Misoginia nel web II: Il cacciatore

Comincio con qualche semplice definizione – che non vuole comunque svilire un argomento complesso e interessante qual è quello delle categorie di umorismo, ironia e sarcasmo – giusto per introdurre brevemente l’argomento.

Il dizionario Devoto Oli della lingua italiana definisce l’umorismo come “la capacità di rivelare e rappresentare il ridicolo delle cose, in quanto non implichi una posizione ostile o puramente divertita, ma l’intervento di un’intelligenza arguta e pensosa e spesso indulgente simpatia umana”. Dal dizionario online Garzanti: “attitudine a considerare la realtà sotto aspetti bizzarri o singolari che, muovendo il riso, consentono una più ampia e umana comprensione di essa.”

Vi sono umoristi, diceva Croce, ma non l’umorismo: l’unica definizione di umorismo che si potrebbe dare sta nell’identificazione dell’atteggiamente storicamente contestualizzato che i singoli umoristi assumono nelle loro opere.

L’ironia è una figura retorica che consiste nel far intendere una cosa mediante una frase di senso esattamente opposto: “Bella macchina!” direste con tono ironico al cospetto della mia auto…

Da Stefano Floris e il suo libro L’Ironia, ovvero la filosofia del buonumore  prendo una descrizione del sarcasmo che mi piace particolarmente: “il sarcasmo, generalmente, è descritto come una ironia divenuta aspra e brutale o troppo palese. Un esempio tipico di sarcasmo avvelenato è quello del cinico Diogene: Ad un calvo che lo ingiuriava Diogene replicò: “Non vorrei insolentirti ma mi rallegro coi tuoi capelli, che hanno fuggito una testa indecente”… L’obiettivo del sarcasmo è quello dell’attacco astuto al fine di svilire e mortificare un interlocutore, situazione, quindi, in cui il dialogo esiste solo per ridurre al silenzio la controparte. Il piacere, in un dibattito sarcastico, non nasce dal conversare insieme gustosamente, ma dal fatto di riuscire ad umiliare l’oggetto cui è rivolto il sarcasmo; per questo il divertimento, in tale circostanza comunicativa, potrà essere esclusivamente di un solo interlocutore, o di una sola parte dei partecipanti allo scambio verbale, mentre per chi resta vi saranno solo risa di scherno.”

Ultimamente molte “libere espressioni del pensiero” nel web si giustificano in nome del’umorismo e dell’ironia.

Debbo convenire che, in effetti, l’analisi di queste “espressioni” permette un’analisi più ampia della realtà e dell’umana natura, ma, almeno io – piuttosto spesso, di recente – non attraverso affatto la fase della risata.

Diranno: non ridi perché non hai “il senso dell’umorismo”.

Se il senso dell’umorismo è la capacità di divertirsi con gli altri, di ridere di ciò che “non implichi una posizione ostile o puramente divertita, ma l’intervento di un’intelligenza arguta e pensosa e spesso indulgente simpatia umana“, penso di averlo, il senso dell’umorismo.

Anche se mio padre replicherebbe che no, non ce l’ho, perché da bambina, quando mi facevo le codine e lui mi apostrofava “attenta che non ci sia vento, Dumbina!” io mi mettevo a piangere. (E adesso, vi prego, psicanalizzatemi.)

Insomma, forse è solo una questione di prospettiva… o forse no.

Poco tempo fa mi ha colpito un commento, perché il commentatore si presentava come “psicologo” e perché scriveva: di donne che odiano l’uomo cacciatore per un sol motivo: che non ne sono state loro la preda preferita.

L’uomo cacciatore (lo sciupafemmine) è uno degli stereotipi per eccellenza, anche se lo ritenevo ormai relegato in secondo piano (almeno nel web) dall’incalzante babbomat, seguito a ruota dall’emergente uomo vittima di violenza.

Così sono rimasta veramente colpita da un profilo facebook capace di riassumerli tutti e tre in una sola figura: Eric, il cacciatore di Biancaneve, ovvero (l’immagino ignaro) Chris Hemsworth:

ilcacciatore

Il “cacciatore di femministe” non ha mai visto il film, credo, o è stato distratto da Charlize Theron che fa il bagno nel latte e si è perso le scene di Hemsworth: un alcolista, un vedovo inconsolabile (certo non uno sciupafemmine), che dopo aver salvato la principessa ad un certo punto la bacia, ma non attende neanche che si svegli; alla fine del film lo ritroviamo a guardare da un angolino della Chiesa l’incoronazione di questa novella Biancaneve-Elisabetta, che al contrario delle principesse Disney non sposa proprio nessuno, ma in compenso ha imparato a condurre battaglie tutta bardata come la pulzella d’Orléans.

Questo cacciatore di femministe è comunque il “cacciatore” paventato dal nostro amico psicologo, l’uomo che punta a donne come queste

ilcacciatore5

che disprezza queste:

ilcacciatore6

e che va in brodo di giuggiole qundo un  esponente del sesso femminile indossa un capino fine come questo:

ilcacciatore4

Ora, un cacciatore, normalmente, cosa fa?

https://i0.wp.com/olgopinions.blog.kataweb.it/files/2012/04/juan_carlos_safari.jpg

Uccide. E’ per questo che va a caccia.

E un cacciatore di femministe cosa fa?

Che questo cacciatore abbia una natura violenta, lo si evince falcilmente da ciò che scrive:

ilcacciatore9

Le (lesbo)femministe bruceranno all’inferno. Non è molto umoristico. Neanche ironico. Con tutta la buona volontà, neppure sarcastico.

Suona piuttosto medievale… o magari ricorda vagamente la caccia alle streghe.

Chi sono queste omosessuali femministe cui dare la caccia?

Secondo il cacciatore di femministe sono queste:

no commentIl cacciatore ce l’ha con le donne divorziate che chiedono il mantenimento per la prole (mantenute fannullone), con i loro legali (l’avvocata femminista che costruisce false accuse) e con i negazionisti, cioè … con me!

E con Katherine Heigl, ma mi sfugge il perché. (Hemsworth le deve forse dei soldi? Non seguo molto il gossip…)

Improvvisamente mi sento quella famosa gazzella che deve cominciare a correre…

Eppure, dopo tanta aggressività, il cacciatore di femministe mostra quello che sembra un tratto d’umanità, un momento di debolezza in cui ci mostra il suo tallone d’Achille:

ilcacciatore8

E’ un uomo violato? Un uomo che ha sofferto, che è stato umiliato, vilipeso, addirittura stuprato? E’ uno di quei milioni di milioni di uomini vittime di violenza che in questo paese sono così nascosti che solo Voyager potrà spiegare un domani il mistero della loro invisibilità?

E’ un ex marito la cui ex moglie si è rifatta una vita con un altro: “Violenza sugli uomini è voler sostituire il padre con il nuovo compagno”. E’ un uomo che dimostra grande aplomb nell’affrontare la situazione (questa è ironia).

Al grido di “di papà ce n’è uno soltanto” questo cacciatore dei giorni nostri imbraccia le armi della comunicazione (per adesso solo quelle), nella speranza che i “like” conducano la fedifraga e tutte le sue lesbiche compari alla fine che meritano, questa:

ilcacciatore7

Non so voi, ma io sto seriamente pensando ad un corso di autodifesa…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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7 risposte a Misoginia nel web II: Il cacciatore

  1. Jo ha detto:

    Ciao, non avevo mai commentato in questo blog, vedo che è bello accogliente, mi piace. Di questo post condivido meno della metà di ciò che hai scritto, pardon. Il sarcasmo è una delle forme di umorismo che preferisco, lo utilizzo da sempre e mi ha salvato la vita innumerevoli volte. Pur coincidendo con la definizione di Stefano Floris (che io trovo assolutamente veritiera), il sarcasmo ha la capacità di sapersi adattare al contesto e alla situazione molto più della semplice ironia che spesso viene considerata “fuori luogo”, io lo trovo più calzante e più circoscritto. Il sarcasmo si concentra infatti in specifici momenti di attrito, lotta, discussione anche accesa, riuscendo sempre a spiazzare l’altro se questi è privo dello stesso strumento o decide di non usarlo puntando invece sul sentirsi vittima di un attacco, sul considerarsi offesi, sul sentimentalismo o il personalismo. Ci sono molti studi antropologici sul meccanismo di inclusione-esclusione dello straniero che si basano sul sarcasmo e sullo sfottò: ricordo uno studio in particolare, realizzato al mercatino di Antignano a Napoli, sui venditori napoletani che sfottevano i venditori stranieri e su come questi ultimi rispondevano a tono riuscendo a creare grazie al sarcasmo una comunità allargata e inclusiva. Ci sono poi dei momenti in cui il sarcasmo non viene utilizzato per costruire un dialogo ma per alzare un muro, e di questo va tenuto assolutamente conto. La mia modalità sarcastica preferita in assoluto è quella che uso non per abbattere persone ma idee..va da sè che chi esprime quelle idee si sente sempre puntualmente attaccato personalmente ma questo è un altro discorso, lo faccio un’altra volta. Ciao.

    • Come infatti ho scritto nell’incipit, le definizioni che ho riportato non volevano esaurire l’argomento, che è vasto ed interessante… ma che non è l’argomento del post.
      Le ho messe perché volevo in qualche modo sollevare una questione, che è quella che un po’ solleva il tuo blog nel post http://iconsiglidiziajo.noblogs.org/post/2012/11/05/quelle-due-o-tre-cose-che-non-vorresti-piu-leggere/#more-575 quando scrivi “Non condivido la tua idea ma darei la vita affinchè tu possa esprimerla”. Ora, questa frase in sé e per sé non significa assolutamente nulla a meno che non conosciate qualcuno che si è immolato per idee altrui; nemmeno Gesù Cristo ha fatto una cosa del genere, e infatti non ha alcun senso…La citazione quindi non ha assolutamente nulla di illuminista né tantomeno di democratico (nel senso becero del termine “in democrazia tutti possono parlare”) come si vuole far credere, semplicemente presa così da sola non ha un grande senso logico, al massimo può avere un’approssimativa lettura idealistica: bella è molto bella, per carità, ma è anche una bella cagata.” ovvero: dobbiamo rimanere in silenzio quando certe idee vengono espresse solo perché crediamo nella libertà d’espressione?
      Quando qualcuno critica pagine analoghe a quella del nostro cacciatore, la risposta è sempre – più o meno – non avete colto il lato “divertente” oppure “ironico” della faccenda (non mi è mai capitato che qualcuno parlasse apertamente di sarcasmo, che normalmente è percepito dalla gente con una connotazione negativa).
      Io ritengo che le idee espresse dal cacciatore, o da altri fantastici personaggi del web, come questo http://it-it.facebook.com/femministe.pentitevi – abbiano poco a che fare con le categorie alle quali ho accennato, per il semplice motivo che queste pagine veicolano una massiccia dose di violenza e costruiscono ad arte delle figure di “cattivi” (la ex moglie avida, l’avvocata imbrogliona, la donna frustrata e quindi desiderosa di vendetta) per dirigere verso questi stereotipi la rabbia dei lettori, un po’ come faceva in tempi andati il sig. Streicher: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/08/10/la-proiezione-vajassa-faldocci-e-der-sturmer/
      Mi interrogo spesso sul concetto di libertà di espressione, perché in effetti è un gran bel concetto, ma quando qualcuno scrive che alcuni esseri umani “dovrebbero bruciare” o dovrebbero essere oggetto di una battuta di caccia, mi sembra che alla libertà di espressione si sovrapponga il problema dell’istigazione alla violenza, che pure è un bel problema…
      Di solito in questi casi mi affido sempre a Jean Paul Sartre, quando scrive nel libro “L’antisemitismo”: “Mi rifiuto di chiamare opinione una dottrina che prende di mira espressamente persone determinate, che tende a sopprimere i loro diritti e a sterminarle: E’ innanzitutto una passione, un sentimento di odio o di collera, si parla di un qualche cosa negli ebrei che disturba fisicamente, spiegabile con ragionamenti razionali ma solo a posteriori […] È un manicheismo, spiega il corso del mondo con la lotta del principio del Bene (= ciò che non è Male) contro quello del Male. Il Bene consiste solo nel distruggere il Male, a quel punto l’armonia si ristabilirà da sola. Non occorre costruire una nuova società, solo purificare quella che esiste.”
      Lui se la prende con la parola “opinione”, io parlo di “umorismo”, ma in realtà sono le idee espresse da questi soggetti che suscitano lo sdegno di entrambi…
      Ben oltre i concetti di umorismo, ironia e pure sarcasmo, ben oltre il concetto di opinione o argomentazione (tutte cose che presuppongono l’uso della ragione) questi signori suggeriscono con una bella dose di aggressività e di irrazionalità che il mondo starebbe meglio se venissero “eliminate” tutta una serie di persone, stigmatizzate nell’espressione “femministe”… E certo non mi sento proprio di dire, di fronte a questi progetti di vera e propria “epurazione”, “Non condivido la tua idea ma darei la vita affinchè tu possa esprimerla”.

      • Jo ha detto:

        Sì scusami, sono io che ho focalizzato il tuo post tutto sul sarcasmo e poco sull’argomento vero e proprio ossia il gentiluomo di cui hai descritto sapientemente le innumerevoli nonchè ributtanti qualità (alle superiori andavo spesso “fuori tema”, evvabbè). Grazie per avermi risposto oltretutto. In realtà ciò che tu descrivi è un fenomeno a me piuttosto noto ed è anche impossibile non notare la presenza molesta di questi soggetti che inquinano il web, sia sui social che su siti o blog. Il punto è, come giustamente affermi, che questo tipo di persone “vestono” per così dire i panni di un personaggio o fake per veicolare contenuti violenti e discriminatori e non c’è nulla di divertente in questo, neppure volendo potrebbero far passare questa modalità per sarcasmo, al massimo possono avere intenti satirici (e la satira non è detto che strappi la risata) riuscendo a creare però in questo modo solo un ridicolo personaggio con intenti assolutamente non didascalici. Però, se posso: secondo me queste persone non arrivano minimamente a farsi dei discorsi così complicati, non sanno probabilmente neppure perchè lo stanno facendo. Sono solo degli sfigati ossessionati profondamente patetici.

      • Figurati! Se riesco, cerco di rispondere sempre…
        In effetti, concordo con te che la “povertà” di certi contenuti non fa presupporre una gran consapevolezza dei meccanismi della comunicazione… Anche se io non li liquiderei come “sfigati”.
        Insomma, sono palesemente delle assurdità quelle che scrivono, eppure fanno presa sul loro pubblico, hanno un seguito, e questo genere di pagine, invece di scomparire, aumentano: ogni giorno c’è un personaggio nuovo, con i soliti post-fotocopia. Stanno cavalcando il risentimento della gente e lo direzionano verso una categoria di persone. Non sono così stupidi come sembra…

  2. La cosa più grave è che la maggior parte dei post di questo cerebroleso vengono ricondivisi nella pagina “NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE”, che ha oltre 470mila fan. Abbiamo creato questa pagina per cercare di segnalarli: https://www.facebook.com/segnaliamonoviolenzadonne
    Un mi piace a noi e una segnalazione a loro possono aiutare, grazie.

  3. Alex19 ha detto:

    cara Ricciocorno spiegami tu una cosa: questi personaggi dovrebbero solo cadere nel ridicolo o fare paura? La paura naturalmente deriva dal fatto che anche se si spera ardentemente che questi poveretti restino “leoni da tastiera” l’odio che veicolano è ben palpabile ed è, come tu dici, diretto verso una categoria specifica. Non a caso forse hai citato Sartre e il suo saggio sull’antisemitismo. Naturalmente non credo che si arrivi ad una Shoah al femminile ma…non è cominciata così anche l'”altra” volta? Con l’odio della gente incanalato verso un nemico da abbattere visto come causa di tutti i mali della società. La cosa che più mi spaventa poi è il “silenzio” degli altri uomini, quelli che sotto i post contro la violenza scrivono “non sono affari miei” “è una generalizzazione indebita” “se una donna viene picchiata sono affari suoi” “contiamo le morti sul lavoro” e via discorrendo. Sono molto amareggiata e, come dicevo, anche spaventata.

  4. A me spaventano anche quelli che considerano queste manifestazioni di odio come espressioni del principio di libera espressione del pensiero. Martin Luther King diceva: “la mia libertà finisce dove inizia la vostra”. Offendere, denigrare, accusare ingiustamente un altro essere umano, o addirittura una così vasta porzione del genere umano, non può essere considerata una forma di libertà.

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