Problemi relazionali

Nel DSM IV si definiscono i problemi di relazione come “modalità di interazione tra membri di un’unità relazionale”. Queste modalità possono essere associate a funzionamento significativamente alterato in uno o più membri del gruppo o dell’intera unità. I problemi possono complicare il trattamento di un disturbo mentale o di una condizione medica in uno o più membri dell’unità o possono essere la conseguenza di un disturbo mentale o di una condizione medica. Possono essere indipendenti da altre condizioni o possono manifestarsi in assenza di altre condizioni.

Non sono disponibili dati affidabili sulla prevalenza dei problemi relazionali; tuttavia, se venissero riconosciuti e inclusi nel manuale (e attualmente non lo sono), i problemi relazionali sarebbero la prima condizione psichiatrica che coinvolge più di una persona. Sarebbero anche la prima condizione che esiste solo tra due o più persone e non in un singolo individuo: vorrebbe dire che, presi singolamente, i soggetti coinvolti nella relazione “malfunzionante” potrebbero risultare assolutamente sani…. Questo rende gli esperti molto dubbiosi sull’introduzione del “problema relazionale” fra le patologie vere e proprie, prefendo considerarli “degni di attenzione clinica” solo nel momento in cui rischiano di “esacerbare la gestione di un disturbo mentale o di una condizione medica generale in uno o più membri dell’unità relazionale”.

Ho trovato un simpatico sito che tratta di problemi relazionali, ne cito alcuni passi: La mia professione di psicologa mi ha permesso di riscontrare che le difficoltà relazionali nascono da una mancanza di capacità di comunicare in modo chiaro, semplice e diretto, quindi inequivocabilmente, ciò che non va. Quando non ci si capisce si crea grande confusione, così diventiamo diffidenti, ci innervosiamo, incriniamo rapporti. Piccoli malintesi diventano liti, i problemi diventano catastrofi, quando poi le incomprensioni nascono sul posto di lavoro, si viene  a creare un clima molto pesante, difficile da gestire, che portato all’estremo crea ansia, insoddisfazione, insofferenza, fino all’azione estrema: abbandonare il posto di lavoro.
Come un vaccino antinfluenzale il saper comunicare e il saper ascoltare in modo efficace svolgono funzione preventiva contro questi problemi.

Insomma, riassumendo, in assenza di disturbi specifici in uno i più soggetti della relazione, il problema relazionale è solo un modo “professionale” per parlare di incomprensione o incomunicabilità.

Non so se voi da bambini avete letto questo libro: io si, e ho pianto un sacco. Forse tutti i genitori dovrebbero leggerlo, anche se è un libro per bambini.

Incompreso è un romanzo sull’incomunicabilità: un padre e un figlio soffrono dell’incapacità di capirsi ed accettarsi; il figlio si sente trascurato, il padre, chiuso nel suo personale dolore, fraintende i comportamenti del figlio e giunge alle conclusioni sbagliate; quando si rende conto del suo errore di valutazione, non c’è più il tempo materiale per rimediare…

Incompreso è un’esortazione all’ascolto, un invito a chinarsi verso i bambini per poter essere a portata della loro voce, perché i bambini non hanno modo di salire fino alle nostre orecchie se non facendo chiasso…

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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2 risposte a Problemi relazionali

  1. pinzalberto ha detto:

    Devo preoccuparmi? Pensavo fosse solo un problema di carattere, non una patologia. Davo la colpa alla timidezza, alla permalosità, invece potrei avere dei disturbi mentali…. sei sicura che l’Incompreso sia un libro per bambini?

  2. 🙂 Ancora no, i disturbi relazionali non sono problemi mentali… per adesso! Ma la polemica sui disturbi mentali è accesa http://www.lastampa.it/2011/10/19/scienza/vi-dicono-matti-e-non-lo-siete-tcbyfoLUPrwzSuljGHUlAP/pagina.html Da La Stampa, intervista ad uno psichiatra:
    Quali sono i problemi contemporanei per chi svolge la sua professione?
    «Quello più grande è l’inflazione diagnostica, che fa aumentare il numero dei disturbi da manuale, particolarmente per i bambini. La medicalizzazione della normalità e delle differenze individuali ha portato all’uso eccessivo di trattamenti psicofarmacologici e all’ulteriore discriminazione del paziente psichiatrico. Anche perché i medici sono sempre meno abituati alla diagnosi clinica, quella che oltre ai manuali guarda al rapporto individuale col paziente. Tra le ultime mode dei disturbi ci sono il deficit d’attenzione, il bipolarismo infantile, l’autismo. Le cure più abusate per queste sindromi sono antipsicotici atipici dai possibili effetti collaterali».«Il Dsm V introduce una serie di nuove diagnosi e riduce i limiti della discrezionalità per le diagnosi già esistenti nel manuale precedente. Considero, però, queste novità non supportate da evidenze scientifiche e insensibili degli abusi che provocherebbero. Nuove diagnosi, infatti, possono essere pericolose come nuove medicine e dovrebbero essere introdotte solo dopo accurate analisi dei possibili rischi. Negli Stati Uniti abbiamo un’agenzia governativa indipendente per approvare la sicurezza e l’efficacia delle medicine, ma non un processo altrettanto valido per controllare le nuove diagnosi e assicurare che siano affidabili e supportate da prove sufficienti. (…) non esiste una chiara separazione tra disturbo mentale e normalità. Tanto che piccole variazioni nella definizione di una sindrome possono significare grandi cambiamenti per chi viene considerato malato. Così, finché all’eccesso di diagnosi da manuale seguiranno l’ultramedicalizzazione e la discriminazione sociale, è meglio essere cauti nelle modifiche e anteporvi accurate analisi dei rischi».

    Incompreso è un libro famoso! C’è anche un film, di Comencini.

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