L’opinione dell’Avv. Enza Tempone e la bigenitorialità

In calce ad un articolo dell’Associazione Adiantum, in prossimità di quell’appuntamento del 4 ottobre che sembra sempre più una sfida all’O.K. Corral, l’Avv. Enza Tempone esprime il suo parere professionale:

Da alcuni anni si sente sempre di più una critica unidirezionale del diritto di famiglia, e purtroppo molti giudici, soprattutto le nuove leve, l´hanno fatta propria, affossando a picconate le conquiste di anni di lotta. Premesso che la bigenitorialità dovrebbe essere un obiettivo per chiunque abbia un po´ di buonsenso, da avvocato familiarista vorrei portare anche la mia, di testimonianza. A fronte dei padri privati dei figli o costretti in angusti confini, oltre che affamati da provvedimenti in tema di alimenti, figure ormai appartenenti al passato, con buona pace dei film e delle potenti associazioni che li rappresentano, oggi assistiamo a fenomeni ben diversi: padri che, disinteressatisi sempre della prole, scoprono improvvisamente l´amore paterno, soprattutto quando sono pronti a rivendicare il diritto di sottrarre un tot dall´assegno se riescono a tenere i figli un giorno di più; padri che vengono agevolati in ogni modo nel diritto di visita e sono latitanti più che mai, soprattutto perchè sanno che sbolognare i figli tutti i week-end alla madre significa, di fatto, impedirle di riconquistare i suoi spazi; padri che singhiozzano sui loro pretesi stenti in presenza dei figli, in modo che questi possano accusare la madre di essere una carogna; padri che versano assegni direttamente in mano ai figli, pur se conviventi con la madre, sapendo che questo scatenerà una guerra perchè il viziatissimo pargolo non si sognerà di dare un euro alla madre,o, più spesso, che la stessa farà la fame pur di non litigare con il ragazzo; donne che per trent´anni si sono occupate solo della famiglia, spesso costrette dal marito e magari rinunciando a carriere molto più prestigiose di quelle del consorte, e ora si sentono dire ´vai a lavorare´ nella situazione di disperata crisi che c´è. Siamo tornati indietro, e di molto, e i progetti di legge in parlamento vogliono trasformare la donna separata in una nuova schiava, dipendente dall´ex anche per pagare una bolletta.

Questo è quello che l’Avv. Enza Tempone sostiene di vedere, in prima persona, nei Tribunali: la sua testimonianza.

Testimonianza che, secondo Fabio Nestola, è falsa, in quanto viziata da negligente disinformazione (Ma dove vive? Si informi, avvocato – è il commento – al quale mi viene impulsivamente da rispondere: immagino che eserciti, l’Avvocato Tempone, e parli di ciò che vede in aula), è supportata da dati parziali non indicativi del fenomeno nel suo complesso (con l’ottica ristretta ad un singolo orticello non può certo pontificare in merito al problema su scala nazionale, il commento – in altri termini: anche se descrive ciò che vede, le sue esperienze non sono rilevanti, in  quanto “piccolo orticello” che non rispecchia i grandi numeri della realtà nazionale; le uniche esperienze personali rilevanti, nauralmente, sono quelle a sostegno delle tesi di Fabio Nestola), e, ovviamente, deformata dall’ideologia femminista (la finisca con il pianto della donna-schiava, una mania di persecuzione che sinceramente ha stancato).

La tesi di Adiantum la conosciamo tutti, e ogni articolo del sito non manca di ricordarcela:  Il problema è che gli ostacoli alle frequentazioni vengono costruiti anche per quei genitori, padri e madri, che vorrebbero continuare ad occuparsi dei figli, ovvero: la tendenza attuale della magistratura che si occupa di minori, nonostante la riforma introdotta con la legge 54/06, la quale stabilisce che – cito – il giudicante ha l’obbligo di pronunciarsi prioritariamente per l’affido congiunto e deve, in caso si affidamento esclusivo, giustificarne i motivi, di fatto si risolve nel concedere l’affido esclusivo anche nei casi in cui i genitori esclusi vorrebbero continuare ad occuparsi dei figli, incurante del principio che mette in primo piano il bene del minore e il suo diritto a mantenere contatti diretti e permanenti con entrambi i genitori.

Il punto è: non è importante ciò che il genitore vuole non vuole, perché il magistrato deve intervenire per tutelare il benessere del minore, non la volontà del genitore. La volontà del genitore coincide sempre col benessere della prole?

Visto che oggi come oggi il magistrato è costretto a giustificare la decisione di concedere l’affido esclusivo, quali sono le motivazioni addotte che emergono dalle sentenze emesse?

Andiamo a vedere.

Corte di Cassazione, 11 agosto 2011, n. 17191: al ricorso del padre, che denunciava la non applicazione del principio di bigenitorialità, la Cassazione risponde che il giudice di appello non aveva affatto disatteso il diritto della minore alla bigenitorialità ma, semplicemente, aveva posto a fondamento della propria decisione la convinzione che fosse pregiudizievole per la bambina l’affidamento ad entrambi i genitori alla luce del comportamento gravemente denigratorio tenuto dal padre e dalla sua famiglia nei confronti della madre della minore. Mantenere un un rapporto equilibrato con i propri genitori deve essere un fine perseguito sempre alla luce del benessere del minore, quindi, scelto essenzialmente per evitare che la separazione produca traumi nello sviluppo della personalità del minore. Ma, se è proprio quella frequentazione a creare problemi al minore, il magistrato è nel pieno diritto quando opta per l’affido esclusivo.

Difatti, il disegno di legge 957  punta proprio a diminuire sostanzialmente quel potere discrezionale che permette agli organi competenti questo genere di valutazioni, onde evitare che metano in discussione il principio della bigenitorialità, che diventa a tutti gli effetti un dogma di fede.

Quello che conta è il bene del minore, e il bene del minore non sembra, sempre e comunque, (nel momento in cui un caso è concretamente affrontato in sede processuale) legato indissolubilmente al suo diritto a mantenere contatti diretti e permanenti con entrambi i genitori, ma a volte quei contatti sono definiti pregiudizievoli, ovvero lesivi del minore.

Un’altra sentenza, Cassazione, I Sezione Civile, n° 26587 del 17/12/2009, recita: La Cassazione ha motivato la decisione affermando che, affinchè possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, deve risultare, nei confronti di uno dei genitori, una condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come nel caso, ad esempio, di un’obiettiva lontananza del genitore dal figlio, o di un suo sostanziale disinteresse per le complessive esigenze di cura, di istruzione e di educazione del minore).
L’applicazione dell’affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potestà genitoriale.

Da notare che nella sentenza 17191/11  si parla di campagna denigratoria, uno dei cavalli di battaglia dei padri separati, poiché sarebbe uno dei “sintomi” (e non una causa, bensì un sintomo) della Pas, la sindrome da alienazione genitoriale.

Campagna denigratoria che,  venuta alla luce, ha condotto alla decisione di un affido esclusivo al genitore denigrato.

A cose serve, dunque, aggiungere la Pas al nostro sistema giudiziario?

Corte di Cassazione, Sezione I Civile, sentenza del 15 settembre 2011, n. 18867: si stabilisce l’affido esclusivo al padre dato il netto rifiuto di qualsiasi rapporto con la madre manifestato dalla figlia minorenne ed avuto riguardo al suo superiore e prevalente interesse nonchè all’incapacità dei genitori di evitare conflitti tra di loro in funzione di tale interesse, fosse allo stato impensabile disporre l’affidamento condiviso o esclusivo alla madre della ragazza e che, quindi, dovesse essere confermato il suo affidamento al padre, sia pure con conferimento ai servizi sociali dell’incarico di tentare il ripristino dei rapporti tra madre e figlia.

Il pronunciamento della Cassazione segue quella linea giurisprudenziale che ritiene fondamentale l’ascolto del minore nell’ambito dei procedimenti di separazione e divorzio, qualora sussistano gravi conflitti tra gli ex coniugi e dinamiche familiari difficili da dirimere. L’ordinamento attuale non pone incapacità a testimoniare derivanti dall’età minore e spetta al giudice di merito, nell’esercizio del suo potere discrezionale, valutare la credibilità di dichiarazioni rese da testi minori degli anni quattordici. Il nostro legislatore ha così scelto di non porre limiti alla capacità giuridica di essere testimone e di affidarsi al criterio della maggiore o minore credibilità del soggetto chiamato a deporre.

Non sono d’accordo col signor Nestola quando pone l’accento sulla questione di genere, che è importante, ed è sicuramente coinvolta (come fa notare l’Avv. Tempone) nelle diatribe sul disegno di legge 957, ma non è l’unica prospettiva di lettura di ciò che sta avvenendo.

Ci sono altri due punti che passano in secondo piano, mentre tutti sono  concentrati a diquisire di madri e di padri, e sono: la possibilità che un genitore venga valutato come inidoneo ad educare i propri figli (come dire: non sei capace di essere ciò che sei) e la possibilità offerta al minore (storicamente incapace di intendere e volere) di poter dire la sua su come sono genitori i propri genitori.

Il diritto romano era molto chiaro su cosa fosse la patria potestà (quella che oggi si chiama potestà genitoriale), che non derivava dalle competenze dimostrate una volta assunta, non poteva essere discussa, ma  sussisteva e basta, sulla base del fatto di essere, nel bene e nel male, ma comunque sempre necessariamente, un pater familias: bastava procreare.

Sei genitore perché crei un figlio.

Il divorzio ha messo in crisi il concetto stesso di genitore come non erano riusciti a farlo decenni di trattati di psicologia evolutiva o centinaia di anni di volumi di pedagogia: i genitori non sono solo sottoposti ad una indagine, non ci si limità più a cercare di educarli ad essere “bravi genitori”, ma addirittura si è arrivati a privarli dello status di genitore.

Non sei capace, ti sei dimostrato inidoneo, sei fuori.

E non te lo dico solo io, Stato, o l’ “ordine costituito”, o l’ “inetto magistrato”, o la “perfida femminista”, te lo dice tuo figlio: quello che contavi di plasmare, che credevi sarebbe stato a tua immagine e somiglianza, la tua garanzia di immortalità, la creatura che avevi designato come erede del tuo giardino dell’Eden, proprio lui ti sconfessa e ti tradisce.

E se ne va per la sua strada.

Mi sembra una storia già letta da qualce parte. E come finisce? Finisce che il padre s’infuria, mi pare, e prende provvedimenti. Per il bene della figliolanza, è chiaro. Non perché improvvisamente è messa in dubbio la sua onnipotenza…

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, attualità, dicono della bigenitorialità e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a L’opinione dell’Avv. Enza Tempone e la bigenitorialità

  1. salvo ha detto:

    … le sue esperienze non sono rilevanti, in quanto “piccolo orticello” che non rispecchia i grandi numeri della realtà nazionale; ….

    QUali sarebbero i grandi numeri della realta’ nazionale? Li ha presentati? Lu ha analizzati Li ha spiegati? DOve si trovano? SOno di dominio pubblico? Io personalmente vorrei vederli e metterci le mani dentro. Non vorrei che il piccolo orticello fosse il suo — del tizio Adiantum …

    • Fabio Nestola parla di poveri padri senza casa, o almeno vi accenna: “Gli alloggi di fortuna per i separati senza casa non venivano allestiti negli anni ’70, piaccia o no si sono resi necessari nel terzo millennio”, cit.
      Ma, ad esempio, il recente rapporto di Save the children sul tema povertà e bambini, parla di mamme nella crisi, confermando quei dati che vogliono le donne maggiormente in difficoltà in caso di separazione.

  2. Andrea Mazzeo ha detto:

    Se la politica si decidesse a dare un bel calcione nel di dietro ai padri-rifiutati-dai-figli (non chiamiamoli più padri separati perché la cosa è offensiva per la maggioranza dei padri separati) invece di coccolarseli come sta facendo, …

  3. Mi ha molto colpito sul sito osservatorio psicologia, una particolare affermazionea sostegno della Pas (che rispondeva proprio ad un suo intervento, Dott. Mazzeo): “Secondo Siegel, il “processo di sintonizzazione emotiva” innescato dalle relazioni fra due o più persone consiste nell’immedesimarsi con la struttura psicologica dell’altro per capirlo. La memoria del bambino in tenera età, registra queste esperienze prima ancora di sviluppare la propria memoria autobiografica. Allora, quale ambiente mentale e interpersonale costruisce il bambino esposto all’azione manipolatoria di uno o entrambi i genitori? Se nelle famiglie, la manipolazione parentale si diffonde, potremmo trovarci di fronte ad un fenomeno sociale mal conosciuto.”
    A me sembra francamente fuori luogo parlare di “manipolazione”: un genitore educa, ovvero cerca di trasmettere al proprio figlio una serie di valori, la sua visione del mondo, e questo ovviamente lo fa sulla base di ciò che è, di come vive la sua vita…. E’ manipolazione questa? Cosa dovremmo fare, per non manipolare i nostri figli, rinchiuderli un una torre lontano da chiunque possa “sintonizzarsi” con lui, di modo da permettergli di crescere in piena autonomia?
    Ma in piena autonomia, senza alcun tipo di profonda relazione affettiva, come può svilupparsi un essere umano?
    Un genitore che trasmette al proprio figlio la sua idea di bene e male, è un manipolatore o un educatore?
    Citare situazioni limite, come bambini rapiti (Anche la bambina austriaca rapita da un pedofilo arrivò a rifiutare i suoi genitori veri, cito sempre da osservatorio psicologia), mi sembra fuori luogo. Anche se, offre uno spiraglio di comprensione sul modus operandi del vero manipolatore, che può operare su un soggetto umano soltanto isolandolo, rendendolo estraneo a qualunque altro contento sociale, costringendolo a vivere in una realtà clustrofobica in cui esistono solo il manipolante e il manipolato…
    E poi: ci sno dei dati statistici a sostegno del fatto che, come mi scrivono in molti, “i figli sono tutti affidati alle madri”?
    Io sono vincolata alla mia realtà territoriale, e posso rispondere “non è vero” soltanto in ambito regionale…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...