I ruoli: davvero ce la andiamo a cercare? II

Tante sono le scienze umanistiche, umane e sociali che si occupano del bambino e delle sue necessità: filosofia, pedagogia, psicologia… Per non parlare poi della medicina in generale, della neuropsichiatria infantile, della psicoanalisi…

Citare tutto e tutti è, per ovvie ragioni, impossibile. Ma voglio comunque riportare delle frasi celebri da autori altrettanto celebri:

“L’esperienza dell’allattamento è l’esperienza centrale della vita del bambino, è l’evento centrale dell’esistenza infantile, il mattone fondamentale su cui, se tutto va bene, il bambino costruirà la sua fiducia in se stesso, nelle persone significative della sua vita e per estensione nel mondo.” Bruno Bettelheim (sul quale vi consiglio di approfondire, alcuni spunti qui e qui)

“La madre è la sola persona che può in modo appropriato presentare il mondo al bambino in una forma che abbia un senso per lui. Essa sa come farlo, non perché sia addestrata e abile, ma solo perché è la madre.” Donald Woods Winnicott

“Le coccole, i giochi, le intimità del poppare attraverso le quali il bambino impara la piacevolezza del corpo di sua madre, i rituali dell’essere lavati e vestiti con i quali il bambino impara il valore di se stesso, attraverso l’orgoglio e la tenerezza della madre verso le sue piccole membra, queste sono le cose che mancano” John Bowlby

“Ultimo suggerimento: ho una mia teoria e forse mi prenderanno in giro. La chiamo: la donna a tre quarti del tempo. Le donne che lavorano, la maggioranza, a fine giornata pensano già ai figli, alla spesa, agli impegni di casa e rendono poco. Non sarebbe meglio lasciarle uscire mezz’ora prima? I figli, tornando da scuola, le avrebbero a casa meno stressate e più disponibili. Più che di corsi, è di questo che i bimbi hanno bisogno.” Giovanni Bollea

Potete andare in libreria, fermarvi davanti allo scaffale sul quale scorgete foto come questa

poi tirare giù un volume, e di sicuro leggerete qualcosa di molto simile a ciò che ho riportato qui sopra.

La madre è l’esperienza fondamentale del bambino, la causa prima e determinante di ciò che è destinato ad essere, una sorta di anti-caronte col compito di traghettarlo verso una visione del mondo, verso la vita che lo attende al di là delle sue braccia amorevoli; la madre è quella che deve esserci, perché è ciò di cui ogni bambino ha davvero bisogno.
Non lo dico io, sia chiaro. Lo dicono persone informate sui fatti, persone che hanno studiato, e ricercato, e analizzato, e scritto, e pubblicato, le persone che trovate su tutte le riviste dedicate, che trovate citate sui poster e negli opuscoli abbandonati in pediatria, nei consultori, nella sala d’aspetto della pediatra, nei siti tutti rosa dai titoli invitanti come “mammafelice”, “bambinonaturale”…

Da un grande potere derivano grandi responsabilità, direbbe Spiderman. Se non erro, lo dice nel film in cui rinuncia alla donna che ama per immolarsi al ruolo di supereroe…

La scienza, purtroppo, seppur autorevole, difficilmente risulta d’accordo con se stessa.

Se da una parte ci cuce addosso questo costume da sola ed unica custode del benessere del bambino, pietra d’angolo su cui la natura costruisce il suo perpetuarsi, dall’altra ce lo strappa con violenza, accusandoci di interpretare un ruolo anacronistico (come se ce lo fossimo scelte noi fra mille disponibili), di dedicarci ad impersonare un archetipo divorante, dannoso per la società tutta:

Non a caso siamo la terra della Santa Madre Chiesa, non a caso siamo la terra dei figli di mamma e, piaccia o no, non a caso siamo la terra della Mammasantissima. Perché, appunto, non è un caso che i mafiosi chiamino la mafia “Mammasantissima”, così come non è un caso che i figli vadano sempre dalla Mamma.

Siamo passati dalla poesia al disprezzo, senza sfumature intermedie: il “bambino di mamma” suona quasi come un insulto, è accomunato addirittura all’atteggiamento mafioso. Se i bambini si rivolgono alla mamma è solo colpa della Chiesa cattolica.

Prima si suggerisce un certo comportamento, poi si rimprovera chi lo fa proprio. Come già rilevato a proposito dell’allattamento esclusivo e a oltranza.

Comunque, Bowley e Bettelheim non mi sembrano nomi tanto “mediterranei”, tipici della “terra dei figli di mamma”.

A parlare di terrificanti archetipi non è un tizio qualsiasi, che argomenta con gli amici al bar, ma fa sempre parte di quelli che pubblicano e ci spiegano dall’alto dell’autorevole scienza “le cose come dovrebbero essere”.

Così, improvvisamente, e di solito solo dopo una separazione, tutta la retorica su quella che sa come fare, che deve tornare a casa perché è lì che c’è bisogno di lei, improvvisamente perde ogni significato per lasciare spazio ad un concetto del tutto diverso: la bigenitorialità.

Ecco che la madre scompare persino come parola e si trasforma nel neutro “genitore”:

I neonati sono i più protetti dalle conseguenze immediate della separazione dei genitori, sempre che venga garantita loro una relazione di attaccamento stabile e sicura almeno da parte di uno dei genitori.

Uno dei genitori? E la manfrina di Winnicott sul bambino che nel volto di sua madre vede se stesso e in questo suo rispecchiarsi… lo cito:

“ora, a un certo punto, viene il momento in cui il bambino si guarda intorno. Forse il bambino al seno non guarda il seno. E’ più probabile che una caratteristica sia quella di guardare la faccia…Che cosa vede il lattante quando guarda il viso della madre? Secondo me, di solito ciò che il lattante vede è sé stesso. In altre parole la madre guarda il bambino e ciò che essa appare è in rapporto con ciò che essa scorge”

Se scorrete qualsiasi testo riguardante la separazione, noterete che “madre” o “padre” sono termini pressocché assenti, e che l’incipit è sempre il medesimo: presuppondendo che ogni bambino, per uno sviluppo armonico della propria personalità, preferibilmente abbia la presenza delle due figure genitoriali…

Si, mi chiedo io, ma mentre la madre costruisce la fiducia e presenta il mondo con coccole e  tenerezza, mentre allatta, in casa, esattamente l’altro indispensabile genitore che fa per contribuire allo sviluppo armonico della personalità dell’infante?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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2 risposte a I ruoli: davvero ce la andiamo a cercare? II

  1. Legolas ha detto:

    Non sono sicuro di aver capito il senso di questo post.
    Intendeva esprimere accordo con le ragioni di Bettelheim, Winnicott, Bowlby?
    O constatare che si sente dire tutto e il contrario di tutto, e non si sa a chi credere?
    E la sua domanda finale (l’altro genitore cosa fa?) è retorica, o intende sostenere che secondo lei il padre non serve a niente?

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