Il paradosso

Il termine paradosso deriva dal greco ed e’ composto da para (contro) e doxa (opinione).

Indica una proposizione formulata in evidente contraddizione con l’esperienza quotidiana (dall’enciclopedia Treccani: affermazione, proposizione, tesi, opinione che, per il suo contenuto o per la forma in cui è espressa, appare contraria all’opinione comune o alla verosimiglianza e riesce perciò sorprendente o incredibile) o con i  principi elementari della logica; in questo caso, conduce ad una contraddizione.

Secondo il filosofo Mark Sainsbury è “una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile”.

Piergiorgio Odifreddi in C’era una volta un paradosso scrive:

I paradossi sono smagliature di assurdita’ nel tessuto della conoscenza: dapprima ci fanno dubitare delle nostre credenze e poi ci spingono a ridefinire i nostri concetti.

Tra i paradossi più antichi e più discussi c’è quello del mentitore, che viene presentato in moltissime versioni, come, ad esempio, quella in cui il cretese Epimenide  afferma “tutti i cretesi sono mentitori”.  Sia che si consideri l’affermazione vera, sia che la si consideri falsa, si cade in contraddizione e non è possibile determinarne il valore di verità.

Oggi sono incappata in una situazione del genere.

E’  stato ripubblicato nella sua nuova sede ufficiale un vecchio post del blog Finché morte non vi separi, di cui ho già parlato qui.

Il post si intitola “Amore Criminale” non mi piace e ci spiega che il programma tv, pur parlando di storie vere, è falso:

La musichetta a tema. La trama in versione thriller. Un copione che tiene insieme tutti i pezzi della storia con una traccia coerente che stabilisce che lei è vittima vittimizzata e lui carnefice.

Storie vere, senza dubbio, ma “narrate” in modo ufficiale e dunque falso.

Perché “Amore criminale” è falso secondo l’autrice?

Sono sopravvissuta ad una violenza e se io fossi morta e avessero fatto una trasmissione su di me avreste visto le mie immagini con l’abito da sposa (che non ho), il sorriso di fanciulla, i sogni di realizzazione e di maternità (mah!) e tutto quello che compone un racconto in cui si dica che io altro non volevo nella vita che tenere unita la famiglia e restare per i figli o comunque per alti valori intrinseci della mia esistenza. Che esistano altri modelli femminili non è neppure concepibile.

Ne viene fuori una narrazione piena di cliché e inutili stereotipi che non aiuta nessuna in un processo di identificazione e riconoscimento perché io che guardo quella trasmissione vedo cose che sembrano non avere l’ombra di una contraddizione. Io non esisto in quel racconto.

La tesi è questa: la narrazione di “Amore criminale” è falsa perché io, che sono sopravvissuta ad una analoga violenza, non mi ci riconosco.

Ma noi, ormai, sappiamo che l’autrice dell’articolo non è affatto una sopravvissuta, ma una che finge di esserlo; il suo è un personaggio inventato, come chiarisce la nuova pagina: Marina è un personaggio di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

L’autrice afferma che chi non ha fatto esperienza diretta di qualcosa non può che offrirci una narrazione falsa. Afferma di saperlo grazie alla sua esperienza diretta.

Ma l’autrice non ha alcuna esperienza diretta, quindi anche la sua narrazione è falsa: di conseguenza dobbiamo considerare vera l’affermazione “chi non ha esperienza diretta di qualcosa può offrirci una narrazione vera”, il che ci porta ad una insolubile contraddizione, perché dovremmo tornare a considerare vera anche la narrazione dell’autrice, che ci dice che “chi non ha esperienza diretta di qualcosa può offrirci una narrazione vera” è una affermazione falsa…

Questo articolo è un paradosso.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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10 risposte a Il paradosso

  1. Paolo1984 ha detto:

    in effetti è una grossa contraddizione. Ma poi le immagini in abito da sposa le mostrano solo se lei era effettivamente sposata e così il resto. Il programma mette in forma narrativa storie (reali) di persone..non di “modelli”

  2. Carlo ha detto:

    Visto che le storie di amore criminale sono vere e non racconti di fantasia, non è che lo spettatore vi si deve riconoscere e immedesimare, come dice qualcuno, ma deve semplicemente osservare e imparare a riconoscere in tempo la violenza, prima che sia troppo tardi. E ogni tanto deve tacere, per rispetto alle vittime di vera violenza.

  3. Sonia ha detto:

    Infatti la mia impressione è che l’autrice abbia visto una sola puntata e il resto l’abbia condito di pregiudizi personali.

  4. Giuseppe ha detto:

    Amore criminale è un programma femminista che istiga all’odio di genere selezionando solo donne uccise e dipingendole come vittime innocenti della follia maschile. Viene omesso che se uno o una viene ucciso è perché si attira addosso odio, provocando l’altro o l’altra fino all’esplosione. Pensiamo ad esempio all’omicidio di Melania R., risultata essere secondo la sentenza di primo grado personalità dominante che umiliava il marito.

  5. Giuseppe ha detto:

    Marco, forse ti sfugge che qui stiamo parlando di omicidi familiari, di amore che si trasforma in odio. È in questa categoria che le vittime innocenti sono la minoranza.

    • Marco ha detto:

      Poiché qualcuno IPOTIZZA che Melani non stesse zitta e buona a sopportare i tradimenti del marito (anche nel momento della nascita di sua figlia), ma magari ci litigasse, per te se l’è cercata e meritata? Non accettare che il proprio uomo abbia delle amanti fa di una donna una provocatrice che merita la morte? Se tu dovessi avere una figlia, e questa da adulta fosse uccisa da suo marito perché magari lui la tradisce e lei vuole separarsi o vuole che lui interrompa queste storie, tu diresti che tuo genero le ha dato la giusta punizione? No comment di nuovo…

    • Marco ha detto:

      Ecco un esempio proprio di motivazione assurda per l’omicidio della propria moglie: una tuta di calcetto non lavata… Temo che la presenza di pagine facebook e blog che giustificano l’omicidio delle mogli per togliersi un fastidio e non pagare il mantenimento stia facendo uscire di senno troppi uomini. C’è il divorzio: se non si sta più bene con la propria moglie, basta lasciarsi. Io credo che vadano cercati gli amministratori di quelle pagine e arrestati per istigazione all’omicidio.

      LORIA (Treviso) – Prepara un agguato per la moglie, la aspetta in garage e cerca di ucciderla prima soffocandola e poi incendiando l’auto sulla quale l’aveva caricata. La donna, 30enne, si è miracolosamente ripresa quando ormai le fiamme avevano avvolto il mezzo ed è riuscita a scendere. Si è salvata ma è gravemente ustionata al volto e alle mani. Il marito, impiegato di 34 anni, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Pare che a scatenare la furia dell’uomo, in crisi con la moglie da parecchi mesi, sia stata la tuta del calcetto che la donna, anche lei impiegata, non gli avrebbe lavato.

      Il marito aveva preparato tutto, approfittando del fatto che la compagna era fuori con i colleghi per una cena aziendale. Ha messo a letto i due figli di 4 e 2 anni, poi ha caricato una tanica di benzina sul baule della Daiatsu Sirio e poi ha aspettato, pazientemente che la moglie, 30 anni, tornasse a casa. Appena la donna è entrata in garage, l’ha aggredita tentando di soffocarla. La donna ha perso i sensi e lui l’ha caricata sul sedile del passeggero ed è partito a folle velocità verso Riese Pio X. Durante il tragitto, la moglie si è ripresa e allora lui le ha di nuovo stretto le mani intorno al collo fino a farla svenire di nuovo. Nella concitazione, dopo circa 5 chilometri, è uscito di strada ed è finito contro un palo di cemento. A quel punto è uscito dal finestrino e ha preso la tanica di benzina, con la quale ha cosparso l’auto e le ha dato fuoco lasciando che la moglie bruciasse viva. Miracolosamente la donna si è svegliata ed è riuscita a scendere dall’auto. Soccorsa da un residente la 30enne è stata trasferita al centro grandi ustioni di Padova. Ha ustioni di secondo e terzo grado alle mani e al volto. Nel frattempo il marito era tornato a casa, si era cambiato d’abito e aveva messo i vestiti sporchi di benzina in lavatrice. Ai carabinieri che lo arrestavano ha detto: «Non la sopportavo più e non mi ha lavato la tuta del calcetto».

      Milvana Citter
      18 gennaio 2013 (modifica il 19 gennaio 2013)
      http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/18-gennaio-2013/tenta-uccidere-moglie-inscena-incidente-stradale-2113606319436.shtml

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