In risposta alla Dott.ssa Pezzuolo

In merito alle ricerche, pubblicate recentemente a mezzo stampa, che descrivono il fenomeno della “violenza contro il maschile“, pubblico un intervento che contesta i criteri scientifici adottati:

Gentile redazione, mi preme sottoporre alla vostra attenzione le inesattezze e i gravissimi errori contenuti nell’articolo “In Italia 4 milioni di uomini stuprati. Anche le donne sono violente” da voi pubblicato in data 14 novembre 2012, indotti senza dubbio da un altro articolo dal titolo “Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile” (Pasquale Giuseppe Macrì, Yasmin Abo Loha, Giorgio Gallino, Santiago Gascò, Claudio Manzari, Vincenzo Mastriani, Fabio Nestola, Sara Pezzuolo, Giacomo Rotoli) pubblicato in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre-Dicembre 2012, reperibile sul sito http://www.vittimologia.it/rivista/articolo_macri_et_al_2012-03.pdf. Intanto cominciamo col dire che lo studio non ha alcuna valenza scientifica. Si afferma nell’articolo: “La raccolta di dati e dichiarazioni attraverso un campione spontaneo ha avuto come limite il problema della rappresentatività del campione”.

Tale affermazione rende statisticamente errato proiettare i dati dello studio su scala nazionale e sconfessa in modo categorico quanto indicato poi nel vostro articolo “Uno studio pubblicato sulla Rivista di vittimologia e criminologia di Bologna e presentato il 13 novembre a Roma, dimostra che in Italia più di 5 milioni di uomini sono vittima di violenza da parte delle donne e 3, 8 milioni hanno subito uno stupro”. e ancora “Proiettando i dati su scala nazionale lo studio ha individuato che in Italia ci sono cinque milioni di uomini vittime di violenza fisica, 6 milioni vittima di violenza psicologica, oltre 3,8 milioni di violenza sessuale e 2,5 milioni di atti persecutori da parte delle donne”. Pertanto non si può neanche sostenere che “I dati sono perfettamente sovrapponibili a quelli della violenza sulle donne (Yasmin Abo Loha)”.

Il percorso logico dell’inferenza statistica si svolge secondo fasi prefissate essenziali per la costruzione dell’evidenza scientifica. In primis, il carattere scientifico della ricerca dipende proprio dalla effettiva idoneità del campione estratto dall’universo di riferimento ed effettivamente interrogato a rappresentare statisticamente l’universo, cioè a costituirne una fedele riproduzione, sia pure in miniatura. Insomma, il campione, deve essere individuato in modo da consentire, con un rischio definito di errore, la generalizzazione all’intera popolazione: criterio non seguito in questo studio. E’ anche però possibile selezionare il campione secondo criteri che lo rendano, se non statisticamente rappresentativo, quanto meno significativo e capace di produrre informazioni interessanti: criterio anche questo non seguito in questo studio. Si evidenzia, come sempre dallo stesso articolo su Rivista di Criminologia, che “I questionari, in forma anonima, prevedevano la compilazione in versione cartacea o elettronica. I questionari compilati via web sono stati raccolti ed archiviati tramite un software che impedisce l’invio multiplo dallo stesso ID, per ridurre la possibilità che un singolo soggetto potesse compilare più questionari”. A riguardo va osservato che non può essere neanche esclusa a priori la possibilità che uno stesso soggetto abbia potuto compilare più questionari con ID diversi. Infine, di non secondaria importanza anche il fatto, come loro stessi affermano, che “La fondatezza delle dichiarazioni non può pertanto essere testata, esattamente come accade per interviste telefoniche e sondaggi face-to-face.”

La statistica non è una opinione ma una scienza impostata su dei criteri scientifici che vanno seguiti e rispettati se si vuole ottenere un campione rappresentativo o quantomeno significativo. E allora, si vuole forse sovradimensionare a livello mediatico un fenomeno che a conti fatti questo studio non riesce a definire quantitativamente e qualitativamente in modo corretto e credibile? Se così fosse ritengo vada a discapito di una veritiera e corretta informazione.

Giuliana Olzai

Dr.ssa in Statistica per le Analisi Demografiche e Sociali. Università degli studi “La Sapienza” Roma

Laurea Specialistica in Metodi e Tecniche per la Ricerca Sociale. Università degli studi “La Sapienza” Roma

Ringrazio la Dott.ssa Olzai per l’intervento

Il Ricciocorno

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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32 risposte a In risposta alla Dott.ssa Pezzuolo

  1. claudio ha detto:

    Brava, diciamolo una buona volta che è impossibile che le donne facciamo violenza, e anche se è capitato sicuramente gli uomini se la sono cercata.
    Ricordiamolo che le donne sono tutte sante e gli uomini tutti stronzi

    • Claudio, ma Lei ha letto l’articolo prima di commentare?
      Questo genere di obiezione è la più comune, quindi mi sembra giusto analizzarla (e una volta analizzata, pregherei i lettori di non riproporla più).
      Parlare di discriminazione verso le donne non implica affatto una condanna cieca nei confronti del genere maschile nel suo complesso: un conto sono i singoli individui, un’altra cosa è analizzare un fenomeno sociale. Ragionando per analogia: parlare di razzismo verso le persone di colore implica la premessa che tutti i caucasici sono necessariamente razzisti? No, affatto. Io sono bianca e non sono razzista, ma ritengo che il razzismo sia un fenomeno sociale.
      Parlare di misoginia e considerare la misoginia un fenomeno sociale non necessita l’assunzione di una posizione misandrica (parola che va di moda, ultimamente), ovvero un odio ingiustificato verso gli uomini. Io non ragiono in termini di bianco e nero: le donne non sono tutte sante, gli uomini non sono tutti malvagi.
      La violenza di genere, la violenza contro le donne in quanto donne, identifica le vittime in base al sesso, non i carnefici. Spesso, e lo dico perché l’ho osservato in casi concreti, la violenza esercitata all’interno delle mura domestiche, dal marito/compagno/fidanzato, è favorita dalla “complicità” degli altri membri della famiglia, che contribuiscono a creare un “muro” di protezione attorno al nucleo familiare sulla base del principio “i panni sporchi si lavano in casa”… E allora sono le madri, le suocere, le sorelle, che da una parte consolano, dall’altra esortano alla pazienza, alla sopportazione, alimentando quella speranza che suona più o meno così: “le cose si sistemeranno, andrà tutto bene, vedrai che ha capito e cambierà”…
      La donna è votata al sacrificio e alla sopportazione, ma soprattutto deve espiare la colpa di aver scelto “quello sbagliato”, dal quale non può fuggire perché è circondata. E non sono solo maschi quelli che la circondano, quelli che cercano nella vittima le responsabilità che dovrebbero essere imputate all’aggressore.
      Quando si parla di violenza contro le donne non si parla in termini genetici di un qualcosa di terribile celato nel cromosoma Y, ma si parla di un sistema culturale, di una rigida definizione dei ruoli in questo sistema, ruoli che “imprigionano” gli individui soffocando la loro natura… un sistema rigido di ruoli che sfocia nella violenza.

    • “ Anche le donne possono uccidere il partner, ma ciò avviene più di rado. In Inghilterra e nel Galles, per ogni uomo ucciso dalla partner, ci sono più di quattro donne ( quattro donne e mezza per la precisione) uccise dal partner. Negli Stati Uniti e in Canada la proporzione è di 1 a 3. Una differenza fondamentale è che gli uomini uccidono le mogli dopo aver compiuto per anni violenze su di loro, mentre le donne uccidono gli uomini dopo aver subito per anni violenze da loro (Jones, 2000).”
      Cit. P. ROMITO, Un silenzio assordante, la violenza occultata su donne e minori, Milano, 2005, p. 32

      • emanuele di felice ha detto:

        “Ne uccide più l’amore che il tumore”.
        “la violenza maschile è la prima causa di morte per le donne”.
        Sono affermazioni frutto di statistiche,o sono una calunnia contro il genere maschile?.

        “La violenza di genere, la violenza contro le donne in quanto donne, identifica le vittime in base al sesso, non i carnefici”.
        Se gli uomini(o alcuni)odiassero le donne in quanto tali,gli uomini ucciderebbero la prima donna che passa:vicina,collega,passante.Ma siccome i “femminicidi”avvengono all’interno di relazioni,altre sono le motivazioni di tali delitti.

        Un uomo che uccide la moglie etc.fedifraga,non sopporta la libertà femminile?
        Un uomo che uccide la moglie che lo sta lasciando :SENZA CASA,SENZA FIGLI(visto il persistere del sessismo dei giudici,i quali assegnano i figli nel 90% dei casi alle madri) SENZA SOLDI e dunque senza futuro,non tollera la libertà femminile?

        Quando i “femminicidi”vengono ricondotti alla cultura maschilista,all’odio che gli uomini hanno per la libertà femminile,quando il sangue sparso da alcuni viene fatto ricadere sugli innocenti(“MAI PIù COMPLICI” di saviano etc.),come si chiama questo se non odio contro gli uomini?
        Quando degli uomini si ricorda solo il male e MAI IL BENE* da essi compiuto,come si chiama ,se non misandria?.

        “Anche le donne possono uccidere il partner, ma ciò avviene più di rado”
        Analizzando qualitivamente gli omicidi degli U e delle D e viceversa,si nota che gli uomini uccidono le donne,spesso,a seguito di un raptus,al quale,in molti casi,fa seguito un suicidio.Mentre i “maschicidi”avvengono a seguito di una pianificazione,o prezzolando killer per lo scopo e a seguito dell’omicidio, una capatina dalla parrucchiera.
        Inoltre spesso le donne che uccidono gli uomini lo fanno quando questi sono più utili da morti che da vivii(assicurazioni sulla vita),oquando hanno smesso di essere utili.

        “Una differenza fondamentale è che gli uomini uccidono le mogli dopo aver compiuto per anni violenze su di loro, mentre le donne uccidono gli uomini dopo aver subito per anni violenze da loro “.
        Due pesi e due misure,comportamento tipico di una cultura SESSISTA.
        I “maschicidi”sono subito prontamente giustificati,addirittura facendo passare vendette, per leggittima difesa.
        Mentre per i “femminicidi”,NESSUNA giustificazione può essere addotta,nessun uomo subisce:angherie,ricatti,le comode ambiguità femminile,tradimenti,speculazione sugli ormoni,lesina delle visite ai figli,decurtazione del reddito.Gli uomini sono mossi dall’odio,dalla sola volontà di nuocere.
        Una DIVERSITA’ di comportamento degli U e delle D,che avrà necessariamente un’origine CULTURALE,vista l’uguaglianza naturale tra gli U e le D.Nevvero?

        *Citami articoli,riflessioni femministe che hanno come oggetto il BENE compiuto dagli uomini(che supera di gran lunga il male),nei confronti delle donne.

      • “Un uomo che uccide la moglie fedifraga non sopporta la libertà femminile?” Un uomo che uccide la moglie fedifraga è un assassino, mentre la moglie fedifraga non ha ucciso nessuno. Stiamo parlando di pena di morte per il reato di adulterio? Perché allora non uccidiamo le mogli attraverso la lapidazione? Tanto che ci siamo, potremmo anche proporre una legge per velarle tutte, le donne… Le piacerebbe? Chi è il sessista qui?
        Lei ha letto l’interessante intervento della Dott. Olzai? La Dott.ssa Olzai ha spiegato con estrema competenza perché il “sondaggio” della Dott. Pezzuolo non ha alcun valore scientifico. Non è entrata nel merito del tema trattato, bensì dei modi in cui è stato trattato: i dati rilevati dalla Dott. Pezzuolo non sono stati raccolti secondo quei criteri che permetterebbero un’inferenza statistica, quindi i numeri astronomici che il sig.Nestola ha diffuso (milioni di milioni) sono assolutamente inventati.
        La domanda è: perché inventare dei dati se sussiste un problema concreto? Non ci si potrebbe limitare a rilevarli correttamente?
        Se volete essere presi sul serio dovete cominciare a lavorare seriamente.
        E comunque, fossi in lei, non userei la parola “culturale” con tanta leggerezza: preferisco non considerare “cultura” l’atteggiamento di chi risolve i suoi conflitti con l’omicidio e si sente pure nel diritto di farla passare come una soluzione legittima…

      • emanuele di felice ha detto:

        Sono costretto a rispondere,vista la mistificazione delle mie affermazioni.
        Un uomo che uccide una donna è un assassino è come tale va considerato.
        Ciò che considero un affronto è la spiegazione che viene addotta,per tali delitti.
        Uomini che reagiscono in maniera CRIMINALE a comportamenti femminili,vengono considerati come esseri che odiano la libertà femminile.Esiste la libertà di tradire?
        Esiste la libertà di lasciare sul lastrico un uomo?.Di ricattarlo?
        Casomai le giustificazioni di atti criminali,avvengono quando sono le donne ad uccidere,
        tanto e vero che,nel caso di “maschicidi”nessuno dubita che il morto ammazzato fosse quello che l’assassina assicura(un uomo brutale),anche perché i morti non si possono difendere.
        Ma nessuna giustificazione avviene a parti invertite.

        Non so se il sondaggio della suddetta è farlocco o meno.
        Ma le statistiche sulla violenza subita dalle donne subiscono la stessa indagine,lo stesso trattamento?
        Le affermazioni del tipo:”la violenza maschile è la prima causa di morte per le donne”,pur essendo falsa gode di credito sui i media,pur essendo l’Italia un paese maschilista.

        “fossi in lei, non userei la parola “culturale” con tanta leggerezza”,visto che gli uomini è le donne sono uguali,ogni comportamento diverso dei due sessi,è riconducibile alla socializzazione di genere maschilista.
        Se le donne si comportano in maniera diversa da gli uomini,data l’uguaglianza,il comportamento femminile non sarà riconducibile alle donne,ma alla cultura maschilista.
        Questo è il significato della mia “leggerezza”.

        Sessista è: chi usa “due pesi e due misure”:giustificazione per i reati compiuti dalle donne,nessuna giustificazione per i reati compiuti dagli uomini.

      • Io invece so che il sondaggio è farlocco. E lo so perché ho letto con attenzione la documentazione in proposito. Le assicuro che non ho proprio dubbi. Su questo mito delle donne che lasciano sul lastrico un uomo, le consiglio di leggere il rapporto di Save the children: http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=511&year=2012 e un mio articolo sull’argomento: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/10/01/the-illusion-of-truth/ nel quale potrà trovare autorevoli fonti (segua i link) attraverso le quali documentarsi.
        La vera mistificazione è quella che criminalizza la vittima e quella che sostiene che in Italia esiste una sostanziale uguaglianza fra i sessi: le donne sono discriminate in quanto donne, come molte altre categorie vengono discriminate, ad esempio gli omosessuali. Parlare di “uguaglianza” non ha assolutamente senso fin tanto che l’uguaglianza esiste solo sulla carta e non nella vita di tutti i giorni.
        Non comprendo come lei possa indignarsi per “la spiegazione” che viene data di un atto di violenza e non senta invece il bisogno di indignarsi per l’atto di violenza in sé.
        Lei comunque continua a dimenticare l’argomento dell’articolo: la dimostrazione di un esperto di scienze statistiche che il sondaggio della Dott. Pezzuolo è imbarazzante, oltre che privo di fondamento scientifico. Senza VERI dati concreti temo sia difficile sostenere che la violenza maschile sulle donne sia in realtà una sorta di “reazione difensiva” alle presunte violenze femminili, come sostiene lei. Quello che lei e i sostenitori di questa teoria dimenticate di prendere in considerazione è il disequilibrio che regna nella nostra società, disequilibrio che pende in favore della popolazione maschile, non femminile. Si legga attentamente il Global Gender Gap 2012, che racconta come Spagna e Italia siano tra i paesi con più elevata disuguaglianza uomo-donna. http://www3.weforum.org/docs/WEF_GenderGap_Report_2012.pdf Quando lo avrà letto tutto, allora torni a parlarmi di uguaglianza. La spiegazione della violenza maschile è in gran parte sottintesa in questa concreta diseguaglianza: è la violenza che chi gode di una posizione di predominio pensa di potersi permettere sul dominato.

    • Galadwen ha detto:

      bravo, sei un milionario. Perché ho intervistato tre persone che passavano al bar, e tutti e tre erano milionari, quandi devi essere milionario anche tu. Mappperpiacere.
      Oltre a quanto riportato, fare notarei anche la grossa dose di ambiguità sulle domande, loro affermano di aver usato il modello dell’istat, ci sono 38 (trentotto!) domande sulla violenza psicologica, di cui molte sono estremamente questionabili e del tutto orientate. Altro da notare è che un questionario del genere su base volontaria è auto-selezionante, per cui non è strano che “Tutti i compilatori hanno descritto almeno un tipo di violenza subita, la percentuale della domanda A8 è zero.” il campione non è casuale nemmeno in un altro mondo.

  2. Maria ha detto:

    Bravissima Ricciocorno. Il tuo blog è una fonte di informazione e controinformazione preziosissima.
    Ad ogni modo, che 4 milioni di uomini italiani (3 volte più delle concittadine) abbiano subito uno stupro perpetrato da una donna, è un dato talmente assurdo da inficiare irrimediabilmente il valore scientifico dell’indagine. E’ pura, orrorifica fantascienza immaginare che milioni di donne, notoriamente dotate di minor forza fisica degli uomini, si aggirino torve nelle città, aggregate in folti branchi, recando nelle borsette, anziché trousses e fazzolettini di carta, minacciosi coltelli o pistole e giganteschi dildos o bastoni per sodomizzare i primi malcapitati, di esile corporatura, che incrocino sul loro cammino. Così come è ultrafantasioso rappresentarsi orde di mogli o fidanzate frustrate che costringono i partner ad un rapporto sessuale, usando violenza o minaccia o abuso di autorità. Ma i promotori di questi sondaggi farlocchi non sono gli stessi che lamentano lo scarso desiderio sessuale di mogli e conviventi e legittimano così (in modo fraudolento) il ricorso alla prostituzione? Per quel che ne so, poi, un uomo non può avviare un rapporto sessuale e quindi avere un’erezione senza nutrire alcun desiderio e senza raggiungere un’intensa eccitazione.
    Le domande che compongono il questionario elaborato dalla dottoressa Palazzolo,poi, anziché essere formulate in modo neutro, mi paiono fortemente intrise di misoginia. Vi ha risposto solo chi condivide questo atteggiamento nei confronti delle donne? Perché porre una domanda come questa: <> ?Perché si dovrebbe presumere che le donne accusino falsamente gli uomini di averle percosse o di aver molestato i figli ? E se avessero invece effettivamente subito maltrattamenti fisici? E se i padri avessero commesso davvero abusi sui figli? Come facciamo a saperlo? Peraltro vari studi attestano che gli uomini che commettono atti violenti tendono immancabilmente a negarli (soprattutto in pubblico) o quanto meno a minimizzarli.
    E’ chiaro, insomma, che la formulazione di un questionario sulla violenza, le modalità della sua somministrazione e la selezione del campione dovrebbero attenersi a rigorosi criteri scientifici per non approdare a conclusioni para o fantascientifiche!

    • Galadwen ha detto:

      vai a vedere cosa viene classificato come “violenza sessuale”: cose come B 4
      – è capitato che la tua partner ti abbia ironicame
      nte invitato a “provvedere da solo”, perché lei
      non aveva voglia di avere un rapporto sessuale?

  3. Maria ha detto:

    Riscrivo il post perché risulta poco comprensibile, dal momento che ho racchiuso fra virgolette una frase che non è leggibile.
    Bravissima Ricciocorno. Il tuo blog è una fonte di informazione e controinformazione preziosissima.
    Ad ogni modo, che 4 milioni di uomini italiani (3 volte più delle concittadine) risultino vittime di stupri commessi da donne, è un dato talmente assurdo da inficiare irrimediabilmente la validità dell’indagine. E’ pura fantascienza immaginare che milioni di donne, notoriamente dotate di minor forza fisica degli uomini, si aggirino torve nelle città, aggregate in branchi, recando nelle borsette, anziché trousses e fazzolettini di carta, minacciosi coltelli o pistole e giganteschi dildos o bastoni per sodomizzare i primi malcapitati, di esile corporatura, che incrociano sul loro cammino. Così come è ultrafantasioso immaginare orde di mogli o fidanzate frustrate che costringono i partner ad un rapporto sessuale, usando violenza o minaccia o abuso di autorità. Ma i promotori di questi sondaggi farlocchi non sono gli stessi che lamentano lo scarso desiderio sessuale di mogli e conviventi e legittimano così il ricorso alla prostituzione? Per quel che ne so, poi, un uomo non può avviare un rapporto sessuale e quindi avere un’erezione senza nutrire alcun desiderio e senza raggiungere un’intensa eccitazione.
    Le domande che compongono il questionario elaborato dalla dottoressa Palazzolo,poi, anziché essere formulate in modo neutro, mi paiono fortemente intrise di misoginia. Vi ha risposto solo chi condivide questo atteggiamento nei confronti delle donne? Perché porre una domanda come questa: “E’ capitato che una tua partner abbia provato a costruire false accuse di molestie e/o percosse nei tuoi confronti, nei confronti di tuoi familiari o nei confronti dei vostri figli ” ?Perché si dovrebbe presupporre e dare per scontato che le donne accusino falsamente gli uomini di averle percosse o di aver molestato i figli ? E se avessero invece effettivamente subito maltrattamenti fisici? E se i padri avessero commesso davvero abusi sui figli? Come facciamo a saperlo? E’ chiaro, insomma, che la formulazione di un questionario sulla violenza, le modalità della sua somministrazione e la selezione del campione dovrebbero attenersi a rigorosi criteri scientifici per non approdare a conclusioni para o fantascientifiche!

  4. L’Italia ha circa 60 milioni di abitanti…4 milioni e mezzo circa sono gli immigrati residenti. Ci sono circa 2o milioni di maschi e 20 milioni di femmine tra i 15 e i 64 anni. La cifra 4 milioni corrisponderebbe quindi, approssimando, ad un quinto della popolazione maschile tra i 15 e i 64 anni. Un po’ tanto in effetti, per un fenomeno assolutamente invisibile…

  5. Maria ha detto:

    Appunto Ricciocorno. Non c’è mai stata, che io sappia, una denuncia di stupro perpetrato da una donna o il ricovero ospedaliero di un uomo per lesioni anali provocategli da una donna. Eppure la vicenda avrebbe suscitato clamore e avrebbe avuto ampia risonanza sui media. Invece: nulla di nulla! Possibile che, nonostante queste evidenze, lo stupro subito dagli uomini venga presentato da questa indagine come un fenomeno così diffuso da coinvolgere un quinto della popolazione di sesso maschile, mentre riguarderebbe soltanto un ventesimo di quella femminile! Mi pare evidente che si tratti di un dato farlocco e ciò basta ad inficiare la validità di un’indagine che non si conforma ad alcun criterio scientifico, né nella scelta del campione, né nella formulazione del questionario, né nelle modalità della sua somministrazione.

    • Credo che questo “studio” possa rientrare tra quei fenomeni rissunti nel concetto di “colpevolizzazione della vittima”. Qui c’è un sito interessante sull’argomento http://www.ibiblio.org/rcip//vb.html#journalarticles A me colpisce particolarmente la teoria dell’invulnerabilità: “The invulnerability theory states that rape victims are a glaring reminder of our own vulnerability. No one likes to think they could loose control over their own body or life. By deciding a rape victim did something concrete to deserve the assault the observer creates a false sense of safety. If they can avoid doing that particular thing or action then they create the illusion of invulnerability for themselves.” Il fatto che il concetto stesso di “vittima” possa mettere in crisi una donna, che una donna decida di accusare le vittime, di colpevolizzarle, piuttosto che ammettere che si possa “perdere il controllo del proprio corpo e della propria vita” senza la possibilità di esercitare sugli eventi la propria volontà, spiegherebbe il perché ci siano tante donne a sostenere questo genere di progetti. Rifiutare il concetto stesso di vittima, colpevolizzare le vittime fa sentire al sicuro: se nessuno è davvero vittima, allora neanche noi lo saremo mai…

  6. Maria ha detto:

    Scusami Riccio se ti disturbo ancora (prometto che sarà l’ultima volta stasera). Vorrei segnalarti un interessante post sull’argomento scritto da Massimo Lizzi, che riporta un estratto di un documento svizzero relativo alla scarsa valenza scientifica di molti studi dedicati alla violenza sugli uomini:
    http://massimolizzi.blogspot.it/2012/11/violenza-contro-gli-uomini.html

  7. Pucci ha detto:

    La violenza sugli uomini la fanno gli uomini stessi ma su un fenomeno gigantesco come questo tacciono perché non è argomento per squadrismi, purtroppo. Però quando serve tirano fuori la solita manfrina che gli uomini sarebbero uccisi più delle donne. Da chi?
    Non si sa. Dev’essere la stessa entità che spinge certi uomini a fare violenza ed a dire poi “non so cosa mi sia preso. Io non volevo”.
    E allora chi è quell’entità che vuole e muove le mani maschili a commettere oltre il 90% della violenza sul pianeta? Scoviamola e facciamole un culo così!
    E chi sono questi squadristi al maschile? Rappresentativi dell’intero genere? No, si sono auto-arrogati la pretesa di rappresentare un genere così come si sono costruiti da sé l’idea che la violenza sulle donne sia calunniosa verso un intero genere.
    A me tutto ciò sembra ridicolo, patetico, puerile all’inverosimile, tanto quanto la negazione di responsabilità, il vittimismo, la rivalità di genere che non riescono a nascondere in ogni loro commento.
    Solo a me sembrano ridicoli?
    Idem con patate, se le corna le mette lui è considerato persino offensivo che la donna provi del risentimento. Una donna che fa domande è una violenta. Poi chi lo spiega in giro che la donna che fa domande è passata per le forche caudine delle corna più volte? Se le corna le mette lei è violenza. Insomma, qualsiasi cosa che non sia essere servizievoli e comprensive è violenza.
    Veniamo tradite tutti i giorni, sistematicamente. Diciamolo apertamente: tra di loro si additano come perdenti e sfigati se non tradiscono la scema che aspetta a casa. La cultura maschilista è quella delle tacche al fucile, di rifuggire il rischio che la lei di turno metta i piedi in testa (salvo delegare sulla lei di turno ogni responsabilità di cura familiare o di amministrazione domestica). Dovrebbero esserci fiumi di uomini ammazzati dalle donne e invece…
    È violenza, cioè, restituire pan per focaccia dopo millenni di sottomissione.
    Fateci caso: sempre gli stessi nomi. Tentano di essere pervasivi ma poi si rivelano circoscritti. L’unico fenomeno maschile pervasivo che riguardi questa questione è la mentalità maschilista, ma non è un fenomeno organizzato né organizzabile su larga scala.
    Per quanto riguarda gli id diversi, ma pensate che siano tutti scemi in questa nazione? Ci sono singoli che hanno decine di id diversi e che girano con decine di identità diverse, gli abbiamo visto fare di tutto. Vuoi vedere che proprio stavolta sono stati onesti e si sono astenuti dal falsificare anche questi dati? Allora io sfiderei la dottoressa Pezzuolo a mettere l’elenco degli id in rete. Scommettiamo che un bravo informatico sarebbe in grado di svelare quali eventualmente siano riconducibili alle stesse persone, magari proprio ad uomini con un passato di violenza sulle donne e con un presente di lotta disperata contro l’autonomia femminile?

    • Questo articolo analizza il tenore delle domande, definendole imbarazzanti: http://www.paesesera.it/Cronaca/Violenza-uomini-se-lei-sgambetta-E-rifiuta-rapporti-sessuali Cito un piccolo passo: ” Le domande si dividono in quattro aree tematiche: violenza fisica, violenza sessuale, violenza psicologica ed economica e atti persecutori. Se esistesse un premio all’orrore, sicuramente se lo aggiudicherebbe la prima domanda alla voce “violenza sessuale”: “E’ capitato che una donna abbia iniziato con te i preliminari di un atto sessuale, per poi rifiutarlo senza fartene comprendere il motivo?”, 516 persone (per fortuna) hanno risposto sì. A quanto pare anche l’ironia può farsi violenza sessuale, perché la seconda domanda è: “E’ capitato che una donna ti abbia disprezzato o deriso per un tuo difetto sessuale, o perché insoddisfatta di una tua prestazione?”, solo 323 uomini hanno risposto sì. Meritano di essere elencate anche altre due domande, con il numero di risposte affermative: “E’ capitato che una donna ti abbia paragonato ad altri in quanto a prestazioni o caratteristiche sessuali, irridendoti? (212); è capitato che la tua partner ti abbia ironicamente invitato a “provvedere da solo”, perché lei non aveva voglia di avere un rapporto sessuale? (309). Poi finalmente una domanda più ragionata: “E’ capitato che una donna ti abbia forzato ad avere un rapporto sessuale, minacciandoti, tenendoti fermo o facendoti del male in qualche altro modo? (91)”. Peccato che non vi sia traccia della più immediata delle domande in tema di violenza sessuale: hai mai subito uno stupro?”
      Io mi soffermerei sulla prima domanda: “E’ capitato che una donna abbia iniziato con te i preliminari di un atto sessuale, per poi rifiutarlo senza fartene comprendere il motivo?” E’ violenza sessuale rifiutarsi di avere un rapporto completo (perché di questo stiamo parlando, di penetrazione) dopo aver “stuzzicato” l’appetito maschile. Bisogna fornire un rifiuto “motivato”: la penetrazione è obbligatoria, quindi. Rifiutandosi, si compie un atto di violenza. Io su questo punto mi prenderei il tempo per riflettere. L’immagine della donna che emerge da questo tipo di domanda, è l’immagine di un essere umano che può liberamente disporre del proprio corpo?

  8. emanuele di felice ha detto:

    “La vera mistificazione è quella che criminalizza la vittima”,pare che in questo paese maschilista,sono le vittime uomo ad essere criminalizzate quando vengono uccise dalle donne,tanto i morti non possono obiettare.

    “quella che sostiene che in Italia esiste una sostanziale uguaglianza fra i sessi: le donne sono discriminate in quanto donne” ,”disequilibrio che regna nella nostra società, disequilibrio che pende in favore della popolazione maschile, non femminile”
    Una affermazione è vera quando corrisponde alla realtà,è falsa quando non vi corrisponde.
    Infatti:le donne hanno una maggiore speranza di vita degli uomini;
    minore possibilità di essere vittime di violenza(gli uomini sono i principali artefici delle violenze e le principali vittime);
    I lavori più sicuri,meno rischiosi(sotto ogni punto di vista),vedono una presenza femminile quasi assoluta o comunque maggioritaria;
    I lavori più pericolosi vengono svolti da esponenti del sesso dominante.
    Le donne possono abortire,è imporre o negare paternità agli uomini,gli uomini non lo possono fare;
    I suicidi sono di preminenza maschile;
    Nei casi di divorzio,le donne vengono considerate come soggetti deboli di default,e i figli vengono assegnati quasi sempre a lei,mentre lui resta nella figura patriarcale del procacciatore di reddito.
    Le donne studiano e si laureano in misura maggiore degli uomini,ma ciò non rappresenta uno squilibrio,data l’UGUAGLIANZA SOSTANZIALE tra i due sessi.
    A parità di reato le donne subiscono pene più lievi.
    Gli uomini si possono offendere,calunniare,deridere,senza alcun problema,ma ciò non avviene nei confronti delle donne(e per fortuna!).
    Potrei continuare nell’elenco ma mi fermo.

    “Non comprendo come lei possa indignarsi per “la spiegazione” che viene data di un atto di violenza e non senta invece il bisogno di indignarsi per l’atto di violenza in sé”,io ho detto che gli uomini “femminicidi” sono dei criminali.

    le statistiche sulla violenze subite dalle donne,sono oggetto del medesimo trattamento,per accertarne la correttezza scientifica?

    La frase:”la violenza maschile è la prima causa di morte per le donne…”,é vera,o una odiosa calunnia?

    • Se le “vittime uomo” sono quelle che ammazzano la moglie fedifraga, temo dia il codice penale a criminalizzarle. Le ricordo che il “delitto d’onore” è stato abolito nel 1981…

      • emanuele di felice ha detto:

        Intendevo gli uomini uccisi dalle donne!
        il “delitto d’onore” è stato abolito nel 1981…,nei termini della legge:il delitto d’onore era una attenuante delle pena,e riguardava anche i casi di mogli che uccidevano i mariti fedifraghi.
        Non ne sono sicuro,ma,forse l’attenuante della pena si applicava anche nel caso di omicidio dell’amante di lei(di un uomo!!!).corregimi se sbaglio!

      • L’art. 559 del Codice Penale del 1930 stabiliva che:
        « La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno. Con la stessa pena è punito il correo dell’adultera. La pena è della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina. Il delitto è punibile a querela del marito. »
        La Corte costituzionale è intervenuta con la sentenza n. 126 del 1968 dichiarando l’illegittimità costituzionale del primo e del secondo comma, ritenuti discriminatori sulla base dell’art. 29 che stabilisce l’«eguaglianza morale e giuridica dei coniugi».
        Codice Penale, art. 587
        “Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”
        Tecnicamente questo secondo articolo poteva riferirsi anche al marito, ma il contesto sociale in cui entrambi gli articoli coesistevano – suggerito dall’articolo 559 – ci fa comprendere che ad essere percepito dalla comunità come disonorevole era (ed è, ancora oggi) solo il tradimento della donna (la moglie adultera), l’unico che prevedeva una sanzione, e pure severa.
        Ogni qual volta nel diritto si incontrano parole come “onore” e “decoro”, la giurisprudenza parla di “interpretazione elastica” della norma, perché la percezione di ciò che è disonorevole cambia col mutare della società: il concetto di onore dipende dal contesto storico e dai valori che la società condivide in quel dato momento. Il fatto che l’art. 587 parli di “figlia” e “sorella” – e non di “figlio” o “fratello” – ci dà un’idea del contesto in cui vigeva (e vige) quel tipo di concetto di onore: l’onore è maschio, e sono le femmine che lo offendono.
        Si documenti. E magari si cerchi un bell’elenco dei casi in cui queste leggi sono state applicate. Vede, io trovo che quelli che parlano senza dati alla mano (ad esempio di “uomini uccisi dalle mogli”, dov’è citata l’emergenza sociale di questo fenomeno? Brutalmente: dove sono i cadaveri?) non si comportino in modo troppo corretto…
        E ancora: pensavo avessimo convenuto che il sondaggio Pezzuolo-Nestola (che comunque non parla proprio di uomini uccisi, bensì di uomini impossibilitati a consumare una penetrazione) non meriti di essere preso in considerazione.
        E ancora: trovo piuttosto perturbante che un uomo si lamenti di non poter abortire. Gli uomini non hanno un utero, non hanno gli organi atti alla riproduzione. Questa sorta di rancorosa invidia dell’utero, dovreste trovare il modo di superarla una volta per tutte, e rassegnarvi al fatto che non siete deputati alla funzione riproduttiva se non in modo contributivo. Insomma, posso comprendere la frustrazione, ma non tutta questa rabbia.
        Se non avessi le gambe, se fossi focomelica, non potrei camminare: questo dovrebbe condurmi a cercare di limitare la libertà di movimento di chi ha tutti e quattro gli arti?
        Lo trovo primitivo.
        Penso di averla corretta… no?

  9. Volevo fare ancora una piccola “correzione”, in merito alla domanda : “Un uomo che uccide la moglie etc.fedifraga,non sopporta la libertà femminile?” La risposta è, inequivocabilmente, si. E proprio alla luce degli articoli del codice penale che le ho citato, che sono stati tolti materialmente dal codice penale, ma ancora vivono nella mente di tutti quegli assassini che reagiscono all’abbandono delle compagne con efferati delitti.

    • emanuele di felice ha detto:

      Grazie.Grazie,di ricordare agli uomini di oggi il male patito dalle donne(come il delitto d’onore),dimenticandoti di ricordare anche il bene ricevuto dagli uomini,ma banalmente,il bene non può essere usato contro gli uomini(di oggi e innocenti!).

      La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno. Con la stessa pena è punito IL CORREO(ndr)dell’adultera. La pena è della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina. Il delitto è punibile a querela del marito.
      Il correo,era punito al pari della donna e lo era a prescindere dal fatto che fosse celibe o sposato!!!!!!!.
      La legge vietava alle mogli di mettere le corna ai mariti,ma vietava a TUTTI gli uomini di diventare amanti di una sposata,cioè di diventare amanti se non di una nubile,in un mondo dove vi era il mito della verginità,e di repressione sessuale.
      “Il delitto è punibile a querela del marito”,ti lascio immaginare con quale facilità un uomo denunciasse la moglie,dato che così facendo si sarebbe autoproclamato “cornuto”!.
      Inoltre,un marito che denunciava la moglia fedifraga,si sarebbe perso con le sue stesse mani e per un anno delle prestazioni della “serva”.
      Le certezza di mamma sono le incertezze di papà.
      Le mogli possono(potevano) ingannare i mariti sulla paternità dei figli,mentre un marito non può ingannare la moglie su lla maternità dei figli.
      L’asimmetria,tra moglie e marito, stabilita da quella legge,riconosceva l’asimmetria naturale,che esiste(va) tra moglie e marito!.Sono egoisti gli uomini che vogliono crescere i figli loro e non quelli degli altri?

      Codice Penale, art. 587.Delitto d’onore.
      Io avevo scritto:”nei termini della legge”,e non il contesto.
      Strano che in un paese maschilista,gli uomini fossero puniti con la reclusione,di solito nei regimi(in un regime maschilista,le donne saranno i nemici),chi uccide i nemici viene premiato,e non incarcerato anche se con pene lievi,o attenuate.
      Come mai gli uomini che avevano tutto il potere hanno LEGIFERATO CONTRO SE STESSI?
      Visto che per gli uominI le donne erano delle “proprietà”,degli “oggetti”,perché prevedere il carcere per chi eliminava un “oggetto”?
      Di solito nei regimi non democratici,in galera ci finiscono i nemici(nella fattispecie le donne) e non i deliquenti.
      Il delitto d’onore era un’attenuante della pena prevista per gli omicidi.
      .
      “uomini uccisi dalle mogli”, dov’è citata l’emergenza sociale di questo fenomeno”,io parlavo di differenze di giudizio tra i “femminicidi” e “maschicidi”,non di emergenza sociale.
      Sai perché le donne non uccidono(quantitativamente come gli uomini)?Da dove viene questa differenza di comportamento?.
      .Visto che i sessi sono uguali,questa differenza deriva dalla diversa educazione ricevuta.E’ l’educazione maschilista che fa si che le donne non uccidano gli uomini,e non deriva da una superiorità morale e naturale femminile

      I dati gonfiati sulle violenze subite dalle donne,come mai nessuno ne esamina la correttezza sul piano scientifico?
      sull ‘aborto,a domani.

  10. salvo ha detto:

    Salvatore

    QUesto e’ il tipo di conclusione informato da ‘imbecillita’ professionale di chi sguazza nella furbizia italiota:

    … Pertanto, delle due l’una: o l’ISTAT (e i centri A.V.) hanno barato sulla violenza dei cittadini italiani di sesso maschile, o le italiane non sono da meno …

    (1) La scelta del campione — dove il campione riflette le caratteristiche della ‘popolazione’ — e’ fondamentale. Non facile da costruire, ma possibile, e cruciale. Alla fine, la statistica si riduce all’inferenza (generalizzazione) dalle caratteristiche del campione a quello (sconosciuto) della ‘popolazione’.

    (1.1) Se il campione e’ invalido — non riflette, probabilisticamente, le caratteristiche della popolazione — deve essere sottoposto alla regola d’oro: se in un tritacarne metti immondizia, macinerai immondizia, e otterrai immondizia tritata.

    (1.2) Se il campione usato dall’Istat nello studio sulle donne di alcuni anni fa non era valido — non rifletteva le caratteristiche della popolazione delle donne in Italia — quella ricerca e ‘garbage’ … immondizia. Pace Istat e quelli pagati per compiere una ricerca e scrivere 400 pagine di cretinate.

    (1.3.) Ora, se il campione usato pergli uomini e’ lo stesso di quell usato alcuni anni fa per le donne, … lo studio e’ invalido … garbage-immondizia.

    (2) La decisione di finanziare il secondo studio sugli uomini esattamente come quello degli uomini riflette una logica forse non pervsarse ma certamente meno che intelligente. Qualche mente trascendentale si e’ magari preoccupato della comparabilita’ degli studi … e siccome c’era un primo studio sarebbe sembrato razionale rifare lo stesso studio per gli uomini … almeno sarebbero stati comparabili ..

    Comparabili in cosa? Quindi, prendi un secondo tritacarne per gli uomini, ci passi i dati statistici invalidi (garbage – immondizia), e dall’altro lato ottieni … garbage immondicia.

    Il paragone tra uomini e donne si riduce al paragone di dati-spazzatura. Viva l’Istat e quelli cheprendono decisione per finanziare studi inutili e stupidi.

    La logica non non-perversa avrebbe suggerito di tenere conto dei problemi (errori) del primo studio sulle donne, e di ottenere un campione per gli uomini valido e affidabile (reliability) statisticamente … almeno cominci a poter dire qualcosa di sensato sugli uomini … in un secondo momento, rifai lo studio sulle donne con i cirteri validi e affidabili.

    INvece, dice la Dottoressa Yasmin Abo Loha, coordinatrice Ecpat Italia ed esperta di abusi e pedofilia, “il nostro intento era quello di colmare un vuoto scientifico” … non capendo che questa logica ‘psudo-sceintifica’ (logica dell’infernza statistica) avrebbe contribuito a rendere piu’ vasto il buco nero dell’ignoranza … in questo caso sulla violenza di genre.

    Ora, invece, dopo aver sprecato risorse per un secondo studio tanto falso quanto il primo, si ritrovano a dover rifare ambedue gli studi. INfatti che si arrischia a menzionare questi studi per sproloquiare sulla violenza di genera rischia di essere piu’ stupida del team che ha condotto questo studio sugli uomini. Chi?
    (Pasquale Giuseppe Macrì, Universita’ di Arezzo;
    Yasmin Abo Loha, coordinatore Ecpat Italia d esperta di abusi e pedofilia
    Giorgio Gallino,
    Santiago Gascò, Claudio Manzari, Vincenzo Mastriani, Fabio Nestola,
    Sara Pezzuolo, psicologa
    Giacomo Rotoli) pubblicato in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre-Dicembre 2012).

    ps: devo vederepure che tecniche statistiche usano e come — quelle usate nel primo ‘studio’ sulle donne erano patetiche — roba da primo semestre di introduzione alla statistica.
    Yesterday at 11:17am · Like

  11. Alessandro ha detto:

    Gent. dott. P.
    Il problema delle violenze contro i maschi è più sottile non esiste mica solo la forza fisica, ovviamente non se ne deve parlare troppo anche per tutelare la donna e la sicurezza familiare che potrebbe portare a ripicche, quindi si fa sempre un passo indietro in primis i media
    Fatto sta che sono in aumento anche le violenze contro maschi e minori e non credo sia un bene ne una gara competitiva da prendere con gusto “no uccidono più gli uomini, ma no c’è una statistica, ma no guarda questo video, ma no anche noi” insomma un disastro. Come è un male ulteriore non parlarne da mesi per seguire una certa linea e si sa purtroppo non mancano.
    Probabilmente la linea suggerita da pedagogisti familiari o politiche sociali creano più danni che rimedi.
    Io leggo una gara, e di mezzo ci vanno le persone fino a poco prima serene, la serenità è la tutela principe del nucleo o dei single.
    Purtroppo anche i professionisti possono sbagliare

    Un saluto cordiale

    • Se esiste un problema, il modo più sbagliato per denunciarlo o portarlo alla luce è inventarsi una ricerca “scientifica” priva dei necessari requisiti per essere considerata tale. Se esiste un problema non c’è bisogno di “gonfiarlo” con dati campati in aria.

      • Renzo ha detto:

        Guarda sono stato aggredito 2 volte da 2 donne (in vita mia 4), mai da uomini. Le ultime 2 sono finito al pronto soccorso…e sai perché? Perché essendo un uomo, anche quando ti picchiano con i tacchi sai che non puoi reagire altrimenti, con tutto l’allarme sul femminicidio che c’è, passi sicuramente per essere l’aggressore. Ora si, ho cause che magari vincerò (ma anche no…), intanto il naso rotto ed i lividi sono un buon ricordo.

        E magari mentre scrivo stai pure pensando “…se le sarà andata a cercare…” come mi pareva facessero i poliziotti intervenuti…

        Per quanto mi riguarda sei uomo e dimostri la tua virilità proprio nel proteggere i più innocenti (donne, vecchi, bambini) anche perché conservo ancora un’idea romantica della vita, conseguentemente chi usa violenza sulle donne non è nemmeno un uomo, per me.

        Detto questo credo tu abbia un pregiudizio sullo studio, e sicuramente alla fine tutto è contestabile, ciò non toglie che sempre più donne diventano violente ed aggressive (si stanno mascolinizzando, come dice il dottore) e grazie al giusto (detto con sincerità) allarmismo per il femminicidio e la violenza sulle donne, cresce a dismisura quella sugli uomini.

        Trovare una soluzione? Certo, ma ci sono 100.000 argomenti da considerare, non è semplice e me ne rendo conto.

        Renzo

      • Nessuno nega che una donna possa aggredire. Io non ho pregiudizi. Ma inventarsi delle cifre è un’altra storia…

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