Lezioni di inglese agli psicologi: qualcuno provveda

Ultimamente sono molte le situazioni che mi hanno portato a dubitare un po’ di tutto…

Di tutte le cose sicure la più certa è il dubbio, ci dice Bertolt Brecht.

Così negli ultimi giorni mi sono messa a tradurre questo testo: “Fathers’involment and children’s developmental outcomes: a systematic review of longitudinal studies” (Il coinvolgimento paterno e gli effetti sullo sviluppo del bambino: una analisi sistematica di studi longitudinali), Sarkadi A, Kristiansson R, Oberklaid F, Bremberg S., Department of Women’s and Children’s Health, Uppsala University, Sweden.

Perché? Si chiederà il lettore.

Intanto perché ognuno impegna il tempo libero come ritiene più dilettevole, poi perché questo studio è citato in praticamente tutti i siti che sostengono il disegno di legge 957, quello che vorrebbe riformare la legge sull’affido condiviso e che piace tanto agli ideologi dell’alienazione genitoriale.

Lo studio svedese in oggetto è citato, soprattutto, nel documento, firmato dal Dott. Luigi Palma, Presidente dell’Ordine degli Psicologi (Consiglio Nazionale), presentato in Senato a supporto del suddetto disegno di legge.

Lo trovate a pag.4, cito: lo studio di Anna Sarkadi, Robert Kristiansson, Frank Oberklaid e Sven Bremberg “Fathers’involment and children’s developmental outcomes: a systematic review of longitudinal studies” mette in evidenza come il coinvolgimento paterno – inteso come tempo di coabitazione, impegno e responsabilità – abbia influenze positive sullo sviluppo della prole.

Una piccola parentesi: il documento dell’Ordine degli Psicologi si dichiara del tutto allineato con il concetto di bigenitorialità così come enunciato nel disegno di legge 957: doppio domicilio e mantenimento diretto, dunque, e non solo per il bene del bambino, ma anche per ridurre la conflittualità genitoriale: Quindi la norma così come proposta determina il principio della corresponsabilità di doveri e tempi, in modo da rendere possibile incrementare le occasioni di collaborazione/scambio/incontro quale traguardo raggiungibile tanto più facilmente quanto più si parte da condizioni di equilibrio, pag.3. Come dire: se li costringiamo ad incontrarsi un giorno si e uno no, prima o poi collaboreranno…

Mi ricorda un po’ quel vecchio film della Walt Disney, in cui in campeggio due ragazzine che si odiano vengono costrette a convivere in isolamento… E’ famoso: Un cowboy con il velo da sposa.

Tutti finiscono col fare la pace alla fine del film, in effetti, ma è un film Disney… Anche Mary Poppins è un film Disney e io personalmente lo adoro, comunque non mi ha mai convinto a provare a riordinare la stanza schioccando le dita.

Non so se l’Ordine degli Psicologi contempli nella formazione degli iscritti anche Walt Disney, ma quello che so è che nessuno di loro ha letto l’articolo di Anna Sarkadi, Robert Kristiansson, Frank Oberklaid e Sven Bremberg “Fathers’involment and children’s developmental outcomes: a systematic review of longitudinal studies”, o almeno non lo hanno letto per intero.

Perché se avessero letto, non lo avrebbero citato.

Devo ammettere che è piuttosto noioso. 24 pubblicazioni selezionate, 22.300 soggetti esaminati… E non c’è molta azione: una lettura che rischia di assomigliare a quella dei titoli e capitoli di un bilancio consuntivo.

Comunque certi passi sono avvincenti: per esempio tutti quelli che evidenziano la tipologia dei soggetti esaminati: pag. 154 “per gli scopi che questo studio sitematico si prefigge la definizione di ‘padre’ include sia il padre biologico che altre figure maschili. Potrebbero essere patrigni, o uomini che coabitano con la madre”.

Cosa? Figure maschili che coabitano con la madre? E che c’entra con l’affido condiviso?

Niente, assolutamente niente. Perché questo studio analizza, è vero, gli effetti sulla prole di un coinvolgimento paterno inteso come (sempre pag.154)  “accessibilità, intesa come presenza e disponibilità, impegno, inteso come contatto diretto, ad esempio il gioco, la lettura, passeggiate o attività di cura, e responsabilità, intesa come coinvolgimento nelle decisioni relative alla cura del bambino, ad esempio la partecipazione attiva alle visite mediche o altre cose pratiche come la scelta dei vestiti, la messa a letto o il cambio del pannolino nel caso dei neonati”, ma solo ed esclusivamente per ciò che riguarda “famiglie intatte”, le famiglie integre, non separate. Quello che analizza questo studio è il coinvolgimento nell’educazione dei figli della figura maschile che abita con la madre, e lo ripete più e più volte, arrivando ad affermare a pag.156 che “12 studi suggeriscono che il legame biologico non è necessario per produrre effetti positivi.” Addirittura uno di questi studi suggerisce che “una figura maschile con un alto livello di impegno può avere un maggiore impatto nel ridurre i rischi di problemi emotivi e comportamentali nei ragazzi di 16 anni dell’impegno di un padre biologico”. In una famiglia “intatta”, con due adulti in casa che vivono felicemente insieme, non è importante che uno di questi non sia “biologicamente” il padre: se ha cura del bambino, il bambino starà meglio.

Non lo so, a me sembra la scoperta dell’acqua calda. Se era davvero necessario rimarcare che in una famiglia anche il papà dovrebbe accompagnare i figli dal pediatra o cambiare i pannolini, ben venga lo studio svedese… Vuol dire che i padri non sono poi così presenti come sostengono di essere.

Ma ribadisco: che c’entra tutto questo con il doppio domicilio in caso di separazione?

Nelle conclusioni, questa analisi sottolinea una carenza (pag.157): “Si avverte la necessità di studi che esplorino il ruolo del padre biologico tra figura parentale maschile e bambino e sugli effetti di questo tipo di coinvolgimento paterno: ci sono risultati importanti che indicano che un padre non-biologico può giocare un ruolo importante per i bambini all’interno della famiglia, ma in qualche modo anche i padri biologici potrebbero produrre effetti positivi.” Insomma: il ruolo del padre che non è in casa, quello che non fa parte del nucleo familiare ricostituito da madre-biologica e nuova figura maschile, è terreno inesplorato e non ci sono dati per ipotizzare come si potrebbe configurare il suo impegno né quali sarebbero gli effetti.

A pag. 156 ci viene spiegato perché non ci sono dati: “Siccome la quantità e il modo in cui intende il coinvolgimento paterno differiscono di generazione in generazione, studi i cui dati sono stati raccolti negli anni ’50  o anche negli anni ’80 hanno un valore dicutibile per i padri di oggi. Ricerche future dovrebbero tenere conto anche delle odierne non-intatte strutture familiari”, che questo studio non considera proprio.

Questo studio è rilevante nella discussione sul disegno di legge 957 e sulla questione del doppio domicilio e del mantenimento diretto? No.

Non mi credete? Buona lettura.

Vorrei soffermarmi un momento sugli scopi che questo studio si prefigge, li trovate a pag.154: “Sfortunatamente le politiche attuali in molti stati non supportano il coinvolgimento paterno nella cura ed educazione dei bambini. Congedi parentali pagati per i padri, datori di lavoro che supportano i padri nella scelta di rimanere a casa con i figli piccoli o ammalati, sono ancora utopia nella gran parte dei paesi. Se la comunità scientifica desidera promuovere il coinvolgimento paterno presso le istituzioni politiche, le prove degli effetti del ruolo del padre sui bambini devono essere presentate in modo convincente.”

Ecco, proprio quello che l’Ordine degli Psicologi non fa, mettendo nella bibliografia del suo documento uno studio che ci racconta di quanto stanno meglio i bambini in una famiglia “intatta” e felice, in cui la madre biologica ha sostituito il padre biologico con una figura maschile che si impegna tantissimo…

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, attualità, dicono della bigenitorialità e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

13 risposte a Lezioni di inglese agli psicologi: qualcuno provveda

  1. avv. Vajassa Faldocci ha detto:

    se l’afigura maskile è una lesbica è mejo ancora

  2. L'Universo Dentro ha detto:

    Ricciocorno sei una forza 🙂

  3. womenoclock ha detto:

    Reblogged this on Womenoclock and commented:
    Add your thoughts here… (optional)

  4. Balian ha detto:

    L’articolo scientifico di Anna Sarkadi e colleghi esamina 24 studi e dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che avere un padre vicino è in generale una risorsa per il minore; per essere più precisi un padre biologico oppure un sostituto che interpreti una figura paterna; e che non è sufficiente che tale uomo sia vicino logisticamente, deve essere coinvolto e darsi da fare.
    Si riesce a distinguere in questi studi tra padre biologico e altra figura paterna? E’ possibile in parte. L’articolo di Sarkadi è accompagnato dalle tabelle riassuntive dei 24 studi, che si possono trovare qui: http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1651-2227.2007.00572.x/suppinfo
    Per ciascuno dei 24 studi esaminati, nelle tabelle é specificato se sono stati considerati solamente i padri biologici (in metà dei casi), o se invece si erano studiate famiglie eterogenee (con padri biologici e non). Solamente un piccolo numero di studi riguarda “famiglie intatte”, ossia famiglie mai separate, con il padre biologico coabitante. Uno degli studi su famiglie non intatte riguarda proprio il padre biologico non coabitante. In altri studi sono prese in esame situazioni miste.
    Il risultato generale dell’articolo di Sarkadi è, dunque, la sottolineatura dell’importanza di una figura paterna coinvolta. Non è scontato che questa sia l’acqua calda… almeno di fronte di altre scuole di pensiero secondo cui per la crescita dei minori il contributo paterno/maschile sarebbe praticamente superfluo.
    E’ del tutto logico e legittimo che i sostenitori dell’affido condiviso mettano questa carta sul tavolo di discussione. E’ giusto che il legislatore sia informato della conferma scientifica dell’importanza di una figura paterna.
    E’ stato obiettato che il lavoro della Sarkadi non ha distinto tra padre biologico e altra figura paterna, e che pertanto questo lavoro non sarebbe utilizzabile per pesare in sede legislativa il rilievo da dare al padre biologico nella definizione di un affido.
    E allora riflettiamo: se il legislatore nel regolamentare la separazione decide di dare importanza a una figura paterna, chi dovrà interpretare questa figura? Oltre al padre biologico dovrebbero essere presi in considerazione altri candidati?
    Su 100 casi di separazione, quanti sono quelli in cui la madre avrebbe già a disposizione un aspirante patrigno, pronto a subentrare come nuova figura paterna? Non conosco la risposta, forse il Ricciocorno la conosce, a occhio direi che i casi non sono molti. E inoltre se la signora presentasse in tribunale il nuovo partner come candidato al subentro, il padre biologico ribatterebbe che questa è la prova di una relazione adulterina in atto da tempo ai suoi danni, e potrebbe chiedere l’addebito della separazione. O il legislatore dovrebbe “premiare” gli amanti fedifraghi affidando loro i minori e togliendoli al padre biologico tradito?!? E istituzionalizzare il rimpiazzo, come la sostituzione di un giocatore in un una partita di calcio? Fuori uno, dentro l’altro? “Bambini, il giudice ha deciso che da oggi _questo_ signore è il vostro papà, e non più _quello_”? E’ veramente pensabile?
    Inoltre, in questo blog attento al rischio di abusi in famiglia, messi in atto da parte maschile, va detto: siamo certi che la categoria dei patrigni sia immune da questo rischio? Statisticamente, sono più pericolosi i padri biologici o i patrigni? E’ una questione oggetto di studi e va sotto il nome di “effetto Cenerentola” (en.wikipedia.org/wiki/Cinderella_effect).
    Ma se invece di un patrigno si volesse segnalare come figura paterna un altro soggetto? I problemi probabilmente non sarebbero minori. Un caso abbastanza frequente è quello della mamma-bambina che sceglie di allevare i figli senza staccarsi dalla famiglia di origine, e respingendo il padre biologico; in questo caso l’uomo di riferimento nelle intenzioni dovrebbe essere il nonno materno. (Se crediamo alle cronache, pare che nel famoso caso di Cittadella la questione si ponesse in questi termini). Qualsiasi psicoterapeuta potrebbe spiegare quanto sia in generale malsana una simile soluzione, se scelta di proposito.
    In definitiva, se il legislatore nel normare la separazione volesse dare libertà di incarnare la figura paterna a un soggetto diverso dal padre biologico, ammesso che si verifichi l’esistenza nei fatti di questo candidato, si aprirebbero questioni etiche e giuridiche non da poco, di ben difficile soluzione. La figura paterna ha la sua incarnazione più semplice nel padre biologico, anche dal punto di vista legislativo. Certamente questo non deve essere un dogma da applicare al 100% dei casi, esisteranno le eccezioni, e infatti Vezzetti stesso lo scrive nel suo articolo (lo citerò tra poco).
    C’è una ulteriore obiezione mossa in questo blog: che tra lo studio Sarkadi e la questione della coabitazione (o del doppio domicilio) non ci sia alcun nesso. In realtà se decidiamo di dare importanza alla figura paterna, sarà dovere del legislatore abbattere per quanto possibile gli ostacoli tra i minori e il coinvolgimento del padre. Si vuole sostenere in questo blog che dopo una separazione, il tempo di compresenza (considerevole o risicato) non abbia alcuna conseguenza sulla qualità dei rapporti? Facciamo un paragone: due fidanzati, potrebbero scegliere di coabitare, o di vedersi comunque ogni giorno, o essere costretti a vivere distanti e con difficoltà a passare tempo assieme, magari con lunghi intervalli di solitudine; si vorrebbe affermare che queste varianti non abbiano effetti sull’evoluzione del loro rapporto? Vale altrettanto per il rapporto genitore/figli.
    Certo poi è possibile che il genitore sia trascurante, che non gli importi granchè dei figli, che sia lui a non voler coltivare il rapporto con loro. E gli stessi sostenitori dell’affido condiviso ne tengono conto: in questo caso è inutile parlare di 50% del tempo, e il dottor Vezzetti per esempio lo scrive nel suo articolo, così:
    “ È evidente che l’affido alternato non può e non deve di ventare un dogma indiscutibile per tutti i minori figli di coppie separate ma, rappresentando il golden standard, anziché venire escluso aprioristicamente come accade oggi in Italia, dovrebbe essere la prima opzione da considerare e da incentivare (ostacolando, ad esempio, il genitore che deporta in modo coatto i figli lontano dall’altra figura genitoriale) e da eliminare solo di fronte a precisi e documentati motivi (con un ragionamento, quindi, in deroga da parte del magistrato: ‘e perché in questo caso no?’). “

    • Nessuno nega il valore aggiunto che il coinvolgimento paterno può avere nello sviluppo di un bambino. Ma è un valore aggiunto, non un qualcosa del quale non si possa fare a meno. Il benessere del bambino non dipende né dal numero né dal genere delle figure genitoriali che lo accudiscono, ma dalla qualità della relazione genitore-bambino.
      “The finding that a secure attachment with at least one parent was a powerful factor that offsets risks for mental health was also important. It was also interesting that having a secure attachment with two parents did not seem to add a protective effect beyond security with one.” (pag. 293, “Early Child Attachment Organization With Both Parents and Future Behavior Problems: From Infancy to Middle Chilhood”, di Grazyna Kochanska e Sanghag Kim (University of Iowa – Child Development, January/February 2013, Volume 84, Numero 1, pagg. 283-296)
      Il papà non è meglio della mamma, né la mamma è meglio del papà. Mamma + papà non producono risultati migliori di mamma + bambino o papà + bambino. Mamma + bambino non produce risultati migliori di papà + bambino. Ad un bambino, per stare bene, basta un solo genitore in grado di sintonizzarsi sui suoi bisogni emotivi e l’apparato riproduttore di quel genitore è irrilevante. Quello che è veramente importante è la qualità del rapporto che il bambino instaura con quel genitore (o quei genitori) nei primi mesi di vita, e il fatto che quel legame si mantenga solido nel corso dell’infanzia.
      Il problema della bigenitorialità è purtroppo attualmente l’enfasi sulla sua importanza (e non la sua mancata applicazione), che risulta dannosa in tutti quei casi in cui si ha a che fare con un genitore abusante o per qualsiasi altro motivo pericoloso: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/06/24/in-che-modo-l-enfasi-sulla-bigenitorialita-e-pericolosa-per-le-vittime-di-violenza-domestica/
      Problema che il Dottor Vezzetti non ravvisa… E che invece produce molte più vittime dell’ “assenza” paterna. (Che non ha ancora ucciso nessuno)

      • J. ha detto:

        MI sembra ineludibile quanto affermato da Balian. Anche se si considerasse come importante una generica presenza maschile piutosto che paterna, ci vorrebero serissimi motivi per trasferire la funzione parentale dal padre biologico a, probabilmente, il nuovo compagno della madre.
        Almeno di gravi mancanze del padre, che dovrebbero essere trattate con pari severità rispetto a simili mancanze della madre, i benefici di una presenza maschile importante impongono presenza maggiore del padre biologico nella vita del minore.

      • “Almeno di gravi mancanze del padre, che dovrebbero essere trattate con pari severità rispetto a simili mancanze della madre, i benefici di una presenza maschile importante impongono presenza maggiore del padre biologico nella vita del minore.” Ma chi e perché dovrebbe “imporre” – e poi imporlo a chi?
        Il principale ostacolo al coinvolgimento dei padri con i figli dopo la separazione è la loro mancanza di coinvolgimento prima della separazione.

  5. Balian ha detto:

    “Nessuno nega il valore aggiunto del coinvolgimento paterno”… ?
    Rilegga cosa Lei stessa ha scritto poche righe dopo :
    “Mamma + papà non producono risultati migliori di mamma + bambino”, ecco negato il valore aggiunto.
    Dovrebbe valere il principio di non contraddizione.

    • Magari leggendo la ricerca si può capire quello che intendo. Forse mi sono espressa male. Il mio intento è far comprendere che avere un solo un genitore con il quale si instaura un legame di qualità non arreca al bambino alcun danno in termini di benessere e sviluppo.

  6. J. ha detto:

    “quale traguardo raggiungibile tanto più facilmente quanto più si parte da condizioni di equilibrio, pag.3.”
    “Come dire: se li costringiamo ad incontrarsi un giorno si e uno no, prima o poi collaboreranno…”

    Non mi sembra una restituzione fedele dell’affermazione dell’ordine degli psicologi che nel paragrafo citato non afferma una causalità fra frequentazione e collaborazione, ma vede nella collaborazione una fine che é favorita dall’istaurarsi di un rapporto piu equilibrato fra i due genitori.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...