Uomini che raccontano di donne II

Fra i miei scrittori preferiti,  Henry James occupa un posto speciale.

Henry James era un uomo libero, tanto libero da rivendicare il diritto a scegliersi la patria che sentiva sua, invece di limitarsi ad accettare quella che gli aveva assegnato la sorte. E questo la dice lunga.

Sicuramente il romanzo di Hanry James che ho amato di più è The Portrait of a Lady, ma non è di Isabel Archer che vorrei parlare, bensì di uno dei racconti brevi, Rose-Agathe, meno celebre dell’eroina Daisy Miller, ma più potente nel denunciare quella condizione femminile alla quale James dedicò tante bellissime pagine (interesse per la femminilità che gli costò la disapprovazione dei contemporanei, che arrivarono a definirlo “eminente specialista d’inezie e arci-intagliatore di cammei per Sua piccolezza la verginella bostoniana” -cit. Ambroise Bierce)

In Rose-Agathe i personaggi sono due uomini. Il narratore attende al balcone l’amico Sanguinetti, che è in ritardo per la cena. Siamo a Parigi, “città nella quale anche il più umile fra i sensi è tramite di impressioni poetiche”.

Di Sanguinetti sappiamo che “era un collezionista, aveva una stanza intera piena di vecchi cocci e sedie scomode”, così quando il narratore lo scorge imbambolato davanti ad una vetrina, si chiede cosa possa aver attratto tanto il suo sguardo da fargli dimenticare l’appuntamento preso, e conclude: “guardava certo la bella moglie del barbiere, la graziosa donna dal volto d’una Madonna e l’acconciatura d’una Parisienne, che io stesso avevo trovato così incantevole.”

I due amici, a cena, discutono dell’incantevole donna, insistendo sulle sue doti: “è l’oggetto più bello sul quale abbia mai posato lo sguardo” afferma Sanguinetti, e il narratore ribatte “un angelo all’ultima moda”, ancora “una Madonna che si sia fatta acconciare i capelli”… e avanti così, giustapponendo il frivolo al divino.

“Non dispero di farla mia” afferma ad un certo punto Sanguinetti, e quando il narratore obietta che non gli sarà mai possibile sposarla, risponde: “Ma posso averla sempre là, nel mio salotto. E’ proprio il posto per lei.”

Quando, il giorno successivo, Sanguinetti confida all’amico di stare contrattando con il barbiere per portarsi a casa “la cara creatura”, questi scoppia a ridere, ma Sanguinetti non si perde d’animo: “Penso davvero che finirà col convincersi (il barbiere). Non gli dispiacerà dopo tutto avere il denaro.”

Quello che si scopre alla fine del racconto (attenti, è in arrivo uno spoiler!) è che la giovane e ammirata Madonna dai capelli deliziosamente acconciati non è affatto – come credeva il narratore – la moglie del barbiere, bensì un manichino di cera, che il barbiere ha sistemato in vetrina per pubblicizzare la sua attività.

La donna oggetto del desiderio diventa in questo racconto un oggetto vero e proprio, che della donna ha solo le fattezze, per mostrarci come il linguaggio deprivi il genere femminile della sua umanità per trasformarlo nel vuoto contenitore della bramosia altrui: una cosa.

Un angelo senza voce, una Madonna acconciata da possedere, vendere e comprare, sulla quale proiettare ciò che vogliamo a seconda del momento (ma egli continuò:”parola mia, lei per me è ogni giorno diversa; non ha mai la stessa espressione. A volte è un po’ malinconica… a volte è di buon umore”), un prezioso ornamento fra i mille che ingombrano le stanze della vita.

Peccato che cigoli, conclude Sanguinetti alla fine del racconto.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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