Dicono della Pas III

Trovo un interessante articolo della Dott. ssa JOAN S.MEIER, Professor of Clinical Law, George Washington University Law School, nonché Director, Domestic Violence Legal Empowerment and Appeals Project (DV LEAP), e un sacco di altre cose che potete leggervi con calma.

L’articolo si intitola: Parental Alienation Syndrome and Parental Alienation: Research Reviews (2009), e si propone di offrire delle linee guida agli organi deputati ad intervenire nei casi di separazione ogni volta che si trovano di fronte ad una diagnosi di Pas o  di alienazione genitoriale (PA), che vengono trattate separatamente.

Una cosa, secondo la Dottoressa, accomuna entrambe: alienation claims have become ubiquitous in custody cases where domestic violence or child abuse is alleged as grounds to reject mothers’ requests to limit paternal access to their children, ovvero l’onnipresenza (ubiquitous) nei casi di custodia per rigettare le istanze della madre che giustifica la richiesta di limitare le frequentazioni paterne con le motivazioni di violenza domestica e/o abusi su minore.

Apro una piccola parentesi: quandi si parla di “abuso su minore” non si intende solo l’abuso sessuale (quella era una particolare ossessione del povero Dott. Gardner, pace all’anima sua); gli abusi su un minore possono concretizzarsi in tanti modi, ad esempio nel trascinare per i piedi un bambino sull’asfalto… Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si configura una condizione di abuso e di maltrattamento allorché i genitori, tutori o le persone incaricate della vigilanza e custodia di un bambino approfittano della loro condizione di privilegio e si comportano in contrasto con quanto previsto dalla Convenzione Onu di New York sui Diritti del Fanciullo del 1989.
Il maltrattamento si concretizza quando “gli atti e le carenze, che turbano gravemente i bambini e le bambine, attentano alla loro integrità corporea, al loro sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di terzi” e, come da definizione del IV Seminario Criminologico (Consiglio d’Europa, Strasburgo 1978) il maltrattamento può concretizzarsi in una condotta attiva (percosse, lesioni, atti sessuali, ipercura) o in una condotta omissiva (incuria, trascuratezza, abbandono).
L’assenza di evidenze traumatiche nel fisico non può escludere, quindi, l’ipotesi di maltrattamento.

Ma torniamo alla Pas: la Dott.ssa Meier ci racconta in breve la storia di Pas e Pa.

La Pas si riassume tutta nel lavoro del Dott. Richard Gardner, uno che si presentava come Professore Universitario, ma che si scoprì che non lo era solo qunado, pubblicato il necrologio,  la Columbia Medical School ci tenne a precisare che aveva solo collaborato come volontario e che loro se ne lavavano le mani.

Leggendo nell’articolo la storia delle consulenze del Dott. Gardner, scopro che in un caso,  per mettere in atto la terapia da lui consigliata per curare la Pas, la terribile threat therapy (letteralmente terapia della minaccia), il Giudice arrivò a rinchiudere in riformatorio un bambino di 9 anni che si rifiutava di salire in auto per la visita programmata con il padre, e a tenervelo finché il bambino (che probabilmente lì dentro non si sentiva troppo sereno) accettò di collaborare.

In prigione. Come un criminale. A 9 anni. Un bambino che sosteneva di essere stato violentato dal figlio della nuova compagna del padre.

Perché, che ci crediate o no, funziona così la terapia della minaccia: ti terrorizzo (minaccia: parola o atto finalizzati a spaventare, con la prospettiva di un danno, un male, un castigo ecc.) finché non fai quello che dico io.

Apro un’altra piccola parentesi: la minaccia, in Italia, configura un reato penale. L’ art. 612 Codice Penale recita: Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 51,00.
Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell’art. 339 Codice Penale, la pena è della reclusione fino a un anno e si procede d’ufficio.

Le affermazioni del Dott. Gardner, sostiene la Dottoressa, sono sconfessate dai dati raccolti dalla ricerca.

Ad esempio l’affermazione di Gardner che il 95% delle denunce di abuso su minore presentate in caso di separazione siano inventate (le famose “false accuse”, fondamento  della teoria del falsabusismo di cui anche molti pseudoesperti italiani amano parlare), non trova riscontro nei dati concreti, che invece ci rivelano in primis che molto raramente in caso di separazioni conflittuali compare l’accusa di abuso (meno del 2% dei casi) e che in più del 50% dei casi in cui le accuse vengono presentate, queste sono confermate dalle indagini (Thoennes, N., & Tjaden, P., 1990. The Extent, Nature, and Validity of Sexual Abuse Allegations in Custody/Visitation Disputes. Child Abuse and Neglect, 14, 151-163).

Studi più recenti parlano di più del 70% di casi accertati (Faller, K.D., 1998 The Parental Alienation Syndrome: What Is It and What Data Support It? Child Maltreatment,3, 100-115), tanto che i ricercatori sono arrivati a concludere che “high rates of unsubstantiated maltreatment” in “circumstances that indicat[e] that abuse or neglect may have occurred” are a more prevalent problem than false claims of child sexual abuse (Trocme, N., & Bala, N., 2005, False Allegations of Abuse and Neglect When Parents Separate. Child Abuse & Neglect, 29(12), 1333-1345.), che in parole povere significa: il problema delle “false accuse” è irrilevante di fronte alla mole delle accuse fondate.

Sempre la raccolta di dati statistici ci informa che, mentre Gardner sosteneva che a produrre “false accuse” fosse principalmente il genitore affidatario, risulta che in realtà la tendenza ad inventare maltrattamenti appartiene al genitore non affidatario: nel 2% dei casi accertati di falsa accusa il responsabile è risultato essere il genitore affidatario, contro il 43% dei casi in cui, invece, ad inventare i falsi abusi è stato l’altro, il non affidatario.

Non gliene va bene una al Dott. Gardner.

Il fatto che Gardner, per giustificare la tendenza femminile a produrre false accuse contro gli ex mariti citasse William Congreve (hell hath no fury like a woman scorned, l’inferno non conosce furia pari a una donna respinta, The Mourning Bride, 1697, Act III, Scene VIII) ci dà, secondo la Dott. Meier, l’esatta misura della fondatezza scientifica delle sue affermazioni.

Comunque, la Dott.ssa elenca lo stesso tutti gli studi che rigettano la teoria della Sindrome da Alienazione Genitoriale nel paragrafo Sole empirical study of PAS does not validate the concept che trovate a pag.4 dell’articolo.

Vorrei citare le affermazioni della  Presidential Task Force of the American Psychological Association on Violence in the Family che denuncia: although there are no data to support the phenomenon called parental alienation syndrome, in which mothers are blamed for interfering with their children’s attachment to their fathers, the term is still used by some evaluators and Courts to discount children’s fears in hostile and psychologically abusive situations [sebbene i dati raccolti non supportino il fenomeno Pas, per il quale le madri sono accusate di interferire nell’attaccamento del bambino alla figura paterna, il termine è ancora usato da consulenti e tribunali per minimizzare la paura dei bambini in situazioni ostili e di abuso psicologico].

Non ci sono prove, ma consulenti e tribunali ne parlano lo stesso.

The National Council of Juvenile and Family Court Judges ci racconta: in contested custody cases, children may indeed express fear of, be concerned about, have distaste for, or be angry at one of their parents. Unfortunately, an all too common practice in such cases is for evaluators to diagnose children who exhibit a very strong bond and alignment with one parent and, simultaneously, a strong rejection of the other parent, as suffering from “parental alienation syndrome” or “PAS.” Under relevant evidentiary standards, the court should not accept this testimony (Dalton, C., Drozd, L., & Wong, F. ,2006. Navigating Custody and Visitation Evaluations in Cases with Domestic Violence: A Judge’s Guide Rev. ed. Reno, NV: National Council of Juvenile & Family Court Judges) [durante le cause per l’affidamento i bambini possono manifestare paura, turbamento, avversione o rabbia per uno dei genitori; sfortunatamente, è troppo comune la consuetudine di diagnosticare a questi bambini, che presentano un legame molto forte e si schierano con una sola figura genitoriale, la sindrome da alienazione genitoriale o Pas; alla luce di rilevanti elementi probatori, questa spiegazione non dovrebbe essere accettata dai tribunali].

E’ una pratica comune liquidare i casi in cui un minore mostri paura, rabbia, disgusto, turbamento per uno dei genitori con una diagnosi di Pas: ma non si dovrebbe.

Come il buon CTU De Nicola, che prima fa trascinare via un bambino e poi candidamente replica “Pas? Io? Quando?”, anche i discepoli di Gardner ad un certo punto (probabilmente a causa degli scandali sollevati dal suicidio di uno dei bambini da lui “salvati”, nonché dal conseguente suicidio di Gardner stesso) smettono di insistere sulla sindrome e tirano fuori la PA, l’alienazione genitoriale.

Il bambino alienato è definito così: (the child) expresses, freely and persistently, unreasonable negative feelings and beliefs (such as anger, hatred, rejection and/or fear) toward a parent that are significantly disproportionate to the child’s actual experience with that parent. Entrenched alienated children are marked by unambivalent, strident rejection of the parent with no apparent guilt or conflict (Johnston, J.R., 2005. Children of Divorce Who Reject a Parent and Refuse Visitation: Recent Research and Social Policy Implications for the Alienated Child. Family Law Quarterly, 38, 757-775). [Il bambino alienato esprime, liberamente e persistententemente, irragionevoli sentimenti e opinioni negative(come rabbia, odio, replsione e/o paura) verso un genitore, in modo sproporzionato al reale vissuto con quel genitore. Un bambino con una radicata alienazione mostra una repulsione smaccatamente priva di ambivalenza verso il genitore senza che apparentemente vi sia colpa o conflitto.]

Già solo questa definizione dovrebbe accendere un campanello d’allarme in chi la legge, una volta arrivato al punto seguente: un genitore che apparentemente non è in colpa o in conflitto (with no apparent guilt or conflict).  Apparentemente? Dovremmo essere interessati a ciò che “è”, non a ciò che “appare”. Da questa definizione sembra che, se il fatto “non appare” (che non si configuri la condizione di “pubblico scandalo“?), il genitore può tranquillamente essere in colpa o in conflitto, mentre le reazioni del minore diventano irragionevoli (unreasonable).

I sostenitori della PA si basano sulle medesime premesse di Gardner: le false accuse, la tendenza del genitore affidatario ad intraprendere una campagna denigratoria contro il genitore affidatario, insomma tutte quelle affermazioni che la ricerca ha confutato, con dati concreti alla mano, in riferimento alla Pas.

Cosa cambia allora?

Che l’accento si sposta dall’analisi del genitore alienante alla teorizzazione di una “situazione conflittuale” che coinvolge entrambi i genitori: in contrast to PAS theory that views the indoctrinating parent as the principal player in the child’s alienation, this study [their own] found that children’s rejection of a parent had multiple determinants . . . .[another study of theirs also] supported a multi-dimensional explanation of children’s rejection of a parent, with both parents as well as vulnerabilities within the child contributing to the problem. Alienating behavior by an emotionally needy aligned parent (mother or father), with whom the child was in role-reversal, were strong predictors of the child’s rejection of the other parent. Just as important as contributors were critical incidents of child abuse and/or lack of warm, involved parenting by the rejected parent. [contrariamente alla Pas che vede come il principale colpevole della sindrome il genitore indottrinante, questa teoria ha scoperto che il rifiuto del bambino ha più di una causa … (anche un altro studio) dimostra che esiste una spiegazione multidimensionale delle reazioni dei bambini, che coinvolge entrambi i genitori tanto quanto la vulnerabilità dei bambini stessi. Il comportamento alienante del genitore bisognoso di un alleato (madre o padre), con il quale il bambino vive uno scambio di ruolo, è un elemento forte nello scatenare il rifiuto del bambino, ma altrettanto importanti sono incidenti critici quali l’abuso sul bambino o la mancanza di calore imputabili all’educazione impartita dal genitore alienato.]

Come dire: la colpa è di entrambi, al 50%. Al genitore alienato si possono imputare “episodi critici di abuso su minore” (critical incidents: incidenti? L’abuso è un incidente o qualcosa di cui qualcuno è responsabile?) o mancanza di calore (i cosiddetti “comportamenti omissivi”), ma nonostante ciò, il rifiuto del minore rimane “unreasonable”; inoltre,  il fatto che l’altro genitore denigri chi ha messo in atto comportamenti del genere, è considerato alla stessa stregua di un abuso vero e proprio. In altri termini: non puoi disapprovare qualcuno che ha sbagliato, se questo qualcuno è genitore di tuo figlio, perché anche tu diventi abusante. Come difendere, quindi, i bambini?

Il minore può essere oggetto di abusi fisici o psicologici, ma la reazione del genitore che disapprova o la reazione di rifiuto del minore stesso sono irragionevoli. Questa è la definizione di alienazione genitoriale, o come qualcuno ama definirla, mobbing genitoriale.

Definizione priva del più piccolo barlume di ragionevolezza.

Ci sarebbero molti altri spunti interessanti nell’articolo della Dott.ssa Meier, e forse li tratterò in un altro post. Ma adesso, davvero, mi devo fermare, perché accettare che qualcuno possa trovare semplicemente “irragionevole” o “sproporzionato” il ribellarsi ad un abuso, e sostenere allo stesso tempo che ad essere abusante è invece la persona che difende il soggetto abusato, è per me un rospo troppo grande da ingoiare.

Se poi mi metto a riflettere sul fatto che di fronte ad un episodio di abuso il fattore importante da considerare sia il suo apparire o il suo rimanere celato agli occhi della gente… mi sento di concludere, con Goya:

Il sonno della ragione genera mostri

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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