Riflessioni sullo stupro II

TARcardgold

Il concetto di “rape myths” (miti sullo stupro) fu introdotto negli anni 70 dagli studi

  • Rape Myths: In Legal, Theoretical, and Everyday Practice, di Julia R. Schwendinger e Herman Schwendinger (1974)
  • Against Our Will, di Susan Brownmiller (1975)

I miti sullo stupro sono definiti

false beliefs, stereotypes, or prejudices about rape, rape victims, or rapists. The acceptance of rape myths is associated with factors such as gender role stereotyping, sexual conservatism, and a tolerance for interpersonal violence 

(false convinzioni, stereotipi o pregiudizi sullo stupro, sulle vittime di stupro o sugli stupratori. L’accettazione dei miti sullo stupro è associata a fattori quali il concetto di ruolo connesso al genere e stereotipato, il tradizionalismo in merito all’argomento sesso e alla tolleranza nei confronti della violenza nelle relazioni interpersonali).

I miti sullo stupro – scrive la Brownmiller – appaiono come pietre d’angolo in molte ricerche pseudo-scientifiche sulle sessualità femminile: sono citati da molti cosiddetti “esperti” … e nascondono deliberatamene la vera natura dello stupro.

Gli Schwendinger presentano parecchi miti diffusi, ad esempio che lo stupro sarebbe impossibile senza il consenso dell vittime, che le donne “chiedono di essere stuprate”  o che lo stupro è il risultato di un “incontrollabile impulso sessuale“.

Anche la Brownmiller cita un gran numero di miti, ad esempio “the beautiful victim” (è l’avvenenza della vittima a scatenare lo stupro), il fenomeno delle “false accuse”, l’esistenza di un “masochismo femminile” alla radice del problema, o l’esistenza di uno “stupratore-tipo” o di una “vittima-tipo”.

Entrambe le teorie sostengono che la “mitologia” sviluppatasi attorno allo stupro è funzionale al perpetuarsi delle aggressioni sessuali contro le donne, in quanto tende a colpevolizzare  la vittima, assolvere l’aggressore e minimizzare/giustificare l’atto dello stuprare.

In questo senso, il “mito sullo stupro” assolve la medesima funzione di altri costrutti e la sua teorizzazione presenta analogie con la teoria di Lerner sul “mondo giusto”, ad esempio, o quella di Ryan sulla “colpevolizzazione della vittima”.

Nel 1980 Martha Burt pubblica Cultural Myths and supports for rape; è sua la definizione di “miti sullo stupro” come “pregiudizi, stereotipi o false convinzioni sullo stupro, sulle vittime di stupro e sugli stupratori”.

Anche secondo la Burt  i miti sullo stupro creano un clima sfavorevole alle vittime, poiché “l’effetto prodotto dal mito è la negazione o la minimizzazione dello stupro, e la colpevolizzazione della vittima”.

Nel libro presenta anche il primo strumento per “misurare” il livello di “accettazione” (endorsement) del mito, la RMAS, ovvero Rape Myth Acceptance Scale.

Cosa misura la RMAS? Misura il livello di adesione dell’individuo alla “mitologia” sullo stupro, cioè fino a che punto un individuo accetta acriticamente le false convinzioni  sull’argomento.

Per creare la RMAS la Burt ha esaminato una grande quantità di variabili inerenti al vissuto, alla personalità, alle esperienze e alle attitudini dell’individuo, arrivando a concludere:

“i dati presentati (in questo studio) suggeriscono che la combinazione della pressione esercitata dagli stereotipi relativi al ruolo connesso al genere e la giustificazione della violenza, avvertita come lecita nelle relazioni interpersonali, hanno contribuito a produrre un tasso di stupri negli Stati Uniti che è il più alto fra i paesi industrializzati.”

Nel 1994 Kimberly Lonsway e Louise Fitzgerald pubblicano RAPE MYTHS. In Review e ridefiniscono il costrutto “rape myth” sulla base dei concetti di “mito” e “stereotipo”.

In psicologia, sociologia, filosofia e antropologia, il mito è una falsa convinzione che spiega dei fenomeni culturali, la cui importanza risiede nel mantenere lo status quo: il mito serve ad impedire il modificarsi della sistema-società così come è codificato.

La Lonsway e la Fitzgerald parlano di cultura dello stupro, definita come quell’insieme di idee generalmente false ma comunemente accettate che servono a negare/giustificare le aggressioni maschili contro le donne.

Una delle ragioni per cui si accettano i miti sullo stupro è che la loro natura è simile a quella dello stereotipo.

Nella psicologia sociale uno stereotipo corrisponde a una credenza o a un insieme di credenze in base a cui un gruppo di individui attribuisce determinate caratteristiche a un altro gruppo di persone. Gli stereotipi assomigliano molto a degli schemi mentali: utilizzando uno stereotipo per valutare una persona noi non facciamo altro che utilizzare come scorciatoia mentale l’ipotesi che chi rientra in una determinata categoria avrà probabilmente le caratteristiche proprie di quella categoria.

Lo stereotipo semplifica… in altri termini: ci permette di pensare di meno.

Un’altra analogia fra lo stereotipo e il mito sullo stupro è che spesso sono indebite generalizzazioni di un caso particolare. Ad esempio: è possibile che esista un ebreo avaro, ma questo non può portarci a concludere che tutti gli ebrei sono tendenzialmente avari. Allo stesso modo, è possibile che una donna menta e accusi di violenza un uomo innocente, ma questo non significa che è molto probabile che le donne mentano, né che spesso le donne mentono in merito allo stupro; anzi, le statistiche dimostrano che “le false accuse” sono numericamente di molto inferiori alle violenze accertate.

Andiamo a vedere alcuni fra i miti più diffusi:

  • sono le vittime a provocare lo stupro
  • le donne hanno fantasie sessuali nelle quali vengono stuprate (quindi, sotto sotto, alle donne piace essere stuprate)
  • lo stupro è un atto impulsivo, non premeditato
  • solo “un certo tipo di persone” rischia di subire uno stupro (le donne belle e giovani, quelle vestite in un certo modo, quelle che abusano di alcol e/o droghe…)
  • le donne vengono stuprate perché hanno prima “provocato” lo stupratore per poi negare il rapporto sessuale
  • se un uomo è eccitato, non può fermarsi e “deve” stuprare
  • le donne dicono “no”, ma intendono “si”
  • alle donne piacciono i “cattivi ragazzi”, quelli aggressivi, che le trattano male.

Ma ce ne sono molti, moltissimi altri.

Un alto livello di condivisione della “cultura dello stupro” è in relazione con la predisposizione a stuprare?

Le ricerche in merito suggeriscono di si. Certo non è l’unica causa, ma molto probabilmente una delle cause che possono contribuire a fare di uomo uno stupratore.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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17 risposte a Riflessioni sullo stupro II

  1. Paolo1984 ha detto:

    una donna può avere le fantasie sessuali che vuole ma non significa che voglia essere stuprata..stesso discorso per il “cattivo ragazzo”,(che non è di per sè sinonimo di stupratore) può anche attrarre, ma non c’entra nulla con lo stupro nè lo giustifica. Insomma nè eventuali fantasie nè eventuali preferenze femminili nella scelta del partner giustificano un rapporto sessuale imposto contro il consenso, e un uomo sa sempre quando il consenso c’è e quando non c’è e non ci sarà mai..per me lo stupratore è sempre consapevole di stuprare..
    Quanto alle “false accuse” come hai detto anche tu sono poche, e quasi sempre vengono scoperte dagli inquirenti

  2. Emanuele Di Felice ha detto:

    “il mito è una falsa convinzione che spiega dei fenomeni culturali, la cui importanza risiede nel mantenere lo status quo: il mito serve ad impedire il modificarsi della sistema-società così come è codificato.”
    Una spiegazione alternativa sullo stupro è vera o falsa se corrisponde alla realtà.Ma se si cerca di affossare un’altra spiegazione ricorrendo alle conseguenze,siamo nel campo dell’ARGOMENTUM AD CONSEQUENTIAM.

    “Ora applichiamo il buon senso alla dottrina che vuole gli uomini si diano allo stupro per gli interessi del genere cui appartengono.
    Un violentatore rischia sempre che la donna si difenda e lo colpisca.
    In una società tradizionale rischia la tortura,la mutilazione e la morte per mano dei parenti della vittima.Nella società moderna rischia la prigione.
    Davvero gli stupratori,nell’assumersi questi rischi,si sacrificano ALTRUISTICAMENTE per il bene dei miliardi di estranei che compongono il genere maschile?….in genere i violentatori,compiono le loro belle imprese in privato e cercano di tenerle segrete….l’idea che tutti gli uomini siano impegnati in una brutale guerra contro tutte le donne cozza contro l’elementare dato di fatto che gli uomini hanno madri,figlie sorelle e mogli che stanno loro più a cuore di quanto stiano loro a cuore la maggior parte degli altri uomini…..
    come fa notare la femminista Wendy Mcelroy:”persino il marito,il padre,il figlio più amorevole e gentile trae beneficio dallo stupro della donna che ama.Nessuna ideologia che muova accuse così spietate agli uomini come classe può medicare alcuna ferita.può solo,come contropartita,generare ostilità….
    Meno di 1 su 10 “studi” ha messo alla prova ipotesi o ha usato metodi scientifici!!!
    (estratti da:Tabula Rasa ed.Mondadori,Steven Pinker pagg.444-445-446)

    affermare che lo stupro è un fatto culturale serve alle femministe per criminalizzare gli uomini,per questo una spiegazione alternativa da fastidio:non è utile nella quotidiana guerra contro i maski!!!.

    P.S.Sul desiderio sessuale femminile.
    “ogni coiti è uno sturpo”,sentenziavano alcune frange di femministe.
    “Difatti l’atto sessuale normale rende la donna schiava del maschio e della specie”,giurava S. De Beauvoir.
    Io non sono mai arrivato a tanto,ho solo parlato di disparità e diversità di bisogni.

    • “Davvero gli stupratori,nell’assumersi questi rischi,si sacrificano ALTRUISTICAMENTE per il bene dei miliardi di estranei che compongono il genere maschile?” Ma questo, ad esempio, dove l’avrei scritto?

      • Emanuele Di Felice ha detto:

        Non l’hai scritto,ma la “cultura dello stupro” significa che: gli stupratori agiscono non per fini sessuali,ma per fini di dominio sulle donne,e dunque gli stupratori non sarebbero altro che aguzzini del genere maschile.La “cultura dello stupro” significa che lo stupro è una tattica tramite la quale l’intero genere maschile opprime l’intero genere femminile.
        Lo stupro visto come un’attualizzazione,materializzazione di un principio,la “cultura dello stupro”.
        “la cultura dello stupro è viva e lotta insieme a voi”(gli innocenti,colpevolizzati dai crimini di pochi). Manifesto del collettivo femminista romano.
        “Meno di 1 su 10 “studi” ha messo alla prova ipotesi o ha usato metodi scientifici!!!”

      • Io ho scritto: cultura dello stupro, definita come quell’insieme di idee generalmente false ma comunemente accettate che servono a negare/giustificare le aggressioni maschili contro le donne. E ho citato il volume da cui l’ho preso. Non ho usato il termine “aguzzini” e, francamente, il significato dell’espressione “aguzzini del genere maschile” non è per niente chiaro…
        Non ho parlato di “intero genere maschile”, né di “intero genere femminile”.
        Anzi, il mio articolo ruota proprio al pericolo rappresentato dalle generalizzazioni.
        Quindi mi sento in buona fede se ti accuso di utilizzare una fallacia nota come lo “spaventapasseri” (the starw man), che si riscontra quando in un dibattito si cerca di confutare una tesi diversa da quella proposta: stai distorcendo ciò che ho scritto.

    • Melania ha detto:

      Io mi sento femminista. Come femminista non mi sento responsabile di ogni provocazione o esasperazione pronunciata in 150 anni da una qualsiasi delle centinaia di migliaia di attiviste passate su questo pianeta tanto quanto non ritengo tutti gli uomini colpevoli della cultura maschilista che non hanno creato ma che subiscono o accettano, così come non ritengo diritto dei mascolinisti (lo preferisce con la k?) l’incolpare tutte le femministe solo perché non si rendono conto della differenza tra il concetto di umanità maschile e quello di cultura patriarcale.
      Sono anni che leggo e sento le stesse cose, che leggo e sento che a queste cose (che sono scemenze, luoghi comuni, costruzioni che servono come spauracchio per far unire i paurosi sotto l’insegna della lotta ai diritti delle donne ) si danno risposte che non sono mai lette e ascoltate. E andiamo avanti così per decenni in una noia mortale e col continuo stress di subire accuse da chi non vuole vedere, non vuole sentire, vuole solo vincere e tacitare confronti e critiche.
      Ho veramente grossi dubbi sul fatto che la De Beauvoir intendesse ciò che vuole intendere lei mentre so perfettamente che tipo di provocazioni fossero le altre citate e in che contesti fossero pronunciate e oggi siamo nel 2013. Siamo nel 2013!!! Ma come vi può ancora venire in mente di citare frasi di rottura e di ribellione pronunciate 20/30/50 anni fa?
      Sarebbe come processare David Bowie per aver fatto una copertina vestito da donna negli anni ’70!

      • Paolo1984 ha detto:

        tutti i movimenti di liberazione hanno avuto e hanno correnti diverse, idee diverse al loro interno, estremismi e radicalismi discutibili vale per il movimento operaio, vale anche per il movimento di emancipazione della donna..ma questo non cambia il fatto che questi movimenti hanno contribuito al progresso sociale

  3. Giuseppe ha detto:

    Attenzione che le stesse statistiche secondo cui solo l’8% delle accuse di stupro sono certamente false, classificano come “zona grigia” il 60% delle accuse. Ed inoltre, a causa dell’inversione della prova, molti casi uomini condannati senza prove oggettive potrebbero essere vittime di false accuse. La realtà è quindi che nessuno sa quante accuse di stupro siano false: differenti statistiche variano dal 5% al 90%.

    • Alex19 ha detto:

      Dal 5 al 90% , certo, un range ristrettissimo; come dire o tutto o niente. Mi sembra una statistica molto attendibile…

  4. Il punto è che il signor Giuseppe scrive dei numeri, ma non riporta mai nessuna fonte… Per quello che ne sappiamo potrebbe anche esserseli inventati…

  5. Melania ha detto:

    Signor Giuseppe, guardi che ho cercato ovunque queste statistiche sulle false accuse e ce ne sono solo un paio, statunitensi, che dicono esattamente il contrario di ciò che afferma lei, per di più ho trovato tutt’una documentazione che denuncia che a diffondere il mito delle false accuse sarebbe il movimento maschilista ridenominato “mascolinista”, ovvero un certo numero di uomini ed una piccola percentuale di donne, per la maggioranza fortemente conservatori, ossessionati dall’idea di confutare proprio le denunce di stupro, di pedofilia e di maltrattamenti. E le statistiche non sono quelle cose per cui una persona ha la sensazione che un fenomeno occupi una data percentuale e l’opinione viene calvalcata e diffusa massicciamente come statistica, pur mancando di ogni criterio statistico fondamentale.
    La brutta sensazione che mi è rimasta addosso è che questa campagna serva ad insabbiare le denunce.
    Al contrario posso testimoniare che le donne non denunciano gli stupri per timore di ritorsioni, di lunghe battaglie legali che non hanno la forza di reggere e per timore di passare per bugiarda o seduttrice ipocrita.

  6. Melania ha detto:

    Questo articolo mi è parso un buon esempio. Molti altri casi gravi come questo hanno visto querele ritirate dalle donne per paura o nella speranza che il persecutore la smettesse. Le denunce ritirate sono false? E perché non pensare che le donne che ritirano le denunce lo facciano mentendo sul fatto che il rischio sia rientrato? Non è possibile stabilire con certezza se la persona è mendace a meno di un confessione confortata da prove nette. Farne, poi, un fenomeno a senso unico è incredibile. Nelle aule dei tribunali ci si aggira in campi minati di menzogne, ci sono anche persone che si autodenunciano come responsabili di crimini non essendolo.
    Statistiche ufficiali non esistono e persino i processi possono concludersi con l’assoluzione di assassini e stupratori o con la condanna di innocenti. E ciò riguarda ogni reato.
    http://27esimaora.corriere.it/articolo/antonia-le-botte-le-tre-denunce-ritirate-ci-chiedeva-aiuto/

    • “Antonia aveva denunciato tre volte l’ex convivente lo scorso anno, ma lui a sua volta sporgeva una controdenuncia e dopo pochi giorni si presentavano insieme a ritirare le querele. Così, formalmente, per la legge, era quasi come se non fosse accaduto nulla, il maresciallo della stazione poteva solo chiamare Mustafa e cercare di convincerlo, con le buone, a cambiare. Ma lui non cambiava: a dicembre Antonia si era fatta medicare in Pronto Soccorso e in tanti l’avevano vista in giro con il collare ortopedico. … Ha gridato anche l’ultima sera. L’hanno sentita i vicini. E le amiche hanno provato a telefonare: «Ci ha risposto lui, lei gridava, disperata. Abbiamo detto di lasciarla stare o chiamavamo i carabinieri». Lui ha riagganciato… Antonia Stanghellini, 46 anni, trovata dai carabinieri sabato sera poco dopo le venti, a terra nella sua cucina, in un piccolo condominio di Bernareggio, paese della tranquilla Brianza: quattro pugnalate, una al cuore, mortale.”
      Dovremmo chiederci: ritirare le denunce, perchè? Non erano false, eppure sono state ritirate. Secondo la logica del PM Pugliese, ad esempio- queello che il signor Giuseppe ama tanto citare – queste “denunce ritirate” sarebbero una prova delle cosiddette endemiche false accuse… Io credo invece che siano il frutto di quel processo di colpevolizzazione della vittima al quale contribuiscono i miti sullo stupro.
      Grazie Melania.

  7. Pingback: «La tua è una crociata»

  8. hero4rent ha detto:

    L’ha ribloggato su hero4rent.

  9. Pingback: Lo stupro | Blog delle donne

  10. Pingback: Un no è un no! | Blog delle donne

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