Come si stronca un libro che non è ancora uscito

Uscirà giovedì 11 ottobre “Se questi sono gli uomini. Italia 2012. La strage delle donne” (Chiarelettere) di Riccardo Iacona. Il Fatto Quotidiano lo annuncia con un articolo, ma il pubblico maschile non ci sta: questo libro non si doveva scrivere…

Vi trascrivo alcuni dei commenti più “succosi”, gli altri potete leggerli seguendo il link.

La violenza sulle donne è colpa delle donne stesse, quasi nessuno ammazza la compagna da un giorno all’altro, è sempre un climax di prepotenze e piccole violenze che crescono con il tempo e che la donna accetta a causa di una mentalità sottomessa. Se al primo schiaffone una donna non molla il marito o fidanzato violento in nome della sicurezza economica, dei figli o della passività è anche co responsabile delle successive drammatiche conseguenze.

Gli studi dicono che le donne nell’ambito domestico sono più violente degli uomini.

 Abbiamo appurato che ci sono uomini che amano le donne. Iacona è uno di questi.
Ha scritto pure un libro per lanciare il proprio grido di dolore.
Bene.
Dobbiamo appurare ora se ci sono donne che amano gli uomini.
Che abbiano, chesso, scritto un libro o magari dedicato un pezzo del loro tempo alla strage più che quotidiana dei morti sul lavoro o alla piaga dei suicidi, dentro o fuori il carcere ad esempio.
Sono gradite segnalazioni.
Mi serviranno per lenire le mie ferite dal livore misandrico di queste pagine.

Iacona non è un uomo.
Semmai puoi chiamarlo maschietto, maschio-pentito o zerbino femminista

Da uomo, quello che mi fa fastidio è il titolo del libro, che fa di tutta l’erba un fascio e criminalizza l’intero genere maschile senza fare un distinguo.

Gli uomini che amano le donne, come l’autore del libro (che nessuno di questi signori ha  letto!), non sono “veri” uomini, non sono maschi, ma zerbini.

E comunque le donne degli uomini se ne fregano. E’ per questo che gli uomini, i maschi veri, non le amano. E comunque, se muoiono, è anche colpa loro, perché non si sono ribellate in tempo.

All’uomo tanto infastidito dal titolo del libro vorrei chiedere: detesta altrettanto il libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi?

A volte, di fronte a comportamenti che definiremmo disumani, siamo costretti a mettere in discussione l’idea stessa di umanità.

All’uomo che non si sente amato, dico: L’amore che sollecita altro amore è un baratto che provoca solo dolore; l’amore che dona senza riserve riceve in cambio altrettanto, e anche più (Dinah Mulok Craik). E aggiungo: chi non ha amore da dare, difficilmente potrà riconoscere l’amore quando gli verrà offerto…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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84 risposte a Come si stronca un libro che non è ancora uscito

  1. eklektike ha detto:

    Nessuno ha ancora letto il libro è già ci sono polemiche; addirittura molti non vogliono che si parli dell’argomento “violenza maschile sulle donne”. Reazioni preoccupanti, ma che dimostrano la necessità di questo libro, di questo dibattito.

  2. Paolo1984 ha detto:

    trovo poi ingiusto incolpare le donne che restano accanto ai violenti, innamorarsi dell’uomo sbagliato non è un crimine e poi queste donne probabilmente incolpano se stesse già abbastanza. e non si tiene conto che sovente la “mentalità sottomessa” che spinge alcune donne a scegliere partner violenti affonda in una infanzia dolorosa..in ogni caso le cose sono complesse

  3. minimetal ha detto:

    di solito ignoro i commenti altrui e vado avanti per la mia strada. figuriamoci dedicargli un post. ma una domanda la pongo. se una coppia pratica sesso viuleento, roba de fruste e pizze in faccia a letto, metti che poi hanno una discussione per strada e lui molla na pizza a lei… eh…

    • Anche io mi pongo una domanda: ma che c’entra?

      Perché questa gente sente il bisogno di criticare un libro che non ha letto?

      E perché si sente il bisogno di trovare fantasiose giustificazioni d fronte alla violenza?

      • minimetal ha detto:

        appunto, c’entra nulla 🙂 🙂 🙂 la gente ha sempre da parlare… e allora lasciamola parlare. sono sicura che chi ama la lettura in generale non si lascia certo influenzare dai dementi.

    • Paolo1984 ha detto:

      minimetal, le fruste e pizze in faccia a letto non c’entrano nulla, lì c’è comunque consensualità, è un “gioco” ,non è violenza

  4. diait ha detto:

    Trovo assolutamente pertinenti le osservazioni di Domenico Orfeo Palopoli. Non so chi sia, ma offre spunti di riflessioni.
    Non è giusto “incolpare” le donne che restano e TORNANO accanto ai violenti. D’accordo, ma è possibile ritenerle responsabili o almeno corresponsabili? Rihanna ha appena annunciato che tornerà con Chris, il suo bello che l’ha già spedita all’ospedale. Sarà ancora, sempre e solo una vittima, quando il suo Chris (difeso a spada tratta da sua MADRE, come tutti i maschi violenti) la rispedirà all’ospedale? Ricca, famosa e superpotente, lo ha già scelto due volte. I genitori di Chris e Rihanna dovrebbero farsi un serio esame di coscienza, certamente. E naturalmente non lo fanno. Accompagnano (impaccati di soldi) i loro figli incontro al disastro. Il padre di Rihanna – già alcolista e consumatore di crack – è al settimo cielo perché i due piccioncini tornano insieme. La madre di Chris e quella di Rihanna, pure.

    Gli omicidi di donne, come quelli di uomini, avvengono per infinite ragioni. Scaraventarli tutti d’ufficio dentro il calderone ideologico dell’odio maschile “di genere” non mi sembra rendere un buon servizio alla conoscenza. Oltretutto non ci farà fare un solo passo avanti, se lo scopo è quello di ridurli. Anzi. E’ un modo per incancrenire le reciproche animosità.

    Infine, ci andrei piano, se fossi in Palopoli, a tirare in ballo la biopsichiatria (buona, quella) e la maggiore aggressività naturale del maschio, quando ha appena detto che sono le donne le più violente in famiglia (con i figli e non solo – vedi “La strada degli errori” di Elizabeth Badinter).

    Usare il metro del “genere” come chiave di lettura unica di ogni fenomeno che riguarda le donne (dalla pubblicità agli omicidi) lo trovo comunque aberrante e arcaico.

    BASTA COL GENERE. Lasciamo che se ne occupino intellettuali, giornalisti e accademici che hanno (legittimamente) bisogno di pagarsi mutuo, scuole dei figli, dentista e tutto il resto. Noi, uomini e donne, cerchiamo di andare oltre e confermarci a vicenda per il bene che ci facciamo, assumendoci le nostre responsabilità, prima di cercarle fuori di noi.

    • Ricordo a tutti che il libro non è uscito.
      State commentando un libro del quale sapete solo il titolo.
      E non so se vi rendete conto di quanto è assurdo.

      Vi dà proprio fastidio la “violenza di genere”.
      Non volete neanche che si parli di “genere”, già la parola “genere”, da sola, vi infastidisce.

      Basta col genere?

      Invece no. Se vi dà così fastidio, bisogna capire perché. E continuare a parlarne, finché non viene fuori cosa c’è che vi disturba tanto…

    • Paolo1984 ha detto:

      “I genitori di Chris e Rihanna dovrebbero farsi un serio esame di coscienza, certamente.”

      questo è fuor di dubbio

      • ecco che il citato compare. Ho citato la biopsichiatria nel mio commento non perché creda a tutte le teorie di questa “scienza a metà” ma perché, sui grandi numeri, è innegabile che le differenze fisiologiche tra i sessi portino a risultati comportamentali diversi. Non voler vedere questo, come sempre fanno le femministe, è segno, nella migliore delle ipotesi di ignoranza, e di mala fede nella peggiore. Per il resto, vedo che il ricciocorno, a cui sta a cuore ricordarci di leggere questo libro a cui il mio commento non faceva riferimento, non si è dato pena di leggere proprio il mio commento.

      • In realtà a me sta a cuore che la gente legga in generale, o almeno che legga prima di contestare. Io credo a molti sia sfuggito il senso di questo mio post, forse per non averlo letto con attenzione. Il libro in oggetto, il libro di Iacona, è stato stroncato ancora prima che fosse disponibile in libreria. Tutte le persone che su “Il fatto quotidiano” si sono scagliate contro il libro senza averne una copia sottomano. Questa è la situazione che ho criticato, e nei confronti della quale ho preso posizione, perché questa situazione mi sembra degna di Fahrenheit 451, in cui il libro è demonizzato in quanto tale, non tanto per il suo contenuto. Cito, proprio dal romanzo di Ray Bradbury: “Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affiché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza. (1966, p. 73)” e ancora: “Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.” Non volersi rendere conto di questo, cioè dell’assurdità di demonizzare qualcosa che non si è letto, è segno, nella migliore delle ipotesi, di malafede. E questo con le differenze fisiologiche c’entra poco.

  5. diait ha detto:

    il paragone con Primo Levi, gli ebrei e i campi di concentramento, poi, mi auguro sia solo una poco riuscita provocazione. Rihanna come Levi? Be’, diamoci una regolata.

    Anche se l’analogia potrebbe avere un qualche fondamento per Rihanna bambina, finita incolpevole e impotente in un inferno.

  6. Filippo ha detto:

    Frustrazioni, questi a mio parere sono uomini frustratri ragazze!
    Se l’atteggiamento di criticare prima di leggere e quello del maschio ferito è assolutamente condannabile, mi sento di dire anche che a noi uomini ci hanno educato così. Non è facile starne fuori. Dalla famiglia alla televisione, dalla scuola al posto di lavoro (specialmente se tipicamente “maschile”), ci dicono che noi uomini per essere tali bisogna essere così, conquistare tutte le donne nel raggio di 5 m, ostentare la mascolinità, stare oltre ai noiosi ragionamenti spraffini su giustizia, moralità e parità di diritti, mettere bene in chiaro che ci piaccion le donne, tutte le donne… ecc…
    Che dire? Ribelliamoci, denunciamo ed educhiamo i nostri figli a essere finalmente cittadini finalmente emancipati.

    Ribelliamoci!

  7. diait ha detto:

    Ho indicato Rihanna come prototipo di donna che torna col suo aguzzino. E riprendendo il discorso di Paolo1984 (ciao Paolo!).
    Non ho commentato ìl libro, ma il commento che ci ha proposto, e il link che ci ha girato, al Fatto. Leggendo, su sua indicazione, i commenti linkati, ne ho a mia volta commentato uno.

    In cosa, esattamente, sono andata OT?

    Perché si rivolge a me con il “voi”? Non faccio parte di nessun movimento. Sono una donna, e non di destra. Né di sinistra, per altro. Visto che sono queste le categorie, destra-sinistra-genere, a cui mi sembra che lei faccia riferimento per orientarsi.
    Diana Corsini

  8. diait ha detto:

    Sono capitata qui, in realtà, dalla piattaforma di wordpress dove mi aveva incuriosito il titolo del post. Per puro caso, cioè, cercando il blog “La logica di House” che purtroppo non c’è più: ho scoperto che è stato cancellato, peccato, era molto bello. (Ecco, ORA sono andata OT)

  9. diait ha detto:

    un ultimo intervento prima di abbandonare il campo:
    Ho letto il post sulla lettura condivisa (madre/figlio) di Harry Potter. Molto bello.
    Visto che mi occupo di abusi infantili, non posso che essere felice di leggere qualcosa che una volta tanto parla di un bambino felice e fortunato.
    Ciao.

  10. A me in realtà interessava più commentare la profusione di commenti misogini, piuttosto che l’argomento del libro.
    L’argomento del libro è la violenza di genere, ma come sia trattata e in che modo è proposta e analizzata, ancora non lo sappiamo: dobbiamo aspettare che esca, e poi magari leggerlo.
    Perché tutta questa gente è convinta che il libro non andasse scritto?
    Non mi interessava analizzare il perché questa società tolleri un certo tipo di violenza, ma perché l’argomento sia addirittura considerato un tabù: perché non se ne deve parlare?
    Il genere: esiste un maschile ed esiste un femminile, e sono diversi. I corpi sono diversi. Ma questo significa che, pur nella diversità, non possiamo godere della medesima dignità di esseri umani?
    Non parlare di genere significa aver paura del diverso, dell’altro da sé, chiunque esso sia: se è di un altro colore, se parla un’altra lingua, se pratica un’altra religione, se è dell’altro sesso.
    E il genere è presentissimo nei commenti in calce all’articolo de Il fatto Quotidiano: le donne, gli uomini che amano le donne, sono categorie trattate con grande disprezzo dai commentatori.
    Non si può ignorare il messaggio che questi signori stanno lanciando: c’è insofferenza, c’è rabbia, c’è dolore dentro. C’è paura.
    “Finché la pace sarà una fame insaziata; finché nella nostra civiltà non avremo bandito la violenza, il Cristo non sarà ancora nato.” diceva il Mahatma Gandhi.
    Dobbiamo operare affinché la violenza sia bandita per sempre: allora soltanto non avrà più senso scrivere questi libri.

    Nota personale: io sono una mamma fortunata e felice!

  11. diait ha detto:

    va tutto bene, ricciocorno, ma dire che di questo argomento “non si deve parlare”, che è un tabù, quando sui giornali, sulle riviste, alal radio e alla televisione non si parla d’altro, davvero, mi sembra azzardato.
    Pari dignità? Be’, la propaganda “anti-femminicidi”, secondo me, calpesta quotidianamente quella dei maschi – nel tono, nei contenuti e nella filosofia che esprime. E lo dico da donna, e non affiliata ad alcun partito o movimento.
    Ma non c’è problema, possiamo restare di opinione diversa senza farci la guerra.

    • Non sono io a dire che è un tabù, sono i commentatori dell’articolo che sostengono che il libro offende il genere maschile e che non andava scritto. E che hanno insultato il giornalista per averlo scritto.
      Mi sembra legittimo interrogarsi sulle loro motivazioni… visto che non si tratta di qualche commento, ma di parecchi commenti.
      Il fatto che parlare di “femminicidio” offenda tutti gli uomini, non concordo (e si può dissentire senza per questo guerreggiare!).
      Il fatto che esista il razzismo verso le persone di colore, non rende automaticamente tutti i bianchi razzisti: io sono bianca, non mi ritengo razzista, e non mi offendo quando la gente parla di razzismo.
      Allora mi domando: perché tutti gli uomini si offendono se si parla di discriminazione di genere?
      Che cosa li induce a pensare che sia un attacco rivolto personalmente a loro, perché si sentono accusati se non hanno fatto nulla di male, se non ci sono i loro i nomi nel libro?
      Parliamo di “Se questo è un uomo”: Primo Levi ci invita a riflettere sulle atrocità commesse da alcuni uomini. Perché? Perché non dimenticare? Perché continuare a parlarne?
      Semplicemente affinché non avvenga più. Solo arrivando a comprendere le ragioni che hanno mosso quegli uomini (e non tutti gli uomini, ma determinati uomini) a commettere quel genere di atti, ci aiuta a vivere e ad educare di modo che nessun uomo debba più essere vittima di quelle azioni. Che cosa trasforma un uomo in quel genere di uomo?
      Ragionando per analogia: che cosa può spingere un uomo ad arrivare alla conclusione che chi scrive di donne “non è un uomo”? Questo genere di “sentimento”, questa repulsione per l’argomento “donna” è una delle cause di quel genere di violenza che definiamo violenza di genere? Qual è la colpa delle donne? Davvero le donne non si interessano degli uomini, come sostiene quel lettore? Mi sembra invece che se ne interessano, e molto, visto che si precipitano qui a difendere gli uomini dall’accusa… ma quale accusa poi? Nessuno qui accusa “tutti” gli uomini.
      Non ho letto il libro in questione, ma credo che non affronti la violenza di genere dal punto di vista della fisiologia del corpo umano: non esite il gene della violenza, quindi non si trova nel cromosoma Y. Nessuna rivoluzionaria teoria scientifica è stata annunciata…
      Allora? Da dove si ricava questa convinzione collettiva che chi affronta l’argomento “violenza di genere” ce l’abbia a priori con tutti gli uomini?
      Comprendere, razionalizzare, può aiutare a smorzare tutto questo irrazionale astio… Non credo che il silenzio, invece, possa essere d’aiuto.
      Il silenzio è censura. E chi sente il bisogno di censurare, lo fa per paura. Ma paura di cosa?

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  13. diait ha detto:

    ricciocorno, potrei girarti l’ultima domanda. Hai mai letto su uno qualsiasi dei blog e dei siti “femministi” di violenza DELLE donne? Io no. Eppure esiste e non ha proprio niente da invidiare a quella dell’uomo. E’ agita sul più debole (altra donna, uomo – vedi Badinter – o bambino), e con modalità diverse, ma altrettanto letali. Oltre il 60 per cento dello sfruttamento della prostituzione è gestito da donne, per esempio. Ne hai mai sentito parlare da qualche parte? Letto sui giornali della sinistra? O altrove?

    Quando è la donna che abusa o uccide, si cercano sempre le cause profonde e si tirano in ballo depressione, solitudine e naturalmente colpe e resposabilità di tutti tranne che sue. Quando uccide l’uomo? Be’, la cosa è un po’ diversa. Se si è così pronti all’indignazione, perché questo non indigna?

    • Perché il fatto che anche le donne agiscano con violenza dovrebbe giustificare la violenza degli uomini contro le donne?
      E quali sono le cifre di questa violenza al femminile?
      Quanti mariti sono morti dall’inizio dell’anno uccisi dalle proprie mogli? Ogni due giorni viene uccisa una donna, dal compagno, marito, ex compagno, familiare… E’ un fenomeno da trascurare?
      Contestualizziamo il fenomeno: viviamo in una società in cui le donne trovano lavoro con più difficoltà rispetto agli uomini,e quando lo trovano vengono pagate meno. Ci sono pochissime donne ad occupare ruoli direttivi o di responsabilità, tanto che l’Unione Europea, che ha analizzato i grandi numeri del fenomeno, parla di “tetto di cristallo” per descrivere quella barriera invisibile che impedisce alle persone di sesso femminile di progredire in ambito professionale.
      Dal punto della comunicazione il sessismo impera in tutti i canali dell’informazione, come altri siti analizzano quotidianamente in modo molto più dettagliato del mio.
      Vogliamo sostenere che in questo Paese non esiste la discriminazione di genere? E sulla base di quali numeri, scusa?
      Io rifletto sul fatto che prolificano i siti, le pagine facebook, i blog contro le donne, e nel mio sito ne puoi trovare citati diversi. Quello che invece non troverai sono siti, blog e pagine facebook che con altrettanto livore e irragionevole violenza generalizzano contro gli uomini, sentenziando che “tutti gli uomini sono…”
      Perché neanche io lo faccio: io non odio “gli uomini”, anzi, non credo neanche che esista la categoria “uomini”: esistono tante persone diverse, ognuna con la propria individualità.
      Quello che invece fanno i commentatori dell’articolo del Fatto Quotidiano è spersonalizzare le donne e trasformarle da individui in categoria astratta: sono loro che parlano delle “donne”, racchiudendo nello stereotipo “donne” tutte le diversità che la parola donna ricomprende.
      E’ ovvio che gli individui sono singolarmente violenti o non violenti: ma gli unici che ne fanno una questione di genere sono quegli uomini che hanno inserito i commenti sotto l’articolo che parla di Iacona e del suo libro. Sono loro che hanno deciso di odiare “tutte le donne”, senza distinguerle, e hanno deciso di estendere la loro rabbia a “quegli uomini che amano le donne”: sono loro che parlano per assoluti, che dividono il mondo in due, non io.
      Io sto cercando di fare loro notare che stanno sbagliando.

    • M. ha detto:

      “…Oltre il 60 per cento dello sfruttamento della prostituzione è gestito da donne, per esempio”…
      Non è vero, la cifra è sovrastimata. Inoltre gestire non vuol dire amministrare/investire e spendere la grossa mole di danaro che gira intorno alle prostitute. La prostituzione oggi è un fenomeno così complesso e variegato, liquidarlo con una breve frase come la sua è superficiale.

      • diait ha detto:

        si può dire anche, allora, che la violenza oggi è un fenomeno così complesso e variegato che liquidarla come femminicidio è superficiale?

      • diait ha detto:

        E’ un fenomeno complesso gestito anche da donne. Sovrastimato? Di quante unità?

  14. alex ha detto:

    non ho letto il libro, ma dalla premessa sembra simile a quello di Iaia Caputo, Il silenzio degli uomini. in tal caso sarebbe una generalizzazione indebita volta colpevolizzare un genere e contestualmente a vittimizzarne un altro.

    • Alex ha letto il mio commento sul problema della generalizzazione? Parlare degli uomini violenti, non equivale a classificare tutti gli uomini come violenti.
      Vittimizzarsi significa fingersi vittima quando non lo si è: le risulta possa essere il caso delle donne morte oggetto del libro? Sono vittime quelle oppure no?
      Io sono una donna, sono ancora viva, e non sono una vittima: il fatto che ci siano tante donne vittime non fa di me una vittima, fin tanto che rimango in salute.
      Il fatto che ci siano degli uomini carnefici, non fa degli uomini per bene dei carnefici.
      Giuro, lo scriverò fino alla nausea… Mia, o vostra.
      Il fatto però che ci siano tanti omicidi di donne da parte dei loro compagni, ex compagni, mariti, amici o familiari, e che il fenomeno sia in aumento lo vogliamo prendere in considerazione, o no?

      • alex ha detto:

        in realtà non è un fenomeno in aumento e l’Italia non è al di sopra della media europea come erroneamente riportato da alcune fonti. resta un fatto drammatico ma questo non autorizza certe strumentalizzazioni.

      • Ed esattamente a cosa dovrebbe essere strumentale questo genere di notizie? Se c’è una strumentalizzazione, c’è anche un obiettivo. L’obiettivo quale sarebbe? Ah, e comunque non ho sentito dire: io no, io sono diverso…
        Come volevasi dimostrare: l’importante è confutare chi parla di violenza di genere, non certo schierarsi contro la violenza.
        E’ importante che ci siano paesi in cui muoiono più donne che in Italia? No, non è importante, è solo un modo per sviare la conversazione dal vero tema: che ne pensi, tu maschio, degli uomini che picchiano e magari arrivano ad uccidere la loro compagna? Uno schiaffo bene assentato ci sta bene ogni tanto in una coppia? La donna dovrebbe perdonare il suo compagno dopo il primo schiaffone, se ci sono figli ad esempio? E una donna che perdona troppe volte è complice? Sono questi gli argomenti importanti. Non le fantomatiche statistiche che dimostrano che la violenza di genere non esiste. O che i tedeschi alzano le mani più dei danesi…

  15. diait ha detto:

    Perché il fatto che anche le donne agiscano con violenza dovrebbe giustificare la violenza degli uomini contro le donne?
    Non vado oltre, se non chiariamo questo punto. Dove ho scritto o sottinteso questo?
    La violenza non è dell’adulto contro il bambino o dell’uomo contro la donna o della donna contro la donna – è la violenza o l’abuso di potere del più forte (almeno in quella circostanza, o in quel momento) sul più debole (idem). “Genderizzarla” è, oltre che inutile e controproducente, mistificante: cioè riduce la possibilità di comprenderla e contrastarla.

    • E la mia domanda a questo proposito è: il più forte chi è?
      Non giriamoci intorno, questa è società strutturata dagli uomini per gli uomini.
      Le conquiste delle donne sono recentissime, e molte ancora non sono state metabolizzate.
      Non dimentichiamo che le donne nel nostre paese hanno acquisito il diritto di voto il 2 giugno del 1946, un pugnetto di anni fa rispetto alle centinaia di anni in cui non godevano di alcun diritto politico.
      Esistono dei tipi di violenza (che non ricomprendono tutta la violenza agita, ovviamente) che rientrano nella definizione “violenza di genere”. Questo non esclude l’esistenza di altri tipi di violenza, come ad esempio tutta la violenza agita all’interno delle organizzazioni criminali.
      Sono cose diverse, e una non esclude l’altra.
      Ribadisco, per l’ennesima volta: esiste il razzismo, e la violenza agita sulla base di un odio irrazionale verso il diverso da sé, ma questo non vuol dire che esiste un sistema che classifichi razze migliori o razze peggiori, sono sempre gli individui ad agire. Sulla base di un sistema che classifica la gente in base alla razza.
      Allo stesso modo esistono i teorici del genere, quelli che rifiutano di riconoscere la donna come simile e portatrice della medesima dignità e degli stessi diritti dell’uomo: ci sono anche delle donne che teorizzano la differenza di genere e l’inferiorità della donna, e sono maschiliste anche loro. Perché il maschilismo non dipende dal fatto di essere maschi, ma dal fatto di credere nei privilegi del maschio.
      Rifiutarsi di vedere la violenza di genere ci impedisce di combatterla: difatti è sempre lì, anzi, come denuncia il Telefono Rosa, i casi aumentano e dal 2007 ad oggi il numero delle vittime non fa che aumentare.

  16. diait ha detto:

    E la mia domanda a questo proposito è: il più forte chi è?
    Dipende. Tra due donne lesbiche, chi è? (La violenza domestica nelle coppie gay esiste e è documentata) Tra madre e bambino, chi è? (La violenza esiste ed è documentata)

    • Senti, provo di nuovo a spiegarmi: non tutta la violenza dipende solo dall’individuo che la compie:gli ufficiali delle SS erano tutti uomini malvagi, oppure possiamo anche prendere in considerazione l’ideologia che c’era dietro il fenomeno del nazionalsocialismo? Gli appartenenti al ku klux klan erano solo uomini malvagi, o c’era un’idea dietro il loro agire, un sistema?
      Dietro questi omicidi, che si somigliano molto e in cui le vittime appartengono tutte allo stesso genere, c’è un’ideologia, un sistema, o si tratta di un’epidemia di malvagità?
      E cosa c’entrano le lesbiche o i gay? Perché, non sono esseri umani anche loro? E allora mi sembra di avere già detto che gli individui possono tutti essere violenti o non esserlo… Ma che questo non c’entra niente con la discriminazione di genere e la conseguente violenza di genere.
      Puoi farmi tutti gli esempi che vuoi, ma stai proprio ragionando su un piano che non è il piano della discussione.

  17. Luigi Corvaglia ha detto:

    Mi scuso in anticipo, non è mia abitudine fare incursioni in blog personali di persone non conosciute.
    Tuttavia siccome viene riportato un mio commento e successivamente si parla di misoginia e quant’altro mi viene da chiedere all’autrice dove ce la vede in quello che ho detto.
    Se poi l’ultima sua considerazione era a me dedicata, eviti di inerpicarsi in considerazioni personali, che possono avere o no un fondamento. Nel mio caso non lo hanno in maniera assoluta. La mia era una considerazione come dire politica (tra virgolette).

    • “Abbiamo appurato che ci sono uomini che amano le donne. Iacona è uno di questi.
      Ha scritto pure un libro per lanciare il proprio grido di dolore.
      Bene.
      Dobbiamo appurare ora se ci sono donne che amano gli uomini.
      Che abbiano, chesso, scritto un libro o magari dedicato un pezzo del loro tempo alla strage più che quotidiana dei morti sul lavoro o alla piaga dei suicidi, dentro o fuori il carcere ad esempio.
      Sono gradite segnalazioni.
      Mi serviranno per lenire le mie ferite dal livore misandrico di queste pagine.” Era questo il commento che ho citato, giusto?
      Quello che ho da eccepire, come ho ripetuto fino ad ora, che parlare di violenza di genere non implica alcun “livore misandrico”. Nessuno odia gli uomini, nessuno sostiene che la violenza sia una prerogativa legata al genere sessuale. Parlare di violenza di genere implica solo associare un certo genere di omicidi, un certo tipo di violenza al sessismo e alla discriminazione di genere.
      Invece scrivere “dobbiamo appurare se ci sono donne che amano gli uomini” è una generalizzazione indebita: l’affermazione presume che tutte le donne siano accomunate dal fatto di non amare e non interessarsi agli uomini. Cosa assolutamente confutata dal fatto, ad esempio, che se lei clicca su una delle categorie del mio blog da titolo “persone che stimo” ci troverà molti uomini, uomini che stimo e dei quali ho scritto. E io sono una goccia nel mare… un mare che Lei ignora, tutto preso a parlare di “donne”, ma avendo in mente solo un vuoto stereotipo.

      • Luigi Corvaglia ha detto:

        Si il commento è quello.
        Carissima, lei dice: “Nessuno odia gli uomini, nessuno sostiene che la violenza sia una prerogativa legata al genere sessuale.“.
        Messa cosi sarebbe quasi accettabile. Se non fosse che non è vero. Per carità non metto in dubbio la sua buona fede, però vede da quando mi occupo di Questione Maschile (da poco, prima e per molto tempo ho appoggiato le battaglie del movimento femminile in Italia) leggo, sento e ascolto da tantissime (per onestà intellettuale non da tutte), le opinion marker, esattamente il contrario (se poi non sono misandriche alcune premesse ed alcuni articoli della convenzione di Istanbul ad esempio, io mi faccio frate).
        Generalizzazione indebita e perché mai?
        Non parlavo certo sul piano di vita personale. Mi crede davvero cosi ingenuo e manicheo?
        Ho letto l’articolo. Ho letto del libro di Iacona. E al di là dell’argomento mi è venuta spontanea la riflessione di cui sopra.
        E cioè, al di là dell’argomento femminicidio, perché gli uomini sentono la necessità pubblica, glielo ripeto ancora pubblica, di dichiarare il loro amore per le donne (perché, al di la di come possa pensarla io, quella di Iacona è una dichiarazione d’amore) mentre a parti invertite questo non succede?
        La stessa espressione “livore misandrico” poi non era riferita all’articolo, semmai a quello spazio, come in altri, tutti situati su portali informativi di prima grandezza. Non penso sia il caso, ma se vuole posso fornirle adeguata bibliografia.
        Per quanto riguarda gli stereotipi guardi che sono proprio delle brutte bestie: generalmente ci accorgiamo solo di quelli degli altri.
        Comunque la chiudo qua, primo perché sono a casa sua e non voglio infastidirla, secondo perché anche se appassionato di queste tematiche non mi va di impelagarmi in un confronto scritto (per mia pigrizia e scarsità di tempo) preferendo di gran lunga il confronto personale diretto (de visu) con l’interlocutore/interlocutrice.
        Mi scusi ancora e buona giornata.

      • Lei non ha nulla di cui scusarsi. Sotto i miei post c’è l’opportunità di scrivere, perché confrontarsi è importante e a me piace sentire l’opinione della gente.
        Io credo che determinati uomini sentano il bisogno di prendere posizione in momenti come questi e di dichiarare il loro “amore” alle donne, perché si sentono offesi come individui da questa escalation di violenza, perché vogliono pubblicamente affermare la loro individualità: io sono un uomo, e sono diverso: rispetto tutti, anche quelli diversi da me, anche quando la differenza dipende dal genere. Ma è solo una congettura la mia.
        Anche io a volte sento il bisogno di schierarmi con categorie alle quali non appartengo, ad esempio a favore della pari dignità degli omosessuali, pur non essendo omosessuale, e non sento minimamente il bisogno che un omosessuale pubblichi un libro dal titolo “Amo gli eterosessuali” per farlo.
        Se fossimo in un momento storico caratterizzato dalla misandria, e non metto in dubbio che lei percepisca questo, il mio post su Iacona sarebbe stato seguito da una lunga serie di commenti esprimenti odio verso gli uomini, ma, le faccio notare, questo non è successo.
        Anzi, come può notare, su Il Fatto Quotidiano come qui, il tono dei commenti è sempre lo stesso: la violenza di genere non esiste.
        Eppure…

    • gina ha detto:

      Guarda……….mi chiedevo cosa mi sia stato fatto per essermi convertita in un nick che non è il mio.Leggendo la risposta del Sig. Corvaglia mi ricordo del periodo ”paranoico” in cui ero precipitata ed oggi tutto è molto più limpido.Leggere, sentire ed ascoltare aiuta molto………piccoli punti in comune:-)

  18. °°°@ ha detto:

    “Dietro questi omicidi, che si somigliano molto e in cui le vittime appartengono tutte allo stesso genere, c’è un’ideologia, un sistema, o si tratta di un’epidemia di malvagità?”

    mi pare un modo fuorviante di porsi la questione. intanto è sbagliato legare assieme tutti i casi di cronaca che riguardano donne uccise dai partner e simili con la discriminazione subita dalle donne nella società. un conto è il sessismo, il maschilismo, la misoginia che sottostanno ai rapporti violenti e un conto sono i femminicidi. che non sono la punta dell’iceberg, ma fanno parte di un altro campo, quello delle dinamiche di coppia e delle possibili psicopatologie. fare esempi con nazismo e razzismo non aiuta. in italia e in europa non c’è una strage in atto. ci sono singole situazioni che nascono da una situazione generale.

    @ diait

    sul bog femminismo a sud si parla anche di violenza delle donne

  19. diait ha detto:

    la violenza-di-genere è violenza e basta. Così va, secondo me, inquadrata e inventariata. Per questo procediamo su piani diversi. Sono binari paralleli che non si incontrano. Ma, ripeto, non c’è problema. Anzi, è già tanto che non mi hai subito bannata, come di solito mi accade quando intervengo nei blog di donne. A presto, d

  20. Indubbiamente in molti casi sono coinvolte delle patologie psichiatriche, o forme gravi di depressioni. La discriminazione di genere c’entra, perché spesso gli omicidi sono la conclusione di un processo di violenza crescente che da verbale diventa fisica, si trasforma in vera e propria persecuzione e poi si conclude con la morte. Una violenza che viene agita nell’indifferenza di una società che tollera un certo tipo di comportamenti. Non è forse un proverbio piuttosto famoso “Tra moglie e marito non mettere il dito?”
    Molti sono convinti che il marito sia nel suo pieno diritto quando “corregge” la moglie con un bello schiaffo. Qualcun altro ritiene la donna corresponsabile della violenza subita: “La violenza sulle donne è colpa delle donne stesse, quasi nessuno ammazza la compagna da un giorno all’altro, è sempre un climax di prepotenze e piccole violenze che crescono con il tempo e che la donna accetta a causa di una mentalità sottomessa. Se al primo schiaffone una donna non molla il marito o fidanzato violento in nome della sicurezza economica, dei figli o della passività è anche co responsabile delle successive drammatiche conseguenze.” Molti, come la celebre Costanza Miriano, disquisiscono sull’inferiorità della donna e la necessità che si “sottometta” nel momento in cui si sposa. La cultura della sottomissione alimenta il livore verso quelle donne che non si sottomettono, che decidono di liberasi e troncare un rapporto nel quale non si sentono trattate da pari,livore che si conclude con l’omicidio.
    Se poi questa analisi non la condividete, io non avverto il bisogno di censurarvi né di insultarvi: i lettori de Il Fatto Quotidiano, invece, vorrebbero tappare la bocca al giornalista Riccardo Iacona, e io mi chiedo perché sentono il bisogno di deprivarlo addirittura dello status di maschio.

  21. diait ha detto:

    Perché porta l’orecchino, credo.

  22. °°°@ ha detto:

    quello di chiamare gli uomini anti-sessisti zerbini o maschi non veri è un fenomeno che ho visto ultimamente anch’io, credo dipenda da alcuni siti che adesso non ricordo. credo però dipenda anche da una sorta di reazione dovuta a un modo sbagliato di comunicare, a scarsa cultura eccetera. a me onestamente non piace leggere “se questi sono gli uomini, la strage delle donne”. è fare scena. è pessima retorica che non aiuta il dibattito.

  23. Cosa aiuterebbe il dibattito? Mi chiedo. Ragionare sulle responsabilità delle donne? Vogliamo affrontare il tema: se sono morte in qualche modo se lo sono meritato? E’ una teoria che va di moda, ultimamente, la violenza bidirezionale nella coppia: ma rimane una teoria, perché i numeri non la confermano. Sono le donne a morire, e muoiono per mano degli uomini.

    • Paolo1984 ha detto:

      bè ti potrebbero rispondere che essendo le donne fisicamente più minute (questo in media e con le dovute eccezioni) degli uomini è probabile che siano loro ad avere la peggio in caso di violenza fisica perciò sono le più a rischio di morte…ed è il motivo per cui un uomo picchiato da una donna oggettivamente corre molti meno rischi di morire per mano di lei. C’è una oggettività corporea che non può essere ignorata
      Come ho detto prima, bisogna intendersi su cosa significa “corresponsabilità”, è chiaro che nella coppia si è in due e se ci sono dinamiche malate e di violenza reiterata tutti e due hanno un ruolo, secondo me amare chi ti fa del male non è un crimine, è certamente una cosa negativa, ma non è un crimine, e credo sia sbagliato colpevolizzare queste donne più di quanto loro facciano già con se stesse (non è escluso che specie se riesce a uscirne una donna si disprezzi perchè non è riuscita prima a lasciare quell’uomo, perchè se lo è scelto)..bisogna valutare caso per caso e tenere conto della complessità di ogni situazione

      • Paolo1984 ha detto:

        “dinamiche malate e di violenza reiterata tutti e due hanno un ruolo, ”

        ma sia chiaro che la responsabilità maggiore, la colpa vera e propria è di chi mena la persona che dice di amare e non di chi resta col violento forse perchè è tristemente convinta di “meritare” le botte che prende (e le ragioni di questo possono essere svariate, in qualche caso dovute ad abusi nell’infanzia).
        E oltretutto non è manco detto che un uomo aggressivo in generale sia poi violento con la compagna (e non è detto che chi ha avuto un’infanzia “a rschio” debba per forza diventare una vittima o un carnefice da grande, ma può succedere)..può succedere ma anche no. Non credo si possano dare risposte univoche

  24. °°°@ ha detto:

    in generale perché più la questione è delicata meno mi pare utile certa retorica. magari mi sbaglio io. in particolare perché è inutile che ne parliamo io e te, che siamo sostanzialmente d’accordo, come è tutto sommato inutile leggere il libro, nel senso che lo leggerò per informarmi ancora meglio, per conoscere, per senso del dovere eccetera, ma non ne ho bisogno. quindi non so bene di che tipo di dibattito sto parlando. però a livello politico magari per evitare di puntare tutto sulla repressione e a livello mediatico e internettiano per non finire sempre a parlare di galera, e perché leggendo i commenti del fatto si nota una reazione di chi si sente colpevolizzato in quanto maschio e di discorsi ne capto in questo senso, come se fosse una questione di buoni e cattivi.

    riguardo alla responsabilità della donna: aldilà della cattiveria di fondo di un commento del genere, c’è una verità culturale e psicologica che non si può nascondere. culturale dove una donna si sente inferiore e vive la condizione come inevitabile ( o magari economica, per cui la violenza è un male minore ); e psicologica dove invece a fronte di una situazione “alla pari” non ci si rende conto del pericolo. non parlo di violenza bidirezionale, ma di situazioni di “patologie” di riflesso. parlo per esperienza personale. i miei genitori hanno avuto momenti conflittuali in cui la situazione degenerava pian piano fino a che mio padre, in determinati periodi di cui non sto qui a parlare, non diventava violento. una volta sono dovuto intervenire, quando la situazione mi sembrava più grave del normale, nel senso che mia madre non è mai stata picchiata ma ci si è andati vicini alcune volte, anche con lanci di oggetti. cosa spingeva mia madre a protrarre le liti sapendo come andava a finire? perché non è mai riuscita a lasciarlo?

    tutto questo ovviamente non ha niente a che vedere con la messa in atto di misure preventive ( centri anti-violenza eccetera ), azioni educative nelle scuole e presa di coscienza degli uomini.
    solo per dire che le cose sono parecchio complicate.

    • Sul discorso “leggi” e “pene più severe” mi trovi completamente d’accordo. Io ho la sensazione che questo genere di discorsi siano puramente demagogici, soprattutto se vengono dagli esponenti politici. Non mi definirei un’abolizionista radicale, ma io credo nell’educazione e non nella repressione, che è un’altra forma di violenza… E non si risponde alla violenza con altra violenza, altrimenti si entra in un circolo vizioso dal quale non si esce più.
      Io credo nella condanna sociale. Credo che se le persone che agiscono la violenza si sentissero davvero profondamente disapprovate dalla società che le circonda, finirebbero con l’essere costrette a mettersi in discussione, e chissà, a cambiare.
      Sulle situazioni “patologiche” anni fa mi consigliarono un libro, “Donne che amano Troppo”: è un libro scritto, negli anni ’70, dalla Psicologa americana R. Norwood http://www.maldamore.it/donne_che_amano_troppo.htm E’ un’interpretazione, che comunque, secondo me, non raccoglie tutta la vastissima tipologia di questo genere di situazioni.
      Quello che non capisco, e anche dopo tutti questi commenti e questo interesse per questo mio piccolo post non riesco a capire, è cosa scatti invece nella mente di tutti quegli uomini che si sentono accusati della violenza compiuta da altri uomini: perché continuano a sostenere che se si parla di violenza di genere, si dà alla violenza una connotazione genetica. Io non accuso il cromosoma Y, e sono convinta che nessuno lo faccia, ma questi uomini continuano a sentirsi accusati, ed è un comportamento che non mi spiego, e che sto cercando di capire.
      Ti faccio un esempio: ci sono madri che uccidono i propri figli. Io sono una madre, eppure non mi sento un mostro se si parla di questo problema. Sono bianca e non sono razzista nei confronti delle persone con la pelle diversa dalla mia, e se si parla di razzismo io non mi sento accusata, perché non sono razzista.
      Perché questi uomini reagiscono in modo così aggressivo, ostinandosi a sostenere l’idea che si vogliono sminuire gli uomini come genere? Il genere è quello delle vittime… A volte anche le donne commettono violenza di genere, quando sostengono e perpetuano la discriminazione…
      E’ un fenomeno su cui bisognerebbe interroggarsi…

  25. Bruna S. ha detto:

    I commenti denotano come minimo superficialita’. Il titolo appunto una citazione analizza un fenomeno particolarmente allarmante nella realta’ delle relazioni. E ‘ chiaro io non possa dire del libro non letto ma se esprimo opinione in proposito quello che stride e’ sempre la motivazione ai crimini: uno “pseudo amore” malato, possessivo sadico, definitivo nel precludere un futuro. A danno anche dei figli molto spesso. Un non volere riconoscere la liberta’ dell’altro anche di non amare piu’. E mischiare odio puro con storie che potrebbero continuare su strade percorsi e compagni diversi, trasformandosi in boia perversi di qualunque genere. E’ l’ amore il punto. Nella sua piu’ totale assenza.

  26. Maria ha detto:

    Provo a rispondere alla domanda posta da ricciocorno, alle ore 16..
    Ragionare sulla responsabilità delle donne che subiscono soprusi è uno strumento per occultare la gravità della violenza maschile e rimuovere il suo specifico carattere politico di esercizio del dominio sulle donne sulle quali viene esercitata.
    Colpevolizzare la vittima, attribuirle la responsabilità della sua condizione rappresenta anche un meccanismo potente di disimpegno morale, osserva la psicologa sociale Patrizia Romito.
    Se è infatti la donna a crogiolarsi nella violenza, perché dovremmo preoccuparci di quel che subisce, perché dovremmo lasciarci coinvolgere dal suo dramma che inquieta e angoscia? Perché dovremmo interrogarci sulla diffusione della violenza maschile? (E’ ovvio, sia chiaro, che non tutti gli uomini sono violenti, molti non lo sono affatto, ma che ci siano quasi 7 milioni di donne che hanno subito qualche forma più o meno grave o protratta di violenza in Italia, non sono io a dirlo, ma l’Istat).
    La colpevolizzazione della vittima produce effetti ancora più devastanti di quelli che ho finora illustrato.
    Ti riporto una illuminante citazione, di impatto dirompente, tratta dal libro “Un silenzio assordante” della Romito: “Alcune teorie psicologiche possono diventare strumenti potenti per colpevolizzare le vittime e ridurle all’impotenza. Più in generale, la psicologizzazione consiste nell’interpretare un problema in termini individualistici e psicologici piuttosto che politici, economici o sociali e nel rispondere di conseguenza in questi termini. E’ un meccanismo sociale potente per disinnescare la consapevolezza dell’oppressione e la potenziale ribellione.
    La psicologizzazione è quindi una tattica di depoliticizzazione a sostegno dello status quo e dei rapporti di potere dominanti”.
    Esplosiva vero come citazione?

    • Paolo1984 ha detto:

      basterebbe tenere conto tanto degli aspetti individuali psicologici e di quelli politici, economici e sociali. Io ho paura che ci siano cose che non possono essere spiegate (non in maniera univoca) ma solo narrate

      • Maria ha detto:

        Paolo, pochi hanno interesse ad evidenziare gli aspetti politici della questione. Sarebbe troppo destabilizzante.

    • Difatti ha dell’inquietante passare tanto tempo a ragionare sul perché qualcuno si lascia brutalizzare, quando c’è un soggetto, molto più attivo, che brutalizza. E non ci si interroga, piuttosto, sul perché del ricorso alla violenza.
      Per questo, oggi come oggi, si tende a proporre la donna vittima di violenza come violenta anch’essa, e si parla di rapporti in cui la violenza è bidirezionale, appunto agita da entrambi… e culmina con la donna che perde (e qualche volta muore) solo in virtù della sua inferiorità dal punto di vista fisico…
      Ci sono delle “ricerche scientifiche” o presunte tali in rete, citate da parecchi siti, che parlano di dati raccolti, di gente intervistata, e del fatto che da questi dati risulterebbe che le donne sono violente come gli uomini, o forse di più.
      A me viene da sorridere, quando leggo queste cose. Non sono più giovincella, ho girato parecchio e conosciuto molte persone. Ho conosciuto coppie felici, coppie litigiose, coppie infelici… ma ho trovato solo uomini che picchiavano e stupravano le mogli, mai il contrario.
      Ora, forse dipende dalla mia ristretta esperienza personale… Sarà stato un caso che tante e tante volte sono stata testimone diretta di violenza domestica agita da uomini e mai da donne… Ma mi dico: se esistesse questo fenomeno della violenza femminile, e la percentuale – raccontano – è del 50% rispetto quella maschile, dovrei averne incontrata almeno una!
      Quello che non si può negare, ma sono certa che qualcuno lo negherà, è il clima in cui siamo immersi: il proliferare di siti sessisti, di pagine facebook che giustificano la violenza contro le donne, di blog che si sprecano nel raccontarci quanto perfide ed insopportabili e cattive siano diventate le donne oggi, poco femminili e aggressive… di quanto il femminismo sia degenerato in una lotta contro il maschio… Ma io non la trovo da nessuna parte questa lotta contro il maschio, se non nelle pagine di chi se ne lamenta. Non la trovo per la strada, tra la gente, non la trovo al lavoro, non la vedo in tv né al cinema, non la leggo nei libri… Tant’è che qui e altrove si è voluto criticare un libro senza averlo letto, solo dal titolo.
      Circolano inquietanti foto di donne velate con sotto scritto: “vedete che bel sorriso, questa donna non è stata rovinata dal femminismo!” E’ già… ci penserà la lapidazione a rovinarlo, quel sorriso, chissà! Persone che gioiscono alla notizia che quella moglie picchiata dal marito perché si era scoperta il capo per il caldo non lo ha denunciato ed è tornata a casa e commentano: “Ecco, se fosse intervenuta una di quelle avvocatesse femministe avrebbe distrutto una famiglia per una sciocchezza.” Perché picchiare la moglie infondo non è così grave come la stanno mettendo questi zerbini che amano le donne, e chi sostiene il contrario è un rovinafamiglie.
      O il commento che mi ha lasciato un lettore, qui, una volta: “Lo stupro è il modo in cui un uomo punisce la donna che vuole fare del suo corpo quello che le pare…” Eh già, perché mai una donna dovrebbe sentirsi libera di gestire il suo corpo… e poi ha aggiunto “ma la violenza è sbagliata, è chiaro”. Certo: legittima, ma sbagliata. Vogliamo aggiungere: necessaria? Come domarle, altrimenti, queste donne?
      Vorrei ricordare a tutti che anche quando si bruciavano le streghe lo si faceva perché erano maligne: giacevano col Diavolo e con uno sguardo potevano rendere impotenti. Gli ebrei stupravano le povere ragazze ariane, e anche loro sono stati bruciati. Le storie che ci raccontiamo per prendercela con qualcuno possono sembrare fantasiose, col senno di poi. Ma quando ci siamo in mezzo, è davvero difficile distinguere la realtà dalla fantasia: e la fantasia è che la violenza di genere non esiste, anzi, esiste la misandria. E che quelli da proteggere sono i poveri uomini.
      Non lo so, davvero, sono tanto scoraggiata, amareggiata, e delusa.
      Ci sono tanti uomini che si stanno rendendo conto del problema, che hanno deciso di alzare la voce e dire: quest’uomo no. Io no. E dovrebbero alzarla di più, dovrebbero unirsi alle donne per gridare: non c’è violenza legittima, non c’è famiglia dove c’è violenza, e il vero debole è quello che per sentirsi uomo deve sferrare pugni. Puntiamo tutti il dito verso l’uomo che uccide, e diciamo: io non sono così. Diciamolo tutti, uomini e donne.
      Invece di perdere tempo a puntare il dito contro Iacona e il suo libro, che non uccidono nessuno.

  27. Maria ha detto:

    Quello che descrivi così bene è il backlash, quel contrattacco contro le istanze del femminismo e delle donne emancipate, che Susan Faludi, riferendosi agli Stati Uniti, denunciò in un libro del 1992. Si tratta di un fenomeno che ha trovato poi ampia diffusione in Europa. Il backlash mira a soffocare la voce delle donne dissenzienti, che si sono ribellate al patriarcato, si propone di ridurle al silenzio e di ricondurle alla docile sottomissione.
    Proprio per questo non possiamo lasciarci sopraffare dallo sconforto, sentimento che provo anch’io, acutamente. Non dobbiamo smettere di lottare per la nostra libertà, non dobbiamo rientrare nei ranghi. Lo dico anzitutto a me stessa.

    PS: Il commento del tuo lettore: “Lo stupro è il modo in cui un uomo punisce la donna che vuole fare del suo corpo quello che le pare…” è, paradossalmente, una delle più lucide affermazioni sul significato “politico” di questo crimine che io abbia mai letto. La donna, sostiene questo lettore, appartiene all’uomo, è una sua proprietà e dunque non è libera di agire come meglio le aggrada. Deve confermarsi alle aspettative, ai desideri, alla volontà del suo “padrone” e se non lo fa merita di essere punita. Deve essere domata, appunto. E’ un’affermazione sconvolgente, ma illuminante.

  28. diait ha detto:

    un commento di ordine generale:
    mi pare che tutti siamo d’accordo su chi sia il carnefice e chi la vittima, quando una donna finisce all’ospedale o al cimitero. O quando un uomo finisce all’ospedale o al cimitero. Siamo anche tutti d’accordo che il fenomeno (esseri umani che uccidono altri esseri umani per varie ragioni in condizioni di inferiorità o impossibilità a difendersi) vada contrastato.

    Si discute, se mai, delle “narrative” che accompagnano l’analisi di un fenomeno – anche qui siamo tutti d’accordo – molto complesso. (E qui sottoscrivo Paolo1984.)
    Una delle narrative è la “violenza di genere” – con tutto il suo armamentario storico-filosofico-ideologico che fa della donna una vittima sempre e comunque, a prescindere. (Perfino quando uccide i proprio figlio, è una vittima – della depressione, delal solitudine in cui è stata lasciata, e via dicendo). Qui non siamo tutti d’accordo.

    Lascerei quindi da parte sia le statistiche (abbiamo detto che gli uomini non denunciano eventuali violenze, e perché – vedi Badinter, ripeto*) sia l’indignazione (legittima e sacrosanta, ma non dà strumenti per capire e orientarsi) e lo sgranamento del rosario emotivo delle morti.

    Occupandomi di abusi infantili, io posso portare sul tavolo la narrativa dell’infanzia – l’infanzia dell’adulto che picchia e di quello che si lascia picchiare, che è il caso di cui parliamo.
    A differenza dei sostenitori della violenza di genere, io credo che il sentimento che accomuna piacchiatori e picchiati, INSIEME, sia soprattutto uno: il senso di impotenza. (E non, per l’uomo la sopraffazione di genere e per la donna il troppo amore e/o altro). Su questa “impotenza appresa” e sulla rabbia compressa che l’accompagna e che quasi sempre si traduce in comportamenti distruttivi o autodistruttivi, penso che sarebbe utile riflettere. Io credo che le madri C’ENTRINO. Che un’assunzione di responsabilità di noi donne sarebbe utile e necessaria (più della narrativa della violenza di genere); e che non comporti in nessun modo la giustificazione della violenza o dei violenti; o la colpevolizzazione delle vittime. E qui non siamo tutti d’accordo.

    • Maria ha detto:

      Riassumendo: secondo alcuni, corresponsabile della violenza di un uomo su una donna è la vittima stessa, secondo altri la madre dell’uomo violento.
      Concludendo: responsabile della violenza di un uomo su una donna è…una donna. Uao!
      Ma è così difficile immaginare che responsabile di una violenza su una donna sia l’uomo che la commette?

      • Paolo1984 ha detto:

        il responsabile della violenza è indubbiamente l’uomo che la commette, poi quell’uomo come la donna avrà sicuramente un’infanzia e un passato familiare alle spalle ma una volta adulti siamo responsabili dei nostri atti

      • diait ha detto:

        vale anche per una madre che picchia o uccide un figlio, o in quel caso, è responsabile la società, il marito che la lascia sola, la depressione post-partum o altro?
        Quando è la donna a fare male, vale sempre la pena di indagarne le ragioni (e, secondo me, a ragione). Obietto che quando è un uomo a fare male, il discorso viene chiuso in fretta: violenza di genere. See, addio.
        Poi, con l’esempio di Rihanna, ho portato un caso limite in cui la donna – ricca, potente e famosa – sceglie due volte di essere battuta da un semidelinquente. Questo rende innocente Chris? No, né per me né per la legge, credo. Ma dà spunti di riflessione sulla responsabilità individuale.

  29. diait ha detto:

    p.s. Non stiamo parlando del libro di Iacona, credo. Nessuno ne sta parlando, perché nessuno l’ha letto. Come ha spiegato Luigi, parliamo del fenomeno a cui si riferisce. Tutt’al più, dal titolo e dal momento in cui esce (in piena campagna mediatica sul tema), possiamo ipotizzare che affronti l’argomento secondo la narrazione della violenza di genere e che l’editore abbia pensato che fosse il momento giusto per pubblicarlo e vendere di più. Benissimo. Sono contenta per Iacona e per il suo editore. Nessuno costringe nessuno a comprarlo, e chi vuole potrà farlo e farsi un’idea più accurata del prodotto. Se poi Iacona, con i diritti del libro, potrà portarci in vacanza i suoi figli o pagarci il mutuo sarò ancora più contenta. E’ un bravo professionista che lavora sodo. Anche se su molte cose non la pensiamo allo stesso modo (non solo sulla questione femminile).

  30. alex ha detto:

    il titolo del libro è già di per sè un atto di accusa. a che pro intitolarlo “Se questi sono GLI uomini” con quell’art. determinativo che punta l’indice accusatore contro la generalità dei cittadini di sesso maschile? un titolo appropriato sarebbe potuto essere “Se questi sono uomini”. aspetto di leggere il libro per verificarne il contenuto, ma già il titolo promette male.

  31. diait ha detto:

    … contrattacco contro le istanze del femminismo e delle donne emancipate, soffocare la voce delle donne dissenzienti, che si sono ribellate al patriarcato, ridurle al silenzio e di ricondurle alla docile sottomissione.

    in quale film, maria?
    Davvero ci sono donne che ancora immaginano gli uomini monovocati al soffocamento e silenziamente della donna da ricondurre in ceppi in cucina? Uh. Una chiave di lettura davvero “fossile”, a mio giudizio. Un autogol clamoroso, poi, strategicamente parlando, perché vorrei conoscere una ragazza di oggi – tra i 16 e i 25 anni – che ci si riconoscerebbe. Se mai, le giovani, si lamentano di incontrare sempre più spesso uomini totalmente passivi e incapaci di affermare se stessi o di prendere una iniziativa, e pagherebbero per vedergli fare o sentirgli dire qualcosa di “patriarcale”.
    Non conosco una sola famiglia in cui la donna non regni pienamente e completamente. Lamentandosi, naturalmente, del poco che fa il marito, ma tenendoselo stretto, chissà perché.

    • La frase “Non conosco una sola famiglia in cui la donna non regni pienamente e completamente”, questo è un autogol.
      E’ lì e solo lì che può “regnare” una donna: in casa, relegata in famiglia, con accanto un marito che si assume questo ruolo di “vittima”, vessato dalla perfida “moglie”… le donne che “pagherebbero per vedergli fare o sentirgli dire qualcosa di patriarcale”, come se fossero le donne a chiedere di essere dominate. Un’immagine nettamente in contrasto con le affermazioni precedenti: “Davvero ci sono donne che ancora immaginano gli uomini monovocati al soffocamento e silenziamente della donna da ricondurre in ceppi in cucina? Uh. Una chiave di lettura davvero “fossile”, a mio giudizio”.
      Prima ci racconti che è un’immagine non realistica, e poi ce la riproponi… Mah! Ci racconti di donne che “se lo tengono stretto”, mentre qui stiamo parlando di donne che volevano toglierselo di torno, e hanno pagato questo presa di posizione con la vita… Non riusciamo a tenere il punto del discorso, temo…

    • Paolo1984 ha detto:

      Diana, comunque volere che il proprio uomo prenda una iniziativa o sia più assertivo o “maturo” non significa necessariamente che si vuole “essere dominate” o “comandate”, magari significa solo che a 25 anni si è già (giovani) adulte e si vorrebbe avere accanto un adulto

      • diait ha detto:

        Paolo, la mia era una sparata provocatoria. Quel patriarcale era ironico e tra virgolette.
        Volevo sottolineare la dissonanza cognitiva che crea vivere un quotidiano in cui non trovi un uomo non dico aggressivo, anche solo assertivo o in grado di imporsi su chiunque – cane, donna o bambino – e la narrativa di Maria.

      • Stai per caso sostenendo che “tutti gli uomini” non sono aggressivi, bensì incapaci di imporsi su chiunque e vittime delle donne?
        Io ho sostenuto, fin dal primo commento, che parlare di violenza di genere non implica affatto una accusa generalizzata a “tutti” gli uomini. Invece, sostenendo che la violenza di genere non esiste, di vuole far passare il messaggio che “tutti” gli uomini sono povere vittime.
        Siamo tutti individui, tutti diversi, ognuno con le sue esperienze e la sua storia personale.
        La “violenza di genere” non nega l’individualità delle persone, e neanche elimina la possibilità di affrontare ogni caso come un caso a sé stante. Semplicemente inquadra un fenomeno all’interno di un sistema di valori, secondo parametri che analizzano la struttura della società, e non i processi psicologici individuali.

  32. diait ha detto:

    *mi correggo, volevo scrivere “al soffocamento e al silenziamento della donna”

  33. diait ha detto:

    mi associo al commento di alex sul titolo del libro. Sul titolo, non sul contenuto che andremo – chi vuole – a verificare.

  34. maryonn ha detto:

    Io sono dell’opinione che sia sempre importante capire i problemi nostri e della società, e il femminicidio in effetti è un bel problema, anche se non ci tocca da vicino.
    Parlare di questo non significa incolpare gli uomini, e neppure odiarli, però dobbiamo ammettere che ci sono uomini che picchiano e ammazzano le donne perché le odiano e perché ne hanno paura.
    La razionalità ci dovrebbe suggerire di stare lontane da quegli uomini, e di fuggirli come la peste. Ma alcune di noi non ce la fanno, per problemi legati a scarsa autostima e masochismo, e cadono in un vortice pericoloso.
    Certamente quei comportamenti hanno bisogno di una vittima e di un carnefice, per cui il “gioco” (come lo chiama la psicologia transazionale) va avanti per colpa di entrambi gli attori. La donna picchiata ha scelto quell’uomo perché ne ha bisogno, ma questo non assolve l’uomo violento, anzi lo rende ancora più colpevole perché non è capace di comportarsi in maniera civile, ma è agito da fantasmi interni di cui è a malapena consapevole.
    Lo sguardo che dobbiamo avere verso questi uomini e queste donne deve essere di intensa pietà, per il ruolo che si sono scelti, ma non dobbiamo dimenticare che le vittime che dobbiamo aiutare e proteggere sono delle donne spesso indifese ed impaurite.
    Ci sono delle donne violente, ma il loro numero è di molto inferiore a quello degli uomini, per cui tranquillamente ma in modo deciso dobbiamo ammettere che questi sono delitti di genere, sono dei femminicidi.
    Poi si può discutere su come affrontarli e come prevenirli, ma dobbiamo partire da questo presupposto.

    • Maria ha detto:

      Maryonn ti ringrazio della delicatezza con cui hai affrontato il tema, ma la mia esperienza e quella di altre donne che ho conosciuto non contempla affatto né il masochismo, né la scelta di un uomo violento, se non altro perché quest’ultimo manifesta comportamenti aggressivi dopo il consolidamento della relazione sentimentale.
      I motivi per cui non si abbandona un uomo violento dopo la prima aggressione sono molti, inclusa la dipendenza economica o l’essere ormai legate da un vincolo affettivo molto forte che è difficile spezzare e che, ricordo, non si è instaurato con un uomo violento. Tenete presente che la vittima conserva intatta l’immagine di come fosse l’uomo prima che manifestasse un comportamento aggressivo e può anche ritenere che, modificando il proprio atteggiamento, otterrà un mutamento di quello del compagno e un ristabilimento della relazione armonica che si era creata all’inizio, sicché decide di non infrangere subito il rapporto. Ma non voglio affrontare in modo più approfondito il tema.
      Consiglio a tutte, se interessate, di leggersi sull’argomento l’imprescindibile testo di Patrizia Romito “Un silenzio assordante” . C’è un capitolo sulla colpevolizzazione della vittima che risulta molto interessante.

      • Maria ha detto:

        Pardon: relazione armoniosa.

      • Paolo1984 ha detto:

        ovviamente le esperienze di questo tipo sono diverse e ognuna ha le sue specificità.

      • maryonn ha detto:

        Non ho un’esperienza diretta di queste situazioni, ma conosco delle donne che hanno vissuto violenze in famiglia, e mi hanno parlato di scarsa autostima e masochismo.
        Ovviamente ogni situazione è a sé, per cui non si può generalizzare.
        Penso che sia normale che l’uomo violento non lo sia dall’inizio della relazione, ma che presenti le componenti violente un po’ alla volta, svelando così il suo vero temperamento.
        Ma quando lo fa, come si può continuare a rimanere con un uomo simile? Ecco, è questo che faccio fatica a capire

      • Paolo1984 ha detto:

        il perchè può essere diverso da persona a persona: a volte, credo, si è convinte di non meritare di meglio e se poi si viene da un’infanzia in cui si è subito violenze…
        comunque non c’è una risposta univoca e valida per tutti e ogni situazione è a sè come hai detto.
        oltretutto consideriamo che un uomo che picchia abitualmente la moglie non è che la picchia 24 ore su 24, possono esservi dei momenti di pace a cui lei magari si aggrappa.

  35. luciamarchitto ha detto:

    Il problema del femminicidio è grave e serio e va affrontato, è un bene che se ne parli,che se ne discuta, che si scrivano dei libri, che non vanno giudicati/discussi senza averli letti, cercare di capire le regioni di questo fenomeno è importante per fermare la violenza, nella violenza c’è l’aggressore e c’è la vittima, nessuno credo qui giustifichi la violenza fatta da una donna a un uomo, da qualsiasi uomo ad altro uomo, ma i fatti ci dicono che molte sono le donne uccise dagli uomini, mariti o fidanzati che siano, quindi è un problema di genere. Bisogna chiedersi “perchè gli uomini uccidono le donne?, perchè molte donne subiscono per anni violenze fino ad arrivare ad essere uccise e restano chiuse nel loro dolore, in silenzio?
    C’è un meccanismo che scatta nelle vittime di ogni genere di violenza, come il mobbing per dire, ed è quello del senso di colpa, quello di non essere capace di, quello di meritarsi la violenza, è facile dire da fuori “perchè non denuncia, perchè non si ribella” la violenza fisica è strettamente connessa a quela morale ed è volta all’annientamento della volontà. E’ facile per chi sta fuori dire cosa bisogna fare.Chi non ha subito violenza non sa cosa vuol dire.

  36. luciamarchitto ha detto:

    e anch’io sono fuori, ma cerco di capire, capire questo fenomeno terribile, è importante non solo per questo aspetto ma anche per capire la società in cui vivo, per capire dove siamo e dove stiamo andando, per cercare di porre rimedio, scrivere è importante!

  37. Claudio ha detto:

    Sono d’accordo, gli uomini devono tutti vergognarsi e chiedere scusa a tutte le donne!
    Le donne sono una razza superiore!

  38. Pingback: Se questi sono gli uomini » Massimo Lizzi

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