L’incoerenza: la pandemia è imminente

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Recentemente un commento ad un mio post ha citato (a sproposito, purtroppo) il celebre termine bispensiero (doublethink, nell’originale), tratto dal romanzo 1984 di George Orwell.

1984 è un libro che ho molto amato.

Il bispensiero consiste nella  capacità di sostenere un’idea ed il suo opposto, dimenticando nel medesimo istante il cambio di opinione e perfino l’atto stesso del dimenticare. Chi lo adopera sostiene ciò che è opportuno sostenere al fine di mantenere inalterato un determinato status quo.

Dal romanzo: La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bispensie­ro. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sa­crosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si an­nullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tut­tavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logi­ca; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattutto, saper applicare il medesimo procedi­mento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estre­ma: essere pienamente consapevoli nell’indurre l’inconsapevo­lezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto.

E’ da un po’ che noto l’esercizio del bispensiero in un certo tipo di propaganda, qualche volta ne scrivo.

E’ bispensiero quando chi promuove un disegno di legge che propone come principio ispiratore la bigenitorialità, poi gioisce per un affido esclusivo nel caso in cui il genitore affidatario è di sesso maschile, come ho scritto qui.

E’ bispensiero quando, allo scopo di garantire il diritto del bambino ad una frequentazione di entrambi i genitori anche in caso di separazione, lo si rende orfano rinchiudendolo in una casa famiglia, con forti restrizioni nelle visite e, in diversi casi, anche con l’interruzione di qualsiasi rapporto affettivo con il genitore con cui sono cresciuti, come ho scritto qui.

E’ bispensiero quando la bigenitorialità è descritto come un dovere per le madri, come ho raccontato qui, ma viene istantanemente dimenticato quando chi si sottrae alle sue responsabilità genitoriali è il papà, come ho raccontato qui e qui.

Se una cosa è vera, ma può essere vero anche il suo opposto, se l’informazione ci propone una continua successione di paradossi dai quali è pressocché impossibile dipanare un’argomentazione coerente, dobbiamo arrenderci all’idea di essere messi nella scomoda posizione di non poter emettere un giudizio, perché cercare di dare un senso al giustapporsi incoerente di affermazioni contraddittorie è un’impresa che non approda a nulla, producendo nel frattempo una fastidiosa frustrazione e parecchia stanchezza.

Purtroppo, io sono una personcina piuttosto tenace e perseverante, quindi vado ad illustrarvi il bispensiero di oggi: se a disobbedire ad un provvedimento giudiziario è il papà ci troviamo di fronte ad un bravo genitore ed evviva la disobbedienza, se invece la disobbediente è la mamma ci troviamo di fronte ad un genitore “alienante”, e il non attenersi al provvedimento è un chiaro segnale di genitorialità irresponsabile.

La notizia: Fabio Barzagli, musicista, autore multimediale, ma anche studioso dei problemi della paternità, era rimasto “vittima” di una sentenza che amputava drasticamente le sue frequentazioni con la piccola figlia: a dire del magistrato, infatti, Barzagli avrebbe potuto vedere la piccola solo per tre ore al mercoledì.  Fabio si è semplicemente rfiutato di eseguire la sentenza, trattenendo con sé la bambina per la notte e riportandola il giorno dopo… testardamente, ogni volta che i carabinieri, allertati dalla solerte madre della piccola, si erano recati a casa sua per contestare l’elusione del provvedimento del giudice, Barzagli aveva sempre ripetuto che lui non riconsegnava la bambina non per opporsi ad una sentenza ma per poter fare al meglio il padre. Ovviamente denunciato e ovviamente trascinato in giudizio, Barzagli ha viusto lo stesso PM sposare la sua tesi: tanto che la stessa accusa ne ha chiesto l’assoluzione… sembra che il giudice abbia valutato i comportamenti del padre non come disobbedienza al provvedimento giudiziario, bensì come proseguimento del dovere di cura verso la figlia.

Ha agito contro la legge, ma è un eroe, e alla fine il giudice ha chinato il capo di fronte alla sua ferma opposizione di fronte ad un provvedimento che riteneva ingiusto (e non entro nel merito del provvedimento).

Ma gli stessi sostenitori di Fabio Barzagli sul sito dirittoeminori.com, pochi mesi, fa si scagliavano feroci contro Eugenio Scalfari, che in un  editoriale invitava “resistere” contro la polizia con queste parole: La polizia, gli insegnanti e soprattutto i genitori se ne debbono fare carico e le leggi che disciplinano gli affidamenti senza ascoltare neppure a titolo puramente conoscitivo il parere del bambino da una certa età in su debbono essere riformate in modo appropriato. Quanto è accaduto in questo caso è vergognoso ivi compresa la denuncia della polizia per il reato di resistenza del nonno e della zia di Lorenzo. In casi analoghi dovrebbero resistere perfino i cittadini presenti. Non si tratta in quel modo un bambino “rapito” a scuola.

Sentite come gli rispondono per le rime:

Il sig. Scalfari forse non sa che resistere alla polizia al fine di violare una sentenza è un reato e che il codice penale contiene un articolo che recita: (Art. 414. ISTIGAZIONE A DELINQUERE)

Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione:

1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;

2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.

Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel numero 1.

Alla pena stabilita nel numero 1 soggiace anche chi pubblicamente  fa l’apologia di uno o più delitti.

Eugenio Scalfari faceva ovviamente riferimento al caso di Cittadella, al bambino trascinato dalla Polizia per essere rinchiuso in una casa famiglia, caso in cui il tribunale dei minori di Venezia aveva deciso di affidare il bimbo al padre, togliendo alla madre la patria potestà.

In questa circostanza, la madre e i suoi familiari non avevano alcun diritto di opporsi ad un provvedimento che ritenevano ingiusto (e non entro nel merito del provvedimento) e sono stati denunciati.

A me sembra che anche il racconto della vicenda del signor Fabio Barzagli istighi al reato…

Vorrei concludere con un’altra citazione di Orwell, ma stavolta da La fattoria degli animali:

Tutti gli animali sono uguali tra loro. Alcuni però sono più uguali degli altri.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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16 risposte a L’incoerenza: la pandemia è imminente

  1. Giuseppe ha detto:

    Giuridicamente hai ragione, ma nella sostanza no: Fabio Barzagli è un papà denunciato per aver voluto accudire almeno un giorno il proprio bambino; la donna di Cittadella è una delle clienti dell’avvocato Coffari che da anni privava il bambino del suo papà.

  2. Melania ha detto:

    Come potete dubitare del nobile scopo di difendere i diritti dei bambini ad avere i loro papà? Sarà mica perché l’esistenza di queste pagine conferma il sospetto che tutto ciò a cui sono interessati è il risparmio del denaro da dare alla prole?
    Faccio notare anche che invitare a non pagare il mantenimento dei figli è invitare a commettere un reato.
    https://www.facebook.com/pages/LN-Obiettori-di-Coscienza-al-Mantenimento-Indiretto-dei-Figli/143462375771916

    • Art. 570 cod.pen. in tema di “violazione degli obblighi di assistenza familiare”: “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa da lire duecentomila a due milioni.
      Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:
      1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge;
      2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa;.
      Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato e’ commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma…”

  3. nerodavideazzurro ha detto:

    Sarà forse che, effettivamente, non tutte le circostanze concrete in cui un minore si trova inserito siano uguali come non uguali i genitori che in tali circostanze fanno crescere (o tentano e/o non vi riescono) i figli minori? E, allora, se non sono uguali circostanze e persone perché volete che il giudice decida in modo rigido quando è la legge stessa a prevedere un ambito di elasticità, soprattutto basando determinazioni giuridiche su pareri di esperti della crescita e della psiche infantile e assistenti sociali?
    Vi ricordo, giustappunto, che l’organo giudicante del tribunale per i minorenni è composto da due togati e due esperti, in particolare uno di sesso machile ed uno di sesso femminile, e ciò non a caso.
    Io, onestamente, ci vedo poco dei sofismi gorgiani, basta pensare che si devono applicare ugualmente le leggi a situazioni concrete effettivamente omogenee.

    • Lei non ha colto il tema del post, che non riguarda cosa ha deciso o cosa non ha deciso il Giudice (difatti ho precisato: non entro nel merito del provvedimento giudiziario); si parla del fatto che risulta incoerente chi, di fronte a due persone che commettono il medesimo reato, si dichiara favorevole o contrario alla disobbedienza civile come forma di protesta a seconda del soggetto che disobbedisce; risulta incoerente chi un giorno bacchetta un giornalista perché “istiga alla disobbedienza” e pochi mesi porta ad esempio un disobbediente. Lei lo trova incoerente o no?

      • nerodavideazzurro ha detto:

        Se parla del punto di vista del cittadino medio, spesso poco e male informato, le posso dare ragione. Ma io mi chiederei, allora,dove risieda la causa di ciò. Ed è questione del pari affascinante. Scusi se non ho colto la sfumatura, ma – me lo deve concedere – spesso è facile saltare a conclusioni e “prendersela” con chi emana la sentenza o chi deve eseguirla (spesso in malo modo, ne convengo).
        Sì, a parità di fatti commessi e circostanze fare le banderuole sa d’incoerenza.
        E speriamo, almeno, sia disinteressata st’incoerenza…

  4. Melania ha detto:

    L’insinuazione sull’avvocato Coffari, la cui figura sembra coincidere con quella a proposito della pedofilia repressa dei “sedicenti operatori antipedofilia” (per cui ho avuto la conferma alle mie deduzion) è comunque un altro esempio di bispensiero. Sì, perché l’affaire PAS in Italia parte proprio dall’iniziativa di altri avvocati, stavolta specializzati nella difesa di presunti pedofili, alcuni dei quali poi condannati in via definitiva e inchiodati da prove innegabili. Eppure nessuno si permetterebbe di insinuare alcunché sulla correttezza o onestà di questi professionisti. Il diritto alla difesa è riconosciuto ma è lo stesso diritto alla difesa che si pretende per padri accusati di pedofilia e che si nega per madri e figli che accusano padri di pedofilia.
    Molto curioso e singolare questo doppiopesismo. Molto di cattivo gusto, anche.
    Il signor Giuseppe mi ha accusata di attaccare l’uomo per attaccare le sue idee, riferendosi a Gardner, un presunto psichiatra che accusava i bambini di sedurre gli adulti. In seguito ho letto lo stesso signor Giuseppe ammettere di utilizzare il metodo di attaccare la persona per affossarne le idee perché è un metodo che gli consente un risparmio di tempo.
    Dove? Nei commenti? Al bar con gli amici? Perché lei si è espresso come un professionista dell’informazione. E, infine, lo ritrovo qui ad insinuare in qualche modo una colpa sulle spalle di un avvocato che difende una cliente risultata perdente.
    Insomma, difendere chi perde le cause insozza i relativi avvocati o consulenti? Tutti o solo chi difende la parte opposta alla sua, signor Giuseppe?

  5. mario ha detto:

    Dice bene la signora Melania, Gardner è un presunto psichiatra, perché finora prove che si sia laureato in medicina e specializzato in psichiatria non ne sono state trovate. Se qualcuno è in grado di portarci queste prove oggettive, lo aspettiamo. Siamo in tanti ad aspettarle, da tempo.

  6. Giuseppe ha detto:

    Io ho solo fatto osservare che la signore che crede che le persone riconosciute innocenti sarebbero a suo dire colpevoli, è pubblicamente associata dalla rivista Tempi con l’area abusologa. Piunto. Attaccare le persone è tutt’altra cosa: è quanto abusologi fanno contro Gardner diffamato come pedofilo, mettendo in dubbio la sua laurea etc.

    • mario ha detto:

      Signor Giuseppe, ma se lei può dimostrare dove, quando e in cosa si sia laureato e specializzato Gardner io sono qui. Però, pur continuando a scrivere in questo spazio, vedo che non lo ha ancora fatto…

      • Andrea Mazzeo ha detto:

        Questo presunto sig. Giuseppe (credo sia il nuovo nick di una vecchia conoscenza, ex-doppiotrickster e attuale batman, nick scelto non casualmente visto che Giuseppe è il padre per antonomasia) non può risponderle perché sa bene che Gardner non si è mai specializzato né in psichiatria né in neuropsichiatria infantile, né in medicina-legale; però s’è inventato il mestiere di medico-legale, psichiatra e neuropsichiatra infantile. La sua teorizzazione della PAS con la confusione tra sintomi e segni, e altre amenità che ha scritto mi fanno dubitare anche della sua laurea in medicina, ma su questo non ho prove.

  7. Giuseppe ha detto:

    Quanto all’avvocato non è questione di perdere le cause. Chi più chi meno, capita a tutti gli avvocati. Ma qui c’è il contrasto fra il dire di difendere i bambini, e le decisioni della magistratura che più volte ha adottato la misura massima dell’allontanamento dei figli da sue clienti (come da talk show in cui queste signore vanno a dirsi vittime dei giudici minorili). La vera questione sono i bambini che hanno avuto la vita DEVASTATA.

  8. Vi ricordo il tema del post: come può chi ha condannato la disobbedienza civile (ovvero il non rispettare un ordine del Tribunale) poi approvare il medesimo metodo di protesta senza cadere in evidente contraddizione?
    La disobbedienza civile è una forma di lotta politica, attuata da un singolo individuo o più spesso da un gruppo di persone, che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata particolarmente ingiusta, violazione che però si svolge pubblicamente, in modo da rendere evidenti a tutti e immediatamente operative le sanzioni previste dalla legge stessa.
    L’obiettivo di chi attua questa strategia di lotta è quello di evidenziare, mediante la propria disobbedienza, l’ingiustizia, a suo avviso palese, della norma di legge e le conseguenze che essa comporta. Questa forma di protesta parte dal presupposto che lo stato è una costruzione umana, che non è infallibile, e che è diritto dovere dei cittadini di vigilare affinché esso non abusi del suo potere. Gandhi affermava: “noi cessiamo di collaborare coi nostri governanti quando le loro azioni ci sembrano ingiuste. Questa è la resistenza passiva”.
    Se si pratica e addirittura si propaganda la disobbedienza civile, come nel caso della pagina facebook citata nel commento di Melania, non si può poi condannare una persona che propone lo stesso metodo di protesta perché “istiga al reato”. E’ questo il punto.
    Quale norma o quale atto giudiziario è preso di mira dalla protesta non è oggetto del post. Non di questo post, almeno.

  9. Giuseppe ha detto:

    Il vero affido condiviso con mantenimento diretto sarebbe già legge, solo che non viene applicata dalla magistratura, tanto che esiste un ricorso presso la Corte Europea per i Diritti Umani. Comunque il sito “obiezione di coscienza al mantenimento indiretto” mi risulta sia gestito da un papà domiciliatario che non prende mantenimento indiretto. Questa è la coerenza.

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