Reset

In informatica il reset è l’operazione di ripristino della condizione in cui si trova un sistema informatico subito dopo l’accensione. Il reset semplifica quindi il ripristino di tale condizione, quando necessario, evitando l’operazione di spegnimento e riaccensione del sistema informatico. L’origine del termine tecnico è il verbo inglese to reset: aggiustare (machine), regolare (clock), azzerare (counter).

Il verbo italiano “resettare” viene dal termine tecnico informatico, creato mediante calco: il calco linguistico è un procedimento di traduzione che consiste nella creazione di neologismi, seguendo la struttura della lingua d’origine; esistono vari tipi di calco linguistico fra cui quello semantico, quello morfologico, quello sintagmatico, quello sistematico, ecc. Un esempio di calco semantico è la parola “realizzare” nella sua accezione di “rendersi conto” derivata chiaramente dal verbo inglese to realize. Un esempio di calco morfologico è la parola grattacielo derivante dal termine inglese skyscraper (dove sky significa “cielo” e to scrape significa “grattare”).

Molte persone sono rimaste sconvolte dal trovare, negli atti giudiziari della separazione che ha condotto all’orrendo episodio di Cittadella la parole “resettare” riferita al bambino. Cito:

La Corte ha quindi evidenziato “la necessità di un allontanamento del minore dalla madre, fino ad aiutarlo a crescere, imparare, e non certo da ultimo, a resettare e riassestare i propri rapporti affettivi in ambiente consono al suo stile di vita, accogliente e specificatamente preparato a trattare le sue involontarie problematiche che, anche comportamentali, equidistanti dai genitori e nel contempo ad entrambi ugualmente vicino”.

Tempo fa dedicai un post a Victor Klemperer, filologo e scrittore tedesco, autore del libro LTI: La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo (Giuntina, Firenze, 1998).

Mentre vive in prima persona, sulla sua pelle di ebreo, la propaganda nazista, Klemperer nota che tra le tante forme tramite le quali viene esercitato il potere c’è la lingua; il regime inventa un tedesco nuovo, che rispecchia il sistema di riferimento nazionalsocialista: una lingua che lui chiama Lingua Tertii Imperi (LTI).

Scrive nel suo libro:Le parole possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non avere alcun effetto, ma dopo qualche tempo ecco rivelarsi l’effetto tossico”.

Fra le varie tecniche che Klemperer identifica, c’è un uso massiccio di termini tecnici presi dal linguaggio dell’industria, ad esempio motori a pieno regime invece di persone attive, materiale umano invece di  uomini. L’intento che lui scorge dietro questa scelta di vocaboli è la spersonalizzazione dell’uomo, al fine di trasformarlo in un mero ingranaggio del sistema.

Forse non del tutto consapevolmente, usando il termine “resettare” riferito ad un essere umano, si crea l’associazione macchina-uomo; l’uomo da essere vivente diventa meccanismo (un computer, in questo caso) del quale si può fare ciò che si vuole: azzerarlo, svuotarlo e riempirlo di nuovi contenuti, riprogrammarlo, come se l’unica integrità che si riconosce degna di essere preservata è il guscio esterno, il corpo-contenitore.

Quello che scrissi allora lo ribadisco oggi: la forma è sostanza.

La scelta di una parola piuttosto che un’altra ci rivela il sistema di valori che ha determinato quella scelta.

Un sistema di valori nei quali in molti non si riconoscono.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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