Il lavaggio del cervello

La metafora del lavaggio del cervello (brain-washing, cattiva traduzione del cinese hsi nao “purificare la mente”) è stata impiegata agli inizi degli anni ’50 in ambito giornalistico da Edward Hunter Jr., corrispondente da Hong Kong per un quotidiano di Miami, per indicare appunto il sistema di persuasione in uso prima nei campi cinesi poi in quelli coreani, per prigionieri non cooperatori.

L’anno successivo il libro Brain-washing in Red China. The calculated destruction of men’s minds, consacrò definitivamente il successo della espressione. (Hunter E., Brainwashing in red China. The calculated destruction of men’s mind. The Vanguard Press. New York, 1951).

Nel 1956 lo psichiatra statunitense Lifton propose di abbandonare l’espressione brain washing  (Lifton R. J., Thought reform and the psychology of totalism. Norton Library, New York 1963), preferendo definire il processo riforma del pensiero (thought reform), che è la traduzione del termine ufficiale del programma comunista cinese szu-hsiang kai-tsao.

L’Autore condusse la sua ricerca ad Hong Kong nel 1954-55, intervistando 25 occidentali e 15 cinesi, che erano stati sottoposti a tecniche di indottrinamento. Gli occidentali erano quasi tutti maschi (solo 2 donne), in maggioranza europei; 13 erano missionari (12 cattolici), di età per lo più tra i 35 e i 50 anni.

La riforma del pensiero consiste nella combinazione della forza esterna o della coercizione con l’appello ad un entusiasmo interiore (come attraverso un’esortazione evangelica).

Il messaggio della coercizione: “Tu devi cambiare e diventare cosa ti diciamo di diventare – o altrimenti…”. Altrimenti può significare ogni forma di dolore fisico o emozionale, dalla morte all’ostracismo sociale.

Il messaggio dell’esortazione: “Tu puoi cambiare, se sei una persona morale e diventare quello che noi (nel nome di una più alta autorità morale) ti diciamo di diventare.” Si appella al desiderio di essere una persona buona o di migliorare a tendenze preesistenti verso vissuti di colpa e vergogna. È il metodo delle religioni o delle ideologie secolari pseudo-religiose: a rinforzare l’appello morale vengono formulate promesse di ricompense, terrene o soprannaturali.

Il messaggio dell’approccio terapeutico: “Tu puoi modificare la tua condizione di malato e trovare conforto alla tua sofferenza se hai un genuino e imperioso anelito a guarire.

Il messaggio della realizzazione: “Tu puoi cambiare in modo tale che sarai capace di esprimere pienamente il potenziale che possiedi” .

Il metodo della riforma del pensiero dosa opportunamente esortazione e coercizione: impiega la coercizione per suscitare colpa e vergogna in modo tale che queste determinino una esortazione interiore, impiega l’esortazione per stimolare la cattiva coscienza, così potente da divenire in effetti una forma di autocoercizione.

Lifton ha individuato 8 variabili psicologiche che possono condurre al totalitarismo ideologico:

1) Controllo dell’ambiente. Per descrivere il controllo di ogni forma di comunicazione, l’elemento più importante dell’ambiente della riforma del pensiero, l’Autore cita le atmosfere descritte da George Orwell in 1984.

2) Manipolazione mistica. Vi è una spontaneità pianificata (apparentemente dal basso), diretta da un gruppo apertamente onnisciente (che esercita dall’alto il controllo). Può assumere un carattere quasi mistico. Un’aura mistica circonda il Partito, l’Organizzazione.

3) Richiesta di purezza politica e ideologica. L’assunto filosofico sottostante è che sia possibile raggiungere una assoluta purezza politica e idelogica: qualunque cosa sia fatta nel nome di questa purezza è alla fine morale. Vengono mosse accuse costanti di colpevolezza nel nome di un ideale che richiede devozione assoluta.

4) Culto della confessione. La confessione al di là delle sue espressioni religiose, legali e terapeutiche, diventa un culto di per se’. La confessione, in queste mani, diviene un mezzo per sfruttare le vulnerabilità personali invece che per offrire consolazione.

5) “Scienza Sacra”. L’ambiente totalitario mantiene un’aura intorno ai suoi dogmi basilari, come una concezione morale che conferisce ordine all’esistenza.

6) Linguaggio ideologicamente connotato. Slogan e frasi riduttive, facilmente memorizzabili, sono impiegati per comprimere la complessità dei problemi esistenziali.

7) Dottrina sopra la Persona. L’ideologia rivoluzionaria prevede la subordinazione della persona alla dottrina. Prima di modificare il mito di fondazione di fronte alle smentite dell’esperienza (l’esame di realtà), l’ortodossia richiede che sia cambiato l’uomo pur di riaffermare il mito.

8) La dispensa dell’esistenza. Vi è una distinzione tra chi appartiene al popolo e chi essendone fuori è non-popolo: la propria esistenza è allora dispensata dall’autorità.

Nel processo di riforma del pensiero, una prima fase è dedicata alla rottura dell’equilibro psicologico attraverso l’isolamento, le condizioni degradanti, la paura, la regressione e l’aumentata suggestione; successivamente segue un atteggiamento di programmata benevolenza:  viene sfruttata la necessità del prigioniero di avvertire un contatto umano, che riceve approvazione ed accettazione.

Credo che un esempio, crudo e scioccante, dell’alternarsi di queste due fasi, possa essere l’atto unico Il bicchiere della staffa del premio Nobel Harold Pinter, del 1984.

Dovrebbe essere rappresentato di più, questo genere di teatro. Forse, ci eviterebbe di usare certi termini a sproposito o di proporre il reset di esseri umani.

 

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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