Apologia del martirio

Papa Wojtyla, scrive Michela Murgia nel suo libro Ave Mary, “ha elevato agli altari molte donne, soprattutto martiri, ma anche suore comuni e fondatrici di ordini religiosi. Solo una non aveva preso voti …”: Gianna Beretta Molla.

Gianna Beretta Molla, qualificata dal sito del Vaticano come “madre di famiglia”, divenne santa nel 2004: medico, cattolica praticante come il marito, madre di tre bambini, nel ’61, a 39 anni, durante la quarta gravidanza, le fu riscontrato un voluminoso tumore benigno che richiedeva l’asportazione immediata, il che avrebbe comportato l’interruzione della gravidanza. La signora rifiutò: nacque una bellissima bambina e la madre morì. Esaltando con la canonizzazione il martirio che lasciava un padre solo con quattro figli, si mostrava che la nuova via alla santità femminile era la maternità, soprattutto se costava la vita: “tutte le madri cattoliche che si trovassero nella terribile condizione di dover scegliere tra l’aver cura della propria vita o preservare quella in arrivo, se decidessero di sopravvivere non farebbero male, ma se scegliessero di morire farebbero meglio“.

Il 28 ottobre, la 27ma ora del corriere ci regala un’altra edificante storia: “Genitori, dall’amore all’odio – Perchè bisogna difendere i figli“, ispirata, ovviamente, agli eventi di Cittadella e al cruento trascinamento del povero bambino conteso (che non era per nulla conteso, per come la vedo io…  lo definirei piuttosto “il bambino ribelle”, visto che a non volerne sapere di quel padre che lo trascinava era lui stesso… ma io non sono una giornalista e mi intendo poco di parole chiave).

La protagonista di questa storia si chiama Caterina, curiosamente come una celebre martire, Santa Caterina d’Alessandria, decapitata intorno all’anno 300.

Intanto questa Caterina sostiene d’aver vissuto nell’infanzia una “sorta di alienazione” – questo strano e mutevole disturbo di cui sappiamo per certo solo che qualcuno sostiene che esista – e che questa drammatica esperienza l’ha condotta ad un giuramento con se stessa: Avevo giurato, alla sua nascita, che Dario non avrebbe mai vissuto una separazione.

Purtroppo, la signora Caterina divorzia: Per la sanità mentale di tutti sono diventata spergiura.

Questa Santa dei nostri giorni non divorzia, come le donne normali, perché l’amore è finito, perché lui la tradisce, perché lei l’ha tradito, perché uno dei due si gioca gran parte della busta paga o beve… insomma, per ragioni concrete e definite. No, lei è costretta a divorziare per la sanità mentale di tutti (tutti chi?), per il bene del prossimo, perché è troppo buona per questo mondo arido e materialista. Non voleva divorziare, ma ha dovuto farlo, per un bene superiore: la sanità mentale del genere umano.

E’ anche costretta, però, a mancare alla promessa, quella promessa frutto di un’infanzia “alienata” che le ha fatto perdere il suo papà (e non si capisce come mai, visto che comunque la mamma le permetteva di vederlo, il papà… ma si sa, il mistero è parte integrante della fede…)

Come espiare l’aver infranto questa solenne promessa? Ovvio, col sacrificio.

Ci racconta Caterina: Ho rinunciato a molto, è vero, sul piano materiale. E Dario ha rinunciato con me. Ho ceduto su condizioni che hanno reso la mia vita pratica, e quella di Dario, più difficile. Sono diventata più povera, un bel po’, e anche Dario.

Il primo passo per la Santa Madre Separata è l’accettazione della povertà. D’altra parte, lo dice anche il Poverello d’Assisi: la povertà ha un valore salvifico per l’uomo, è la via alla salvezza.

Continua, la storia esemplare di Caterina: Però, con suo padre ho parlato sempre. Anche nei momenti più difficili, quando la rabbia e il dolore mi avrebbero spinto a fare la guerra. O quando, la pigrizia del padre faceva soffrire Dario, che si sentiva ignorato. Ho sempre cercato di spiegare a mio figlio com’era fatto il suo papà, perché a volte non lo vedeva quando avrebbe dovuto, e al papà ho spiegato le sofferenze del figlio.

L’uomo è uomo, lo sappiamo. Quindi è pigro (?) e questa sua pigrizia lo porta ad ignorare i figli. Probabilmente rutta sul divano mentre guarda la partita… o qualunque altro stereotipo vi venga in mente.

Ci racconta un Decalogo dell’Azione Cattolica per le mogli, sembra pubblicato nel 1960, che la moglie (o l’ex-moglie, che questo decalogo calza a Caterina neanche l’avesse scritto lei) dovrebbe attenersi a semplici raccomandazioni per un rapporto di successo, quali ad esempio: “Non fategli domande e non mettete mai in discussione il suo giudizio o la sua integrità. Ricordate che è il padrone di casa e che, in quanto tale, eserciterà sempre la sua volontà con giustizia e onestà.”

Anche quando non sembra proprio agire con giustizia e onestà, anche se fa soffrire il bambino, non cedete al dolore o alla collera: ricordate sempre chi è il padrone, e “non accoglietelo con lamentele e problemi”.

Ma la storia di Caterina non finisce qui: Quando ci siamo trovati  a vivere in luoghi differenti mi sono scapicollata su e giù per l’Italia per portare il bambino dov’era il genitore purché lo vedesse, per non spezzare quel filo prezioso che non è più “la” famiglia ma è un “altro tipo” di famiglia, alla quale i bambini hanno comunque diritto.

Viene spontaneo chiedersi: si trovano, costrettaqualcuno prende decisioni in questa  storia o agisce per tutti la manzoniana Provvidenza?

E poi: ma perché si è scapicollata solo lei? Insomma, questo padre era interessato a vedere la creatura o no?

Ancora: cosa rende questo “filo” così “prezioso”, se un padre va rincorso come una volpe durante una caccia a cavallo?

Adesso Dario ha 23 anni e con suo padre ha un rapporto bello e complicato, come (quasi) tutti. Non abbiamo mai parlato a fondo del «perché mamma tu difendi sempre papà». Ma credo che lui cominci a capirlo. Mi chiedo a volte se non sono stata per lui una mamma troppo “diplomatica”, quanto abbia odiato la mia perenne stanchezza (fisica e non solo), quanto sia stato difficile per lui capire perché i suoi genitori, che non litigavano mai, non stavano più insieme…

Il bambino può odiare la madre, questo fatto non rischia minimante di “alienarlo”: misteri della psicologia. L’unica cosa davvero importante è che non abbia perso questa perla di papà.

C’è da considerare che odiare le donne, mamme o meno, sembra voglia candidarsi a sport nazionale, quindi appare piuttosto coerente educare i bambini a seguire la corrente.

So però che ne è valsa la pena, che tutti i sacrifici, le lacrime nascoste, il lavoro fino a notte e anche la poca solidarietà (come se non essendoci conflitto non ci fosse diritto alla sofferenza) hanno portato Dario a non perdere il suo papà, a vivergli accanto il più possibile nonostante la separazione, a volergli bene comunque.

E’ povera, stanca, piange di nascosto perché la sua sofferenza non le dà neanche il diritto alla solidarietà della comunità (ma questo non la insospettisce), il figlio non la comprende e probabilmente la odia (forse anche perché il voto di povertà lui non l’ha scelto, si è limitato a subirlo…), d’altra parte non comunicano affatto (avrà fatto anche voto di silenzio la nostra  Caterina?) e posso comprendere questo figlio, se si domanda con irritazione perché la madre lo ha trascinato a destra e manca per rincorrere un uomo che li ha lasciati nell’indigenza, sordo a tanta devozione.

Però, e di questo Caterina ne è certa, ne è valsa la pena: la Santa Madre Separata ha compiuto il suo martirio, il ragazzo non è alienato e il legame con il Padre è salvo.

Amen.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a Apologia del martirio

  1. maria serena ha detto:

    che dire…un capolavoro!

  2. Paolo1984 ha detto:

    andrebbe fatta leggere a Laglasnost..a proposito di madri martiri!

  3. Paolo1984 ha detto:

    io non discuto la legittimità di scelte come quella di Gianna Beretta Molla, ma la Chiesa le strumentalizza e questo è sbagliato

    • Paolo1984 ha detto:

      Beretta Molla ha fatto la sua scelta, la rispetto, chi fa una scelta diversa merita lo stesso rispetto.
      La Chiesa strumentalizza e basta

  4. paolam ha detto:

    Capolavoro.

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