La violenza

Ho ricevuto molti commenti dopo la pubblicazione dell’articolo relativo al libro di Riccardo Iacona che uscirà domani.

Fra le molte tematiche affrontate, quella cui vorrei dedicare particolare attenzione è l’insistenza sul fatto che non esiste un fenomeno classificabile con il termine violenza di genere e che il termine femminicidio è usato impropriamente.

Ci sono uomini violenti e donne violente. Su questo non mi sento proprio di avere nulla da obiettare.

Ma la violenza di genere è un’altra cosa.

Così mi metto a cercare qualcosa che documenti la violenza domestica agita dalle donne, e trovo questo articolo dal titolo Violenza domestica e femminismo, nemici della serenità familiare e dei bambini, datato 5 ottobre 2012.

Cito dall’articolo: Uno dei miti maggiormente diffusi nella nostra società è che le violenze domestiche sono qualcosa che gli uomini infliggono alle donne. Una ricerca scientifica avente solide basi rivela che in realtà le violenze domestiche sono qualcosa che le donne infliggono agli uomini più frequentemente di quanto gli uomini non facciano alle donne.

Come fonte si cita “Il Laboratorio di Ricerche sulla Famiglia dell’Università del New Hampshire, su concessione dell’Istituto Nazionale di Igiene Mentale”, che avrebbe effettuato ben tre studi a livello nazionale (ma non si spiega se il livello “nazionale” sia quello dello stato confederato del New Hampshire o gli Stati Uniti nel loro complesso). Non c’è altro riferimento se non un link, che seguo e che mi porta a questa pagina, dal titolo Dati sulle violenze domestiche non diffusi dai media di Sam & Bunny Sewell. C’è anche scritto disponibile testo originale in inglese, ma un link che conduca a questo originale non c’è.

Chi sono Sam e Bunny Sewell? Hanno un titolo, una cattedra, un ruolo qualsiasi che li colleghi all’Università del New Hampshire? Cerco sul sito dell’Università, ma il nome Sewell non c’è. Non insegnano lì, Sam e Bunny, ma magari se ne sono andati. O magari sono dei collaboratori… O il New Hampshire non c’entra niente.

Insomma, provo pubmed, per ciò che riguarda la ricerca scientifica è il sito più importante: more than 22 million citations for biomedical literature from MEDLINE, life science journals, and online books. Citations may include links to full-text content from PubMed Central and publisher web sites… ma di Sam e Bunny neanche l’ombra. Provate anche voi.

Allora cerco il nome che trovo più sotto, Susan Steinmetz, Ph.D, e in effetti trovo una pagina, datata 1981… Poi c’è Reena Sommer, Ph.D, che non mi dà niente, come Sam e Bunny. Cerco il Manitoba Centre for Health Policy and Evaluation, e cerco, cerco… Ma non c’è nessuna Sommer, né fra i ricercatori, né gli associati, né i collaboratori… Niente.

Insomma qui c’è la lista di tutte le loro pubblicazioni, ma sono catalogate per anno dal 1977 ad oggi e non avendo niente altro che il nome Reena Sommer (non l’anno di pubblicazione, non il titolo della ricerca), è come cercare un ago in un pagliaio! Ho provato con la funzione trova nella pagina, ma quando mi è uscito zero risultati mi sono detta: ma chi me lo fa fare!

In conclusione: la bibliografia di questo sconvolgente studio che ribalterebbe tutte le mie convinzioni… beh… io non l’ho trovata. Ma certo l’autore non mi ha reso l’impresa facile. Non è così che ci insegnavano a citare le fonti, all’Università.

Quando l’autore dell’articolo dal titolo Violenza domestica e femminismo, nemici della serenità familiare e dei bambini dice con amarezza La stampa americana sembra maggiormente interessata alla correttezza politica piuttosto che all’accuratezza scientifica mi verrebbe da rispondergli: e la tua, di accuratezza scientifica?

Come sono stati raccolti tutti questi dati, da chi, quando? Perché non c’è una lista delle fonti, perché fra le date citate la più recente è quella di un articolo di giornale del 1993?

Insomma, se devo accettare come palusibili conclusioni del genere: Quando un comportamento riceve verifica transculturale significa che esso è parte della natura umana piuttosto che il risultato di condizionanti culturali. Le donne sono più spesso autrici di violenze domestiche in tutte le culture studiate. Ciò porta molti esperti alla conclusione che ci sia qualcosa di biologico sulle donne violente in ambienti familiari. I ricercatori stanno ora esaminando il ruolo del “dominio territoriale” come fattore della mancanza di considerazione delle donne per la differenza di taglia: le donne vedono la casa come il proprio territorio. Come molte altre specie sul pianeta, noi umani siamo portati ad ignorare la differente statura quando ci troviamo in conflitto sul nostro territorio, mi serve un po’ di più che una serie di numeri messi lì… Chi sono questi ricercatori, dove ricercano, come? Dove trovo questi libri, come mai la Comunità Europea e l’Onu non ne sanno niente e parlano invece di violenza contro le donne?

Voglio dire: stiamo parlando della donna biologicamente cattiva! E’ una cosa seria. Dobbiamo sapere chi sono questi Sam e Bunny!

Non so se è il caso di scherzarci su. Non so se esiste qualcuno che leggendo le farneticazioni di Sam e Bunny Sewell può arrivare a mettersi in testa che davvero la combinazione XX genera bestie che marcano il territorio a suon di botte, e magari decidere che è il caso di prendere provvedimenti in merito…

Vi pregherei di soffermarvi sull’incipit di questo articolo, quando dice: le donne risultano essere quelle che istigano la maggioranza delle violenze domestiche e che feriscono gli uomini più frequentemente e gravemente. Perché il vero motivo per cui ci sono tutte quelle tabelle a dimostrazione della violenza agita dalle donne sta tutta nel verbo “istigare”: le donne istigano la violenza. E’ questo che fanno: provocano. E se la donna provoca, l’uomo violento è solo un uomo che ha reagito ad una provocazione di tale entità da rendere impossibile un atteggiamento passivo. Quindi è innocente.

Vorrei farvi riflettere sul contenuto dell’unica pagina che ho trovato, della Dott.ssa Steinmetz, quando scrive, a proposito del fatto che la violenza domestica è tutt’altro che un fenomeno recente: examination of some of the first written laws suggests that not only did violence between family members exists, but it was an institutionalized, accettable way for those in a dominat or superior position to control those in a weaker, subordinate position.

Che è molto diverso che parlare di biologia. Che forse ci dà un’idea di come stanno le cose ancora oggi, dal punto di vista sociologico, non genetico. Un punto di vista che non coinvolge necessariamente gli archetipi, i traumi infantili, i drammi individuali, ma ci coinvolge tutti in quanto membri di una società.

 

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a La violenza

  1. Maria ha detto:

    Condivido integralmente il contenuto del tuo post.
    Non avrei saputo esprimere meglio gli stessi concetti.
    Ti ringrazio per l’intelligenza, la lucidità, l’acume, la profondità e le energie che profondi nell’affrontare temi delicati come questo.
    Le asserzioni della Dott. Steinmetz, che citi alla fine del tuo articolo, sono di lampante evidenza. A me paiono talmente ovvie!
    Quanto al fantomatico signor (Bugs) Bunny ricollochiamo per favore nel suo spazio naturale: i cartoni animati.

  2. Paolo1984 ha detto:

    quando si parla di esseri umani, natura, storia e cultura sono intrecciate

    • Ognuno di noi è un insieme complesso di molteplici aspetti: quanto ci viene trasmesso dal patrimonio genetico? Quanto dipende dall’educazione, dai condizionamenti esterni? Queste sono domande che l’uomo fa a se stesso da quando ha iniziato a pensare…
      Io volevo dire che non è bene mescolare i diversi piani di lettura: in fondo scienza, filosofia, psicologia e sociologia, sono diverse prospettive attraverso le quali cerchiamo di “semplificare” e spiegare il come e il perché di questo mondo.
      Ogni disciplina si avvale dei suoi strumenti e cerca di analizzare una porzione di realtà: è bene usare la parola scienza quando usiamo correttamente gli strumenti della scienza…

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