia negativo. Noi viviamo in un sistema a libertà limitata, soggetto ad un sistema di leggi. La libertà sta nel rinegoziare i limiti che noi stessi ci poniamo, attraverso le leggi che scegliamo di seguire. La libertà è sopravvalutata.
      Un bellissimo saggio di Piaget (ora sto veramente pescando nella memoria) “Il giudizio morale del bambino” racconta proprio del magico passaggio nel gioco che avviene dalla fase delle “regole imposte dall’alto” alle regole costruite insieme, le regole condivise dal gruppo affinché il gruppo si diverta. Le regole non sono immutabili, mutano con l’uomo. E’ lo scopo che sta a monte che le rende regole “per il bene” o regole “per il male”.
      Questa è civiltà. Stabilire delle regole perché tutti, tutto il gruppo possa stare bene.
      La differenza fra distopia e utopia.
      Con questo non voglio dire che sono a favore della censura: io sono a favore dell’educazione. Ed è per questo che raccolgo, racconto, e critico.
      E sono aperta alle critiche. Si può sempre migliorare. All’infinito, ne sono convinta… in barba a biologi e genetisti! Quella che conta è la vita della mente…
      E comunque grazie. E’ bello essere letti con interesse.

      • Paolo1984 ha detto:

        “A volte mi chiedo se gli autori delle distopie hanno avuto una qualche precognizione del futuro, o se hanno contribuito a crearlo”

        non so, però hanno scritto bellissimi romanzi

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