Dicono della Pas XI

I 67 DEL MANIFESTO A FAVORE DELLA PAS

di Andrea Mazzeo

Nel volgere di pochi giorni si sono verificati fatti nuovi e interessanti nell’ambito,
potremmo definirlo, del sostegno alla teoria della PAS.
Il 15 ottobre, a breve distanza temporale dal fatto di Cittadella del bambino che
sarebbe stato ammalato di PAS e per questo portato via dalla sua scuola e trascinato per
strada, è comparso in rete un documento, firmato da 25 professionisti dell’area della
psicologia giuridica, nel quale si legge la difesa dell’operato delle forze dell’ordine, degli
assistenti sociali e soprattutto del CTU in quella vicenda; tale excusatio non petita conseguiva alle critiche provenienti da più parti, ma soprattutto dai media nazionali, alla teoria della PAS, utilizzata per dare copertura scientifica a un’operazione psichiatrico-poliziesca che ha fatto seguito a un vero e proprio obbrobrio psichiatrico-giuridico.
In questo documento i firmatari, che fino al 15 ottobre hanno sempre parlato, nei
convegni sulla PAS, nei corsi di formazione sulla PAS, nei master sulla PAS, ma soprattutto nelle loro CTU, della PAS come di una grave malattia che colpisce i bambini che rifiutano il rapporto con un genitore, chiamandola con nome e cognome ‘sindrome di alienazione genitoriale’, si spendono per sostenere che dal 15 ottobre in poi non si deve parlare più di ‘sindrome’ ma solo di ‘alienazione genitoriale’, chiamarla cioè solo con il suo cognome.
Sorvoliamo per ora sulla coerenza scientifica di questa operazione di ‘cosmetica
psichiatrica’.
Peccato che proprio nel caso del bambino di Cittadella è scritto chiaro e tondo che vi
sono “tutti requisiti necessari e sufficienti per il rilievo di sindrome di alienazione genitoriale o PAS”, nella prima CTU e “sussistenza di evidente sistema collusivo indicato quale PAS o sindrome di alienazione parentale” nella seconda CTU.
Il 18 ottobre il Sottosegretario alla sanità, Prof. Adelfio Elio Cardinale, legge nell’aula
parlamentare la dichiarazione del Ministro della Salute nella quale è detto chiaramente che la PAS non ha alcuna base scientifica. Non ha e non ha mai avuto dignità scientifica, mi permetto di aggiungere.

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Il 22 ottobre compare in rete un nuovo documento suddiviso in 12 punti, questa volta
firmato da 67 professionisti, come se il numero possa dare dignità scientifica a ciò che non lo ha. E anche in questo secondo caso la coerenza scientifica va a farsi benedire; la ricerca
scientifica ha bisogno di sperimentazioni, di dimostrazioni non di petizioni di principio.
Sostanzialmente, sia pure dietro i giri di parole con cui lo condiscono, vi leggo il
medesimo teorema; probabilmente sono prevenuto.
Il teorema è il seguente:
IL BAMBINO CHE MANIFESTA UN RIFIUTO VERSO LA RELAZIONE CON UN
GENITORE È INFLUENZATO NEGATIVAMENTE DALL’ALTRO GENITORE.
Strano modo di ragionare: se una persona, sia pure un bambino, ha dell’astio verso
un’altra persona, la causa del suo comportamento, secondo questo teorema, non sta in
qualcosa che è successo tra i due ma in una qualche misteriosa influenza esterna. Siamo ai
confini del delirio di influenzamento, una sorta di ‘delirio di influenzamento per procura’, la convinzione cioè che i pensieri di un bambino sano, vispo, vivace, intelligente, socievole,
siano influenzati da un genitore contro l’altro genitore; convinzione impermeabile alla critica e alla logica.
Come sottolinea Remo Bodei (Bodei R: Le logiche del delirio, Editori Laterza, 2002)
il delirio non possiede solo una valenza individuale ma anche collettiva; delirio di tutto il
mondo maschilista, in questo caso, lo stesso mondo che in ogni donna che vuole emanciparsi vede una nazifemminista.
Corollario di questo teorema sbagliato è il seguente:
IL BAMBINO CHE MANIFESTA IL RIFIUTO DEVE ESSERE COSTRETTO CON
LA FORZA AD ACCETTARE LA RELAZIONE CON IL GENITORE RIFIUTATO
Secondo la teoria di Gardner questa si chiama terapia della minaccia. Nel caso di
Cittadella abbiamo visto in cosa consiste.
Il bambino va rinchiuso contro la sua volontà in un istituto per minori (possiamo pure
chiamarlo eufemisticamente casa famiglia) per venire ‘resettato’, de-programmato; perché il ‘resettaggio’ sia più efficace va interrotto ogni suo contatto con il genitore amato.
Difficile comprendere i motivi di tanto odio verso i bambini.
Nell’URSS si era soliti affibbiare ai dissidenti politici malattie mentali inesistenti per
poterli rinchiudere nei gulag.
Con la legge 180 del ‘78 abbiamo chiuso i manicomi per gli adulti; con la legge 54 del
2006 abbiamo aperto i manicomi per i bambini.
Questa è la posizione espressa da 67 professionisti dell’area della psicologia giuridica,
per la gran parte docenti e ricercatori universitari nelle regioni del nord-Italia (in particolare Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte) e del centro-Italia (Lazio e Umbria).
A questo punto alcune domande sono d’obbligo.
Una prima domanda vorrei porla ai Rettori di queste Università, e per essi al Ministro
dell’Istruzione: possono svolgere attività di insegnamento e di ricerca, utilizzando fondi
pubblici, persone che sono così fortemente e ideologicamente schierate in favore di concetti privi di qualsiasi base scientifica, come recentemente evidenziato dal Ministro della Salute?
Una seconda domanda è per il Ministro della Giustizia: possono svolgere la delicata
funzione di CTU al servizio della giustizia persone che sono così fortemente e
ideologicamente schierate in favore di concetti privi di qualsiasi base scientifica, come
recentemente evidenziato dal Ministro della Salute?
In attesa delle risposte istituzionali, però, è già possibile fare qualcosa di concreto per
tutelare madri e bambini nelle cause di separazione.
Un primo strumento di tutela è la ricusazione del CTU qualora venga incaricato uno
dei 67 professionisti firmatari del documento (l’elenco è facilmente reperibile in rete).
Ricusazione perché?
L’ufficio di CTU viene svolto nell’interesse della giustizia, quindi al CTU si deve
richiedere la stessa imparzialità e terzietà che si richiede al giudice. Un giudice che si sia
pronunciato pubblicamente, sia pure nelle generali, su una determinata questione, a favore quindi di una soluzione piuttosto che di un’altra, non può essere chiamato a giudicare fatti specifici attinenti comunque la questione generale sulla quale si è pre-giudizialmente pronunciato. O perlomeno si pone una questione di conflitto di interessi; che è rimessa ovviamente a ulteriore valutazione giudiziaria, ma comunque si pone.
Analogamente, ritengo, per il professionista che abbia espresso pubblicamente un
parere su una questione a carattere generale e poi venga incaricato di svolgere l’ufficio di
CTU su una questione specifica ma inerente la più generale questione sulla quale si è già pregiudizialmente espresso prendendo posizione per una teoria piuttosto che per un’altra.
Riuscirà a essere terzo rispetto alle parti o si farà condizionare dal suo pre-giudizio? Nel
dubbio, meglio ricusarlo.
Nella prefazione di un testo sull’attività peritale (Brescia G, Manuale del perito e del
consulente tecnico nel processo civile e penale, Maggioli, 2009) l’autore scrive che “Gli
incarichi conferiti dall’autorità giudiziaria assommano complessità e delicatezza e
richiedono, oltre ad una indiscussa competenza tecnica, anche e soprattutto una totale
imparzialità di giudizio, che indirizzi l’attività del professionista unicamente verso la ricerca della verità”; la CTU è infatti “la dichiarazione disinteressata di un soggetto diverso dal giudice, con la quale si pone quest’ultimo in grado di valutare gli elementi di giudizio raccolti per la decisione” (Franchi G, in Commentario al codice di procedura civile, di E. Allorio, Torino, 1973, cit in Brescia, ib).
Nel firmare quel documento i 67 professionisti hanno chiaramente preso posizione a
favore del teorema surriportato e del suo corollario; quindi, se chiamati a valutare, in veste di CTU, una separazione conflittuale nella quale il bambino manifesta il rifiuto verso la
relazione con un genitore, saranno necessariamente condizionati dalle loro convinzioni
pubblicamente espresse, né può essere altrimenti, e ometteranno di indagare realmente il
comportamento del genitore rifiutato verso il figlio dando per scontato che la responsabilità del rifiuto è dell’altro genitore che ha influenzato negativamente il bambino; e concluderanno inevitabilmente che va applicata la terapia della minaccia, come accade regolarmente in tutte le CTU che fanno.
In soldoni, se uno è convinto che il bambino che rifiuta un genitore non lo fa perché
quel genitore è violento o abusante ma lo fa perché influenzato negativamente dall’altro
genitore, quale risposta darà al giudice che gli chiede un parere tecnico? Dirà chiaramente che il motivo del rifiuto è l’influenza negativa esercitata dall’altro genitore; lo dirà senza
approfondire la situazione, farà qualche test psicologico tanto per condire meglio il discorso che non potrà che confermare le premesse di partenza, e via, ‘madre alienante’ e bambino da rinchiudere.
Possiamo riconoscere imparzialità di giudizio a chi si è pubblicamente espresso in
favore di teorie del tutto prive di validità scientifica? Possiamo ritenere attendibili CTU
carenti proprio su di un elemento importante per la medicina legale, la dimostrazione del
nesso di causa-effetto tra il rifiuto espresso dal minore, che è un dato oggettivo, e la presunta manipolazione psicologica da parte di un genitore che viene desunta da illazioni del CTU prive di qualsiasi oggettività e obiettività scientifica ma solo sulla base del teorema surriportato? Il nesso di causa-effetto, invece, si fa evidente ed emerge prepotentemente se si prende in considerazione il comportamento del genitore rifiutato verso il bambino.
Queste non sono mie fantasie ma considerazioni che scaturiscono dalla realtà di CTU
alle quali ho partecipato in veste di CTP e di altre che conosco per aver letto tutti gli atti
processuali; si tratta di 24 casi e non è possibile che in tutti e 24, CTU diversi ma afferenti alla medesima scuola della psicologia giuridica, si siano espressi nello stesso modo, e cioè che sempre e comunque il rifiuto del minore verso un genitore è causato dall’influenza negativa dell’altro genitore, omettendo di indagare il comportamento che il genitore rifiutato ha tenuto verso il minore.
Se tiro in aria una moneta per 24 volte e viene croce tutte e 24 le volte significa che la
moneta è truccata.
So benissimo, naturalmente, che questo non è motivo di ricusazione previsto dai
codici, quindi è possibilissimo che le prime istanze di ricusazione non vengano accolte; ma se si insiste a porre il problema, argomentandolo meglio di quel che ho fatto io che non sono un giurista, è anche possibile che nasca in qualche giudice una sensibilità maggiore verso di esso, che cominci a esserci qualche sentenza che accolga questo principio, che si accumuli giurisprudenza favorevole.
Un secondo strumento di tutela per le madri e i bambini è il quesito aggiuntivo che si
può suggerire al giudice al momento del conferimento dell’incarico al CTU:
Dica il CTU, qualora riscontri una patologia nel minore o nella madre, a quale classificazione internazionale delle malattie fa riferimento e indichi il relativo codice nosologico.
Questo mette fuori gioco la PAS e tutti i concetti analoghi.
È vero che i padri separati, con la loro spiccata capacità manipolatoria, hanno provato
a rigirare la frittata (il solito gioco delle tre carte), dicendo che l’alienazione parentale è già
nel DSM, ma non sanno di che parlano; l’espressione “alienazione parentale” o “alienazione genitoriale” non compare in nessuna pagina del DSM.
Ciò che è nel DSM, nel capitolo dei Problemi relazionali (PROBLEMI, NON
‘DISTURBI’!!) è il Problema Relazionale Genitore-Bambino (codice Z63.8) che non è una
malattia o ‘disturbo’; chi si può ammalare di una malattia, o ‘disturbo’ è una persona non una relazione. L’ansia, la depressione, la schizofrenia sono malattie, o ‘disturbi’, delle persone non delle relazioni.
Ovviamente perché si possa parlare di ‘problema degno di attenzione clinica’ il
bambino deve presentare “una compromissione clinicamente significativa del funzionamento dei singoli o della famiglia, o … lo sviluppo di sintomi clinicamente significativi”.
Compromissione clinicamente significativa del funzionamento, per il bambino,
significa calo del rendimento scolastico, regressione a tappe precedenti dello sviluppo,
chiusura, isolamento sociale, tristezza, ecc. E un medico che sia medico può parlare di
problema solo ed effettivamente se quella cosa lì viene vissuta come problema da quella
persona, non sostenere che quella persona, quel bambino ha un problema ‘a sua insaputa’.
Ma un bambino, come quello di Cittadella, che addirittura viene descritto come un
piccolo genio matematico, che pur frequentando la quinta elementare partecipava alle
olimpiadi di matematica delle scuole medie di primo grado possiamo considerarlo malato? E soprattutto, resterà tale dopo la de-programmazione?
I bambini che ho conosciuto nelle CTU sono tutti bambini svegli, vispi, vivaci,
intelligenti, tra i migliori a scuola, socievoli, che praticano varie attività extra-scolastiche,
bambini che non hanno nessun sintomo di malattia o disturbo psichico e il cui solo elemento di sofferenza è rappresentato dal doversi relazionare con il genitore che rifiutano. In quel momento, e solo in quel momento, presentano sintomi quali ansia, timore fobico, a volte veri e propri attacchi di panico.
Non ci vuole uno scienziato per capire che si tratta di sofferenza reattiva alla
situazione temuta, un disturbo reattivo allo stress di dover affrontare una situazione temuta.
La bigenitorialità? Certo, è un diritto del bambino; ma un diritto non può essere
imposto come se fosse un dovere, non si rispetta il diritto di un bambino rinchiudendolo, sia pure in una casa famiglia. Anche questo è un delirio, contrario alla logica e alla critica.
Ma la bigenitorialità, la responsabilità genitoriale, è soprattutto un dovere dei genitori;
e un genitore violento o addirittura abusante non merita affatto di essere considerato genitore.
Lontano da un genitore del genere i bambini vivono molto meglio e in maniera più sana.
Avranno molte meno probabilità di diventare, da adulti, a loro volta violenti o abusanti.
Per i 67 professionisti e i loro seguaci della psicologia giuridica la bigenitorialità è un
nuovo dio, un moloch, quel “fanatismo della libidine di potenza” come scrive Nietzsche
(Nietzsche F, Aurora e frammenti postumi, Adelphi, 1964), che richiede sacrifici umani,
sacrifici di piccoli bambini; con la stessa efficienza dei funzionari dei campi di
concentramento nazisti, come ci ricorda Hillman (Hillman J, Il potere, Rizzoli, 2002), non si pongono domande sul senso del loro operare, svolgono diligentemente il proprio lavoro
negando e rimuovendo le conseguenze nefaste di esso.
Ritengo che non sia sufficiente la motivazione economica, come messo in evidenza da
un recente lavoro americano (http://www.jaapl.org/content/40/1/127.full), per spiegare il
sostegno alla teoria della PAS; ci vedo anche tanto odio verso l’infanzia. Tanto odio può
essere provato da chi ancora odia la propria personale infanzia, ritengo, da chi non si è ancora riappacificato con il bambino che egli stesso una volta è stato.
Persone con queste strane idee nella testa devono essere tenute lontane dai bambini il
più possibile, possono solo danneggiarli, rovinare loro l’infanzia come, verosimilmente,
qualcuno ha rovinato l’infanzia di queste persone.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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59 risposte a Dicono della Pas XI

  1. Giuseppe ha detto:

    Leggo che il Mazzeo ci informa che nei 24 casi da lui seguiti, il negazionismo della PAS ha fallito tutte e 24 le volte, con 24 diversi periti dei tribunali.
    Punto.
    Di questo fallimento totale delle strampalate teorie negazioniste rimane che purtroppo sono stati coinvolti 24 o più bambini, pare alcuni addirittura alienati con false accuse di pedofilia. Speriamo che la magistratura li protegga tutti ed al più presto e che assegni loro congrui risarcimenti per l’abuso subito, valutando anche il disagio aggiuntivo iurigeno.

    • E’ buffo che lei ci legga questo, perché non c’è scritto. Esattamente dove lo legge? Io leggo: “in tutti e 24, CTU diversi ma afferenti alla medesima scuola della psicologia giuridica, si siano espressi nello stesso modo, e cioè che sempre e comunque il rifiuto del minore verso un genitore è causato dall’influenza negativa dell’altro genitore, omettendo di indagare il comportamento che il genitore rifiutato ha tenuto verso il minore”. Ovvero: i periti hanno omesso di indagare sull’eventualità di un comportamento abusante del genitore rifiutato e si sono limitati a diagnosticare la Pas, una malattia che successivamente, dalle medesime persone che hanno firmato le perizie, è stata ridefinita come disturbo relazionale una volta che la comunità scientifica ha preso una posizione definitiva contro la loro teorie.
      Su come si siano conclusi i processi giudiziari non c’è scritto proprio niente.

  2. Giuseppe ha detto:

    interessante, quindi è per proteggere i bambini dal padre abusante e per evitare i “sacrifici umani,
    sacrifici di piccoli bambini” in nome del Dio PAS che Mazzeo chiede ai ministeri della Ricerca e dell’Istruzione se tutti i 67 firmatari del documento sulla bigen***rialità debbano essere ricusati ed allontananti da insegnamento e ricerca?

    Ricciocò, ma lo capisci che siamo alle comiche finali? Sveglia!!

    • Stranamente concordo: la situazione è abbastanza ridicola… Poniamo che un CTU abbia redatto una perizia in cui diagnostica una malattia chiamata “sindrome da alienazione genitoriale” ad un bambino, consigliando il suo internamento in una struttura. Lo stesso CTU successivamente afferma che la suddetta sindrome non esiste, ma che comunque si può parlare di un “disturbo relazionale” (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/05/problemi-relazionali/) I disturbi relazionali sono considerati “degni di attenzione clinica” solo nel momento in cui rischiano di “esacerbare la gestione di un disturbo mentale o di una condizione medica generale in uno o più membri dell’unità relazionale”. Cosa ne facciamo della prima perizia? Dovrebbe essere rivista, non le pare? E, a meno che non si riscontri nel bambino una malattia vera, dovrebbe essere immediatamente liberato. Non concorda? E quel CTU non potrebbe essere considerato un tantino superficiale?

  3. E comunque: la bigenitorialità è una cosa, e l’alienazione genitoriale un’altra… Oppure no? Perché me lo sto chiedendo anche io, ultimamente…

  4. Giuseppe ha detto:

    Quando un bambino è stato plagiato per fargli rifiutare l’altro genitore e così privarlo della bigenitorialità, occorre allontanarlo dal genitore alienante affinché ritrovi la realtà degli affetti ed eviti di sviluppare gravi psicopatologie.

    PAS, PAD, alienazione genitoriale, che differenza fa? A rose by any other name would smell as sweet

    • Non credo che Shakespeare si adatti ad un contesto medico-scientifico… Comunque, curiosamente, anche Gardner amava citare un commediografo: William Congreve, e in particolare il verso “hell hath no fury like a woman scorned” l’inferno non conosce furia pari a una donna respinta, The Mourning Bride, 1697, Act III, Scene VIII. E’ bello sapere che amate la letteratura, io poi amo il teatro, ma questo che cosa può avere a che fare con la psicologia o la psichiatria o il diritto? Il bambino va allontanato dal genitore alientante perché lo dice lei Giuseppe, o perché Shakespeare ha scritto Romeo e Giulietta? L’aggettivo giusto per queste prese di posizione è: grottesco.

  5. Melania ha detto:

    Così, per pura curiosità, in un paio di pomeriggi mi sono messa ad approfondire lo scandalo della pedofilia in Belgio ed in Olanda. Ho letto tutto il libro di Regina Louf, la testimone X1 che si tentò di far passare per pazza, nonostante fosse una sopravvissuta a violenze tremende dai 2 anni di età in poi, riuscita a crearsi una meravigliosa famiglia con un marito stupendo e 4 bambini felici.
    Da un interessantissimo sito all’altro, sono finita su questo:
    http://ritualabuse.us/ il sito di un’associazione che studia l’abuso rituale e ne aiuta le vittime.
    Guardacaso, hanno un capitolo corposo sulla PAS: http://ritualabuse.us/research/parental-alienation-syndrome/
    Non è curioso che associazioni antipedofilia si occupino della PAS e ne siano fieramente nemiche?
    A questo scopo i seguaci della PAS, che poi sono gli stessi che hanno importato in Italia la teoria del falso ricordo, dileggiano gli operatori antipedofilia, spacciandoli per una massa in delirio.
    Eppure i racconti di Regina Louf furono considerati attendibili al punto che riaprirono le indagini su vari cold cases di ragazzine trovate uccise e Regina spiegava il modo in cui i bambini entravano nella rete pedofila: tramite parenti. Lei tramite la nonna, altre ragazzine tramite il padre, venendo prima stuprate fin da piccole per “educarle” e poi cedute a terzi. Solo pochi bambini predati sono rapiti dalle strade. Gli altri sono consegnati da parenti pedofili. Questi professionisti firmatari si rendono conto del rischio al quale sottopongono i bambini? Se tra i padri rifiutati si nascondesse anche solo un pedofilo sarebbe già imperdonabile.
    Ma che speranze vogliamo nutrire quando lo scandalo della pedofilia in Belgio fu insabbiato, Marc Dutroux dipinto come un maniaco isolato, nonostante il rinvenimento di altri cadaveri di ragazzine, nonostante varie testimonianze che inchiodavano gli stessi personaggi pubblici come presenti alle orge?
    Figuriamoci cosa mai si possa fare in caso di uomini violenti con le donne.
    Noi sappiamo, abbiamo assistito alla rivolta di violenti che sono diventati molto energici nella lotta contro i diritti delle donne e per la bigenitorialità.
    E, non a caso, anche qui si dice:
    “Fathers who batter their children’s mothers can be expected to use abusive power and control techniques to control the children, too. In many of these families, prior to separation, the men were not actively involved in the raising of their children. To gain control after the marital separation, the fathers fight for the right to be involved. Often children who have been exposed to violence in the family are frightened to confront their father’s negative or abusive behavior, and mothers cannot protect them. Sometimes the father tries to alienate the child from the mother by using money and other enticements, negative comments, or restricted access to the telephone during visitation with him. Other times, fathers may threaten or actually kidnap the child to punish the mother for leaving, or to try to force her to return. Most people, including the battered woman herself, believe that when a woman leaves a violent man, she will remain the primary caretaker of their children. Family courts, however, may not consider the history of woman abuse relevant in awarding custody. Recent studies suggest that an abusive man is more likely than a nonviolent father to seek sole physical custody of his children and may be just as likely (or even more likely) to be awarded custody as the mother. Often fathers win physical custody because men generally have greater financial resources and can continue the court battles with more legal assistance over a longer period of time. Family courts frequently minimize the harmful impact of children’s witnessing violence between their parents and sometimes are reluctant to believe mothers. ”
    I più attivi nel pretendere la custodia dei figli sono proprio gli abusanti, che fanno del controllo sui figli un metodo di controllo sulle ex mogli.
    Invece i loro numeri detti a caso sulle presunte false accuse non hanno mai trovato consistenza e non sono mai seguiti ad ammissioni che i metodi degli avvocati sono uguali per entrambi le parti del contendere e quindi false accuse sono rivolte con identica frequenza anche alle madri.

  6. terry ha detto:

    Una rosa ha lo stesso profumo anche se la chiami con un altro nome, ma se i nomi sottendono concetti diversi, tutto cambia. Gardner, per la sindrome che aveva teorizzato, prevedeva un protocollo di cura (l’allontanamento del bambino dal genitore che ama) ma, se il Ministero della Salute ha dichiarato che la Sindrome teorizzata da Gardner non esiste, perché tanti bambini ancora oggi restano lontani dal genitore che amano? Per quale altra malattia sono stati strappati al contesto in cui stavano bene? Il protocollo di quale altro disturbo o patologia stanno applicando su di loro i CTU che li hanno valutati? E’ normale tenerli rinchiusi in istituti, case famiglia o costringerli a vivere col genitore che rifiutavano, se la Sindrome che prevedeva questa costrizione (P.A.S.) è stata rifiutata come malattia dal Ministero della Salute?

    • E’ la stessa cosa che mi chiedo io. Il motivo per cui ho iniziato ad interessarmi di questa cosa è il caso della signora Puma, e la terribile telefonata che in molti hanno avuto modo di sentire in televisione. (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/07/05/critica-della-ragion-persa/) La voce di quella bambina terrorizzata pone davvero tante domande: come si può sostenere che paura e angoscia possano essere una terapia?
      Si sostiene di voler “resettare” i bambini e il terrore e l’isolamento sono alla base delle tecniche individuate per fare “il lavaggio del cervello” alle persone https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/04/il-lavaggio-del-cervello-2/.
      Davvero vogliamo sostenere che il “riprogrammare” le persone sia un progetto rispettoso della loro integrità di individui?
      In nostro paese ha dato i natali a Franco Basaglia, l’uomo che ha rivoluzionato l’approccio al disturbo mentale, che ha umanizzato la psichiatria nel rispetto del malato come persona: Basaglia sostiene che il medico non deve solo saper osservare la malattia, analizzare i sintomi, pretendere di darne una spiegazione, il medico deve mettersi dalla parte del paziente, ascoltarlo, senza temere l’esperienza dell’immedesimazione e della sofferenza, deve mettersi in gioco ed usare l’empatia per una profonda comprensione dell’individuo, non della patologia. Lo psichiatra avvicinandosi al paziente deve prendere in carico tutta la persona, il suo corpo e la sua mente, il suo essere nel mondo e dunque la sua storia e la sua vita: “Comprendere significa avvicinarsi all’esperienza vivente nei suoi stessi termini, mobilitando non il semplice intelletto, ma tutte le capacità intuitive del nostro animo, per penetrarne l’intima essenza senza ridurla ad ipotesi casuali precostituite”.
      Sappiamo come il suo pensiero si sia concretizzato nella legge 180. Sappiamo come spesso, in passato, i manicomi fossero utilizzati per mettere a tacere i dissidenti secondo il teorema “hai un’idea diversa dalla mia, ergo sei malato”: http://redazionebiancoenero.wordpress.com/2012/07/06/carte-da-s-legare-del-manicomio-di-rovigo/
      Tutto questo dovrebbe stimolare una discussione molto più ampia sui termini “resettare” e “riprogrammare” che vengono usati, secondo me, con estrema leggerezza, senza la minima consapevolezza delle conseguenze che lo sdoganare questi termini può avere nella nostra società…

  7. Giuseppe ha detto:

    Terry, la ridicola guerra santa contro la PAS è servita solo a far capire che, comunque la si voglia chiamare è un abuso gravissimo dal quale i bambini devono essere salvati mediante l’allontanamento.
    I negazionisti e le loro clienti potranno raccontare quello che vogliono, ma ben altro peso hanno le parole di Giudici competenti ed equilibrati come la dott. Cavallo

    “Noi ci siamo presi la responsabilità di salvare quella bambina. Di salvarla! Adesso la bambina sta bene e starà ancora meglio tra 7-8 anni”
    http://www.paesesera.it/Cronaca/Caso-Puma-parla-il-giudice-Cavallo-Abbiamo-salvato-la-bambina

  8. Giuseppe ha detto:

    Melania, il falso ricordo è una realtà scientifica. Il delirio di alcuni sedicenti operatori anti-pedofilia è un fenomeno già studiato a livello psichiatrico dal prof. Gardner, il quale osservò che tali soggetti sono in realtà pedofili repressi che danno sfogo alle proprie tendenze mediante le false accuse, a volte partecipando in prima persona (ad esempio accusando i propri padri), più spesso devastando bambini innocenti. Per una traduzione, si veda l’articolo del dott. Casonato dell’Università di Padova: http://figlipersempreonlus.wordpress.com/2012/10/14/richard-gardner-i-falsi-abusi-e-la-sindrome-di-alienazione-parentale

    • Comunque questo intervento dimostra ciò che ho espresso altrove: non esiste altra alienazione genitoriale al di fuori di quella descritta nel lavoro di Gardner. Nessuna delle persone venute dopo può prescindere dalle sue “osservazioni cliniche”, perché sull’argomento non è mai stato fatto un lavoro di ricerca significativo. Gardner era un uomo che lavorava da solo, che si pubblicava da solo e che non si è mai confrontato con la comunità scientifica. Era un uomo che scriveva cose del genere:
      (“True and false accusations of child sex abuse – Cresskill NJ. Creative Therapeutics,1992 a proposito del “padre pedofilo”) “Egli (il padre pedofilo) deve essere aiutato a capire che, ancora oggi [la pedofilia nds], è una pratica diffusa e accettata letteralmente da miliardi di persone. Egli deve arrivare a capire che in particolare nella nostra civiltà occidentale si osserva un atteggiamento molto punitivo e moralista verso quel tipo di inclinazioni. Siamo cresciuti in una società in cui la pedofilia è fortemente scoraggiata e addirittura condannata”.
      Più avanti, Gardner aggiunge: “…Egli [il padre abusante nds] è stato nuovamente sfortunatorelativamente al tempo ed al luogo nel quale è nato per quello che riguarda l’atteggiamento sociale della pedofilia …”.“Tali padri possono razionalizzare che la pedofilia è un’antica tradizione,una pratica diffusa nel mondo, e che non c’è nulla per cui bisogna sentirsi in colpa. Tali padri devono essere aiutati a capire che anche se ciò che dicono su questo punto è vero, ciò non giustifica che ciò si possa praticare nella nostra società, anche se la nostra società reagisce in maniera esagerata a tali comportamenti…”
      (pag. 595 righe 3-7): “… E’ perché la nostra società reagisce in maniera esagerata a questi comportamenti che i bambini soffrono. Se la nostra società non reagisse in maniera così drammatica, sarebbe meno probabile che i bambini soffrissero specialmente se l’incontro sessuale non è stato frutto di costrizione, sadico o brutale (in alcuni casi lo è in altri no)…”
      Secondo Gardner, insomma, se la smettessimo di prendercela col genitore abusante, il bambino starebbe bene. La situazione ideale sarebbe lasciare che il genitore abusasse dei propri figli in serenità… Magari aggiungendo anche un “bravo!” di tanto in tanto… Così, per non farlo sentire in colpa…

  9. Andrea Mazzeo ha detto:

    È chiaro che questo sé dicente Giuseppe è un padre separato venuto qui a provocare. Mal gliene incoglie.
    Utilizza i concetti come fossero sassolini, di quelli che si usano per giocare da piccoli, tanto uno vale l’altro, non c’è differenza.
    C’è differenza, invece, ed è enorme, tra il concetto di sindrome (PAS), quello di disturbo (PAD), di plagio, ecc; non me la prendo con Giuseppe, lui ripete solo a pappagallo ciò su cui viene indottrinato nei raduni dei padri separati, non possiede gli strumenti culturali per capire queste differenze. Dovrebbero possederli, si presume, i 67; da qui la mia provocazione.
    Docenti universitari non possono con tanta superficialità sostenere una tesi sino al 15 ottobre (la PAS è una grave malattia – fatevi un giro su google e troverete i loro scritti che adesso stanno cercando di far spariire, ma c’è sempre la cache di google che è come la nemesi), poi dopo il 15 ottobre dire che non è più la grave malattia che credevano e che quindi la si chiami in altro modo, poi venire clamorosamente smentiti dal Ministro della salute e allora dal 22 ottobre dire ancora un’altra cosa.
    Non hanno coerenza né logica né scientifica, e quindi non possono continuare a insegnare nelle università, fano solo danni agli studenti, né possono fare i CTU perché fanno danni maggiori ai bambini. Braccia sottratte all’agricoltura, avrebbe detto il mio professore di anatomia umana.
    I cosiddetti falsi ricordi, altro pezzo forte della lobby filo-pedofila, sono un’altra invenzione; nessuno può inventare falsi ricordi di natura autobiografica, cioè di fatti che glii sono accaduti, soprattutto se di natura traumatica. La memoria del trauma è indelebile, e i bambini conservano memoria dei traumi sin dall’età di sei mesi. È chiaro che se uno legge solo quello che sostiene le sue tesi si fa idee sbagliate.
    Non raccolgoo infine la provocazione iniziale, credo di sapere chi si nasconda dietro lo pseudonimo di Giuseppe e non gli darò questa soddisfazione; come sono finite le vicende che ho seguito e quelle che comunque conosco, sono affari miei e delle persone coinvolte, ma posso rassicurarlo che non è andata molto bene per i CTU e per i padri.

  10. Melania ha detto:

    Sono agghiacciata dalla capacità costante di ribaltare la frittata e di far passare le vittime per bugiarde e chi le difende per abusanti. Sono agghiacciata non per il talento ma per la totale mancanza di scrupoli che mi fa pensare ad una colpevolezza messa con le spalle al muro.
    Insomma, se vuoi proteggere i bambini in realtà non lo sai nemmeno tu ma sei pedofilo. I bambini abusati non lo sanno ma o sono stati manovrati o sono ingannati dai ricordi.
    In pratica, la pedofilia non esiste e se esiste è quella potenziale di chi difende i bambini.
    E invece ci sono decenni di prove schiaccianti, video, foto, cadaveri ritrovati, testimonianze, intercettazioni e insabbiamenti dimostrati. Il pedofilo resta, senza dubbio, il malfattore che si difende con maggiore disperazione perché sa di avere addosso la più vile delle perversioni.
    Soprattutto, poi, quando non è neppure un autentico pedofilo ma semplicemente un depravato che usa i bambini per un mero gioco di sadismo e potere, un “allofilo” compulsivo che vuole dimostrare a se stesso di essere al di sopra della legge e della morale passando dal caviale beluga alla caccia al bambino nei boschi.
    Certe affermazioni sono così in malafede che poi viene spontaneo pensare che dietro ci sia del marcio. Insomma, è una partita aperta contro la lotta alla pedofilia e non si è neppure autorizzati a sospettare di tanto accanimento contro i diritti dei bambini.
    Con tutto il rispetto per il professor Casonato, che non so chi sia, me ne sbatto delle sue opinioni perché ben altri esperti stranieri in tanti anni hanno espresso chiaramente che le invenzioni dei difensori dei pedofili sono pure baggianate.
    http://www.amsosa.com/nt.htm, tanto per cominciare.
    Ma quante sindromi inventate ad hoc per difendere i pedofili ci dovete propinare ancora? Tutte, poi, con curioso ritardo di una ventina di anni rispetto agli USA, come se fossero arrivate qui per qualche contingenza.

    In Belgio mezzo milione di persone scese in piazza coi palloncini bianchi per protestare contro il vergognoso insabbiamento delle indagini : il bravissimo magistrato Connerotte che riuscì a ritrovare vive due vittime, fu rimosso perché aveva partecipato ad una spaghettata di beneficenza in onore di Julie e Melissa, due bimbe rapite ed uccise. Fu sostituito con un magistrato legato ad uno degli indagati che poi fu condannato a 5 anni e che venne indicato da tutti i testimoni come il peggiore dei pedofili sotto indagine in quel momento. Il conflitto di interessi vale se difendi una preda e non se difendi un predatore. La dice tutta di come vanno le cose quando ti metti dalla parte dei bambini.
    Mezzo milione di pedofili inconsapevoli e repressi mentre scommetto che chi mise lì il magistrato amico” lo fece per il bene dei bambini.
    E quindi, nonostante abbiano, per esempio, provato le telefonate tra Dutroux ed il padre di una delle ragazze stuprate ed uccise (padre che faceva il pappa della sua stessa bambina e che la fece uccidere) stai a vedere che al mondo non esiste più un solo padre pedofilo da quando è sbarcato nello stivale il movimento maschile americano.
    Pure le ragazze che testimoniano di essere state stuprate in età incompatibile con le manipolazioni devono essere sicuramente bugiarde, vero? Mi aspetto la sidrome apposita.
    Un vero padre parla col figlio e lo ascolta. Un bambino che si sente ascoltato e capito non rifiuta un genitore. Un padre che forza il figlio e che sta dalla parte di chi fa carte false per difendere.
    Poi, che combinazione, un operatore antipedofilia (che per certi è sempre e solo sedicente) è un pedofilo represso se accusa il proprio padre. Scommetto che se lo stesso avesse accusato il nuovo compagno della madre sarebbe diventato un eroe dei padri separati.
    Ma a me sono arrivate all’orecchio altre storie certificate con tanto di articoli di giornale.
    Per esempio so di decisamente sedicenti difensori dei bambini che però simpatizzano proprio per posizioni legate ai falsi abusi ed ai padri separati e che sono stati trovati davvero in possesso di materiale pedoporno. E ometto altre fatti dimostrati per rispetto verso la signora Ricciocorno, anche se esiste un diritto all’informazione che viene calpestato.
    Consiglio pudore e decenza a chi sta dando, poco velatamente, del pazzo e del pedofilo represso anche e soprattutto ad operatori antipedofilia che sono pure riconoscibili, sa, perché io ho capito benissimo a chi ci si sta riferendo e penso che lo abbiano capito anche altre persone, solo che le accuse contro di lui sono campate in aria e ciò che invece ho citato io è un fatto noto pubblicamente.

    La parte ilare è quella che cita proprio Gardner come studioso del falso ricordo, come se ciò ne avvalorasse la validità e invece è la croce definitiva sulla teoria. Gardner spacciato per grande psichiatra è un gesto furbo come la nomina di Previti a Ministro della Giustizia.

    Giuseppe, come dire, lei è riuscito a provocarmi un fastidio quasi fisico, come dire, un senso di repellenza e non me ne voglia perché non la conosco e magari è una bravissima persona ma io spero di non leggerla più qui.

  11. Melania ha detto:

    Noto che è andato via un rigo dallo scritto e me ne scuso.
    Completo il concetto.
    Un padre che forza il figlio e che sta dalla parte di chi fa carte false per difendere gli abusanti e non gli abusati, non è un vero padre.

  12. Melania ha detto:

    Aggiungo ancora una cosa: Ralph Underwager.
    Ma perché i punti di riferimento dei fanatici della bigenitorialità forzata sono Richard A. Gardner, Ralph Underwager e un altro paio di personaggi controversi sempre per posizioni favorevoli all’incesto?

  13. Giuseppe ha detto:

    Forse perché i fanatici della monogenitorialità forzata diffamano chiunque tuteli il diritto dei bambini ad avere entrambi i genitori?

    • Ma chi sono i fanatici della monogenitorialità forzata? Qui, fino ad ora, si è parlato proprio del fatto che è sbagliato “forzare” le persone! Quello che si contesta, sono proprio le azioni violente, come quello del caso di Cittadella, in cui per ristabilire un astratto concetto di “ordine” (identificato con la bigenitorialità), si usa violenza sugli esseri umani… Violenza fisica.

    • mario ha detto:

      I diritti dei bambini vanno rispettati, è vero. Ma se un bambino chiede di non frequentare entrambi i genitori e anzi scalcia, urla e piange per non seguire il padre (come tutta Italia ha visto nel video del bambino di Cittadella andato in onda in TV), il suo diritto alla monogenitorialità non deve essere tutelato?

  14. Melania ha detto:

    Non esistono fanatici della monogenitorialità, signor Giuseppe, e non ho mai visto neppure diffamazioni da parte di operatori antipedofilia o analoghi. Ho visto il contrario e cioè operatori antipedofilia diffamati e accusati di essere pedofili nel subconscio mentre in giro ci sono pedofili coscienti.
    Avere entrambi i genitori è un diritto, ecco, vede, lo sa anche lei. Non è un dovere. La conosce la differenza tra questi due concetti? E’ la differenza che intercorre tra un bambino strappato con la forza al genitore che lo ama, imprigionato in una casa famiglia ed un bambino ascoltato sui suoi motivi di disagio,che poi vanno verificati.

  15. Melania ha detto:

    Comunque ho avuto risposta, ovvero: i punti di riferimento dei fautori dell’obbligo alla bigenitorialità sono soprattutto degli studiosi che hanno giustificato pedofilia ed incesto perché i fantomatici promotori della fantomatica monogenitorialità forzata diffamano i primi.
    Cioè, siccome, secondo Giuseppe, ci sono fans (non so come chiamarli) della monogenitorialità che diffamano i fans della bigenitorialità imposta tramite PAS o PAD, per questo motivo i secondi fanno riferimento a pseudo psichiatri che sostenevano i diritti dei pedofili e degli incestuosi.
    Inutile: come la metto la metto continua a non avere alcun senso.
    Così come non ha senso che si diagnostichi a distanza la PAS o addirittura le pedofilia repressa degli operatori antipedofilia e non si indaghi in maniera diretta il perché di figli che rifiutino i genitori.
    Ma è inutile, ripetiamo le stesse cose a gente che ci risponde fischi per fiaschi.

  16. Giuseppe ha detto:

    Mario, no. Il bambino di Cittadella era plagiato, e solo grazie all’allontanamento ha, dopo anni, finalmente recuperato il rapporto con il papà. Purtroppo l’intervento della famiglia materna ha reso l’allontanamento tumultuoso: fino a quando erano soli dentro la scuola il piccolo usciva tranquillo. Oltre a ristabilire il suo diritto alla bigenitorialità ed il principio che in Italia le sentenze si rispettano, la cosa più importante è che il piccolo rischiava di sviluppare gravi psico-patologie se non fosse stato salvato. Quindi, onore ai giudici ed ai poliziotti, ed al papà che non si è mai arreso

    • Esattamente ci può dire quali gravi psicopatologie rischiava il bambino? E il fatto che abbia recuperato il rapporto con il papà lei come fa a saperlo? Dov’è questo bambino ora? Nessuno sa cosa gli sta succedendo, lei dove prende tutte queste dettagliate informazioni?

    • mario ha detto:

      Che in Italia le sentenze si rispettino ho qualche dubbio: secondo l’ISTAT il 75% dei genitori tenuti a versare il mantenimento dal giudice non lo fa, e non per questo vengono arrestati come prevederebbe la legge. Quindi credo che si dovrebbe cominciare a far rispettare innanzitutto queste sentenze dato che, se i soldi non bastano per cibo, istruzione e abbigliamento, un bambino non può crescere.

  17. Giuseppe ha detto:

    Melania, quello che voglio dire è che esistono alcuni soggetti, ripetutamente coinvolti in false accuse di pedofilia, che danno dei pedofili a chiunque cerchi di farli ragionare e di proteggere i bambini. Gardner propose questa interpretazione psichiatrica di tale categoria umana: «Le persone che manifestano una forte tendenza pedofila, hanno maggiori probabilità di aver bisogno frequentemente di queste immagini visive, e pertanto è più probabile che siano disposte a partecipare alle false denunce di abuso sessuale. Se il bisogno è consistente, è disposta a ‘sospendere l’incredulità’ e ignorare le informazioni che possono suggerire che il presunto colpevole, in realtà, è innocente. L’identificazione di se stessi in queste immagini può avvenire con entrambi i partecipanti: quindi sia con il bambino che con il presunto abusante. L’identificazione con il bambino permette di gratificare il proprio desiderio di essere l’oggetto passivo di un rapporto sessuale, mentre quella con il presunto abusante consente di gratificare il desiderio di essere il seduttore che abusa di un bambino. Quando ci si identifica con la ‘vittima’ si sta fondamentalmente pensando ‘mi piacerebbe che fosse fatto a me’. Naturalmente per la maggior parte delle persone questo fenomeno è inconscio. Molti provano un senso di colpa troppo grande per i propri impulsi pedofili, per lasciare entrare queste fantasie direttamente nella coscienza: così la formazione di gratificazioni indirette è una modalità di scarica. Gli impulsi sono soddisfatti senza sentirsi in colpa o essere consci che questi risiedono dentro di sé. … Maggiore è la forza con cui un individuo reprime i suoi impulsi pedofili inaccettabili, maggiore sarà il bisogno di immaginare un’ orda in continua espansione di ‘pedofili’ che servono come oggetto per la proiezione. … La gente che mostra questo fenomeno sostanzialmente dice: ‘se c’è una cosa che io odio in questo mondo è la pedofilia. Di conseguenza mi dedicherò al suo sterminio anche se sarà necessario usare tutte le mie energie.’ Vengono intraprese campagne di diffamazione e di convincimento. L’obiettivo finale di questa nobile causa apparente è eliminare completamente ‘tutti i maledetti pedofili dalla faccia della terra.’ Psicologicamente, questi individui lottano per reprimere i loro stessi inaccettabili impulsi pedofili che premono continuamente per essere realizzati. Durante le arringhe contro i ‘pervertiti’ che sono l’oggetto del loro disprezzo, essi spesso accrescono il loro livello di eccitazione che può facilmente essere riconosciuto come sessuale».
    Quando verranno alla luce i metodi scellerati con cui questi schifosi si procurano le false accuse di pedofilia, io credo che nessuno dubiterà che Gardner ancora una volta ha sostanzialmente centrato il problema.

    • “Molti provano un senso di colpa troppo grande per i propri impulsi pedofili, per lasciare entrare queste fantasie direttamente nella coscienza: così la formazione di gratificazioni indirette è una modalità di scarica.” Le persone (molte) che denunciano episodi di pedofilia è perché non vivono bene il rapporto con i loro “impulsi pedofili”.
      Quindi il “problema” centrato da Gardner è che tutti, inconsciamente, saremmo preda di impulsi pedofili repressi? Vorrei sottolineare l’aggettivo “schifosi”, che lei usa riferendosi a quelli che inventano fasi abusi: questi “schifosi” sarebbero, secondo Gardner, i pedofili repressi.
      In un modo o nell’altro, quindi, il pedofilo è sempre “schifoso”: ma paradossalmente, secondo il suo ragionamento, quello che abusa direttamente dei bambini, senza “spostare” il suo bisogno trasformandolo in un falso abuso, lo è di più. Qual è a questo punto la soluzione, se non vivere serenamente la propria pedofilia?
      Ecco: una apologia della pedofilia.

      • Giuseppe ha detto:

        La soluzione è il carcere. Le persone con tendenze pedofile che usano come valvola di sfogo le false accuse di pedofilia sono particolarmente schifose in quanto devastano le vite di numerosi bambini (solitamente cercandoli nelle separazioni conflittuali) e ci si arricchiscono sopra fingendo di difenderli, facendo perdere tempo e credibilità al sistema giudiziario.

      • E’ incredibile. Davvero: incredibile. Lei non ha neanche letto cosa le ho risposto.
        Comunque, siccome io invece leggo, cosa dovremmo fare invece dei pedofili che abusano i bambini, posto che nel suo “sistema gardneriano” esistano, ovviamente… perché a quanto pare lei non prende minimamente in considerazione che possano esistere abusi “veri”… oppure glissa abilmente sull’argomento.

      • Giuseppe ha detto:

        Ho letto, ma non mi sembrava un ragionamento logico. Certo che esistono anche gli abusi veri, nessuno lo ha mai negato. Gardner ed altri sono invece attaccati per aver cercato di difendere i bambini dai falsi abusi.

  18. Giuseppe ha detto:

    Ricciocorno, ho letto i link. Ma la vera grande contraddizione è nel femminismo che da un lato si presenta come anti-sessismo e poi inventa termini come “violenza di genere” allo scopo di dipingere gli uomini come violenti. Non in chi smonta questa falsità.
    Comunque, l’ideologia è una questione secondaria, in quanto l’obbiettivo comune dei papà separati è solo poter crescere in pace i propri figli. Anzi, è un bene che le persone buone e ragionevoli continuino ad avvicinarsi a questo tema portando diversi approcci per risolvere il medesimo problema. Da questo punto di vista l’abnorme negazionismo della PAS ha aiutato molte persone ad aprire gli occhi.

    • Mi trovi un articolo, che non sia una buffonata del tipo Vajassa Faldocci, in cui, come nel caso di Sam Bunny, si cerchi di dimostrare che il maschio in virtù del suo cromosoma y è violento. Non c’entra niente la genetica con la violenza di genere, come non c’entra niente col razzismo. Le persone che odiano gli stranieri, perché neri o perché musulmani, lo fanno per le stesse ragioni per cui alcuni uomini odiano le donne, e questo non ha niente a che fare con la biologia o, ad esempio, con la religione.
      Il termine “razzismo” che implicazioni ha sulla sostanziale uguaglianza di tutte le razze? Allo stesso modo il termine “violenza di genere” non implica alcuna considerazione sessista nei confronti del maschile.

      • Giuseppe ha detto:

        Suvvia, se esistesse il “bianchismo” che gestisce centri anti-violenza per soli bianchi da difendere dalla “violenza di razza” (quella subita dai bianchi per il fatto di essere bianchi) e “centri di ascolto per neri maltrattanti” chiedendo leggi speciali per gli omicidi di bianchi… sarebbe difficile negare che questo è razzismo.

      • Quindi il problema non è la violenza, ma le strategie di tutela attuate dai soggetti offesi: quelle categorie che vengono identificate come colpite non hanno il diritto di organizzarsi perché altrimenti vengono considerate razziste. Secondo il suo ragionamento, qualsiasi associazione che occupi di categorie sottoposte a discriminazione è razzista: ad esempio questa: http://www.sosrazzismo.it/ è una associazione razzista? Oppure questa: http://frontierenews.it/2012/12/unicef-contro-la-discriminazione-dei-bimbi-disabili-video/ è una iniziativa razzista, perché a favore dei disabili e non a favore di tutti?

      • Giuseppe ha detto:

        Una cosa è aiutare le persone vittime di violenza, o gli anziani, o i disabili. Altra cosa è proclamare le donne come vittime e gli uomini come violenti, contrariamente a tutta l’evidenza. Ed infatti mai si è sentito di avvocati per disabili o anziani che aiutano a calunniare chi sta bene.

  19. Giuseppe, qualche articolo più indietro (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/12/10/la-contraddizione-di-chi-predica-la-bigenitorialita-e-poi-scrive-questo/) in cui un paio di signori arrabbiatissimi difendono il loro diritto a non essere padri, in barba alla bigenitorialità. Mi domando, saranno stati “plagiati” anche loro? E da chi? Da squadroni di femministe, probabilmente… Perché, cario Giuseppe, non si confronta con loro? Insomma, dovreste trovare dei punti in comune per giungere ad una armonizzazione delle vostre inconciliabili posizioni… Perché vede questo paese trascina con la violenza i bambini verso i padri, ma non ho mai visto un poliziotto trascinare per i piedi un genitore verso il proprio figlio…

  20. mario ha detto:

    http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/animanera/animanera/animanera.html
    Animanera, film sulla pedofilia verrà studiato da Scotland Yard
    di CARLO MORETTI
    ROMA – Il film che non si doveva fare arriva nelle sale cinematografiche italiane. S’intitola Animanera, l’ha diretto nel 2006 il regista casertano Raffaele Verzillo e dopo due anni di peregrinazioni per i festival, dove ha peraltro suscitato molto interesse, ha ora finalmente trovato una casa di distribuzione: se ne occuperà Medusa a partire dal 29 agosto. Verzillo lo dice in modo chiaro: “Dovessi cominciare oggi, un film sulla pedofilia in Italia non lo rifarei”.
    Animanera aveva due peccati originali: il primo di natura commerciale, ovvero il divieto ai minori di 14 anni che gli preclude il mercato pubblicitario della prima serata televisiva; il secondo, ancora più grave, la scelta di trattare un tema scomodo, un problema rimosso eppure sempre attuale e decisamente in aumento come la pedofilia nel nostro paese, dove ne restano vittime ogni anno 600 bambini. Di qui le difficoltà che Verzillo ha incontrato per trovare i soldi con cui fare il film, per poi decidersi di farlo comunque con appena 400 mila euro, 12 mila metri di pellicola, girando in sole 3 settimane con l’accordo degli attori in compartecipazione, tutti hanno accettato di recitare pagati solo se Animanera otterrà utili: “Non ho comunque dubbi sul fatto che, vista la distribuzione di Medusa, non ci saranno troppe difficoltà a raggiungere il punto di pareggio e ad andare oltre” osserva Verzillo.

    Rispetto a “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini, che trattava con grande realismo e drammaticità il tema dell’incesto visto dalle vittime, Animanera ha il merito di focalizzare l’attenzione sul punto di vista degli altri, su quanti non sanno o sanno ma fingono di non sapere; contemporaneamente il film riesce a illustrare con accuratezza il profilo psicologico di tre diversi tipi di pedofili. In questo modo si offre come uno strumento importante per capire il fenomeno e per prevenirlo tanto che, spiega Verzillo, “sarà adottato da tre cattedre di psichiatria come materiale didattico: succederà nell’Università “La Sapienza” di Roma, e nelle Università di Torino e Bologna”.
    Ma l’interesse più forte per Animanera arriva da Scotland Yard, dove lavora come consulente dell’unità “High tec crime” Elena Martellozzo, docente di criminologia all’Università di Westminster: “Ho visto il film di Verzillo nel 2007 in occasione di un convegno internazionale sulla pedofilia” racconta la criminologa italiana che vive a Londra dal 1989. “Con l’ispettore di Scotland Yard Nicholas Duffield abbiamo convenuto sul fatto che il film potrebbe diventare un efficace documento per i detective inglesi per capire come avviene il grooming, l’avvicinamento di un minore da parte di un pedofilo, quali meccanismi di fiducia riesce a instaurare con il bambino grazie alla leva della complicità e quali dettagli il pedofilo coglie nella scelta della vittima perfetta”.

    Con i toni di un poliziesco anni 70, il film di Verzillo interpretato da Antonio Friello, Elisabetta Cavallotti, Luca Ward e Gioia Desideri, racconta la storia di un pedofilo serial killer, Enrico Russo, amministratore di condomini insospettabile e a sua volta vittima di abusi da bambino da parte del padre: “So bene che quella dell’assassino seriale è una presenza percentualmente marginale nel mondo della pedofilia, ma le vicende del protagonista sono in realtà solo un pretesto” spiega Verzillo. “Il vero obiettivo è mettere in guardia i genitori sulle strategie dei pedofili, sul fiuto incredibile che dimostrano nel puntare le vittime cercandole tra i bambini più soli e più bisognosi di attenzioni e affetto”.
    (20 agosto 2008)
    Io ho visto questo film, in cui il protagonista è diventato un pedofilo in quanto violentato per tutta la durata della sua infanzia da suo padre e il film stesso dimostra che le vittime dei pedofili, oltre ad essere solitamente proprio i figli (in quanto comodi da abusare, visto che vivono con loro), sono bambini soli e bisognosi d’affetto, il che non significa figli di famiglie separate, ma bambini che pur avendo i genitori uniti non ricevono affetto e attenzioni. Giusto per sfatare la leggenda che qualcuno ha messo in giro che i figli di madri single siano le vittime preferite dei pedofili: i pedofili sanno circuire anche i figli che vivono con padri e madri.

  21. mario ha detto:

    Anche questa che si occupa di anziani è un’associazione razzista? A.D.A. – Associazione per i Diritti degli Anziani
    Via Malvasia 6/2, Bologna, tel: 051/55.11.72.
    Eh già, i giovani potrebbero sentirsi discriminati rispetto agli anziani…

    E questa che si occupa di homeless, persone senza dimora? FIO.PSD:
    EUROPA, ITALIA, TERRITORIO. Piazza della Maddalena, 53 00186 – Roma
    Tel. +39 06 899 28177
    Le persone con una casa o magari più di una potrebbero sentirsi discriminati rispetto a chi dorme per strada e viene aiutato da questa associazione…
    🙂

    • E’ esattamente l’obiezione che mi sento di muovere a tutti quelli che sostengono a gran voce che i centri antiviolenza siano frutto di una ideologia sessista! Grazie per aver compreso perfettamente cosa intendevo…

    • Giuseppe ha detto:

      Mario, queste associazioni aiutano chi si trova in una determinata condizione, senza dividere le persone in base a sesso o genere. Le femministe invece aiutano non le vittime di violenza (uomini e donne) ma solo le donne vittime di uomini, anche istigandole a false accuse di violenza.

      • Melania ha detto:

        Signor Giuseppe, lei esprime convinzioni personali, vero?
        Quindi, a suo avviso, individuare nelle donne una categoria debole è discriminare, non è discriminare qualunque altra suddivisione in categorie. La discriminazione è solo sessuale, quindi? Vale solo per le donne verso gli uomini o vale anche per gli omosessuali?
        Mi preme farle notare che una simile interpretazione tradisce un’ossessione soggettiva e non condivisa su vasta scala, dove le prove della discriminazione sulle donne, dagli albori della storia, sono sotto gli occhi di tutti.
        Nessuno, d’altra parte, ha mai espresso obiezioni analoghe alle sue sulla creazione di strutture d’accoglienza per uomini maltrattati.
        Sull’istigazione alle false accuse è disinformato o in mala fede. Evidentemente lei non conosce davvero il fenomeno o non si rende conto che è piuttosto vero l’opposto e cioè che non vi sia posto per tutte le richiedenti, altrimenti non vi sarebbero 130 vittime all’anno. E poi lei così coinvolge anche le autorità mediche che stilano i referti e quelle di polizia che raccolgono testimonianze.

  22. Melania ha detto:

    Signor Giuseppe, scriva nei suoi commenti anche chi è Richard Gardner e com’è considerato dalla comunità scientifica internazionale. Scriva che non si trovano tracce della laurea di Richard Gardner, scriva che non aveva alcun credito e che non ha a suo attivo alcuna pubblicazione scientifica effettiva (a meno che non si vogliano intendere così dei testi autopromossi dalla sua stessa casa editrice, mai sottoposti a revisioni. Testi soprattutto volti a screditare la lotta alla pedofilia ed a promuovere la pedofilia stessa).
    Scriva anche cosa pensava Gardner della pedofilia:

    “[Il pedofilo] deve essere aiutato a rendersi conto che la pedofilia è stata considerata
    normale da un’enorme numero di individui, nella storia del mondo. Deve essere aiutato a
    rendersi conto che, perfino oggi, è una pratica diffusa e accettata da letteralmente miliardi di
    persone”.
    RICHARD A. GARDNER, TRUE AND FALSE ALLEGATIONS OF CHILD SEX ABUSE 593
    (1992).

    “[I bambini abusati sessualmente] si possono considerati fortunati per avere avuto un
    genitore che ha donato loro una tale gratificazione”.
    RICHARD A. GARDNER, THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME AND THE
    DIFFERENTIATION BETWEEN FABRICATED AND GENUINE CHILD SEX ABUSE 145
    (1987).

    “Al momento attuale, il bambino sessualmente abusato viene generalmente
    considerato essere la vittima. Io penso che esistano situazioni in cui il bambino abusato
    sessualmente sia stato l’iniziatore… Diverse persone pensano che i bambini piccoli non
    abbiano forti urgenze e che, per questa ragione, sia altamente improbabile che possano
    essere gli iniziatori in qualunque genere di incontro sessuale con un adulto. Questa ipotesi
    non è necessariamente valida. Ho visto diversi bambini che avrei considerato completamente
    normali che avevano sviluppato forti urgenze sessuali durante il primo anno di vita”.
    RICHARD A. GARDNER, THE PARENTAL ALIENATION SYNDROME AND THE
    DIFFERENTIATION BETWEEN FABRICATED AND GENUINE CHILD SEX ABUSE 165
    (1987)

    Lei, come del resto altri sostenitori dei falsi abusi, ha come punto di riferimento scientifico e bibliografico un non-scienziato considerato la vergogna della comunità psichiatrica che sostiene la pedofilia come esperienza sana e naturale e accusa, invece, della stessa pedofilia (ma stavolta come di un’esperienza perversa) madri, giudici e chiunque lotti realmente contro o sia chiamato a testimoniare contro o a giudicare contro nei processi intentati contro padri incestuosi?

    Mi dica, lei concorda anche con le altre affermazioni del presunto psichiatra che arricchì con perizie legali a favore di violenti e pederasti di potere?

    • Giuseppe ha detto:

      Suvvia, sono testi in cui Gardner trattava come uno psicoterapeuta deve approcciarsi con pedofili o bambini abusati per rendere l’intervento efficace. Semplicemente, uno psicoterapeuta mica deve attaccare o traumatizzare i pazienti. E, per la serie “chi se ne frega”, Gardner ha anche pubblicato su riviste con referee. Sarebbe meglio evitare di attaccare la persona per attaccare le sue idee

      • Melania ha detto:

        Lei è completamente digiuno della materia, noto, altrimenti si potrebbe provare almeno a tradurre i titoli, che sono chiarissimi.
        Sono testi in cui un misconosciuto privo di credito scientifico pretendeva di illustrare come identificare in sede legale accuse reali di pedofilia da accuse false e come combattere la comune percezione etica della pedofilia, riversando addirittura le colpe sulle vittime e su chi le protegge.
        Se ne rende conto?
        Sono testi in cui un misconosciuto, assunto a punto di riferimento solo di una certa ristretta comunità di persone, sminuisce la gravità stessa della pedofilia. Se quello di Gardner è un metodo per approcciare bambini abusati, cioè colpevolizzandoli di avere voluto l’abuso, allora è un metodo criminale.
        E infatti è un metodo privo di credito come il suo inventore.
        Non si sta attaccando la persona su ciò che di essa non ci è noto ma le idee da lui prodotte. La persona ha avuto il buon gusto di togliersi dal mondo ma le sue idee, purtroppo, vengono fatte camminare ancora e sono state introdotte recentemente in Italia dopo il rigetto che hanno subito nel mondo.
        Non stiamo dicendo che Gardner era grasso o calvo. Stiamo discutendo i suoi pericolosissimi ed indifendibili scritti sulle cui basi si pretende di salvare chi viola l’infanzia.
        Del resto non è lei a poter fare questo genere di prediche, avendo lei accusato i centri antiviolenza e relativi operatrici ed operatori di produzione di false accuse senza neppure la base del loro pensiero?
        “Suvvia” ? Ma quanta leggerezza nel giudicare benignamente affermazioni gravissime come quelle sopra.
        Lei ha figli? Pensa che i bambini seducano gli adulti? Se i suoi figli lamentassero molestie anche di terzi, lei tenterebbe di convincerli di essere i promotori della seduzione e che la pedofilia è accettata in altre civiltà piuttosto che trascinare gli stupratori in tribunale?

      • mario ha detto:

        Uno psicoterapeuta non direbbe ad un pedofilo: “Guarda che hai fatto bene a violentare quel bambino! E’ normale e naturale, tutti lo fanno, continua pure!” , perché normalizzando la pedofilia, non si fa capire al pedofilo che ha commesso un crimine. Non trova? Una frase di Garder, che poi si suicidò in maniera brutale, mi ha colpito: “C’è un po’ di pedofilia in ognuno di noi”… Di chi parlava?… Cosa gli dava questa certezza?…

  23. Io non so francamente Giuseppe a quali “evidenze” lei faccia riferimento. Tutto il suo ragionamento si basa sull’assumere come vero un concetto di fondo: i casi di violenza su donne e bambini in ambito familiare sono false. Ma lei non ci fornisce alcun dato concreto a dimostrazione delle sue teorie.
    Io ho trovato diversi studi che confutano la teoria dei “falsi abusi”, dati concreti: ad esempio ne ho citati qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/10/17/dicono-della-pas-iii/
    Le cito: la teoria del falsabusismo non trova riscontro nei dati concreti, che invece ci rivelano in primis che molto raramente in caso di separazioni conflittuali compare l’accusa di abuso (meno del 2% dei casi) e che in più del 50% dei casi in cui le accuse vengono presentate, queste sono confermate dalle indagini (Thoennes, N., & Tjaden, P., 1990. The Extent, Nature, and Validity of Sexual Abuse Allegations in Custody/Visitation Disputes. Child Abuse and Neglect, 14, 151-163).
    Studi più recenti parlano di più del 70% di casi accertati (Faller, K.D., 1998 The Parental Alienation Syndrome: What Is It and What Data Support It? Child Maltreatment,3, 100-115), tanto che i ricercatori sono arrivati a concludere che “high rates of unsubstantiated maltreatment” in “circumstances that indicate that abuse or neglect may have occurred” are a more prevalent problem than false claims of child sexual abuse (Trocme, N., & Bala, N., 2005, False Allegations of Abuse and Neglect When Parents Separate. Child Abuse & Neglect, 29(12), 1333-1345.), che in parole povere significa: il problema delle “false accuse” è irrilevante di fronte alla mole delle accuse fondate.
    Queste non sono mie teorie, sono analisi di situazioni reali: le sue, Giuseppe, sono solo teorie e non ci sono numeri a confermarle.
    Come fa lei a sostenere che nei centri antiviolenza si costruiscono false accuse? Sulla base di cosa? Non basta affermare una cosa, bisogna anche dimostrare che sia vera…

  24. Giuseppe ha detto:

    I dati italiani sono che, in sede di separazione, risultano false l’80% delle accuse di violenza ed il 92-96% di quelle di abusi. Per il primo numero la fonte è la PM Carmen Pugliese (provincia di Bergamo). Per il secondo la fonte è del tutto attendibile, il libro del criminologo Steffenoni

  25. Non ho letto il libro di Steffenoni, “Presunto colpevole”. So che si cita il caso dei due fratellini sottratti alla famiglia a causa del disegnino sconcio trovato sotto al banco di una bambina, che ha portato le maestre ad accusare il fratello maggiore di abuso sessuale, caso che mette in evidenzia la leggerezza con cui l’allontanamento dalle figure genitoriali di riferimento sia una pratica agita in Italia con estrema leggerezza.
    Che è la stessa cosa che sostiene chi si oppone alla terapia della minaccia di Richard Gardner.
    Riguardo le dichiarazioni della PM Puglisi (dichiarazioni, non studi in proposito, è un tantino diverso) le riporto una analisi delle stesse: http://mammecoraggio.wordpress.com/author/mammecoraggio/
    la fonte è il giornale “L’Eco di Bergamo”, del 31 gennaio 2009.
    La Pm Pugliese afferma che, analizzando i dati a disposizione della sua Procura, le denunce di violenza sono aumentate in maniera esponenziale negli ultimi anni, fino ad arrivare a 382 casi solo nell’anno 2008.
    Circa un caso al giorno.
    “I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un’arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni” afferma la PM., ma più avanti prosegue dicendo che, se è vero che si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani – quiondi di fatto la violenza c’è, è in aumento ed è concreta -, è altrettanto appurato che molte volte delle versioni fornite dalle vittime (quasi sempre donne), sono “gonfiate” ad arte. Perché giunge alla conclusione che le accuse siano “gonfiate”? (Non infondate, ma “gonfiate”, e c’è una bella differenza)
    “Solo in 2 casi su 10, si tratta di maltrattamenti veri, il resto sono querele enfatizzate ed usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione. -Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio- è la minaccia che fanno alcune mogli. Tanto che una volta ottenuto quello che volevano, tornano in Procura a chiedere di ritirare la denuncia. Non sanno che nel frattempo noi abbiamo speso tante energie per indagare. L’impressione è che molte mogli tendano a usare pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione”.
    Più avanti nell’articolo si legge:
    “….Molte volte siamo noi stessi a chiedere l’archiviazione, In altri casi, invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona il proprio racconto. E’ successo anche che qualche ex moglie sia finita indagata per calunnia”.
    Ma la Pm rivolge anche un’accusa specifica alle associazioni di tutela della donna:
    “..non fanno l’operazione di filtro che dovrebbero fare; incitano le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso giudiziario, di verificare come finirà la vicenda. Mi sembra una difesa indiscriminata della tutela della donna che viene a denunciare i maltrattamenti, senza mettere in conto che questa donna potrebbe sempre cambiare versione”.
    Ci sono dei passaggi nel discorso della PM che fanno riferimento ai casi delle violenze che si verificano in maniera pesante:
    “…da noi arrivano donne col volto tumefatto e in alcuni casi contro i mariti emettiamo misure cautelari”.
    Andiamo ora ad analizzare un altro articolo, del Secolo XIX, che non fornisce dati statistici, ma di fronte a precise domande del giornalista che chiede se talvolta le vittime non sono tali, trova nell’intervistata, il PM Barbara Bresci, la seguente risposta:
    “…Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a loro favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Non sono rari i casi che, a controversia sanata, le querele vengano rimesse, con buona pace per le risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati”.
    In un passaggio ulteriore nell’articolo, la PM sostiene:
    “…c’era un grande bisogno di norme a tutela delle donne. Significa però che occorre modificare la legge sullo stalking e integrarla, fornendo alle procure strumenti interpretativi più univoci ed efficaci. Aggiungerei anche un altro suggerimento. Quello di introdurre la procedibilità d’ufficio. In questo modo si creerebbero le condizioni per favorire una pre-selezione delle denunce. Insomma una sorta di deterrente contro chi intende strumentalizzare lo stalking. Inoltre si eviterebbe che sia durante la fase istruttoria, che addirittura al dibattimento, le vittime, su pressione dell’imputato, rimettano la querela”.
    A questo punto il giornalista chiede alla PM se capiti spesso che le querele vengano rimesse e la risposta è la seguente:
    “Purtroppo si. Anche in casi molto gravi, che in precedenza avevano portato all’emissione di una misura cautelare. Per ovvi motivi di riservatezza non posso entrare nel merito dei singoli episodi, ma ancora di recente mi è stato comunicato dal difensore e dalla parte civile che una coppia ha espresso la volontà di tornare insieme dopo che, durante l’indagine, avevamo accertato episodi gravissimi a carico dell’uomo……non si può quindi far altro che prendere atto della volontà manifestata dai due soggetti e archiviare il procedimento”.
    Alla luce degli articoli sopra menzionati e delle affermazioni delle due PM, possiamo cominciare ad operare alcune considerazioni.
    Innanzitutto in nessuna parte degli articoli si fa riferimento alle false accuse.
    Non si trova infatti scritto da che le donne che abbiano denunciato i loro ex coniugi, si siano servite di accuse non veritiere.
    Anzi. Dalle dichiarazioni di Carmen Pugliese è molto chiaro che la sua Procura ha notato una notevole crescita del fenomeno dei maltrattamenti familiari e delle violenze.
    Queste infatti non vengono messe in dubbio.
    Uomini e padri alzano le mani sulle donne, usano ogni tipo di violenza.
    Le donne arrivano in procura con i volti che portano i segni delle percosse.
    Piuttosto, la PM Pugliese afferma che le denunce di maltrattamenti , nella maggior parte dei casi poi si sgonfiano, perdono di consistenza, le versioni sui maltrattamenti vengono minimizzate dalle vittime stesse, al punto che poche volte poi si giunge ad una effettiva condanna del reo. Quello che esprime la PM è la sua frustrazione nel non riuscire a giungere ad una condanna effettiva, poiché sono le donne stesse a ritrattare.
    Alla luce delle ritrattazioni, la PM Carmen Pugliese cerca di dare spiegazione a tale fenomeno ed afferma che quando una donna denuncia di aver subito violenze, se ne serve poi in fase di separazione per ottenere alcuni benefici. Una volta sicura di poterli ottenere, la donna ritira la denuncia nei confronti dell’ex coniuge o modifica la versione originaria, sminuendo i fatti di cui è stata vittima.
    In pratica, la donna,nonostante le accuse fossero vere, per quieto vivere, per uscire al più presto dalle pastoie di pesanti processi, per il desiderio di ricominciare a vivere e chiudersi il passato alle spalle, per la serenità dei figli, spesso preferisce mettersi d’accordo col violentatore e, ottenuto di non ricevere ulteriori molestie, o ottenuti i benefici richiesti, preferisce ritirare le denunce.
    Ma ciò non toglie il fatto che le violenze ci siano state e si sia deciso di oscurare la verità per le motivazioni sopra riportate.
    Ma alla base della ritrattazione delle denunce per violenza o dello sgonfiamento delle stesse in fase processuale, potrebbe esserci un’altra ragione altrettanto valida che viene posta in evidenza da Barbara Bresci, quando afferma che è possibile che le vittime, rimettano la querela su pressione dell’imputato.
    Anche questo non solo è possibile, ma lo ritengo probabilissimo.
    A tal riguardo è interessante anche la critica che Carmen Pugliese rivolge alle associazioni anti-violenza donne, che dopo aver ascoltato la vittima, la incitano a denunciare, ma poi non la seguono nel percorso processuale che ne consegue.
    Una donna che denuncia violenze opera un passo importantissimo, ma è anche fragile a livello psicologico e forse non è in grado di sostenere interrogatori ed un processo con tutte le sue dinamiche.
    Infatti una donna violata deve imparare a riprendere il colloquio con se stessa, la fiducia, il rispetto di sé come persona, deve riscoprire la capacità di volersi bene, di amare ed essere amata.
    Deve imparare a ricostruirsi, a guardare la sua storia con occhi diversi e ad approcciarsi al mondo esterno con un nuovo sistema di significati.
    Deve imparare di nuovo a scoprire cosa siano la fiducia e la speranza.
    Deve anche imparare a difendersi.
    Una donna violata ha quindi bisogno di supporto psicologico, altrimenti non è in grado di sostenere il lungo iter processuale ed a volte, non riesce di ricostruire di fronte al giudice il suo vissuto di violenza. Perche troppo fragile.
    Una donna vittima quindi, se non aiutata in maniera corretta ed adeguata, rischia di essere di nuovo preda delle pressioni dell’uomo.
    Capita quindi che dopo una denuncia, per tutte le motivazioni sopra espresse,la donna violata ritratti tutto.
    Per paura, anzi per terrore.
    E così tutto il lavoro svolto dalla procura, come sostengono le due PM, viene invalidato e non conduce alla verità processuale.
    Questo è chiaramente svilente per tutti coloro che hanno lavorato alacremente.
    Ed è una sconfitta per la donna stessa.
    Quindi, le dichiarazioni di Pugliese e Bresci, non possono essere prese come testimonianze della veridicità delle false accuse.
    Tali dichiarazioni invece, sono la dimostrazione che la violenza familiare, purtroppo, sta dilagando sempre più, con risvolti inquietanti, che nessuno riesce a districare.
    La verità viene raramente a galla e le violenze tornano ad essere nascoste.

    Le dichiarazione della Puglisi si prestano dunque a diverse interpretazioni. Lei sceglie quella strumentale alla sua versione dei fatti. Purtroppo, gli effetti della violenza sono evidenti e sotto gli occhi di tutti ormai: la tesi delle false accuse non regge.

  26. Melania ha detto:

    Aggiungo alla perfetta analisi di Ricciocorno qualche osservazione:
    da quando le opinioni di un magistrato o due hanno una rilevanza a fini statistici?
    La nostra Costituzione, inoltre, garantisce l’innocenza dell’accusato fino a condanna definitiva.
    In quale modo,secondo lei, una donna sarebbe colpevole di calunnia già alla deposizione della denuncia? Perché mai una denuncia sarebbe già, quindi, falsa in partenza se depositata da una donna e non si fa menzione delle accuse presentate da ambo le parti e tipiche dello scenario di una separazione per colpa? Le accuse volte ad infangare le capacità genitoriali delle donne, volte a dipingere ex mogli come libertine, negligenti, alcoliste, eccetera, e persino violente, non fanno parte del castello strategico tipico dei divorzi combattuti?
    Questa sì che è discriminazione sessista a tutti gli effetti, perché dipinge le donne come bugiarde in quanto donne.
    E gli esperti e le esperte che testimoniano la difficoltà che le donne provano nel presentare la denuncia e come queste denunce vengano rimesse davanti alla promessa di non subire più la vicinanza dei loro aggressori? Sono quotidiane, sa? Non sono episodiche e passibili di strumentalizzazione come le dichiarazioni della pm Pugliese.

  27. Giuseppe ha detto:

    Io non so se le donne abbiamo maggior propensione a mentire rispetto agli uomini. Si dice che l’occasione fa l’uomo ladro, ed anche la donna. E l’occasione la danno i centri anti-violenza per sole donne gestite da femministe fanatiche che credono che gli uomini siano più violenti delle donne, da avvocate che istigando donne alla denuncia si garantiscono una parcella di decine di migliaia di €.

  28. La Gina ha detto:

    Vero. E’ notorio che il divorzio non riguardi due parti ma una sola, che la sola ex moglie sia dotata di avvocati e di fondi e che sia usualmente guidato dai centri antiviolenza. La mia impressione è che il signor Giuseppe faccia riferimento alla sua esperienza personale e che questa debba differire dalla media nazionale. Certo che spacciare il divorzio per un’ esclusivamente femminile occasione alla menzogna ed i centri antiviolenza per ispiratori della stessa è ridicolo. Qualora una potenziale mentitrice dovesse leggerci ed avviarsi verso un centro antiviolenza sperando nella costruzione di una falsa accusa tale da mettere l’ex marito fuori combattimento, temo che resterà molto delusa perché i centri antiviolenza forniscono la prima assistenza ma non seguono tutto il cammino della causa di divorzio. Anzi, non seguono neppure il divorzio. A meno che non si tenda a sovrapporre il concetto di divorzio con quello di processo per stalking e violenze e allora lì ci si potrebbe scorgere una coda di paglia, in effetti.
    I dati sulle femministe fanatiche sono fatti in casa, come quelli sulla pari violenza, come le teorie-ventosa per camminare sugli specchi e fare affondare tutti ma proprio tutti i processi per violenze su donne e bambini.

  29. Melania ha detto:

    “Lei ha figli? Pensa che i bambini seducano gli adulti? Se i suoi figli lamentassero molestie anche di terzi, lei tenterebbe di convincerli di essere i promotori della seduzione e che la pedofilia è accettata in altre civiltà piuttosto che trascinare gli stupratori in tribunale?”
    Non sono domande retoriche. Sono ancora in attesa di una risposta.

  30. Ratko Rusic ha detto:

    Mi spiace avere visto questo post solo ora e non aver potuto inserire un commento a suo tempo. Suggerisco di reperire l’intervista al TG2 rilasciata dalla Dott.sa Laura Volpini la sera del 22 ottobre 2012, per vedere cosa sosteneva riguardo la scientificità della PAS, e poi di rileggere il documento. Purtroppo io ho trovato solo questo link che non funziona più.
    http://news.centrodiascolto.it/video/tg2/2012-10-12/medicina-e-sanita/cos-la-pas-sindrome-da-alienazione-genitoriale
    In ambito espertoni psicoforensi deve essere successo di tutto e di più nel fine settimana del 13 e 14 ottobre 2012, visto che subito dopo usciva il documento di cui parla il Dott. Mazzeo.

  31. Ratko Rusic ha detto:

    Ma poi, non si sentono ridicoli questi che parlano ancora di negazionismo della PAS?
    Dopo avere atteso e premuto per anni per l’inserimento nel DSM-V sono stati smentiti. E insistono ancora con la PAS. Si può parlare di negazionismo per qualcosa di accertato e validato scientificamente, ma qui siamo nella situazione opposta. Sono loro gli assertori della PAS.
    Ho letto quello che ha scritto tale Prof. Casonato dell’Università Bicocca di Milano al riguardo. Ma cosa pensa di aggiungere anche questo che non sia stato detto. Hanno imparato a parlare di PAS perché questa teoria è arrivata dagli Stati Uniti e negli Stati Uniti questa teoria non è stata accolta nei manuali di riferimento (nemmeno degradata a PAD). Non sono stati prodotti dati sufficienti a sostenere questo costrutto. Arriva Casonato a rivoluzionare le conoscenze attuali e a colmare un vuoto che i ricercatori americani, di parte, non hanno saputo riempire?
    La PAS è la creazione di Gardner ed ha uno scopo preciso, quello di cercare di invalidare testimoni in Tribunale.
    Infine, se ne leggono di tutti i colori. Giornali che parlano di madri accusate di PAS. Anche da un punto di vista semantico non ha senso. Ammettendo per un attimo che la PAS esista, sarebbe una malattia. Come si fa ad accusare qualcuno di una malattia. Dunque se uno si becca il raffreddore può essere soggetto a sanzionI?
    La PAS non esiste, non c’è bisogno di negarla. Sono altri, che hanno al contrario bisogno di affermare che esiste perché in alcuni frangenti non ci sono appigli e serve uno specchio su cui arrampicarsi.
    Inoltre, per Giuseppe, basta con questa storia della Spectre femminista che vuole imporre un nuovo ordine mondiale. E’ ridicolo, non frega niente a nessuno di questo argomento. Nessuno si sente minacciato da questa cosa e chi sente il bisogno di parlare di questo è qualcuno che ha un problema pratico aperto con qualche donna.

  32. Ratko ha detto:

    Prego:
    http://www.alienazione.genitoriale.com/sindrome-di-alienazione-parentale-prof-marco-casonato-univ-milano-bicocca/
    A mio modesto parere trattasi un concentrato di luoghi comuni e aria rifrtitta per la milionesima volta con lo stesso olio. Io davvero non capisco come nell’Italia che sta facendo morire e scappare chi vuole fare ricerca si usi ancora il titolo delle persone che esprimono delle opnioni per vendere quelle opinioni come fatti.
    La PAS è uno strumento che è stato inventato da un americano. A decenni di distanza i suoi sostenitori non sono riusciti a dare questa teoria una dignità scientifica ed anzi essa è stata definitivamente scartata dai manuali di riferimento. Tuttavia si continua a sostenerne l’attendibilità scientifica dicendo che questo Dott. o quello Prof. (magari nostrano) ci crede. Ma chi se ne frega, scusate, se ci crede. Resta un’opinione. In ambito scientifico non funziona così, specialmente in America dove se dici fesserie alla fine te lo dicono in faccia.
    Qui purtroppo, nel paesello degli amici, boisogna pure stare attenti e non parlare troppo chiaro o girare intorno alle cose per dire che una teoria o l’altra è una farneticazione o un’invenzione interessata.
    Ma basta spendere i soldi pubblici così male però.

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