desaparecidos

Vorrei cominciare con una definizione, dal dizionario Treccani:

Negazionismo: Termine con cui viene indicata polemicamente una forma estrema di revisionismo storico (v. revisionismo), la quale, mossa da intenti di carattere ideologico o politico, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia moderna ma, spec. con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l’istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l’esistenza o la storicità.

Sono stata invitata a partecipare al Convegno, organizzato a Napoli, dal titolo “Adultocentrismo, separazioni conflittuali e nuove forme di violenza su donne e bambini. La terapia della minaccia e il collocamento coatto nelle case-famiglia”, organizzato dalla Piattaforma “30 anni di CEDAW: Lavori in corsa”, dal Comune di Napoli e dall’European Liberal Women’s Network, con il contributo del Parlamento europeo. Convegno che in un articolo del sito “Alienazione Genitoriale – Un orribile abuso contro i bambini” viene semplicisticamente descritto come “L’ultimo convegno femminista finalizzato a cercare di negare che la PAS è abuso sull’infanzia viene dedicato dalle organizzatrici a bambini allontanati da madri alienanti rivoltesi ai negazionisti.”

Vorrei farvi notare come chi scrive si è dimenticato che gli stessi firmatari del documento psicoforense a sostegno del fumoso concetto di alienazione genitoriale hanno rinunciato ad usare il termine “sindrome”, e che quindi è alquanto inopportuno continuare ad usare l’acronimo PAS. Attribuisco questo lapsus al fatto che, come bene spiega la Dott.ssa Meier nel suo articolo “Parental Alienation Syndrome and Parental Alienation: Research Reviews (2009),” non c’è di fatto una grande differenza fra Pas e alienazione genitoriale (PA), visto che entrambe si basano sul lavoro di Richard Gardner ed entrambe vengono usate per giustificare l’affidamento di minori a “strutture protette”.

Ma di questo abbiamo già parlato.

Altrettanto inopportuno è l’uso che si fa del termine “negazionismo”: il negazionista  nega l’esistenza di un fenomeno reale e concreto attraverso la produzione di documenti falsi o contraffatti, inventa motivazioni per screditare documenti autentici, sfrutta le opinioni estrapolandole al di fuori del loro contesto, manipola dati statistici per sostenere un dato punto di vista, o ancora fornisce traduzioni errate di testi scritti in altre lingue.

Alla luce del fatto che, come recentemente ha affermato l’Assessore Marroni, “la legittimità del ricorso a tale teoria è inammissibile nelle sedi giudiziarie” in virtù del fatto che “i dati scientifici di supporto al riconoscimento della PAS sono reputati controversi dalla comunità scientifica”, interrogare dei professionisti sull’argomento allo scopo di fare chiarezza temo non possa proprio considerarsi negazionismo.

Come potete leggere sul manifesto del Convegno,

convegno_napoli

sotto la citazione di un passo scritto dal Dott. Basaglia, compare una piccola dedica: dei nomi propri, messi lì per ricordare ai partecipanti che ci sono ancora dei bambini detenuti in strutture protette a causa di diagnosi di un disturbo inammissibile nelle sedi giudiziarie.

Si tratta di bambini in carne ed ossa, non di dati statistici o anonimi casi clinici, bambini veri e sofferenti, che hanno un nome, che ancora oggi vengono tenuti lontani dalla loro casa e dai loro affetti e che nessuno si disturba a liberare.

“Circostanza spiacevole” o addirittura “vergognosa” – tuona il sito dedicato all’alienazione genitoriale – l’utilizzo “in chiaro” di nomi di bambini.

I nomi dei bambini non vanno resi pubblici. Perché?

Da un nome è difficile risalire alla vicenda e quindi all’identità del bambino, forse è più facile riconoscere le persone coinvolte da un articolo di giornale che riporta i fatti con la descrizione di diversi dettagli.

I nomi dei bambini sono stati messi lì esattamente per lo stesso motivo che spingeva le madri di Plaza del Mayo a sfilare esponendo cartelli con i nomi dei figli scomparsi:

rivendicare l’esistenza di quei figli che non sono stati semplicemente sottratti, ma fatti sparire, in segreto, di nascosto, in modo che la loro esistenza si dissolvesse nell’oblio.

Di questi bambini sottratti nel nome dell’alienazione genitoriale non si deve pronunciare il nome: privati della loro identità, del loro essere individui con un nome proprio, diventano evanescenti ed è più facile dimenticarsi del fatto che, invece, sono creature vive e sofferenti, scomparse in strutture “protette” dagli sguardi di chi vorrebbe sincerarsi di come vivono, sradicati dal luogo dove si sentivano al sicuro , di come stanno, sottoposti al trattamento che li dovrebbe “resettare“.

Quello che io trovo “spiacevole” e “vergognoso” è un appello alla privacy che, fingendosi compassionevole e attento agli interessi dei bambini, serve solo a nascondere agli occhi dell’opinione pubblica una realtà ben più che spiacevole e vergognosa.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a desaparecidos

  1. Pucci ha detto:

    Ma chi lo ha fatto l’appello alla privacy? Per caso le stesse persone che mettono i nomi, i cognomi e tutti i dati dei loro figli “sottratti” in rete, delle loro ex mogli e di tutte le persone che osano contrastarli, tanto il prossimo ha sempre troppo da fare per prendersi la briga di rimproverarli?
    Ma se ho sempre letto questi stessi incolpare il femminismo di far finire i bambini nelle case-famiglia! Ora scopro che invece era una mistificazione per sobillare altri disperati all’odio mentre proprio loro sono la causa della prigionia di questi bambini!

  2. https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/08/28/la-contraddizione-di-chi-predica-bigenitorialita-e-contemporaneamente-pas/ a tale proposito consiglio la lettura delle interrogazioni parlamentari in proposito. Cito in particolare: “sebbene per il perseguimento dell’ammirevole scopo di dare al bambino entrambi i genitori, di fatto si addiverrebbe al risultato di rendere il minore “orfano” per decreto del giudice e con metodologie spesso contrarie ai più elementari principi di tutela e rispetto nei confronti dei minori.” e ancora “risulta all’interrogante che nelle separazioni conflittuali alcuni giudici del Tribunale dei minori di Roma, negli ultimi tempi, avrebbero fortemente penalizzato i genitori idonei e con i quali i figli hanno il legame affettivo più forte; in particolare questi giudici si distinguerebbero, come sottolineato da numerosi atti di sindacato ispettivo presentati negli ultimi anni, per sentenze nelle quali i figli che hanno un forte legame con uno solo dei due genitori verrebbero separati da loro e collocati in case famiglia con forti restrizioni nelle visite e, in diversi casi, anche con l’interruzione di qualsiasi rapporto affettivo con il genitore con cui sono cresciuti e i suoi familiari;” L’opera di tutti quei soggetti che a gran voce si dichiarano sostenitori della bigenitorialità, di fatto, grazie alla “campagna” di “informazione” sulla Pas, ha condotto al collocamento dei minori nelle case-famiglia.

  3. rag39@gmail.com ha detto:

    È giusto il termine negazionismo. Perché il fine delle polemiche non è negare che l’alienazione genitoriale sia una sindrome ma è negare che esista e che i bambini ne vadano protetti. Una pura follia criminale. Ed infatti nel campo negazionista ci sono anche genitori alienanti ed associazioni a delinquere che aiutano a costruire false accuse di violenza e di pedofilia.

    • I bambini vanno protetti, eccome. Da quelli che si inventano perizie allo scopo di trascinare dei bambini sani in strutture “protette” trascinandoli sull’asfalto come fossero criminali. Esattamente, su che basi lei afferma che l’alienazione genitoriale esiste?
      Le cito: Prof. Luigi Cancrini, Psichiatra E Psicoterapeuta
      “Il fatto per me più sconcertante in questa faccenda triste è la presenza, sulla scena del prelievo forzoso del bambino, del consulente tecnico d’ufficio (Ctu) che ha assistito, senza intervenire, alla violenza esercitata sul bambino. Perché? Per un errore metodologico, a mio avviso, legato a quella sua diagnosi, tanto discutibile e tanto di moda oggi, di «sindrome di alienazione parentale» che impropriamente trasforma il bambino conteso in un bambino malato, il genitore «alienante» in un mostro (più o meno malato anche lui/lei) e l’altro in una «vittima» di cui va difeso il diritto. Senza capire che le situazioni croniche di conflitto esprimono una patologia della relazione prima e più che degli individui.
      Ma senza rendersi conto soprattutto del fatto che quella che si decide di non ascoltare più è la voce del bambino perché «alienato» e, dunque non attendibile, il bambino può solo gridare, dimenarsi, stare male, «fare dei sintomi». Inverando alla fine la profezia che si autodetermina del medico.
      Su linee del tutto opposte a quelle richieste da una efficace tutela del bambino” Sottolineo: linee del tutto opposte a quelle richieste da una efficace tutela del bambino – OPPOSTE
      Ancora: “Ora va detto a caratteri cubitali che la PAS non esiste.” del Gruppo di Psicologia Giuridico/Forense di O.P.P. (Osservatorio Psicologi Parmensi).
      Ancora: ADELFIO ELIO CARDINALE, Sottosegretario di Stato per la salute, in risposta all’interrogazione dell’onorevole Borghesi, “Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine «disturbo», in linea con la comunità scientifica internazionale, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici.Se posso, poi, alla fine della risposta ufficiale esprimere una mia valutazione, come medico e cittadino, credo che provvedimenti si dovrebbero prendere contro alcuni genitori che si vedono strappati i figli e non intervengono in maniera brutale.”
      Quindi questa affermazione nega la sindrome e afferma che il termine “disturbo” non è supportato dalla ricerca, ovvero non ci sono dati empirici/concreti/reali a riguardo, ma soprattutto non ha rilevanza clinica. IRRILEVANTE. Le sembra abbastanza forte come termine?
      Lei con chi ha parlato? Non so se nota, ma il il Dott. Cardinale ritiene che un genitore che si vedesse strappare un figlio da una simile aberrazione, sarebbe, a suo avviso, moralmente giustificato ad intervenire in modo “brutale”.
      I bambini vanno difesi da quelli come lei, che non ascoltano niente e nessuno, tranne la loro ostinazione, che si oppone alla vera tutela dei bambini.

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