Scaricabarile

“Scaricabarile” era un gioco da ragazzi già in voga nel Rinascimento, di cui Niccolò Tommaseo dà la descrizione e insieme la sua degradazione. “Scaricabarili è un giuoco fanciullesco, che si fa da due soli che si volgono le spalle l’un l’altro, e, intrigate scambievolmente le braccia, s’alzano vicendevolmente l’un l’altro. Laonde, quando vogliamo mostrare che due gittano la colpa d’alcun errore sopra l’altro, diciamo che fanno a scaricabarili. Simile e fare a scarica l’asino: se non che, questo semplicemente significa rimuovere da sé la colpa d’alcun errore; e quello dinota che l’uno getta la colpa sopra l’altro, come tu a me, e io a te”.

E così in questi giorni, in cui l’animo di tutti è profondamente scosso e turbato, assistiamo al gioco di tutte le persone coinvolte, che  spendono il loro tempo e le loro energie per negare ogni responsabilità, arrivando ad accusarsi a vicenda.

In cima alla lista il Questore Montemagno, che dichiara: “L’operato dei miei uomini è stato cristallino (…) L’ispettore e l’agente presenti a scuola hanno aiutato in tutti i modi il bambino per evitare che si facesse male”, poi l’attacco del senatore Maurizio Saia: “chi deve chiedere scusa è chi sta gettando fango sulle forze dell’ordine, sugli assistenti sociali e sui giudici che hanno agito con il solo scopo di tutelare il minore.”

Io so quello che ho visto, e so quello che ho sentito: “Io sono un ispettore, lei non è nessuno”. Non c’è contesto che possa diminuire la gravità di quanto affermato dall’ispettrice di Polizia e mi sembra veramente degno della definizione “scaricabarile” il puntare il dito verso l’uomo che era apparso accanto al Questore Montamagno di fronte alla stampa: “non sono stati i poliziotti a trascinare per i piedi il bambino, ma il padre”.

Per trovare una giustificazione a ciò che non può essere giustificato, il signor Questore va in confusione: Alessandra Mussolini non lo risparmia. «Gli ho telefonato, sono qua da un’ora e non mi vogliono fare entrare, gli dico. Voglio sapere come sta il bambino, ne ho diritto come parlamentare. “Il bambino sta bene”, fa lui. Bene? dico io, allora fatemelo vedere. “Non è possibile onorevole”. Perché? chiedo. “Perché sta male”. Ma come, prima stava bene e adesso sta male?».

Poi c’è chi sostiene che il problema per il bambino sia, più che il fatto in sé, l’esposizione mediatica : se nessuno ne avesse saputo niente, sarebbe stato meglio.  Come dire: i panni sporchi si lavano in casa.

Ma a questo proposito vi consiglio una lettura interessante che, dal punto di vista giuridico, affronta il delicato tema della condizione obiettiva di punibilità: l’abuso di cui tutti siamo stati testimoni è condannabile solo in quanto “pubblico scandalo” (e quindi l’errore è stato di chi ha filmato e diffuso le immagini) o esiste una responsabilità oggettiva, ovvero il fatto in sé e per sé configura l’ipotesi di abuso?

A tale proposito mi sembra opportuno citare l’ Art. 571, codice penale.
Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina.

Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi.
Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo; se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni.

Il motivo per cui le persone coinvolte vogliono tenere nascosto il minore con ogni mezzo ha poco ha a che fare con “il bene del minore”: «Il bambino sta male, vuole tornare da sua madre» ha detto l’onorevole, l’unica riuscita a varcare il cancello della casa “sicura” dove è ospitato, la sola a vederlo. «Ci ho parlato, gli ho chiesto cosa pensa, come sta. L’ho visto pallido, gli fa ancora male la schiena dopo che è stato trascinato per strada, ma soprattutto mi ha detto che vuole tornare dalla mamma».

E vorrei aggiungere la sentenza 10.09.2012 n°34492, Cassazione penale, sez VI:

Costituisce abuso punibile, a norma dell’art. 571 c. p., anche il comportamento doloso che umilia, svaluta, denigra o violenta psicologicamente un bambino, causandogli pericoli per la salute, anche se è compiuto con soggettiva intenzione educativa o di disciplina. (Caso in cui una professoressa aveva costretto un alunno a scrivere per 100 volte sul quaderno la frase “sono un deficiente”, e per avere adoperato nei suoi confronti un comportamento palesemente vessatorio, rivolgendogli espressioni che ne mortificavano la dignità, rimproverandolo e minacciandolo di sottrarlo alla tutela dei genitori, così causandogli un disagio psicologico per il quale fu necessario sottoporlo a cure mediche e a un percorso di psicoterapia.)

Alla luce di queste considerazioni, a me sembra francamente del tutto irrilevante discutere di ipotetiche vessazioni messe in atto dalla madre del minore in momenti precedenti ai fatti documentati. Irrilevante nel momento in cui tutti, in quanto testimoni, siamo posti di fronte al dovere morale di esprimerci in merito all’abuso di fatto avvenuto e filmato, il quale, ci dice il codice penale, non è giustificabile neanche tenendo in considerazione la soggettiva intenzione educativa.

In altri termini: non importa se pensate di averlo fatto a fin di bene, comunque non andava fatto.

Invece di tentare di far calare il sipario su questa vicenda per continuare ad agire indisturbati in un modo che a me sembra, in tutta franchezza, fuorilegge, invece di cercare responsabili immginari o pronuciare tiepide scuse, gli attori di questa orribile vicenda dovrebbero essere messi di fronte alle loro obiettive responsabilità. Da chi ha visto e sentito, e non può più ignorare.

La cosa più tragica non è la malvagità dei cattivi, ma il silenzio dei giusti

Martin Luther King

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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7 risposte a Scaricabarile

  1. Blossom ha detto:

    Quelli che usano la scusa dell’esposizione mediatica sono quelli che mi fanno più incazzare! Come se il problema fosse davvero aver visto questo video – unico mezzo per chi l’ha fatto per ribellarsi a quanto accaduto: sarebbe stata parola contro parola, avrebbero vinto i “forti” e la notizia non sarebbe stata diffusa – e non che queste atrocità accadono, di frequente, senza che nessuno sappia e soprattutto faccia nulla per impedirle!
    Per fortuna che il video è stato fatto, perché per quanto certi infami tentino di stravolgere le cose lo abbiamo visto chiaramente cos’è accaduto.
    E quelli che si lamentano del circo mediatico si vergognino, ignavi che non sono altro!

  2. Sono stati segnalati dalla Questura di Padova alla magistratura per le ipotesi di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria la zia materna e il nonno del bambino di 10 anni. Con loro, nella comunicazione di notizia di reato inviata alla Procura, comparirebbe anche una terza persona. Potrebbe essere uno dei genitori dei compagni di scuola del bambino, che avevano aiutato i parenti. Queste le ultime notizie. E’ evidente il tentativo di dimostrare che la violenza usata è in qualche modo giustificata “dall’opposizione” della famiglia del minore. Ma ad opporsi, come abbiamo visto tutti, non era solo la famiglia, bensì il minore stesso. Si tenta, con questo gesto, di negare l’esistenza del minore, riducendolo ad un pacco conteso. Ma quel bambino ha una voce, ed ha espresso chiaramente la sua volontà: non era, come abbiamo visto tutti, un pupazzo strattonato da una parte all’altra, era una creatura che gridava “zia aiutami”. Ed io avrei trovato strano che la zia fose rimasta indifferente a quel grido d’aiuto.
    Ribadisco: cosa c’è a monte, cosa è avvenuto prima di quelle scene non mitiga in alcun modo la violenza dei gesti compiuti. Esiste una violenza giustificabile? Un “tutore dell’ordine” è davvero autorizzato ad usare quel genere di violenza verso un essere umano disarmato che grida aiuto?
    Nei due precedenti tentativi di prelevare il bambino, è sempre stato il bambino stesso a rifiutarsi, fisicamente, di seguire le forze dell’ordine. A torto o a ragione, quel bambino non voleva andare. A torto e basta quel bambino è stato trascinato via con l’uso della violenza.
    La legge italiana (L. 833/78) sancisce la norma che i trattamenti psichiatrici sono volontari. E si parla di malati conclamati, con gravi patologie. Ciò significa che tali trattamenti vanno richiesti e accettati da chi li subisce. Non solo. Occorre anche che la persona sia informata del tipo di terapia, della natura e degli effetti che essa produce.
    Esiste una sola possibilità in Italia per essere sottoposti contro la nostra volontà a trattamenti psichiatrici: il Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.). I presupposti sono: 1. presenta alterazioni psichiche tali da necessitare interventi terapeutici urgenti (e francamente, non mi sembra questo il caso) 2. rifiuta la terapia; 3. non possa essere assistita in altro modo. Ora: trascinare questo bambino contro la sua volontà in una struttura protetta mi sembra contraddica le leggi e i principi di questo paese, in cui, solo in casi estremi, se una persona “non può essere curata in altro modo” e “si richiedono interventi urgenti” si agisce contro la volontà di un soggetto.
    Mi sembra che i rappresentanti della legge ignorino la legge stessa, e i principi cui si ispira.
    Come il Questore Montemagno, che sembra ignaro del fatto che un parlamentare può entrare ovunque ritenga di dover entrare. E credo che di tutta questa incompetenza i cittadini debbano essere informati.

  3. Vorrei aggiungere che nella Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo (ONU 1959) nel preambolo si scrive: “Considerato che l’umanità ha il dovere di dare al fanciullo il meglio di se stessa.” Il meglio: a questo bambino è stato negato quello che la legge garantisce ad un adulto, mentre gli spetterebbe molto di più.

  4. Paolo1984 ha detto:

    in questa storia tutti hanno la loro parte di responsabilità, il padre, la madre, le istituzioni..l’unica vittima è il bambino. io però devo dire che non so se al posto del padre avrei avallato un trattamento del genere su mio figlio..prima del mio diritto a vederlo viene il diritto di un bambino a non essere trascinato via come neanche il peggiore dei delinquenti. Sicuramente preferirei che mio figlio stesse con una madre che mi detesta piuttosto che in casa famiglia,
    Non lo so. Ho saputo che il padre ha dichiarato di aver “salvato” suo figlio..ma per considerare la casa-famiglia una “salvezza” (e lo dico con tutto il rispetto per chi ci lavora) vuol dire che con la madre questo bambino pativa le pene dell’inferno (che io sappia, in quelle case ci sono bambini senza famiglia o con genitori drogati, violenti, abusanti o comunque palesemente indegni)..e certamente ci sono casi in cui è così, ma questo è uno di quelli? Ne dubito

    • La gravità di questo episodio, e io ringrazio chi lo ha sottoposto all’opinione pubblica, non sta tanto nelle responsabilità genitoriali, bensì in uno Stato che si assume il diritto di “rapire” un bambino per punirlo con una segregazione (separato dal contesto che conosce e nel quale si sente sicuro, tanto da volerci tornare) organizzata allo scopo di (da sentenza) “resettarlo”?
      Tu ti senti al sicuro in uno Stato che “resetta” i suoi cittadini, grandi o piccoli che siano?
      I bambini non si “resettano”: si amano. I bambini si ascoltano, si crescono, si proteggono! Non si trascinano sull’asfalto! Io, da genitore, mi rifiuito di accettare queste immagini. Io non ci sto: la genitorialità è un’altra cosa… Se un agente di Polizia avesse trascinato mio figlio a quel modo io lo avrei fermato, non aiutato! Che colpe ha quel bambino per essere trattato così?

  5. se ci fosse uno “scaricabarile”,ci sarebbe un “movimento”.la verità è che tutto è da distruggere,tutto da sovvertire,tutto da frantumare.perchè ? pensateci e prendiamo i dovuti,provvedimenti.

  6. Tutto, niente… Io lascerei da parte questi assoluti. Qui c’è stato un abuso, e non un abuso messo in atto da singoli, ma un abuso legittimato dallo Stato. Erano persone in divisa quelle. Un atto di un magistrato ha predisposto l’internamento di un bambino in una struttura, e tutti abbiamo visto le modalità brutali con cui è stata messa in atto questa decisione. Questo significa che, se non vengono presi provvedimenti contro le persone che materialmente hanno compiuto quel gesto, lo Stato legittima l’uso della violenza contro cittatini inermi, contro i cittadini più inermi: i bambini.

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