Il reato di plagio e la manipolazione mentale

Il plagio nel diritto italiano era il reato previsto dall’art. 603 del codice penale, secondo cui «Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni». Tale norma è stata poi dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 96 dell’8 giugno 1981:

Questa Corte ha più volte ripetuto che a base del principio invocato sta in primo luogo l’intento di evitare arbitri nell’applicazione di misure limitative di quel bene sommo ed inviolabile costituito dalla libertà personale (…)

Fra individui psichicamente normali, l’esternazione da parte di un essere umano di idee e di convinzioni su altri esseri umani può provocare l’accettazione delle idee e delle convinzioni così esternate e dar luogo ad uno stato di soggezione psichica nel senso che questa accettazione costituisce un trasferimento su altri del prodotto di un’attività psichica dell’agente e pertanto una limitazione del determinismo del soggetto. Questa limitazione, come è stato scientificamente individuato ed accertato, può dar luogo a tipiche situazioni di dipendenza psichica che possono anche raggiungere, per periodi più o meno lunghi, gradi elevati, come nel caso del rapporto amoroso, del rapporto fra il sacerdote e il credente, fra il Maestro e l’allievo, fra il medico e il paziente ed anche dar luogo a rapporti di influenza reciproca. Ma è estremamente difficile se non impossibile individuare sul piano pratico e distinguere a fini di conseguenze giuridiche – con riguardo ad ipotesi come quella in esame – l’attività psichica di persuasione da quella anche essa psichica di suggestione. Non vi sono criteri sicuri per separare e qualificare l’una e l’altra attività e per accertare l’esatto confine fra esse. L’affermare che nella persuasione il soggetto passivo conserva la facoltà di scegliere in base alle argomentazioni rivoltegli ed è pertanto in grado di rifiutare e criticare, mentre nella suggestione la convinzione avviene in maniera diretta e irresistibile, profittando dell’altrui impossibilità di critica e scelta, implica necessariamente una valutazione non solo dell’intensita dell’attività psichica del soggetto attivo, ma anche della qualità e dei risultati di essa. Quanto all’intensità, dai testi psichiatrici, psicologici e psicoanalitici e dalle ampie descrizioni mediche di condizionamento psichico risulta che ogni individuo è più o meno suggestionabile, ma che non è possibile graduare ed accertare in modo concreto sino a qual punto l’attività psichica del soggetto esternante idee e concetti possa impedire ad altri il libero esercizio della propria volontà. Quanto alla qualità non è acquisito sino a quel punto l’attività del soggetto attivo non riguardi direttive e suggerimenti che il soggetto passivo sia già disposto ad accettare. Quanto alla valutazione dei risultati essa non potrà che essere sintomatica e concludere positivamente o negativamente a seconda che l’attività esercitata sul soggetto passivo porti a comportamenti conformi o a comportamenti devianti rispetto a modelli di etica sociale e giuridica.

L’accertamento se l’attività psichica possa essere qualificata come persuasione o suggestione con gli eventuali effetti giuridici a questa connessi, nel caso del plagio non potrà che essere del tutto incerto e affidato all’arbitrio del giudice. Infatti in applicazione dell’art. 603 qualunque normale rapporto sia amoroso, sia di professione religiosa, sia di partecipazione a movimenti ideologici, sia di altra natura, se sorretto da un’aderenza « cieca e totale » di un soggetto ad un altro soggetto e sia considerato socialmente deviante, potrebbe essere perseguito penalmente come plagio.

Per chiarire meglio quali furono le cause che condussero la Corte Costituzionale a questa decisione, bisogna prendere in considerazione il caso che scatenò le polemiche in proposito: il processo Baibanti, definito da alcuni l’unica “deprogrammazione della storia”.

Laureato in filosofia teoretica, membro della Resistenza partigiana a Firenze (subì torture e sevizie ad opera dei nazi-fascisti) poi membro del comitato centrale del Partito Comunista Italiano,  Aldo Braibanti era un omosessuale dichiarato.

Nel 1960 Aldo Braibanti trascorse l’estate a Como in compagnia di Piercarlo Toscani, un elettricista diciannovenne. Due anni dopo, quando ormai risiedeva nella capitale, visse invece insieme al diciottenne Giovanni Sanfratello, che aveva conosciuto quattro anni prima.

Nel 1964 Ippolito Sanfratello, padre di Giovanni, denunciò Braibanti per plagio: secondo l’accusa, i due ragazzi erano stati soggiogati dall’intellettuale, che li aveva ridotti in una sorta di “schiavitù mentale“.

Giovanni Sanfratello fu trasferito al manicomio di Verona, dove subì una serie di elettroshock. Dopo quindici mesi di internamento, venne dimesso, con una serie di clausole che andavano dal domicilio obbligatorio in casa dei genitori al divieto di leggere libri che non avessero almeno cent’anni.

Nella sua difesa Braibanti fece notare che i ragazzi avevano deciso di seguirlo autonomamente e da adulti: durante il processo, Sanfratello avvalorò questa tesi, mentre Toscani depose contro di lui. Al termine delle udienze, nel 1968, Braibanti venne condannato a nove anni di reclusione, successivamente ridotti a sei ed infine a quattro (due gli vennero condonati in quanto ex partigiano).

A favore di Braibanti si mobilitarono Alberto Moravia, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Marco Bellocchio e numerosi altri intellettuali. Si mobilitarono anche i radicali di Marco Pannella; Braibanti racconterà che a stargli più vicina, in quel periodo, fu Elsa Morante.

Braibanti rimarrà l’unico condannato della storia per il delitto di plagio.

La giurisprudenza identifica nell’impossibilità di definire in termini scientifici il plagio come la causa della decisione di abolire il reato. Senza contare il fatto che la propaganda delle proprie idee finalizzata alla altrui persuasione è diritto costituzionalmente garantito e non può essere di per sé criminalizzata.

Se c’è la percezione di un’esigenza a proteggere la personalità individuale dell’uomo, la sua integrità psichica oltre che quella fisica, che si traduce nell’aspirazione alla libertà da ingerenze “ossessive” nel momento di formazione e sviluppo della personalità, non si può non tenere in  considerazione il fatto che questa pretesa singolarità dell’io non è che una finzione: siamo unici, irripetibili – è vero – ma siamo anche il frutto di una serie incalcolabile di condizionamenti:  biopsichici, ereditari o acquisiti, socio economici… tutti i comuni rapporti interpersonali contribuiscono, condizionandoci, a formare quell’io che sentiamo come solo nostro, ma che non dipende solo da noi.

Come distinguere i condizionamenti da incriminare dai condizionamenti che non costituiscono reato?

Nel caso Braibanti si stabilì, alla luce della morale dell’epoca, che un uomo maturo, immorale e dissoluto (l’omosessualità era giudicata “indifendibile” in quanto “degenerazione piccoloborghese”) aveva allontanato due giovani dai valori tradizionali della famiglia. Come spiega la sentenza della Corte Costituzionale, non si valutò l’attività di persuasione del Braibanti (che non si poteva certo accertare), ma ad essere valutati furono i sintomi manifestati dai plagiati, ovvero il fatto che ne condivisero la condotta scandalosa.

Ad essere condannata fu la vita del Braibanti, non certo la sua attività di suggestionatore.

Alla luce di queste considerazioni, in un rapporto in cui normalmente le persone condividono la propria esistenza e quindi reciprocamente e necessariamente si influenzano, si può sempre riscontrare il reato di plagio, quando c’è la volontà di condannare la condotta non illecita dei soggetti coivolti perché considerata “deviante” dal sistema di valori predominante nella società in cui vivono. Il plagio è teoricamente insito in ogni tipo di relazione interpersonale e può essere sempre invocato, perché l’unica cosa veramente impossibile è relazionarsi con un altro essere umano senza lasciare traccia alcuna del nostro “passaggio”. I valori predominanti una società non sono immutabili nel tempo e ciò che è considerato imperdonabile in un dato momento storico, può non esserlo più in un momento successivo.

Per questo il plagio non può reificarsi in una norma giuridica e io concordo con la Corte Costituzionale.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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14 risposte a Il reato di plagio e la manipolazione mentale

  1. A. ha detto:

    Adoro questo blog.

  2. nunzia rita ha detto:

    Ciao,ho scoperto ogi questo blog, voglio esprimere il mio punto di vista sulla violenza sulle donne e sentire che ne pensate.Condivido quello che ho letto e credo bisogna aggiungere qualcosa riguardo agli autori delle violenze.Troppo facile e scontato scaricare il peso e tirare dritto.Io credo che chi viene trascinato dall’ira ha una sofferenza atroce, che non riesce più a gestire e attacca la persona che gli dice che lo ama perchè non lo aiuta o magari lo accusa e lo’ tortura’ con pressioni. Credo che l’errore di percezione delle vittime sia proprio questo , di non accorgersi che la persona che le trascura o umilia o picchia sta male, ma proprio malissimo.Capire questo gli salverebbe la vita, ma i genitori, gli amici, ci aizzano sempre di più contro il marito violento, accusandolo di essere la rovina, il mostro, quindi ci caricano contro di lui!!!Lui è esplosivo perchè trattiene la sua carica nervosa che può esplodere come un deposito che si carica sempre di più.E’ una persona in difficoltà che va aiutato, come va aiutato il bullo e non accusato e stigmatizzato, picchiato o punito.
    Un altro motivo per cui non denunciano è dovuto proprio a questa errata impostazione del problema, io non denuncio perchè c’è un doppio segnale , ambivalente: 1)lui, in fondo, ma molto in fondo…..è buono!2)diventerebbe più aggressivo se ne parlo in giro o lo denuncio.3) Non conosco nessuno che ce l’abbia fatta in un caso simile, quindi non si può fare!!!!!
    Credo che la cultura perversamente e falsamente cristiana abbia inculcato tante cose sbagliate nella nostra mente, sia in quella delle donne(aspettarsi il principe azzurro) sia nei maschi (trovare nella moglie la mamma che non abbiamo avuto).
    Non si parla mai delle donne che hanno trovato la strada giusta in una situazione difficile, ma solo di quelle che soccombono, questo crea l’dea che sia un fato contrario!
    Bisogna intervistare ragazze che hanno saputo gestire il fidanzato o il marito con una aggressività malata. Si trovano gli aiuti giusti quando si cercano gli aiuti appropriati, e ciò avviene solo quando si ha la giusta percezione di quello che viviamo: quella persona è malata e può solo peggiorare se nesssuno lo aiuta!
    Basta cortei ma torniamo ad usare i gruppi di autoaiuto, la prevenzione con la gestione delle emozioni ai bambini e agli adolescenti, usiamo i consultori per fare incontrare le donne e farle parlare, NON solo ascoltare la dssa di turno che si deve fare un po’ di pubblicità e ti ascolta solo a pagamento!!!!
    La violenza delle donne sui bambini come la gestiamo?I bambini devono fare i cortei o le denunce?Quelle dolci maestre che maltrattano i bimbi dele materne o i vecchietti alla casa di riposo sono al sicuro finchè non ci rieduchiamo tutti .

    • Io credo sinceramente che le persone violente, le maestre violente come qualsiasi altro soggetto violento, vadano immediatamente allontanate da quelle che sono le loro vittime. Il primo obiettivo deve essere l’incolumità di chi subisce, che non ha alcuna colpa della violenza messa in atto da altri.
      Non è una questione di stigma: è una questione di responsabilità. Non si può pensare alla persona che compie degli atti sbagliati come ad una persona non responsabile perché “malata”. Come dice chi si occupa del “recupero” dei soggetti violenti, il primo passo è l’assunzione di responsabilità.
      E come dicono gli esperti, fra violenza e disturbo mentale non c’è alcun legame: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/30/pareri-eccellenti/

  3. GIANCARLO ha detto:

    Chi di voi conosce la realtà del medico romano MASSIMO FAGIOLI? Io conosco persone vittime di plagio psicologico che sono in ” cura ” da questa psicosetta fatta di diversi adepti al pensiero leguminoso…

  4. Luca ha detto:

    Qualcuno ha mai sentito parlare della Meditazione Maum? Hanno diversi “discepoli” in italia ora, esattamente come scientology, si trova parecchio materiale su di loro in internet, ma è incredibile come qualcuno possa decidere di donare la propria casa a perfetti sconosciuti.

  5. Spasmo ha detto:

    Ti chiamerò Padrona Ricciocorno d’ora in poi.

  6. Spasmo ha detto:

    Tu sei contraria al reato di plagio e a quello di manipolazione mentale….
    Lo stesso plagio e manipolazione mentale che, secondo la tua interpretazione della storia, gli uomini hanno per millenni esercitato sulle donne?

  7. Simo Chines ha detto:

    Eppure… (Vedere articolo allegato). Tutti e 900 erano consenzienti? Pure i 200 bambini? Alcuni non avevano nemmeno un anno di vita.
    Il 95℅ dei casi di plagio conduce a violenza carnale, secondo uno studio condotto da M.F. Hirigoyen. Si sfrutta quello che viene definito “principio di coerenza” : quando qualcuno ti induce a commettere qualcosa che va contro i tuoi valori e i tuoi interessi, la tua parte razionale “colma” questa incoerenza conducendoti a credere che ciò che hai fatto sia ciò che ti piace. Su questo poggia il plagio mentale che conduce le vittime a episodi psicotici, abilmente usati dall’aggressore per mostrare che la vittima è pazza ed è lei l’agente abusante.
    Indurre una persona ad agire contro se stessa è un atto lesivo della sua libertà. Ed è aberrante che lo stato italiano non preveda nessun tipo di tutela delle vittime.
    http://www.dimarzio.info/it/articoli/casi-giudiziari/53-ricostruzione-del-suicidio-di-massa-nel-tempio-dei-popoli.html

    • Rilegga il perché non esiste.

      • Simo Chines ha detto:

        “I valori predominanti una società non sono immutabili nel tempo e ciò che è considerato imperdonabile in un dato momento storico, può non esserlo più in un momento successivo.” (Cit.)
        Il suicidio di massa di Johnstown, che ho addotto come esempio, implica l’induzione a compiere un atto i cui valori sono mutabili nel tempo secondo lei?
        Nella società azteca in effetti si immolavano i bambini agli dei…

      • No, il perché è questo: “L’accertamento se l’attività psichica possa essere qualificata come persuasione o suggestione con gli eventuali effetti giuridici a questa connessi, nel caso del plagio non potrà che essere del tutto incerto e affidato all’arbitrio del giudice.”

  8. Simo Chines ha detto:

    Scusi, leggo solo ora la risposta. Le Consiglio una lettura interessante. In questa tesi ci si interroga sul “vuoto” lasciato dalla legislazione italiana in questo ambito.
    http://www.favis.org/wp/wp-content/uploads/2017/01/Tesi-di-Chiara-Ceranto-LE-MANIPOLAZIONI-MENTALI-a.a.-2008-2009.pdf

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