Dicono della Pas VIII

IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI

L’episodio accaduto a Cittadella il 10 ottobre ha sconvolto l’opinione pubblica, ha sconvolto i compagni di classe di L., il bambino prelevato a forza dalla Polizia a scuola, ha sconvolto perfino gli autori stessi dell’azione-blitz. Per non parlare di L., il bimbo conteso: per lui si tratta di trauma con la T maiuscola. Com’è possibile che un Tribunale, in virtù di un principio di libertà e di equità nei legami familiari, arrivi a restringersi così tanto le possibilità di azione, a ridursi in modo così impressionante i gradi di libertà nel sentenziare e di conseguenza nell’agire? La questione è molto complessa e non sempre l’essere umano è in grado di maneggiare tale complessità. Nemmeno gli addetti ai lavori (Giudici, Avvocati, Consulenti dei Giudici,Consulenti di parte). Da sempre la mente umana coltiva il sogno della riduzione alla semplicità, e da sempre – alimentata da dinamiche sociali basate sulla ricerca del  consenso e sulla difesa dalla minaccia.- procede per semplificazione. La storia ci insegna che puntualmente là dove la ragione cede alla tentazione dell’oblio, all’attrattiva illusoria dell’ “ECCO LA CAUSA DEL MALE”  e la critica si fa guidare dai pregiudizi come se si concedesse ad un pilota automatico… allora ecco che spuntano i mostri. Dalla vicenda in questione ne escono tutti dipinti in tal modo, tranne ovviamente il bambino: unica reale vittima di questo misfatto.
Il padre di L., dopo tanti tentativi, deve essersi sentito intollerabilmente frustrato e impotente di fronte al muro opposto dalla ex-moglie, lo stesso vissuto deve averlo provato verso il figlio, che a tutti gli effetti lo rifiutava come padre.  Lo stesso vissuto di impotenza, verosimilmente, è stato assorbito dal Consulente del Giudice (o C.T.U.), il quale –si dice- abbia cercato invano, con modalità più consone alla sensibilità del bambino, un accesso al padre.  L’impotenza poi ha mosso questo Consulente a trovare la scorciatoia, una motivazione pseudo-accettabile che potesse giustificare l’azione di forza, anzi di violenza che da lì a poco si sarebbe compiuta a danno del bambino. Così spunta la PAS (acronimo di Parental Alienation Syndrome. Ovvero sindrome di Alienazione Parentale), ci ha provato con questa.
Per i non addetti ai lavori: ci si troverebbe in presenza di PAS  quando, dopo una separazione, un bambino rifiuta di incontrare il genitore non affidatario spesso dicendo che ne ha paura e viene sostenuto in questo dal genitore  affidatario. Il bambino quindi, rifiuterebbe di incontrare il genitore non affidatario non perché lo teme per qualche motivo, ma perché il genitore affidatario lo avrebbe manipolato in tal senso. Ora va detto a caratteri cubitali che la PAS non esiste.

La PAS è tuttora oggetto di dibattito e ricerca e comunque in ambito scientifico e giuridico la sindrome non è riconosciuta come un disturbo psicopatologico da parte della comunità scientifica e legale.  (cfr. M. Crisma, P. Romito, 2007).
La PAS non è inclusa nell’attuale DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dell’Associazione Psichiatrica Americana, APA) e questo non permette di ufficializzarne la diagnosi. La PAS è l’escamotage che uno psichiatra americano, R. Gardner, ha inventato per risolvere le controversie tra gli ex coniugi sull’affidamento dei minori nelle separazioni conflittuali.
Aldilà della questione scientifica il dramma si consuma quando un intero sistema “salta”, ossia va in cortocircuito e trascura i bisogni più naturali di un bambino, sanciti peraltro da accordi internazionali universalmente riconosciuti (Convenzione O.N.U., Ginevra, Bruxelles).
Ci teniamo a dirlo e a ribadirlo se occorre: il bambino non è né un computer né una lavagna su cui i genitori possano scrivere a piacimento “W la mamma, abbasso il papà” o viceversa. 
Il bambino è competente nelle interazioni con gli adulti di riferimento fin dai primi giorni di vita (D. Stern) e non c’è nessuna necessità reale di ricorrere alla PAS o a concetti pseudo-scientifici “alieni” alla comunità scientifica. Da anni infatti, gli addetti ai lavori (soprattutto psicologi) osservano e operano su fenomeni come la triangolazione, il conflitto di lealtà, le alleanze disfunzionali nella triade madre-figlio-padre.(S.Mazzoni; L. Fruggeri).
Ma il Tribunale ha stabilito – con quest’azione di forza- che L. finalmente potrà essere curato, anzi “resettato” e ri-programmato per installare nel suo mondo interno il legame con il padre recidendo, almeno temporaneamente, il legame con la madre.
Legame sicuramente non “perfetto”, né armonioso, né tantomeno da famiglia del mulino bianco. Ma non per scelta di L., che in tutto questo è cresciuto. E’ cresciuto dentro ad una guerra, in cui i genitori prima di tutto urlavano forte i loro diritti e lasciavano il bene per lui in secondo piano; presi dalla loro battaglia si sono dimenticati di costruirgli futuro.
Di fronte all’impotenza del comprendere e del fare l’essere umano sa diventare distruttivo.
Un tempo si distruggevano libri, ora distruggiamo file e byte, sappiamo distruggere altri esseri umani in modi sempre più sofisticati e la “novità” è che sappiamo distruggere anche la nostra discendenza: i cuccioli del genere umano.
E i Servizi Sociali? E le istituzioni preposte alla cura/tutela dei legami familiari? Come si sono mossi? Che ruolo hanno avuto in tutto questo? Sappiamo che un assistente sociale ha partecipato al blitz nella scuola di L., ma questa è solo l’ultima scena, è il fatto eclatante rimbalzato dai media. Prima di questo come hanno svolto la loro funzione? A quale punto della storia hanno perso il potere di agire a tutela del minore?  E in questo momento, sono in grado di riflettere, di rimaneggiare l’accaduto pensando strategie alternative possibili affinché lo scempio non si ripeta?
Non possiamo esimerci dall’imparare dagli errori perché ora, prima di tutto, occorre fare prevenzione per non vedere mai più un’altra violenza come quella subita da L.
Perché sembrerà strano, ma la violenza colpisce anche -e in primo luogo- chi la compie. Basti pensare a come ne escono da tutto ciò gli esecutori: i poliziotti di Padova dipinti come mostri.  La poliziotta in questione –ripresa dal video della zia di L.- ha ricevuto insulti e minacce e per giorni si è ridotta a non uscire di casa, inoltre deve tenere a casa da scuola il figlio.  Insomma anche i fautori ultimi della vicenda finiscono per essere estraniati dalle loro vite consuete e dalla rappresentazione di sé nel proprio ruolo professionale. La continuità delle loro esistenze si è rotta, proprio come per L.. Ciò significa che il trauma causato retroagisce e si estende. Gli esiti a lungo termine? Le ricerche ci dicono che in U.S.A. i figli coinvolti in conflitti tra i genitori e poi allontanati dalle madri in nome della “PAS”, in età adulta non raggiungono un livello di benessere psico-affettivo adeguato.
E allora come ne usciamo? Cosa ci resta? Ci resta la consapevolezza delle mostruosità che possiamo realizzare quando ci abbandoniamo alla volontà di potenza e alle illusioni di un sapere-potere facile, leggero, liquido. E’ ora di rimboccarsi le maniche e di ricominciare ad andare a scuola. E questo vale per tutti: giudici, consulenti, avvocati, assistenti sociali, psicologi, genitori ed educatori in genere, che dovrebbero lavorare assolutamente coordinati.

E’questa la protezione migliore per un minore: cioè una mente pensante complessa, articolata, che riesca a comprenderlo a 360° e a raffigurarselo nella sua evoluzione, integrando nella sua storia passato, presente e futuro  E il sistema Giustizia come potrebbe essere revisionato per tradurre al meglio le Leggi che abbiamo? Ci sono buone proposte in merito, speriamo di vederle realizzate in un vicinissimo futuro.
Intanto l’invito per noi adulti è a crescere, nella consapevolezza che “i vostri figli non sono i vostri figli. Essi sono i figli e le figlie  della brama che la Vita ha di sé. Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro. E benché stiano con voi non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri. Perché essi hanno i propri pensieri.” ( Kahlil Gibran)
E un altro spunto ce lo offre W.R. Bion: “Purtroppo, nonostante tutte le nostre esperienze, sappiamo ancora molto poco su come educare i bambini, di qualunque età. Cominciamo a sapere di non sapere: è già qualcosa. Cominciamo ad essere capaci di sondare gli abissi della nostra ignoranza, stupidità, bigottismo, sfrenatezza; ma forse ci vorrà molto tempo prima che sappiamo molto su come educare i bambini; questa sembra una cosa straordinaria se si pensa che noi riproduciamo la nostra specie. A volte riproduciamo la nostra specie fin troppo bene: i nostri figli sono esattamente come noi.”  (Il cambiamento catastrofico, 1974 pag.288).
Con l’augurio più sentito che questi pensieri possano rappresentare una traccia, una traiettoria per il futuro di tutte le bambine ed i bambini del mondo.

Gruppo di Psicologia Giuridico/Forense di O.P.P. (Osservatorio Psicologi Parmensi).

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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16 risposte a Dicono della Pas VIII

  1. L'Universo Dentro ha detto:

    Grazie per essere sempre corretto nel citare le tue fonti. Ultimamente mi sono accorta che alcuni scrivono articoli copiando e incollando interi studi, pensieri e articoli di altri e non ne citano mai la fonte. Essere bravi informatori vuol dire soprattutto non manipolare gli scritti e le parole altrui. Sempre bravo il ricciocorno! (Vittoria C.)

  2. avv. Vajassa Faldocci ha detto:

    Gardner metteva i rialzini sotto il flipper per fare più punti

  3. Pucci ha detto:

    Sicchè per qualcuno è divertente ridicolizzare il criticismo verso la figura di un individuo controverso, rivelatosi instabile, bugiardo e pure pedofilo? Un truffatore senza il minimo profilo di attendibilità ma che ha fatto soldi difendendo padri violenti, autoritari, e/o pedofili e causando la morte di ragazzini indifesi?
    Questo qualcuno, allora, non ha il senso del ridicolo e del buon gusto, oltre a non sapere minimamente cosa sia l’umorismo.

    • https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/08/10/la-proiezione-vajassa-faldocci-e-der-sturmer/ Mi sono permessa in passato di analizzare il sito dedicato al personaggio immaginario Vajassa Faldocci. A mio parere (è una opionione personale questa) dietro questo personaggio inventato non ci cela una persona dal dubbio senso dell’umorismo, ma una vera e propria strategia, mirata a demonizzare una categoria di persone: le femministe, quelle che si occupano di tutelare le donne vittime di violenza, come appunto molti avvocati. Lo strumento è volutamente rozzo e volgare, perché non si rivolge alla componente “razionale” del lettore, ma a quella emotivo-passionale. Penso che oggi come oggi questo genere di umorismo venga sottovalutato, nonostante la storia ci insegni che in passato ha contribuito a ingrandire le fila di sostenitori di movimenti caratterizzati da un uso spropositato della violenza.

  4. Innanzitutto complimenti per il blog, la polemica tra voi e “Alienazione Genitoriale”, per come la si voglia vedere, è comunque un bel innalzamento di livello rispetto alle poverate che si sentono in questi giorni, tra TV e parlamento.
    Faccio comunque fatica a comprendere certe vostre prese di posizione, proprio da parte di chi poi sembra conoscere alcune fonti: “La PAS non esiste” è una frase che mal si coniuga con il successivo “La PAS è tuttora oggetto di dibattito e ricerca”, può spiegarmi perché non adotta una formulazione più dubitativa?
    Ho letto le successive argomentazioni sulla sua incredulità verso la possibilità di un condizionamento alienante, ma sono insensate alla luce del fatto che lei stessa cita che “Da anni infatti, gli addetti ai lavori (soprattutto psicologi) osservano e operano su fenomeni come la triangolazione, il conflitto di lealtà, le alleanze disfunzionali nella triade madre-figlio-padre.(S.Mazzoni; L. Fruggeri).” Ma come, con una mano dice che non esiste nulla di simile e con l’altra però ribadisce che sono fenomeni da studiare e già studiati?
    Vuole farne una questione di terminologia, va bene, infatti più avanti dice che “non c’è nessuna necessità reale di ricorrere alla PAS”, ok così è più ragionevole, allora dica che è superfluo e già compreso in altri costrutti, se ne può parlare. Infatti il triangolo drammatico c’è da una vita nella scienza psicologica, perchè mai negarlo del tutto solo quando una sua sottoforma viene chiamata PAS?

  5. Anche tirare in ballo in continuazione l’APA non fa onore al suo ragionamento. Avrà certamente letto l’intervista a Darrel Regier, che al WT riassumeva la posizione ufficiale del DSM-5: “It’s a relationship problem _ parent-child or parent-parent. Relationship problems per se are not mental disorders.”
    Mica l’APA dice che la PAS non esiste, dice solo che non va posta in Asse I, e anzi la conferma come forma possibile di V61.20, pure diagnosticabile in asse IV.
    Fine del discorso, per l’APA il fenomeno può esistere, chi dice il contrario è solo perché si è fatto riassumere Regier da Coffari o da Lerici.
    Inoltre, mentre gli anti-PAS erano concentrati solo sulla mancata inclusione della PAD, nessuno degli abusologi del Movimento per l’Infanzia sembra essersi accorto della rivoluzione che sta arrivando in altre sezioni del draft del DSM-5, mentre festeggiate lo scampato rischio per il bambino, dalla finestra vi entra un codice nuovo di pacca che in linea di principio e nei casi più gravi potrebbe essere piazzato dritto in asse I al genitore alienante. Le lascio la curiosità, traspare un gradevole gusto ludico nel suo blog e magari le piace il quiz.
    Lo so che Lerici (attrice) e Coffari (avvocato) di tutto questo non se ne sono neanche accorti e continuano a blaterare che l’APA ha negato l’esistenza della PAS, ma loro poverini non ci capiscono un’acca di psicodiagnosi e di DSM, fino all’altroieri neanche sapevano che esistesse.
    Ma certe mistificazioni non sono tollerabili da chi mostra una competenza psicodiagnostica di base. Non sarebbe intellettualmente più onesto limitarsi ad affermare che l’alienazione “va verificata caso per caso”, o che “si discuta della terminologia”, o ancora limitarsi a contestare la saggezza dei provvedimenti restrittivi? Perchè per lei l’alienazione genitoriale non deve “esistere”?

    • La ringrazio per i complimenti e per il modo pacato e civile con cui espone il suo punto di vista.
      Vede, da quello che ho avuto modo di leggere la cosiddetta “triangolazione”, il conflitto di lealtà, le alleanze disfunzionali nella triade madre-figlio-padre, hanno poco a che spartire con la Pas. La sindrome da alienazione genitoriale nasce con Richard Gardner, il cui lavoro presenta limiti tali da rendere francamente impossibile prendere in considerazione una formula dubitativa.
      Tutti i ricercatori che prendono spunto dai suoi cosiddetti “sintomi” – che sintomi non sono, non per la serie di complessi significati che la parola “sintomo” assume in medicina e in psicologia – sono viziati dal pregiudizio nelle loro “osservazioni cliniche”. Più che basarsi su dati concreti, in questi anni hanno cercato un modo per giungere alle medesime conclusioni di Gardner attraverso speculazioni non supportate da dati scientifici, ma dalle medesime “osservazioni cliniche” che hanno portato i commentatori di Gardner a definire la sua teoria Junk science.
      Al Dott. Gardner interessava difendere (e di fatto difese) i padri dalle accuse di abuso, tanto che il punto di partenza della sua teoria è la supposizione di una preponderanza di “false accuse”: nei suoi libri sostiene che ben il 95% delle accuse di abuso intrafamiliare su minore sono false. Le statistiche negli anni successivi hanno dimostrato che, sebbene si verifichino dei casi in cui il minore è indotto a mentire, questi di gran lunga inferiori dei casi in cui l’abuso intrafamiliare sussiste: “high rates of unsubstantiated maltreatment” in “circumstances that indicat[e] that abuse or neglect may have occurred” are a more prevalent problem than false claims of child sexual abuse (Trocme, N., & Bala, N., 2005, False Allegations of Abuse and Neglect When Parents Separate. Child Abuse & Neglect, 29(12), 1333-1345.), che in parole povere significa: il problema delle “false accuse” è irrilevante di fronte alla mole delle accuse fondate.
      Tutta la teoria di Gardner si basa sul pregiudizio della “madre malevola”, ovvero di una innata predisposizione della donna a reagire con questi tentativi di manipolazione del minore per “vendicarsi” del compagno che l’ha abbandonata; dico “pregiudizio” perché, appunto, non ci sono dati concreti a sostegno di questa tesi. Che suona anche piuttosto offensiva, e non solo per le donne, ma per l’intelligenza di tutti.
      Per ciò che riguarda lo sviluppo successivo della teoria di Gardner, quegli autori che hanno sviluppato il concetto di alienazione genitorale si sono limitati a togliere una S, lasciando sostanzialmente immutata la teoria. Al di là del caso del Dott.Craig Childress, che ha associato l’alienazione genitoriale a disturbi clinicamente classificabili secondo lo schema diagnostico del DSM-IV come “Disturbo Delirante di tipo Persecutorio” (Delusional Disorder; persecutory type) e “Disturbo della Personalità, borderline-narcisistico” (Personality disorder, borderline-narcissistic), sostenendo che l’alienazione genitoriale si verifica quando il genitore alienante è affetto da gravi psicopatologie (e non mi sembra che le persone accusate fino ad oggi di essere alienanti fossero deliranti) tutti quelli che parlano di disturbo relazionale mettendo in campo la cosiddetta triangolazione, dimenticano che questo approccio implica un ruolo attivo del minore, il che esclude il concetto di alienazione inteso come “manipolazione mentale”. La triangolazione è un meccanismo in cui tutti i soggetti hanno un ruolo, la manipolazione mentale implica un oggetto (il minore) che rimane passivo di fronte al lavoro del genitore alienante e un altro soggetto prevalentemente passivo, il genitore alienato, spostando tutta le responsabilità del patologicizzarsi della triangolazione (che non è di per sé patologica) sul cosiddetto genitore alienante: non ha proprio senso.
      Con questo non voglio sostenere che la manipolazione mentale non esista, ma, come ho analizzato negli articoli dedicati al plagio e alle forme documentate di manipolazione mentale, la manipolazione mentale così come è stata osservata comporta l’utilizzo di una certa dose di violenza.
      Non per niente lo stesso Gardner elabora la “teoria della minaccia” per “resettare” i bambini alienati, usando un termine – minaccia, appunto – che ci dà l’idea di quanto la vera manipolazione mentale necessiti di elementi come la paura, l’isolamento e la coercizione per sortire degli effetti.
      Parlare di sturbo relazionale per giustificare l’alienazione è una contraddizione, e di fatti il documento psicoforense firmato da una serie di eminenze per giustificare i recenti fatti di Cittadella cade spesso in contraddizione: il primo documento, che non ho pubblicato, sostiene “La comunità scientifica è concorde nel qualificare le dinamiche psicologiche che conducono all’alienazione di un genitore come un disturbo della relazione e non come un disturbo individuale: un disfunzionamento familiare al quale contribuiscono tre soggetti: il genitore “alienante”, quello “alienato” ed il figlio, ciascuno con le proprie responsabilità e con il proprio contributo che può variare di caso in caso. Per tale motivo, andrebbe evitato il termine “sindrome di alienazione genitoriale”, nota con l’acronimo PAS, come proposto da Gardner, in quanto il fenomeno in questione non corrisponde ad una “sindrome” clinica; risulta preferibile sostituirlo con il termine “Alienazione Parentale”, con il quale sarà probabilmente introdotto nel DSM V tra i “Disturbi Relazionali” (il fatto che “sarà molto probabilmente incluso nel DSM V” ovviamente non dà alcun diritto a dei CTU ad utilizzarla in ambito giuridico, quindi fino ad oggi hanno operato in modo molto scorretto); successivamente il documento parla di “induzioni dirette o indirette” del genitore alienante. Io trovo semplicemente ridicolo sostenere la tesi della manipolazione e contemporaneamente parlare di “induzioni indirette”. Prima si parla di responsabilità di tutti, poi si si parla di induzioni da parte di un solo genitore che attivamente, ma indirettamente (come potrebbe essere possibile se non attraverso una vera e propria manipolazione del minore?) esclude l’altro, che improvvisamente è del tutto deresponsabilizzato. E’ un costrutto parecchio fumoso. Anche le conseguenze del’alienazione genitoriale sono fumose: “Sebbene essa non determini necessariamente ad un’evoluzione psicopatologica in età adulta, ne è spesso l’anticamera e comunque risulta essere un minaccioso ed invasivo fattore di disagio e/o di disturbo a causa dei profondi conflitti di lealtà che nel figlio si sviluppano.” Queste conseguenze non sembrano proprio sufficienti a giustificare l’immediato allontanamento di bambini sostanzialmente sani, che forse avranno una qualche conseguenza psicopatologica (ma quale?) in un prossimo futuro o forse no. Io trovo che tutto questo dia un po’ l’idea di persone che disperatamente cercano di arrampicarsi sugli specchi per non perdere totalmente di credibilità nel momento in cui l’opinione pubblica è venuta a conoscenza del fenomeno dei bambini sottratti.
      Sto approfondendo molto il discorso, e come avrà notato, anche grazie al preziosissimo apporto dei miei lettori, sto andando a spulciare la documentazione straniera riguardo le separazioni conflittuali. Trovo curioso che l’alienazione genitoriale si renda necessaria nel momento in cui compaiono quei progetti di legge che puntano a rendere obbligatorio l’affido condiviso in caso di conflittualità genitoriale. L’Australia, che nel 2006 ha analizzato ben 22.800 soggetti, nel report conclusivo afferma che quei casi in cui la conflittualità costringe il magistrato ad intervenire con provvedimenti di forza, vista l’impossibilità dei genitori di concludere un accordo autonomamente, si nascondono storie di maltrattamenti e abusi e/o problemi di dipendenza da alcol/droghe. Maltrattamenti e abusi che l’alienazione genitoriale “nasconde” infondendo il pregiudizio che il bambino che manifesta disagio con un genitore sia “indotto” a manifestarlo dal genitore alienante. Questo genere di dati statistici mi porta a concludere che forse, invece di “l’alienazione genitoriale non esiste”, bisognerebbe dichiarare “l’alienazione genitoriale deve scomparire”, perché fino ad oggi è esistita nella pratica legale e i danni procurati sono sotto gli occhi di tutti.

  6. Boh, due paginate e non capisco nemmeno se mi ha risposto. Nella sua replica c’è una gran quantità di assunti indimostrati che butta lì come verità, ad es.: “Vede, da quello che ho avuto modo di leggere la cosiddetta “triangolazione”, il conflitto di lealtà, le alleanze disfunzionali nella triade madre-figlio-padre, hanno poco a che spartire con la Pas”… ecco vede era proprio questa invece l’idea di cui le parlavo, se voleva dirmi che sbaglio poteva anche argomentarla e invece ipse dixit. Può spendere ancora due righe per spiegarmi perché la PAS non è una triangolazione?
    Più avanti “Io trovo semplicemente ridicolo sostenere la tesi della manipolazione e contemporaneamente parlare di “induzioni indirette”… ecco invece sarebbero proprio i percorsi di induzione indiretta che dovrebbero interessarla, se vuole scrivere di PAS o criticarla.
    Mi verrebbe da domandarle se ne conosce e ne sa spiegare almeno uno. Vuole provarci ad es. con la sindrome di Stoccolma? Come si fa a far innamorare un prigioniero, glielo si chiede insistentemente? O lo si minaccia? O non sarà invece che c’è una terza via, proprio quelle dinamiche indirette di manipolazione che appassionano i ricercatori? E’ solo un esempio, capita una anche le altre diventano più chiare. Ma forse non le piacciono i miei quiz, perdoni la provocazione.
    Temo che lei non si stia accorgendo che sta negando un fenomeno (PAS ocomevuoichiamarla), sulla base del fatto che non riesce a spiegarselo, ma in questi casi a volte basta studiare più teoria o farselo spiegare (i meccanismi del condizionamento mentale e del triangolo drammatico sono stati lungamente studiati, mentre le statistiche australiane non la aiuteranno in questo).
    Infine, non mi risponde sull’APA, va bene, ma allora per favore almeno non usate più l’APA e il DSM come fonte della notizia che la PAS non esiste, è un falso che questo blog non si merita.

    • Temo che lei non mi abbia letto con attenzione. Tenterò di essere più stringata e più chiara. Nella triangolazione i soggetti coinvolti sono tutti attivi, nell’alienazione genitoriale c’è un unico soggetto attivo, il genitore alienante, e due vittime della manipolazione: il minore manipolato e il genitore escluso, le cui responsabilità scompaiono subito dopo essere state solo nominate. Difatti nel documento psicoforsense questa contraddizione è ben chiara: prima si parla di soggetti “tutti responsabili”, poi si identifica un unico soggetto colpevole di “induzione diretta o indiretta”.
      La Pas non ha niente a che fare con la triangolazione perché invece di andare ad analizzare le relazioni tra i soggetti coinvolti semplifica il tutto incolpando un genitore, assolvendo l’altro (che ottiene la custodia del bambino http://www.alienazione.genitoriale.com/terapia/) e per risolvere il tutto si propone di attuare una vera e propria manipolazione mentale, che è quella che pretende di condannare. Questa significa che ad essere condannata non è la manipolazione, bensì lo stato in cui si trovava il soggetto da riprogrammare: quello che è condannato è il bambino che rifiuta un genitore, perché il suo comportamento è considerato socialmente inaccettabile.
      Lei parla di sindrome di Stoccolma, di prigionieri, di fatto sostenendo la mia tesi: si può agire una manipolazione mentale, (che tra l’altro spesso non riesce neanche in condizioni estreme) solo agendo con violenza: isolamento (parliamo di prigionieri, soggetti con violenza strappati alla loro vita), paura, e spesso dolore. Nei casi di presunta alienazione non c’è nulla di tutto questo: ci sono bambini sani, felici, ben inseriti nel contesto sociale e con una solida rete di rapporti; bambini che vanno a scuola, che hanno amici, una vita sociale, non bambini impauriti in condizione di isolamento. L’isolamento viene invece ricercato da quelli che si propongono di resettarli: i bambini nelle strutture “protette” perdono improvvisamente tutti i riferimenti, affettivi e materiali; lontani da casa, lontani dai componenti della famiglia, dalla scuola, dagli amici, improvvisamente tagliati fuori da tutto ciò che li faceva sentire al sicuro: prigionieri impauriti e fragili. E’ così che si può davvero manipolare qualcuno, non altrimenti. Spesso, neanche questi mezzi funzionano per le personalità più solide: manipolare qualcuno non è così semplice, neanche con anni ed anni di impegno http://libriblog.com/natascha-kampusch-oggi-il-libro-sulla-sua-prigionia-esce-in-austria/ neanche se tratta di un bambino.
      Il fatto che il pensiero di poter resettare le persone affascini alcuni soggetti, è molto triste, in realtà: desiderare di annullare altri esseri umani e assoggettarli… inquietante. Tipico delle persone ossessionate dal potere.
      La contraddizione della Pas (e dell’alienazione genitoriale) è che sostiene di condannare l’indottrinamento e propone come cura un indottrinamento: le sembra razionale?
      Io la Pas me la spiego benissimo: La Pas non è scienza, è una ideologia che pretende di manipolare la gente al fine di instillare con la violenza il discutibile principio: ai genitori(al padre) non ci si ribella. Affascina i ricercatori perché molti sono quelli che si trovano emotivamente concordi con principi quali “le madri sono cattive” o “è inspiegabile il rifiuto del bambino per il padre”, principi che poco hanno a che fare con la triangolazione e che riempiono le pagine che parlano di alienazione genitoriale.
      La Pas non esiste, e non perché io non riesco a confutarla (mi limito a citare la bibliografia di quelli che la confutano, se legge altri miei articoli ne troverà parecchia), ma perché i suoi sostenitori non riescono a dimostrarla.
      A proposito dei dati australiani: una teoria che non trova riscontro nei dati concreti le sembra una teoria scientifica? Se neanche la realtà può confutare l’alienazione genitoriale, ci troviamo di fronte ad una religione, non ad una teoria…

  7. Grazie intanto per la risposta più pertinente, che mi consente di capire meglio il suo pensiero. Mi consenta di astenermi dal dibattito sulla saggezza di certe misure restrittive di ispirazione gardneriana, sacrosanto ma non c’entra con la faccenda dell’esistenza della PAS e di attenermi solo sul punto della PAS=triangolazione:sì/no.
    A tal proposito, ribadisco l’impressione che lei in realtà non conosca abbastanza l’oggetto delle sue critiche: ad es. dove sostiene che “nell’alienazione genitoriale c’è un unico soggetto attivo, il genitore alienante, e due vittime della manipolazione”, si tratta di un suo palese errore, gran parte delle teorie sulla PAS evidenzia il ruolo attivo anche del minore (meno discusso e chiarito il ruolo attivo del terzo, il genitore alienato).
    Non capisco allora che cosa contesta di quel brano del documento psicoforense, in esso si dice proprio “tutti responsabili” e ciò non è affatto contraddittorio col concetto di induzione (lei medesima altrove ribadiva che un problema relazionale o una induzione richiede la partecipazione di tutti, lamentandosi poi che non fosse previsto così dalla PAS, ma quello è un suo errore poiché nella PAS invece lo è dichiaratamente). Induzione e manipolazione non sono atti unilaterali, né lo è il tipo di triangolazione che molti chiamano PAS.
    La PAS che sta criticando non sembra quella descritta dalle teorie che trova su testi specialistici. L’oggetto delle sue critiche sembra una specie di “lavaggio del cervello” adulto-bambino, se la povera PAS me la vuole ridicolizzare così poi ci credo che vi sembra junk science.
    Poi è ovvio che il dolo giudiziario lo riconosci solo all’adulto, mica al bambino. Non vorrei che fosse questo l’equivoco originale che le ha fatto credere che nella PAS vi sarebbe un solo soggetto attivo, forse sta confondendo la partecipazione psico-relazionale attiva con la colpa penale, come appare in modo lampante dalla sua successiva spiegazione: “La Pas non ha niente a che fare con la triangolazione perché invece di andare ad analizzare le relazioni tra i soggetti coinvolti semplifica il tutto incolpando un genitore, assolvendo l’altro”. Quello lo fa il giudice, mica il perito che invece cerca segni di triangolazione.
    Dunque confermo che la sua contestazione alla mia proposta PAS=triangolazione mi sembra fondata su qualche errore di straw man argument (mistifica la dinamica della PAS) e forse sul fatto che confonde il piano della dinamica psicologica col piano della responsabilità penale.

  8. Venendo al mio quiz sulla sindrome di Stoccolma, le faccio notare che nella sua risposta non compare neanche un abbozzo di spiegazione di una delle possibili dinamiche psicologiche con cui può essere indotta, lei invece butta invece lì solo accenni non spiegati a fattori come isolamento, paura e “spesso dolore”… temo che sia molto fuori strada. Perdoni ma che c’azzecca?
    Poi perfino la Kampusch, che infatti non aveva mica la s.Stoccolma, quello semmai è stato un caso di learned helplessness alla Seligman.
    Guardi che così rischia solo di confermare il mio sospetto che di dinamiche di manipolazione lei non ne sappia abbastanza per poterle contestare.

  9. Grazie della discussione, concludo e non insisterò oltre a ribattere (a meno di richieste espresse), se ci saranno repliche mi limiterò volentieri a leggere, che non vorrei diventar ancor più molesto.
    Della sua conclusione salverei “La Pas non esiste, e non perché io non riesco a confutarla, ma perché i suoi sostenitori non riescono a dimostrarla”. Almeno qui ci intendiamo su un effettiva carenza di dati empirici a supporto della PAS, ma se l’epistemologia non è un’opinione la vs conclusione che “non esiste” è infondata. Perché non limitarsi a dire che manca di sufficienti conferme? Infatti tra persone serie la PAS si usa principalmente come congettura popperiana (ma questo come glielo spieghi a uno come Coffari…?)
    Invece non mi risulta affatto che la PAS abbia subito delle confutazioni, secondo me lei qui sta tentando addirittura il ribaltone logico millantando l’esistenza di studi che ne provano l’inesistenza o l’impossibilità… ma chi, ma quando? Ma si rende conto che così mi fa rivoltare il vecchio Popper nella tomba?
    Se mi sbaglio, le sarà sufficiente citarmi quella bibliografia, mi basta anche solo uno studio empirico valido che confuti la PAS, per chiederle scusa e schierarmi coi negazionisti. Prima però vedere cammello.

    • Le inoltro un po’ di bibliografia, così potrà leggere di persone più competenti di me. Mi dispiace che le risulti che la Pas non abbia subito delle confutazioni, è un problema di disinformazione che riguarda lei, non certo me.
      Popper si ribalterebbe nella tomba a leggere lo scritto “manca di sufficienti conferme”: le teorie scientifiche secondo Popper non vanno corroborate (e quindi confermate dall’osservazione), bensì confutate dai dati concreti. E la Pas e la PA sono state confutate tante e tante volte… Non una soltanto. Proprio per questo deve continuamente reinventarsi! Ma rimane identica a se stessa, nella sostanza e nelle sue applicazioni pratiche. I suoi sostenitori, però, non si rassegnano: la Pas è una questione di fede, è irrazionale, è passionale.
      Potrebbe leggersi l’articolo della Dott.ssa Meier Parental Alienation Syndrome and Parental Alienation: Research Reviews (2009) – uno dei tanti – che nella bibliografia cita parecchi testi sull’argomento (e mi evita di riscriverli qui). Le metto anche il link: http://www.leadershipcouncil.org/docs/VAWnet.pdf E’ breve, conciso, e riporta i dati concreti che confutano non solo la Pas in quanto sindrome, ma anche le successive fumose rielaborazioni delle osservazioni di Gardner che vengono chiamate “alienazione genitoriale” o “mobbing genitoriale” o altre fantasiose rinominazioni della medesima pratica.
      Può partire dall’articolo e poi andarsi a cercare i volumi citati, uno per uno. Può contattare il Dott. Claudio Mencacci, Direttore del Dipartimento Neuroscienze A.O. Fatebenefratelli di Milano, e chiedere il suo parere. Oppure il Dott. Crepet, oppure Massimo Ammaniti, professore di Psicopatologia dello sviluppo alla sapienza di Roma, oppure il Prof. Luigi Cancrini, Psichiatra E Psicoterapeuta: sicuramente sono tutti più preparati di me, e lo potranno spiegare con maggiore competenza e chiarezza perché la Pas è spazzatura. Di insigni specialisti che si sono espressi contro la Pas ce ne sono a bizzeffe, e mi stupisce che lei si rivolga proprio a me, per avere un confronto ad alti livelli: perché non alla psicologa Sonia Vaccaro, che alla Pas ha dedicato un volume, o allo Psichiatra Antonio Escudero, di Madrid, che pure ha scritto sull’argomento… Ce ne sono di persone preparatissime, che potranno spiegarle con i termini più adatti perché la Pas non è una triangolazione.
      La Pas esiste, certo, ma non è né un disturbo relazionale né una sindrome del minore: la Pas è una strategia processuale, inventata ad hoc per distogliere l’attenzione dal problema degli abusi intrafamiliari. Per questo ritengo che, in quanto tale, dovrebbe smettere di esistere. Lei dice: “sta confondendo la partecipazione psico-relazionale attiva con la colpa penale”… Non esiste altro ambito per la Pas che quello giudiziario, non esiste altrove se non nei Tribunali. La Pas nasce dal desiderio di rivalsa in sede processuale o dal desiderio di difendersi nel momento in cui si viene accusati della mancanza di capacità genitoriali.
      Io sono solo una persona di buon senso e il buon senso mi dice che se i CTU riescono a diagnosticare l’alienazione genitoriale senza neanche aver mai incontrato il cosiddetto genitore alienante (e lo fanno) vuol dire che dietro questa faccenda non c’è la psicologia, né la psichiatria, né la medicina, e neanche la scienza: solo un’ideologia.
      Ha mai visto tanti siti promuovere una malattia o un disturbo? Quando mai le patologie hanno avuto bisogno di propaganda? La prossima edizione del DSM introduce un sacco di nuovi disturbi: ha letto qualcosa in giro, c’è un sito dedicato a promuoverli presso l’opinione pubblica? La Pas ha addirittura un testimonial, Tiberio Timperi, come se fosse un prodotto qualunque, un dentifricio, un’aspirapolvere… Se lo immagina, Einstein che va in giro per talk show a promuovere la teoria della relatività o Flavia Vento che si elegge a madrina della teoria delle stringhe?
      La Pas è un fenomeno sociale, e come tale dovrebbe essere indagato piuttosto dalla sociologia…
      Ma soprattutto io non sono qui per convincere nessuno: non faccio proseliti, non ho una associazione né una raccolta di associazioni, non ho nulla da guadagnarci né nulla da perdere. Informo e mi informo. Il lettore è libero di conservare la sua opinione oppure di cambiarla.

  10. Comunque io ho un piccolo quiz per lei: come mai a subire il fascino della Pas sono sempre e solo quelli che si occupano di falsi abusi? Come mai persone che si occupano per anni ed anni di dinamiche familiari, penso ad esempio al Dott. Crepet, che su genitori e figli ha scritto più di un volume, o alla Dott.ssa Oliviero Ferraris, che ha scritto anche in merito alle dinamiche del divorzio, non incappano mai nell’alienazione genitoriale, non l’hanno mai riscontrata, mentre a trovarla evidente sono sempre quelli, come lei, che trattano il tema dell’attendibilità della testimonianza del minore in caso di abuso? Io, ribadisco, sono solo una persona di buon senso, e trovo parecchio strana questa coincidenza. Anche in Italia, guarda caso, a scrivere della Pas è il Prof. Gulotta (Avvocato e psicologo) che arriva alla Pas partendo da studi sulla testimonianza in ambito giudiziario. Come mai la Pas sembra indissolubilmente legata a concetti come abuso e pedofilia, mentre non compare in contesti diversi?
    Un altro piccolo quiz: come mai i sostenitori di questa improvvisa modifica della Pas da sindrome a disturbo relazionale continuano comunque a far riferimento al lavoro di Richard Gardner? Esiste una Pas che prescinde dalle sue osservazioni cliniche, dai sintomi da lui elencati, dalla terapia della minaccia?
    Alla luce del fatto che i bambini che sono incappati in queste perizie sono stati segregati in case famiglia e viene loro impedito di frequentare un genitore (uno solo) allo scopo di “resettare e riassestare i propri rapporti affettivi”, alla luce del fatto che i siti che propagandano l’alienazione genitoriale difendono il lavoro e la credibilità di un soggetto controverso come il Dott. Gardner, alla luce del fatto che nelle loro bibliografie c’è sempre e comunque l’opera del Dott. Gardner, che differenza c’è fra la Pas e questa nuova edulcorata versione? Che è edulcorata solo per il pubblico non coinvolto, perché di fatto le persone che “subiscono” il trattamento Pas si trovano sempre a fare la fine del bambino di Cittadella. La pratica di “resettare” le persone, esattamente, a che bibliografia fa riferimento?
    Le consiglio la lettura delle interrogazioni parlamentari in merito, che sottolineano proprio il problema dei minori sottratti con la scusa della Pas: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/08/28/la-contraddizione-di-chi-predica-bigenitorialita-e-contemporaneamente-pas/ : “risulta all’interrogante che nelle separazioni conflittuali alcuni giudici del Tribunale dei minori di Roma, negli ultimi tempi, avrebbero fortemente penalizzato i genitori idonei e con i quali i figli hanno il legame affettivo più forte; in particolare questi giudici si distinguerebbero, come sottolineato da numerosi atti di sindacato ispettivo presentati negli ultimi anni, per sentenze nelle quali i figli che hanno un forte legame con uno solo dei due genitori verrebbero separati da loro e collocati in case famiglia con forti restrizioni nelle visite e, in diversi casi, anche con l’interruzione di qualsiasi rapporto affettivo con il genitore con cui sono cresciuti e i suoi familiari”. Questa brusca interruzione nei rapporti con la figura genitoriale di riferimento (“idonea”, ovvero che non presenta nella cura del bambino alcun tratto che possa far pensare a delle carenze nelle capacità genitoriali) per il bambino in che rapporto è con il concetto di triangolazione?
    Perché ora la bibliografia la chiedo io a lei: di dove prende le sue convinzioni? Quali volumi ha letto, quali dati ha consultato per essere così certo di aver in mano le briglie del cammello?

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