The Illusion of Truth

As every politician knows, there’s not much difference between actual truth and the illusion of truth. Since illusions are often easier to produce, why bother with the truth?

Questo ci insegna la psicologia della persuasione: non c’è troppa differenza fra la verità e l’illusione della verità, e visto che le illusioni sono spesso più semplici da creare, perché preoccuparsi della verità?

Un illusione, letteralmente, è una distorsione di una percezione sensoriale, causata dal modo in cui il cervello normalmente organizza ed interpreta le informazioni che riceve: il soggetto percepisce la realtà, ma, per diversi motivi, altera questa percezione.

Errore dei sensi, o dell’immaginazione, l’illusione fa percepire l’apparenza come realtà. E ci sono dei trucchi, per creare l’illusione.

La psicologia della persuasione ci racconta come convincere qualcuno che qualcosa sia vero, anche se, di fatto, non lo è, creando l’illusione della verità.

Il trucco è: ripetere. Ripetere, e ripetere, e ripetere, sempre la stessa cosa.

E’ così ovvio, che ci dimentichiamo del potere della ripetizione; gutta cavat lapidem, diceva Ovidio, e ripetilo, oggi, ripetilo domani, ciò che ripetiamo diventa vero. Anche se, di fatto, non lo è.

Un esempio lampante è la storia dell’emergenza dei papà separati, ridotti al lastrico per mantenere le ex mogli e privati del rapporto con i propri figli, che ci viene raccontata e raccontata e raccontata

E poco importa se le statistiche invece ci dicono che, dopo una separazione, sono le donne (24%) quelle a rischio povertà rispetto agli uomini (15,3%), sono le donne (39%) che tornano dai genitori più spesso degli uomini (32%) e sempre le donne (36,8%) prendono in affitto un’altra abitazione, gli uomini (30,5%) in percentuale minore.

Le donne guadagnano meno degli uomini, a parità di mansioni. Ci sono studi e studi sull’argomento.

Ci racconta Save the children: gli effetti della crisi colpiscono le mamme in modo sempre più grave, evidenziando, in Italia, un circolo vizioso che lega il basso tasso di occupazione femminile, l’assenza di servizi di cura all’infanzia, le scarne misure di conciliazione tra famiglia e lavoro e la bassa natalità, con una pesante ricaduta sul benessere dei bambini.

Gli ex mariti non si preoccupano di contribuire al mantenimento dei propri figli, e questo ce lo dice lo stesso disegno di legge 957, nell’introduzione: (…) la scarsissima propensione dell’obbligato a versare all’aborrito ex partner, come lui affidatario, un contributo che non deve a lui, ma ai figli. Con il risultato di una altissima percentuale di inadempienze, a danno anche queste essenzialmente della prole.

Le separazioni che si concludono con l’assegno di mantenimento al coniuge (di solito, il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi nel 2009). In 4 casi su 5 nessuno dei due coniugi si deve niente. I giudici sempre meno riconoscono un assegno di mantenimento alla moglie, neppure nel caso in cui sia casalinga. Se è in età da lavoro, in nome della parità, si dice che deve attivarsi.

Eppure siamo ancora al punto di sentire la storia lacrimevole del povero babbomat, che dorme in auto, ridotto sul lastico, vessato da questa “parassita della separazione” che è la perfida ex moglie. Come se fossero tutti così…

Prendiamo un’altra fonte: la Caritas Italiana. Del 12,7% di separati/divorziati che chiede aiuto alla Caritas, il 66,5% è donna, il 33,5% è uomo e “non ci sono modifiche significative nel tempo di questo rapporto”, dicono all’Ufficio studi dell’organizzazione pastorale della Cei (Conferenza episcopale italiana), e aggiungono: non riscontriamo il fenomeno dei padri separati che ricorrono alla Caritas così come viene descritto.

Se è vero che una storia ripetuta allo sfinimento può creare l’illusione in chi ascolta che quella storia sia vera, questa storia non è vera.

La ricerca della verità e della conoscenza è una delle più alte attività umane, diceva Einstein, ed aggiungeva:  anche se spesso ne menano più vanto quelli che meno vi partecipano.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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7 risposte a The Illusion of Truth

  1. emanuele di felice ha detto:

    “poco importa se le statistiche invece ci dicono che, dopo una separazione, sono le donne (24%) quelle a rischio povertà rispetto agli uomini “,visto che le separazioni sono richieste nel 73% dei casi dalle donne,queste scelgono deliberatamente di entrare in povertà con la richiesta di separazione!!!.
    “Le separazioni che si concludono con l’assegno di mantenimento al coniuge (di solito, il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi nel 2009)”,vero,ma sono sono gli ex mariti che nel 98% dei casi mantengono le ex mogli.Ipergamia femminile?Anche se solo nel 20% (ca. 20 000) dei casi di divorzio (all’anno),vi è un assegno di mantenimento, questi vanno a cumularsi con quelli degli anni precedenti,creando di fatto un esercito di ex mogli mantenute, e di uomini che le mantengono,in cambio di cosa?.E’il fenomeno inverso?

    Dato che i figli restano alle ex-mogli,nel 90% dei casi,chi paga o dovrebbe pagare gli assegni?
    L’abitazione domestica va quasi 6 volte su 10 a lei e quasi 2 volte a lui,perché la casa “segue” i figli,e dato che questi restano con la madre,chi va fuori di casa?

    Le donne guadagnano meno degli uomini, a parità di mansioni. Ci sono studi e studi sull’argomento.
    dunque i datori di lavoro pagano gli uomini di più in quanto uomini? dei geni del male!!!
    i datori di lavoro pagano di più gli uomini,subendo essi stessi la discriminazione contro le donne.
    A meno che i datori di lavoro sono obbligati a discriminare le donne a causa dei contratti collettivi!
    Se fosse vera la discriminazione,per le donne sarebbe più facile trovare lavoro e non più difficile!
    parità di mansioni ,non significa parità di:anzianità(scatti di anzianità),straordinari,lavori fuori sede,numero di giornate lavorate.Ne hai tenuto conto?

    “Gli ex mariti non si preoccupano di contribuire al mantenimento dei propri figli”,contando anche coloro che non possono,perché:disoccupati strutturali,malati terminali,carcerati o anche i defunti..
    Quante sono le madri non affidatarie che pagano gli assegni ai figli?.

    noto che non ti disturbano gli stereotipi,i ruoli prefissati:A LEI I FIGLI NEL 90% DEI CASI(lavoratrice o meno), A LUI IL RUOLO DI CHI PROCACCIA O DOVREBBE PROCACCIARE IL REDDITO.
    gli stereotipi quando convengono alle donne non disturbano!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Flavio ha detto:

    Bene, quindi ha brillantemente dimostrato che non tutti versano nelle stesse condizioni.
    Complimenti per la scoperta.
    E quelli che comunque se la passano malissimo cosa dovrebbero fare secondo lei?

  3. Pingback: Sindacalismo patriarcale » Massimo Lizzi

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