I 64 del Magisterium

Circola un po’ ovunque in rete un documento che attesta “la necessità di intervenire, sul piano psicosociale e giudiziario, allorquando si realizzi l’esclusione immotivata di un genitore dalla vita di un figlio non legata a comportamenti realmente maltrattanti o trascuranti da parte del genitore stesso, ma a partire da induzioni dirette o indirette provenienti dall’altro genitore.” Ecco il testo:

1. La legislazione italiana in ossequio alla Costituzione italiana, alla Convenzione dei Diritti del Fanciullo di New York, alla Convenzione di Strasburgo ed alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo pone a fondamento dei rapporti familiari la bigenitorialità, ovvero il diritto dei minori a rapportarsi in maniera armonica ed equilibrata con i propri genitori e con le rispettive famiglie di origine.

2. Le condotte volte ad ostacolare l’esercizio di tale diritto risultano pertanto censurabili e possono a volte configurare un maltrattamento.

3. Capita talora che, per il prevalere di dinamiche di coppia particolarmente disfunzionali, il genitore presso il quale il figlio è prevalentemente collocato trasmetta al figlio stesso l’ostilità verso l’altro genitore.

4. Ciò può avvenire per via indiretta (il bambino si appropria delle reazioni emotive del genitore) oppure diretta (il genitore trasmette attivamente al bambino i propri giudizi o gli fornisce informazioni parziali o distorte).

5. Il fenomeno del bambino conteso e “schierato” a difesa di un genitore contro l’altro risulta, purtroppo, molto frequente nelle separazioni caratterizzate da un’alta conflittualità in cui i partner, anche a causa delle loro caratteristiche di personalità, non riescono ad elaborare in modo evolutivo e riflessivo l’evento separativo.

6. Tale condizione è stata in un primo tempo denominata “Sindrome di Alienazione Genitoriale” nello stesso modo in cui si è parlato di “Sindrome del Bambino Maltrattato”, per poi focalizzare l’attenzione sulle diverse manifestazioni del maltrattamento oltre che sui fattori di rischio e protettivi. Il fatto che il maltrattamento non costituisca una sindrome in senso proprio non significa che il maltrattamento non esista come fenomeno, potendo compromettere i potenziali di sviluppo psicoevolutivo del minore coinvolto.

7. Le attuali riflessioni della comunità scientifica, basate su molteplici ricerche in ambito nazionale ed internazionale, non consentono di definire il bambino come “malato” solo in quanto influenzato negativamente da un genitore contro l’altro sino ad arrivare, nei casi più eclatanti, al rifiuto di ogni forma di rapporto.

8. Attualmente si ritiene che il termine più corretto per definire tale fenomeno sia “Alienazione Parentale” e non “Sindrome di Alienazione Genitoriale” sottolineando (nei casi di rifiuto non motivato) che non si tratta di una problematica individuale del figlio ma di una difficoltà relazionale tra i tre membri della famiglia: bambino, madre e padre, alla quale possono contribuire i membri della famiglia allargata. Anche se in misura che può essere diversa come intenzioni, motivazioni e comportamenti, ognuno dei componenti il gruppo familiare fornisce il proprio personale contributo in misura variabile da caso a caso.

9. I segni di tale condizione sono il rifiuto ingiustificato e comunque talora solo parzialmente motivato da parte del figlio di frequentare uno dei due genitori (più spesso il padre ma non infrequentemente la madre) e/o il “voltafaccia” del figlio stesso, il quale prima della separazione era legato al genitore che successivamente non vuole più frequentare. Altro segnale è l’ingiustificato disprezzo non solo per un genitore ma per l’intera sua famiglia d’origine e/o ricostruita.

10. Si può discutere se a questo fenomeno sia opportuno dare un nome specifico; a questo proposito sembra che i manuali di classificazione di prossima uscita (DSM V e ICD 11) siano orientati a farlo rientrare e definirlo all’interno della categoria dei “Disturbi Relazionali”.

11. Come per il maltrattamento, riteniamo che negare il fenomeno del rifiuto immotivato e persistente di un genitore significhi commettere un errore grossolano e fuorviante.

12. Le implicazioni psicosociali e giuridiche della violazione dei diritti relazionali dei soggetti coinvolti in tali situazioni giustifica la messa in atto di interventi e di provvedimenti psicosociali e giudiziari volti alla tutela dei diritti stessi, i quali varieranno di caso in caso a seconda dell’età del minore coinvolto, della sua capacità di autodeterminazione e delle responsabilità dei genitori e dei familiari coinvolti. D’altronde, in ambito giuridico l’attenzione alla particolarità di ogni singola situazione rappresenta un elemento fondamentale di rispetto dei componenti il nucleo familiare e soprattutto, nel caso specifico, di tutela dei diritti relazionali del minore.

FIRMATARI:

Paola Antonelli, Renato Ariatti, Anna Balabio, Fabio Benatti, Linda Betti, Cristina Cabras, Giovanni Battista Camerini, Elisa Cantarutti, Daniela Carboni, Daniela Catullo, Adele Cavedon, Francesca Ciammarughi, Sara Codognotto, Serena Colaianni, Elena Consenti, Antonietta Curci, Ancilla Dal Medico, Michele D’Andreagiovanni, Rodolfo de Bernart, Luisella De Cataldo Neuburger, Rosanna Della Corte, Rubens De Nicola, Ida de Rénoche, Carlo Desole, Renzo Di Cori, Alessandro Fanuli, Valeria Giamundo, Guglielmo Gulotta, Iolanda Abate, Moira Liberatore, Laura Lombardi, Giovanni Lopez, Tiziana Magro, Marisa Malagoli Togliatti, Maurizio Marasco, Barbara Masseroli, Aldo Mattucci, Isabella Merzagora Betsos, Marco Monzani, Daniela Pajardi, Patrizia Patrizi, Sara Pezzuolo, Cesare Piccinini, Luisa Puddu, Donatella Pulixi, Donatella Ragusa, Marco Ricci Messori, Severo Rosa, Lino Rossi, Ugo Sabatello, Laura Sancio, Luca Sammicheli, Giuseppe Sartori, Melania Scali, Gilda Scardaccione, Luciana Silvestris, Magda Tura, Elena Varoli, Adolfo Verde, Matteo Villanova, Laura Volpini, Vittorio Volterra, Alberta Xodo, Georgia Zara

Proprio oggi era in televisione la mamma del bambino imprigionato in una struttura protetta: raccontava di come la persona “irresponsabile” del bambino (non si può che definire così un qualcuno che si arroga il diritto di decidere della vita di un altro essere umano senza averne alcuna autorità) le negasse il diritto di visita.

Ho dovuto spegnere la televisione, perché mi rifiuto di credere che possano accadere cose del genere e che ben 64 luminari sentano il bisogno di firmare un documento in difesa di una teoria che ha condotto a una simile aberrazione.

Vorrei ricordare ai signori firmatari che la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo stabilisce che il bambino debba “crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori e, in ogni caso, in atmosfera d’affetto e di sicurezza materiale e morale. Salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre“, e che la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sancisce che “I coniugi godono dell’uguaglianza di diritti e di responsabilità di carattere civile tra di essi e nelle loro relazioni con i loro figli riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e in caso di suo scioglimento. Il presente articolo non impedisce agli Stati di adottare le misure necessarie nell’interesse dei figli“, non ponendo a fondamento proprio niente e non nominando affatto le “famiglie di origine”.

Credo che nessuno sano di mente possa sostenere che detenere un bambino in una struttura, impedendogli – contro la sua volontà – di vedere o solo sentire un genitore, possa costituire un’ “atmosfera d’affetto e di sicurezza materiale e morale” e davvero mi piacerebbe capire cosa c’entri l’ “uguaglianza di diritti e responsabilità” tra genitori con questa orrida faccenda in cui il bambino è affidato esclusivamente al padre, in virtù di una perizia che lo giudica affetto da una sindrome che non è una sindrome, ma un fenomeno al  quale non si sa se è opportuno dare un nome (Si può discutere se a questo fenomeno sia opportuno dare un nome specifico).

Qual è quella cosa tanto importante da non rendere “opportuno” il nominarla?

A me viene in mente solo un altro esempio: Lord Voldemort, meglio conosciuto come Colui-che-non-può-essere-nominato.

Mi piacerebbe capire perché viene esclusa dall’affidamento solo la madre, in virtù di un disturbo relazionale nel quale sono coinvolti tutti, padre, madre e bambino (ognuno dei componenti il gruppo familiare fornisce il proprio personale contributo) e quali sarebbero i gravi danni nei quali incorrerebbe questo bambino, visto che la psichiatria sostiene che i disturbi relazionali non hanno alcuna rilevanza clinica, se non quando in uno o più d’uno dei soggetti coinvolti è presente una patologia psichiatrica.

Mi piacerebbe capire questa frase: Ciò può avvenire per via indiretta (il bambino si appropria delle reazioni emotive del genitore), che a me sembra chiaramente eliminare ogni ipotesi di maltrattamento, a meno che non si voglia sostenere che un genitore che ha delle reazioni emotive (e quindi è vivo e non è un robot) può essere considerato colpevole solo e semplicemente del fatto di provare dei sentimenti. Mi piacerebbe capire se si sta suggerendo una dimensione patologica dell’empatia.

Mi piacerebbe capire perché si continua a definire immotivato un rifiuto in un contesto in cui si stabilisce che è in atto un problema relazionale fra più individui che rende disfunzionali i rapporti: eccola, la motivazione.

Ma soprattutto, mi piacerebbe capire come mai nessuno si rende conto dell’ errore grossolano e fuorviante che commettono tutti coloro che, attraverso queste poche righe che dicono e si contraddicono, pensano di giustificare la detenzione di un bambino, tenuto in isolamento allo scopo di riprogrammare i propri rapporti affettivi attraverso la paura e la privazione di tutto ciò che ama e conosce.

Pochi conoscono la trilogia “Queste oscure materie”di Philip Pullman (che inizia col volume “La bussola d’oro”), forse perché le istituzioni religiose non hanno digerito il suo Dio dipinto come un vecchietto in preda a demenza senile, vuoto simulacro di una Autorità che ha creato un Aldilà con l’unico scopo di tormentare le anime defunte, ricordando loro gli errori commessi e lasciandole macerare nel rimpianto e nel senso di colpa (e posso capirle, le istituzioni religiose).

Ne “La bussola d’oro” s’aggira lo spettro degli Ingoiatori, i rapitori di bambini, che si scoprirà essere niente altro che la longa manus del Magisterium (organo che rappresenta il Potere), giunto alla conclusione che l’unico modo per soggiogare davvero la popolazione è fiaccarne la volontà in tenera età: allo scopo di creare una futura generazione di adulti remissivi ed obbedienti, il Magisterium sottrae alle famiglie i bambini e conduce su di essi crudeli esperimenti scientifici allo scopo di garantire l’ordine esistente e di impedire il peccato.

Perché parlo degli Ingoiatori?

Perché in questo paese si rapiscono i bambini e si rinchiudono in strutture protette per sottoporli a un crudele esperimento scientifico, la terapia della minaccia di Richard Gardner, sostenendo che debbono essere resettati come fossero sveglie solo perché esprimono un’emozione diversa da quella che la società pretende essere la normalità.

Perché in questo paese di fronte ad un presunto disturbo del quale si afferma che è cagionato dal comportamento di entrambi i genitori, l’unica a valere è la legge del padre, che con sadica autorevolezza punisce il bambino disubbidiente strappandogli la sua vita.

Perché si parla di tutelare i bambini, mentre nella realtà si usano strumenti repressivi come la minaccia e la paura, con l’intento di garantire un ordine in cui l’autorità del pater familias (e non la bigenitorialità) è l’unico criterio di valutazione quando si esamina la particolarità di ogni singola situazione.

Perché il plagio non esiste, queste sentenze contraddicono i fondamenti (reali) su cui si basa il nostro ordinamento e quando l’Autorità agisce arbitrariamente non si parla più di legge, ma di sopruso.

Perché forse è ora di armarsi di una lama sottile, squarciare il velo della mistificazione per andare a vedere se davvero dietro a tutto questo non c’è che un vecchietto moribondo trasportato da una schiera di fanatici, che neanche si ricorda più il suo nome e che simboleggia un’idea di “famiglia” e di “ordine” che non soddisfa più nessuno, ma rimane in piedi solo grazie alla paura e ad un malignamente instillato senso di colpa.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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3 risposte a I 64 del Magisterium

  1. avv. Vajassa Faldocci ha detto:

    Gardner di notte andava in giro arimescolare l’araccolta differenziata

  2. elena ha detto:

    grazie di cuore di occuparvi di queste cause….!!!! lo Stato mi sta togliendo la vita, a me e a mio figlio, proprio per i motivi di cui parlate qui….e la gente comune, quella che gira per strada e fa una vita normale non sa di questo scempio, e non ci crede se cerchi di raccontarglielo! vi prego con tutto il cuore, non mollate mai, tenete duro, continuate a scrivere…facciamo qualcosa, qualsiasi cosa! elena.

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