Ancora sull’Ordine degli Psicologi

Leggo questa notizia: il 5 febbraio avrà luogo un Convegno dal titolo Affrontare la Crisi della Famiglia nel nome dei Figli, organizzato da un coordinamento interassociativo che si chiama Colibrì.

colibri

I colibrì si descrivono così: è il coordinamento nazionale di associazioni che condividono i temi dei diritti fondamentali dell’infanzia e della genitorialità post separativa. Nasce per l’espressa volontà di associazioni di genitori separati, distribuite sul territorio nazionale, per affrontare i temi tipici della società negli ambiti di competenza con un approccio interassociativo rivolto alla coesione, proponendosi con uno sguardo d’insieme  all’interno del paese, ma anche aprendosi al dialogo al resto col resto dell’Europa e alle nazioni della sua community, con l’intento di produrre risultati condivisi e condivisibili, forieri di un auspicabile crescita sociale.

Ma chi sono i genitori separati del coordinamento Colibrì? Beh, c’è una netta predominanza di papà nel coordinamento: Papà separati Torino, Ass. Papà separati & figli Torino, Ass. Papà separati Asti, Ass. Papà separati Liguria, Ass. Papà separati Roma

Associazioni di mamme? Neanche una.

C’è il Movimento Femminile per la Parità Genitoriale, ma è un movimento che nasce principalmente con l’obiettivo di difendere il maschio dalla “mammizzazione” (se voi siete in grado di capire che significa… io, sinceramente, no), come possiamo leggere in questo articolo:  mi sento comunque di dedurre che, essendo la “mammizzazione” un qualcosa di negativo, certo le “mamme” non possono sentirsi rappresentate da questo Movimento…

Anche le Associazioni appartenenti a Colibrì che, dal nome, sembrerebbero accogliere senza discriminazioni mamme e papà, ad una analisi dei siti dedicati destano qualche sospetto: ad esempio in questa, Genitori Sottratti, trovo un articolo che definisce la ricerca sulla “violenza agita sul’uomo per mano femminile” una ricerca-sondaggio autorevole. Sappiamo, grazie alla Dott.ssa Olzai, Dr.ssa in Statistica per le Analisi Demografiche e Sociali presso l’ Università degli studi “La Sapienza” Roma, che quella ricerca è niente più che una pagliacciata creata ad hoc per negare la violenza di genere, quindi temo che anche Genitori Sottratti abbia qualche problema con il genere femminile e le sue specifiche problematiche…

Che c’entra tutto questo con l’Ordine degli Psicologi?

Giusto, stavo divagando…

Alle 12.40, il 5 febbraio, è previsto un intervento del Dott. De Palma, dal titolo Evoluzione del pensiero degli psicologi in tema di domiciliazione

Ma – mi sono detta – non sarà mica lo stesso De Palma Presidente dell’Ordine degli Psicologi (Consiglio Nazionale), che ha firmato quel documento a sostegno del doppio domicilio?

Qualcuno, in questi mesi, si sarà preoccupato di fornire al Dott. De Palma la corretta traduzione dello studio “Fathers’involment and children’s developmental outcomes: a systematic review of longitudinal studies” (Il coinvolgimento paterno e gli effetti sullo sviluppo del bambino: una analisi sistematica di studi longitudinali) di Sarkadi A, Kristiansson R, Oberklaid F, Bremberg S.?

Lo avranno avvisato che neanche lo studio di Poussin e Lebrun tratta dell’argomento della residenza alternata (anche perché è uno studio del 1999, e la residenza alternata è entrata nell’ordinamento francese solo nel 2002)?

Lo avranno avvisato che nel 2005 il Professor Poussin si è espresso non proprio a favore dell’esperimento doppio-domicilio, dichiarando espressamente che nel caso di bambini molto piccoli o di separazioni conflittuali, non è ragionevole progettarne la permanenza per un uguale periodo di tempo nella casa della madre e in quella del padre alternativamente?

Insomma, qualcuno gli avrà fornito una bibliografia un po’ più recente e un tantino più pertinente all’argomento in oggetto?

Questo convegno mi ha anche fatto tornare in mente che una lettrice aveva sottoposto alla mia attenzione un interessante documento (grazie Maria!) dal titolo Infants and overnight care – post separation and divorce – Guidelines for protecting the very young child’s sense of comfort and security, redatto dalla  Australian Association for Infant Mental Health, che tratta nello specifico del il senso di sicurezza e conforto necessario ad un sano sviluppo del bambino molto piccolo (dalla nascita ai 3 anni).

A proposito della stressante situazione che si viene a creare in caso di separazione e diviorzio, l’Associazione australiana dichiara:

1. If parental separation occurs before birth or in the first years of a child’s life, special consideration is needed to ensure the continuity of a healthy primary attachment, together, where possible, with the safe building or maintenance of a warm, available relationship with the second parent.

Se la separazione avviene nel primo anni di vita del minore, è necessario garantire la continuità di un sano “attaccamento” alla figura di riferimento primario, insieme – ove possibile – alla costruzione o al mantenimento di una adeguata relazione affettiva con l’altro genitore.

2. As this may be a very difficult time for all concerned, separated parents may need extra help to understand that frequent, fixed overnight shared-time parenting schedules during the first years, while well intentioned, may severely disrupt important developmental gains for their young child.

I genitori separati dovrebbero essere aiutati a comprendere, in un momento così difficile, che una rigida organizzazione delle notti da trascorrere ora con uno, ora con l’altro genitore, durante i primi anni di vita del bambino – seppure stabilita con le migliori intenzioni – può disturbare lo sviluppo dei bambini con conseguenze gravi.

3. Under the age of two years, overnight separations from the primary parent create unique stresses for the infant. In the majority of circumstances, non-essential overnight separations during these critical months of development are not advisable. Thus, in general, but always guided by the unique needs of each infant, prior to the age of two years, overnight time away from the primary care-giver should be avoided, unless necessary. Day times away from the primary parent should be kept to manageable periods of time, which can gradually increase as the infant matures.

Nei primi due anni di vita, la separazione dalla figura genitoriale principale nel momento del riposo notturno crea solo stress al bambino. Nella maggior parte dei casi, una separazione non causata da effettive necessità, in questi mesi critici per lo sviluppo, non è consigliabile. Perciò, in generale, ma sempre nel solo interesse di ogni singolo bambino, prima del raggiungimento del secondo anno dormire lontano dal care-giver principale è una situazione che andrebbe evitata, a meno che non si rendesse per qualche ragione assolutamente necessario. Per ciò che riguarda le ore diurne, l’allontanamento dalla figura genitoriale di riferimento dovrebbe essere gestito per periodi di tempo che possono gradualmente aumentare mano a mano che il bambino cresce.

L’uso del termine care-giver ci riporta direttamente a quella pietra miliare della psicologia dello sviluppo che è il monumentale lavoro di John Bowlby, la teoria dell’attaccamento.

Il lavoro di Bowlby, al di là degli anni dedicati alle osservazioni cliniche, si basa su importanti studi sperimentali, attraverso i quali dimostra che il bambino possiede
una “predisposizione biologica” a sviluppare un legame di attaccamento nei confronti di
una sola persona, quella che si prende cura di lui (il care-giver principale). Tale predisposizione è geneticamente determinata e geneticamente trasmessa perché funzionale alla sopravvivenza dell’individuo e della specie.

Secondo Bowlby, l’attaccamento può essere definito come un sistema comportamentale, ovvero come un’organizzazione interna all’individuo, il cui obiettivo primario è quello di mantenere o ricercare la vicinanza ed il contatto con una determinata persona, considerata appunto la figura di attaccamento. Più in generale, l’attaccamento e, per converso, la paura del nuovo e dell’estraneo, viene interpretato come sistema motivazionale primario, la cui funzione fondamentale è quella di mantenere una condizione relativamente stabile fra l’individuo e il suo ambiente, garantendo l’equilibrio fra una condizione esterna di sicurezza e una condizione interna di sentirsi sicuro.

Due sono le ipotesi centrali nella costruzione teorica di Bowlby: in primo luogo che
lo stile di attaccamento che il bambino sviluppa dipende strettamente dalla “qualità” delle
cure materne ricevute. In secondo luogo che lo stile dei primi rapporti di attaccamento influenza in misura considerevole l’organizzazione precoce della personalità e soprattutto il concetto che il bambino avrà di sé e degli altri.

Entrambe queste ipotesi sono state ampiamente convalidate dalle ricerche empiriche.

E’ chiaro che né la teoria di Bowlby né il documento dell’Associazione australiana negano in alcun modo gli effetti positivi di un eventuale coinvolgimento paterno, né che un padre non possa essere il care-giver principale. Ma entrambe ci raccontano di come sia fondamentale, per un  bambino molto piccolo, creare con un care-giver una relazione privilegiata.

Quando parliamo di un bambino molto piccolo, parliamo di un essere umano in una particolare fase dello sviluppo e con esigenze molto particolari. Quando parliamo di overnight care, cioè del momento di andare a dormire, parliamo di un momento che, per i bambini molto piccoli, è un momento di per sé fonte di grande angoscia, anche all’interno di una famiglia integra e felice.

Un bambino nei primi due anni di vita vive l’angoscia maggiore soprattutto per l’allontanamento della madre, anche se momentaneo: nel lattante questo tipo di angoscia porta a vere e proprie crisi di pianto prolungato, il piccolo crede di aver perso la madre, non la vede più, e la sua angoscia si traduce in aggressività e paura.

Ogni genitore bene informato sa che per favorire un sonno regolare in un bambino molto piccolo occorre imparare a rispettare un determinato rituale (cantare una ninna-nanna, salutare tutti i giocattoli, raccontare una fiaba), al fine di ricreare ogni volta la medesima situazione.

Alla luce di tutte queste considerazioni, di tutti questi autorevoli pareri, si vuole ancora sostenere che il doppio domicilio, cioè lo sballottare di qua e di là un bambino a dispetto della sua età, non sia una prospettiva meramente adultocentrica, creata affinché la separazione sia organizzata in modo ottimale sulla base delle esigenze degli adulti?

Sarei veramente di curiosa di ascoltare l’intervento del Dott. De Palma in merito alla questione…

E mi piacerebbe sentire anche il parere di qualche mamma, visto che non sembrano fare parte del gruppo dei Colibrì.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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19 risposte a Ancora sull’Ordine degli Psicologi

  1. Melania ha detto:

    Sì, ho letto in giro che la regione Veneto ha stanziato un sacco di denaro pubblico per aiutare i padri separati e poi s’è fatta pubblicità raccontando di avere aiutato i genitori separati, senza specificare che si riferivano solo ad una metà dei genitori: quella maschile.
    Cosa vuoi che importi a questa gente delle madri separate, che evidentemente sono ancora più piccole dei colibrì.

  2. Psicologo ha detto:

    [“Ma – mi sono detta – non sarà mica lo stesso De Palma Presidente dell’Ordine degli Psicologi (Consiglio Nazionale), che ha firmato quel documento a sostegno del doppio domicilio?”]
    …Prima di scriverci sopra un articolo, le sarebbe bastato poco per verificare che il Presidente degli psicologi si chiama Giuseppe Luigi Palma (http://www.psy.it/archivio/allegati/2012_10_25.pdf).
    Comunque non risulta nessun Palma o De Palma nel programma del convegno che ho trovato io sul web [http://www.nelnomedeifigli.it/public/programma_convegno.pdf], abbiamo forse due versioni diverse? Avrei verificato subito se solo lei avesse linkato il programma… come mai l’unico link che manca dal suo articolo è proprio quello al convegno, non le fa piacere se i suoi lettori cliccano sulle fonti in campo nemico? (‘oppa Frassi-style)

    • Ovviamente quella sul Dott. De Palma era una domanda retorica.
      Visto che i miei lettori sono tutti dotati di pollice opponibile, sono sicura che sono perfettamente in grado di cercarsi su google il convegno in oggetto senza riscontrare difficoltà alcuna. Sta insinuando che mi sono inventata dati sul convegno?
      Tutte le informazioni le ho prese dal sito dei colibrì. E’ facilissimo: basta digitare “colibrì coordinamento interassociativo”. Il Convegno, ovviamente è in evidenza, e c’è il Dott. De Palma. Pensa di potercela fare?

      Ah, io ritengo di non avere nemici. O mi sta dicendo che ne ho?

    • Marco ha detto:

      http://www.colibri-italia.it/2013/01/5-febbraio-convegno-e-2-tavolo-tecnico.html
      Signor Psicologo, non è il Ricciocorno ad aver sbagliato, dovrebbe chiedere proprio a Colibrì perché sul proprio sito, da me linkato, risulta Giuseppa Luigi Palma, presidente dell’ordine degli psicologi, come relatore, e invece nel link postato da lei c’è il segretario dell’Ordine Barcucci. Il dottor Palma è proprio colui che ha firmato il documento sul doppio domicilio commentato dal Ricciocorno.

  3. Un genitore che ama ha detto:

    Mi permetto di rispondere e di farle notare come il convegno, come l’associazione porti avanti un discorso tutt’altro che in disaccordo alle teorie di Bowlby. Nella teoria dell’attaccamento si parla appunto che il bambino per crescere ha bisogno di figure di attaccamento certe, le rammento che il suddetto studioso ha prodotto tale studio basandosi su dati evidentemente condizionati dal modello culturale e sociale ove la donna era vista come accuditrice mentre il padre colui che si occupava di aspetti diversi e non di cura del bambino. E’ quindi ovvio che se un bambino riceve cure, affetto e nutrimento dal solo unico essere presente nella sua vita, lei pensa che possa attaccarsi ad altri?La società è nel frattempo cambiata drasticamente, la donna e l’uomo hanno deciso di stabilire altre modalità di rapporto e di realizzazione personale. E’ quindi evidente che la dove i compiti vengono svolti da entrambi i genitori, e dico veramente svolti, allora ecco che il concetto di attaccamento non può che allargarsi. Quindi chi oggi porta avanti la bigenitorialità non fa altro che affermare l’indubbio vantaggio garantito dalla presenza costante e di cura reale
    dei figli da parte di entrambi! Vedo che lei si concentra molto nel rivendicare l’attaccamento nei primi 3 anni di vita, le vorrei far notare che quando si parla di separazioni il problema dei bambini è quello di non ricevere più il contributo necessario alla crescita del genitore che viene espulso dalla vita del figlio e che quindi è solo marginale! Quindi alla fine dei giochi per difendere l’attaccamento ad un solo genitore si ottiene di fargli mancare nel futuro l’altra metà del cielo! Il parere degli psicologi è chiaro sul punto…..garantire il reale apporto affettivo e di cura di entrambi i genitori non può prescindere dalla convivenza, poiché con la convivenza paritetica si garantisce il bambino dall’egoistico ragionamento di certi genitori che pensano che il figlio sia una proprietà personale, che per crescere basti solo l’amore, l’esempio e l’educazione propria!
    Se quindi la famiglia unita sarebbe la soluzione ideale di crescina a patto che ella sia sana, nella famiglia separata non si può prescindere dall’adottare una soluzione di condivisione. Quando poi lei parla di rituali, ninne nanne etc….anche queste sono argomentazioni destituite di fondamento, poichè dipende sempre chi è il padre in questione, la sensibilità che ha, i padri di oggi sono sdoganati oramai e non ci vedono nulla di male nel dare ai figli queste attenzioni, basta dargli le possibilità. Quando questo accade, non è raro che i figli sappiano apprezzare a tal punto la figura paterna da manifestare un attaccamento fortissimo. Forse il problema di certe persone è quello di sentirsi minacciate, di non vedere quel bambino così attaccato a loro, di vederlo fin dall’inizio della loro vita legato ad altro soggetto capace ed amorevole e forse anche più rassicurante. I conflitti e le competizioni nascono in realtà dalla paura degli adulti di vedere minacciato il ruolo che ci fa sentire realizzati, così avviene sul lavoro, nella società in genere ed altrettanto accade nella famiglia. Le donne e madri sicure di se, sono le prime a premere per la frequentazione stabile dei figli con il padre, quelle insicure ed egoiste e vendicative usano i figli per i propri scopi. Le prime andrebbero sostenute e difese, anche da quegli uomini indegni che sono dediti alla violenza, le seconde dovrebbero essere emarginate perché i danni che possono procurare ai figli nella crescita sono ancora peggiori del “presunto” danno che i figli subiranno dovendosi spostare da una casa all’altra! Quando dice che in casi di conflittualità non è consigliabile la doppia domiciliazione, faccio presente la pericolosità di questo approccio, poiché rappresenta una vera e propria autorizzazione per uno dei due genitori ad alimentare la conflittualità per il conseguimento dello scopo….avere tutto per se il bambino! Ci ha mai pensato lei a questa cosa? Spero rifletta su quanto le ho appena detto e riconsideri il suo punto di vista.

  4. Caro genitore, lei non deve convincere me. Io riporto il parere autorevole di esperti sull’argomento. L’Associazione Australiana si basa su studi del 2012, quindi tiene conto della situazione attuale, non di anacronistiche situazioni del passato.
    Se dovessi basarmi unicamente sulla mia opinione le direi che se io, da adulto, fossi costretto a dormire ogni notte in un posto diverso, senza poter avere un luogo da considerare veramente mio, se dovessi vivere perennemente in viaggio fra un’abitazione e un’altra, probabilmente finirei con un bell’esaurimento.
    Francamente non comprendo la difficoltà di un genitore nell’accettare che il proprio figlio resti a dormire nella propria stanzetta: significa che non può vederlo? No. Significa che non può frequentarlo? No. Significa solo che è il genitore che deve adattarsi alle esigenze del bambino e non il bambino alle esigenze del genitore. Spostare un bambino è comodo per l’adulto, che può mantenere le proprie abitudini, scolvolgendo quelle del minore. Perché non si muove l’adulto e va a trovare il minore, invece di pretendere che sia il minore a spostarsi? Chi deve sacrificarsi, il bambino o il genitore? Chi mi sembra egoista è quel genitore che pretende che al bambino “faccia bene” ciò che è invece solo una sua comodità.
    Per ciò che riguarda le cure materne e paterne, se nota è usato il termine care-giver, che è neutro. Ha scaricato il pdf intero? Chi l’ha scritto distingue nettamente le situazioni in cui il bambino ha sviluppato un forte attaccamento per entrambe le figure genitoriali e le situazioni in cui anche prima della separazione il bambino era accudito prevalentemente da un solo genitore; nel primo caso specifica, al punto 6, che le visite diurne all’altro genitore possono essere più frequenti, ma questo genere di cose va valutato caso per caso.
    Sul fatto, poi, che oggi i genitori si occupino pariteticamente della prole, mi spiace ma le statistiche dimostrano che non è così. Il congedo parentale non è praticamente utilizzato dai padri italiani nei primi anni di vita del bambino… http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2012/08/18/congedo-di-paternita-pochi-padri-italiani-lo-chiedono/
    Dovrebbe poi discutere di questo con il Movimento Femmminile del gruppo Colibrì, che in assoluta contraddizione col principio di bigenitorialità, si dichiara contro la “mammizzazione” del maschio…. come si concili questo loro punto di vista con il doppio domicilio non glielo saprei proprio spiegare (non l’ho capito neppure io), ma certo finché ci sono idee del genere in giro, temo che il termine care-giver principale continuerà a coincidere nella maggioranza dei casi con la madre, e non certo perché lo consiglio io!

    • Un genitore che ama ha detto:

      Quando mi riferivo ad anacronistiche situazioni mi riferivo a Bowlby, poichè i suoi studi e le sue teorie sono state elaborate in un determinato periodo storico. Riguardo l’autorevolezza degli studi, rispetto quanto dichiarato da questi studiosi australiani ma faccio altresì presente che altri ed autorevoli autori dicono cose ben diverse, quindi c’è molto ancora da fare per trovare il bandolo della matassa. Soprattutto perché bisognerebbe comprendere se uno studio ha una validazione statistica o no. Per inciso se si prende un ristretto numero di casi si può dire tutto ed il contrario di tutto. Il rapporto Raschetti è venuto fuori a valle di un decisione presa nel 2002 e dopo qualche anno si è quindi fatto un controllo se quanto deciso avesse evidenti vantaggi. E se legge le conclusioni vedrà che appunto loro ne hanno verificato l’efficacia. In Svezia hanno avuto le stesse conclusioni ed anzi hanno visto come decidere un alternanza dei domicili riduca le conflittualità tra i coniugi, cosa che è indispensabile per garantire al bambino un ambiente decente dove vivere. Potrei continuare ma al momento mi preme anche rispondere ad altre sue obbiezioni.
      Lei mi parla che come adulto lei si immedesima nel bambino che è costretto a muoversi da una parte all’altra e quindi si esaurirebbe. Dice “Francamente non comprendo la difficoltà di un genitore nell’accettare che il proprio figlio resti a dormire nella propria stanzetta: significa che non può vederlo? No. Significa che non può frequentarlo?”
      Rispondere alle ultime due domande è facilissimo, No non può frequentarlo!
      E chi ha esperienza di separazione lo sa molto bene! Come sa che quando il bambino sta male le frequentazioni sono ancora + rade!
      Chiariamo un altro punto circa la cameretta del bambino….se un genitore ama il proprio figlio e desidera che il bambino trascorra serenamente il proprio tempo con lui deve costruire un ambiente adeguato al bambino, quindi anche il padre deve predisporre una cameretta a misura di bambino con i giochi e la necessaria personalizzazione dell’ambiente! Se certo capita che la casa del padre è solo un luogo di passaggio certo è che il bambino sentirà forte la nostalgia, da una parte ha tutto dall’altra niente! Viceversa e parlo per esperienza diretta e non per sentito dire, le cose cambiano radicalmente. Anche nei bambini piccoli! Basta che non ci sia l’opera di denigrazione della casa paterna che in diversi casi viene fatta allo scopo di evitare l’affezione del bambino a questo luogo e quindi evitare che il bambino sia lui stesso a desiderare di tornarci! E’ evidente che il bambino vorrà tornare a casa della madre e che ne avrà nostalgia, ma mi pare che nessuno parla di dare i figli ai padri prevalentemente strappandoli dal loro ambiente. Tutt’altro!
      Come ho già detto precedentemente nessuno negherà mai che la situazione ideale per il bambino sia quella di vivere con entrambi, non è un questione di comodità del genitore, anzi tutt’altro! Se seguissimo il ragionamento della visita a casa, e se questo veramente bastasse per i figli per crescere sani, ma perché mi dovrei affannare e sbattermi per provvedere a mio figlio…..vado a trovarlo faccio un visitina…vedo come sta e poi via a godermi la vita, libero tutte le sere di andare con chi mi pare…..
      Vivere con il proprio figlio non è per niente comodo…è un impegno oneroso, seppure estremamente gratificante! E poi non le sembra contraddittorio con il principio dell’attaccamento? L’attaccamento di basa sulla somministrazione delle cure, continue e stabili…o sbaglio? E allora un padre che fa una visita al figlio, ma senza prendersene cura pensa veramente che il bambino possa veramente sviluppare quell’attaccamento? Credo proprio di no e sfido anche il + autorevole degli esperti di convincermi che si ottenga lo stesso effetto. Quindi è chiaro che meno attanccamento voglia dire perdita di riferimento….Come del resto andare da una casa all’altra vuol dire instabilità logistica. Il punto è solo capire cosa sia + importante ed indispensabile, la stabilità affettiva o quella logistica? Entrambe si possono avere solo nella famiglia unita! Intanto il congedo parentale non è l’unico indice con cui valutare il coinvolgimento del padre nella cura dei figli! Io personalmete stavo fuori durante il giorno quando avevo mia figlia piccola, ma appena rientravo la sera mi facevo pure le nottate alzato per cambiare pannolini e dare il latte artificiale, la mattina finivo di preparare mia figlia e poi andavo a lavoro e magari avevo dormito per 3 ore di notte! Per non parlare dei weekend, dove a quel punto dedicavo l’intera giornata ed anche la nottata. L’accudimento non è solo quello giornaliero, per i bambini piccoli la notte è un po come il giorno, ogni 3 ore li devi cambiare e dargli da mangiare.
      E poi sinceramente a me non interessa di quelli che non si occupano dei figli….cavoli loro….non sanno cosa si perdono! Ma non vedo perché se io sono diverso devo essere accumunato a quegli altri! E perché mia figlia deve crescere privata delle coccole del padre che le canta le canzoni della buona notte o le legge le favole prima di addormentarsi…..certo è che se mai gli fai vivere queste esperienze e mai le cercheranno….si adatteranno a quello che trovano.
      Autorevoli studi basati su interviste a figli separati hanno evidenziato come la stragrande maggioranza di loro avrebbe prefirito andare da una casa all’altra pur di poter ricevere le cure anche del padre! Invece devono vivere nel rammarico di continui distacchi, sempre con l’orologio in mano….a questo non ci pensa nessuno??

      • Mi scusi, ma lei è terribilmente disinformato. In Svezia il diritto è chiarissimo: it has been clear from the rules in the Children and Parents Code that the best interests of the child are to be the primary consideration. The importance of the best interests of the child is now further underlined in that the Code stipulates explicitly that the best interests of the child must be the determining factor in all decisions concerning custody, residence and access.It has thus become more important for courts and social services committees that are to decide on issues involving custody, residence and access to adopt a distinct child perspective. http://www.government.se/content/1/c6/06/87/31/f36b184c.pdf Non si parla di residenza alternata, ma di singoli casi e di “prospettiva del bambino”: ogni singolo caso va valutato per decidere la migliore soluzione, sia per ciò che riguarda il tipo di affidamento (custody), sia per ciò che riguarda la residenza (residence), sia per ciò che riguarda le visite (access). A proposito del condiviso (joint custody) spiegano che i Tribunali per concederlo o toglierlo devono assicurarsi che sia nel migliore interesse del minore: As before, a court is entitled to refuse to dissolve joint custody or to decide on such custody against the will of one of the parents, provided that joint custody is in the best interests of the child. Ora, se il condiviso è oggetto di indagine, ovvero se il Tribunale deve valutare se è o non è la soluzione migliore per il minore, significa che il condiviso non è la soluzione migliore a priori: ogni caso va valutato secondo le sue specificità. Uno degli aspetti che il Tribunale deve tenere da conto è la capacità dei genitori di cooperare: the court must take particular account of the parents’ ability to cooperate on issues involving the child. Insomma, in Svezia valgono le medesime considerazioni che ho citato qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/12/06/the-shared-parenting-orders-bill-il-caso-della-gran-bretagna/ a proposito della Gran Bretagna. Non si parla affatto di doppio domicilio obbligatorio per tutti. Cito ancora: A child who lives with one of his/her parents has the right to contact with the other parent (pag.2) Il doppio domicilio è possibile, è una delle possibilità, ma la Svezia non esclude aprioristicamente alcuna possibilità: ogni famiglia, ogni bambino, ha diritto ad una soluzione ad hoc. Perché, come ho scritto altrove, non esiste LA soluzione ottimale per tutti, perché siamo tutti diversi, perché le famiglie sono tutte diverse, ed ogni bambino, a seconda della sua età, del suo vissuto, della sua personalità, ha diritto ad essere considerato per ciò che è, ovvero unico e speciale. E questa, personalmente, è la legge che io vorrei per i bambini italiani. Una legge che non esclude che un genitore amorevole e partecipe possa ottenere a tempo debito il doppio domicilio, ma una legge che, allo stesso tempo, non impone una soluzione rigida e preconfezionata a centinaia di famiglie diverse l’una dall’altra.

      • Andrea Mazzeo ha detto:

        Quanta tenerezza che fa questo genitore che ama … solo se stesso, tanto da avere portato suo figlio in tribunale a fargli denunciare la madre. E’ evidente che non ha la più pallida idea della teoria dell’attaccamento, studi meglio. E poi oltre al rapporto Raschetti in Francia gira pure questo (Libro nero dell’affido condiviso):
        http://www.psychologies.com/Famille/Familles-recomposees/Garde-alternee/Livres/Le-Livre-noir-de-la-garde-alternee
        Quando lo perderete il vizio di citare solo quello che vi fa comodo?

  5. Mario ha detto:

    <>.
    Devo contraddirla, sono le donne che hanno le prove che i figli non corrono alcun rischio a frequentare i padri quelle che agevolano la frequentazione tra l’ex partner e i minori. Quelle che invece sanno che i figli sono a rischio con quel padre (per problemi mentali e/o psicologici, o violenza fisica e/opsicologica, o pedofilia, o dipendenza da sostanze, o disinteresse per la salute e l’istruzione dei figli) sono quelle che combattono affinché quel tipo di padre stia il più lontano possibile dai figli.

    • Un genitore che ama ha detto:

      Mi spiace ma allora si deve informare meglio lei, visto che le procure d’italia, e moltissimi terapisti dichiarano che oltre l’80% delle denuncie di abusi e violenze post separative sono strumentali e non corrispondenti al vero! Usate al fine di allontanare il padre e costringerlo a vedere il figlio in incontri protetti per anni prima che si stabilisca che niente di quello che è stato denunciato era vero. Nel frattempo il rapporto tra padre e figlio è stato distrutto e spesso è il figlio stesso che non vuole + vedere il padre perché nel frattempo colei che l’ha falsamente accusato ha continuato l’opera di denigrazione indisturbata. Non so se lei ha mai vissuto questi problemi direttamente, ma starci dentro vuol dire rendersi conto che le cose non vanno come dovrebbero. Secondo la sua opinione le madri quindi sarebbero brave persone a prescindere? Mi spiace sfatare questo mito, non c’è un sesso + buono ed uno + cattivo. In entrambe le categorie ci sono buone persone e cattive e purtroppo quando si da un potere non sempre chi lo ha lo esercita nel modo giusto. Ma poi sono le donne stesse le prime a riconoscere come certe madri strumentalizzano i figli per vendetta o per ottenere soldi.

      • Molte Procure… Molti terapisti… e nessuna fonte. Queste sono chiacchiere da bar dello sport. Si procuri dei dati, dei nomi, una bibliografia, magari. Io lo faccio.

      • Marco ha detto:

        La donna che dichiara “… come certe madri strumentalizzano i figli per vendetta o per ottenere soldi” è spesso la nuova compagna di un separato, e sovente è una donna che prova acredine verso l’ex moglie di quest’ultimo per il mantenimento dovuto; si spiega perché parli in tali termini delle madri, quindi.

  6. Qui ognuno vorrebbe raccontare la sua storia personale, ma questa, scusate, non è una rubrica per cuori infranti. Non giudicatemi insensibile se mi esprimo in questi termini, ma i sentimenti che ruotano attorno a situazioni tanto delicate sconvolgono le persone al punto da far perdere loro totalmente la capacità di ragionare, di usare il raziocinio, in merito alla faccenda. Non è con le emozioni che si risolvono i problemi.
    Quello che è grave e meno normale, è l’ignoranza e la superficialità che le istituzioni mostrano nell’ affrontare un tema del genere…
    E’ da tempo, ad esempio, che trovo lettori convinti che il doppio domicilio sia una realtà consolidata in molti paesi europei, quando assolutamente non è così: l’Europa sta ritornando sui suoi passi, per ciò riguarda l’atteggiamento nei confronti di un istituto come il doppio domicilio.
    Dopo i primi anni di entusiasmo gli esperimenti pratici hanno dimostrato il fallimento del sistema, e paesi come, appunto, la Svezia o l’Australia hanno fatto marcia indietro dichiarando che il doppio domicilio danneggia i bambini.
    Applicare a pioggia un istituto come il doppio domicilio in Italia equivale a comprare un prodotto già scaduto, una medicina che ha già dimostrato di non guarire. Se la legge attuale ha creato dei problemi e va modificata, certo non è adottando un sistema che ha già fallito altrove che i problemi potranno risolversi.
    Occorre cercare nuove strade, davvero nuove, occorre guardare avanti, sperimentare altre soluzioni, perché questa proposta dai colibrì è un fallimento annunciato.
    I dati in possesso di queste persone sono vecchi. La Svezia ha introdotto le nuove norme già nel 2006: se il padre qui sopra non ne è al corrente, questa gente su quali documenti sta prendendo informazioni? La gente che pretende di formulare “nuove” leggi, può dimostrarsi tanto poco aggiornata?

    • Un genitore che ama ha detto:

      Le chiedo cortesemente dove la svezia abbia espressamente detto che il doppio domicilio è nocivo? Mi pare che lei dicesse che l’ordinamento svedese dice che si dovrebbero adottare delle soluzioni ad hoc, ricordo male? Forse sarò sicuramente limitato io, ma sinceramente non so capire quali possano essere le soluzioni nuove da
      adottare. Il domicilio prevalente sperimentato in Italia penso dimostri che i figli perdono
      i rapporti significativi con il genitore non convivente e quindi tutto il bagaglio educativo, affettivo che viene dalla parte mancante. Non comprendo come farebbe un genitore a trasmettere tutto questo se non trascorre tempo con il figlio, per via telepatica?Attraverso i socialnetwork? Se il doppio domicilio fallisce allo stesso modo,
      non vedo altre strade realmente percorribili. Con i figli o ci stai o non ci stai! Se ci vivi, assorbono da te, se stai lontano non lasci niente, se non tanti rammarichi e qualche bene materiale quando sarai defunto. Peccato che ai figli per crescere servano esempi di vita reali e valori etici e morali prima di tutto.

  7. Un genitore che ama ha detto:

    Caro Andrea Mazzeo, intanto direi che dovrebbe usare meno saccenza nel modo di porsi, e mi sa che lei per primo dovrebbe leggere meglio prima di parlare visto mi accusa senza che una mia sola parola lo dica, di aver portato mio figlio in Tribunale per denunciare la madre! Mi dice dove lo avrei detto?
    Lei cita il libro nero dell’affido condiviso ed accusa di citare solo quello che conviene, be mi permetto di farle la stessa osservazione, perché lei cita le fonti e appare chiaro che le sembrano + giuste di quelle che cito io, ma mi perdonerà se ho qualche dubbio sull’obbiettività che lei vorrebbe dimostrare visto che esprime giudizi di egoismo e mi accusa di cose che non ho ne detto ne fatto.
    Detto questo, mi permetto di far notare sia a lei che all’autrice dell’articolo, che anche nelle fonti da voi citate si dice che per realizzare l’affidamento condiviso due genitori dovrebbero cooperare, favorire la frequentazione con l’altro genitore. Ritenete che questo accada nella
    sempre? Ritenete che la mancanza di collaborazione sia solo della figura paterna? Ritenete che sia la figura paterna ad essere fonte di conflittualità?
    Ritenete che qualora sia presente la conflittualità ed assenza di cooperazione e ciò producesse sentenze di affidamento esclusivo (quasi sempre la madre) o ridotta frequentazione del bambino con uno solo dei due genitori (quasi sempre il padre) pensa che il genitore che ne trae vantaggio (quasi sempre la madre) farà lo sforzo di essere collaborativo? Favorirà la frequentazione con l’altro?
    Vorrei sapere se siete dei genitori? Ma non basta esserlo, bisogna essere anche separati e sperimentare con mano la realtà allora sono abbastanza convinto che rileggereste certi documenti in una chiave un po diversa.
    Gli affidamenti condivisi non funzioneranno mai fino a che i genitori non la smetteranno di usare il bambino per la propria vendetta personale! Se anche sulla carta il bambino stesse bene con entrambi i genitori, ma uno dei due o peggio entrambi gli facessero pressioni affinché lui scelga di stare + con uno o + con l’altro, il bambino verrà massacrato dai sensi di colpa!
    Mi può stare bene chi dice che si dovrebbero trovare soluzioni ad hoc caso per caso, come del resto mi pare che tutti gli esperti consiglino/auspichino, ma intanto almeno in Italia queste soluzioni ad hoc mi pare che non ci siano affatto, anzi i provvedimenti e le sentenze sono le stesse di quelle che c’erano prima! E sono tutte uguali, fatte con il copia/incolla, quindi parlare di soluzioni ad hoc è ridicolo se prima non si fa un passaggio culturale!
    Vi chiedo a voi che siete tanto documentati in che modo tutelare il bambino dalle pressioni psicologiche, dai ricatti e dai sensi di colpa, che i genitori mettono in atto al fine di raggiungere i propri scopi.
    Dire che l’affidamento alternato è fattibile a condizione che sia collaborazione mi sembra voler trascurare un problema…..se questa collaborazione ci fosse di suo state certi che i genitori si metterebbero d’accordo prima e non andrebbero davanti al giudice se non per pura formalità. La legge ed i Tribunali servono a risolvere le questioni di chi per definizione non è in grado di trovare l’accordo e la collaborazione!
    Ma se c’è un orientamento precostitutito più a favore del rapporto madre-bambino, si troverà la tanto agognata soluzione ad hoc e la collaborazione?
    E visto che la conflintualità è già presente, ed a priori bilaterale, il genitore prevalente per voi diventerà + conciliante dopo che ha ottenuto tutto? Anche dopo aver ridotto l’ex partner a vedere il figlio nei ritagli di tempo, anche dopo averlo umiliato davanti al figlio dimostrandogli chi è che comanda e chi è il genitore che ha reale peso nella sua vita.
    Le vostre fonti non parlano di questi problemi? O si vuole negare che queste cose accadano?
    Sono curioso di conosce le vostre opinioni a riguardo.

  8. Un genitore che ama ha detto:

    Vedi caro Marco, io non sono una donna, ma un uomo, e mi spiace sempre il dover costatare come invece di ritenere certi comportamenti scorretti a prescindere da chi li fa, ma di dire che lo fanno in genere quelli o quegli altri. Il problemi dei problemi? Il voler affrontare le cose sulla base di luoghi comuni. L’invidia è una brutta bestia e questa caratteristica è propria degli uomini tutti, dire chi + ne soffra la definirei una p….pa mentale. Non servirebbe a nulla ai fini della soluzioni dei problemi stabilire chi + ne abbia. E’ possibile che una nuova compagna sia gelosa della precedente ex moglie, ma non credo che le ex mogli non siano gelose delle nuove. Il problema che tutti ci si dovrebbe porre è se dobbiamo riconoscere almeno tutti i figli tutti uguali o no. Per cui mi chiederei perché i figli nati da un primo matrimonio abbiano diritto di vivere in certe condizioni, mentre quelli nati dalla seconda relazione? Il padre deve dare a loro lo stesse possibilità? Penso di si. Certo si potrebbe dire al padre di procurarsi maggiori risorse, però non è detto che il lavoro che egli fa gli consente veramente di procurarsene di +. La soluzione quale sarebbe allora? La nuova compagna nonché madre deve andare a lavorare ed integrare le minori risorse del padre? Mi starebbe anche bene, poichè professiamo la parità tra uomini e donne e quindi non si deve fare una distinzione di chi porta + soldi a casa. Però mi permetto di dire che questo discorso vale anche per la ex moglie. Quindi mi aspetterei che anche lei lavori per integrare i soldi che il padre fornisce per i figli e se ve ne fosse la necessità anche procurarsene di + se il padre per qualche ragione avesse meno risorse di prima. Non credo di poter essere smentito nel dire che, sebbene tante donne oramai sono autonome ed orgogliose ma altre non vogliono proprio lasciare lo status di mantenuta. Allora una società seria non credo che su diritti e doveri possa valere una sorta di chi prima arriva ben alloggia. Soprattutto se si tratta di bambini e di figli ed anche fratelli. Trattarli in modo diverso non solo creerebbe tensioni tra gli adulti, ma evidenti rivendicazioni tra fratelli. Sicuramente ci saranno nuove compagne avide ma ripeto non mi spingerei troppo a dire che sono + loro che le prime.
    Comunque quando mi riferivo alle donne, riportavo il commento (anche se per qualcuno saranno chiacchere da bar) di donne regolarmente sposate con uomini senza altre famiglie alle spalle e comunque riportavo esperienze di padri che non appena si rendevano disponibili ad elargire denaro vedevano magicamente i figli + frequentemente. Ho letto notizie in cui delle donne erano persino condannate perché avevano estorto denaro agli ex partner per fargli vedere i figli. Nel dire questo non mi voglio spingere a generalizzazioni, ma semplicemente denunciare un malcostume, che reputo figlio di una sub cultura o di un sistema incapace di perseguire i reati compiuti a prescindere da chi li commette. E’ indubbio che sul lato economico, legalmente le donne vengono tutelate dalla casa, dal mantenimento per se e per i figli, il viceversa non mi pare che accada spessissimo, e visto che i figli stanno con le madri, alcune di esse non è escluso che ricorrano a certi stratagemmi. Non tutti purtroppo possono leggere le comunicazioni riservate tra avvocati e quindi non si può far vedere come in maniera riservata arrivino proposte indecenti.
    Come ho + volte ripetuto la realtà è ben + torbida e solo chi ci passa può conoscerne i meandri.
    Magari tu hai conosciuto nuove compagne avide, io ho conosciuto ex mogli avide. Le persone avide non si fanno scrupoli, e quindi nessuno si deve sorprendere che una madre avida usi i figli per il raggiungimento del proprio fine. Non bisogna aver paura di ammetterlo, precisando che non saranno tutte così.

  9. Temo che lei mi abbia frainteso: non ho mai scritto che il Governo svedese afferma che “il doppio domicilio è nocivo”, ma gli studi più recenti ci dicono che è nocivo per i bambini molto piccoli.
    Il documento da me citato parla di una fascia d’età compresa fra i 0 e i tre anni. Lei mi parla di rapporti di potere fra adulti, io parlo di salute del bambino.
    Lei sostiene che il doppio domicilio “riduce la conflittualità” ma gli studi in merito sostengono l’esatto contrario: l’analisi dei casi reali (le ho messo il link al mio articolo, lo ha letto?) ha dimostrato che invece acuisce la conflittualità, e i danni sul minore sono concreti e tutt’altro che trascurabili. Gli studi dimostrano che i danni sul minore sono maggiori di quelli causati da una vita serena in una famiglia monogenitoriale. Le metto un altro link: http://www.crimine.info/public/psicologia/articoli/lereazionicomportamentali3.htm
    Cito: “Una recente ricerca australiana condotta dalla prof.ssa Sue Spence, docente di Psicologia presso la Queensland University, ha rivelato come i figli di madri rimaste singles dopo la rottura del matrimonio non presentino un’incidenza maggiore in termini di patologie psichiche di natura depressiva o ansiosa rispetto ai coetanei di genitori non divorziati.
    Sempre la prof.ssa Spence ha condotto un ulteriore studio su un campione di 4.000 famiglie e ha mostrato che gli aspetti problematici nei figli in termini di disagio psicologico compaiono soprattutto quando le relazioni della coppia genitoriale sono molto conflittuali e disturbate, al di là del fatto che i genitori siano separati o meno. La docente afferma che, il fatto che ci sia in casa un solo genitore, non rappresenta un problema per il bambino né un fattore di rischio, mentre è importante che questa figura genitoriale si mantenga stabile ed affidabile. Il rischio compare, invece, quando i genitori hanno atteggiamenti apertamente ostili, generando nei figli forme depressive di varia intensità. Quando poi queste tensioni si verificano nei primi 5 anni di vita del bambino e le madri e/o i padri stessi, a loro volta, hanno avuto disturbi depressivi o ansiosi, si è visto che questo si ripercuote in maniera rilevante nei figli durante la loro fase adolescenziale.”
    Io assumo la prospettiva del minore, lei solo ed esclusivamente il punto di vista dei genitori. A me non interessa favorire uno o l’altro genitore, a me interessa mettermi nei panni del bambino. La differenza fra me e lei è tutta qui.

  10. Io non conosco personalmente nessuna delle due categorie, ma mi chiedo: se l’Italia è davvero piena di donne che estorcono tutti gli averi agli uomini, come si spiega questo rapporto di save the children? http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=511 Sono le donne, più degli uomini, ci dicono le statistiche, a patire difficoltà economiche. Questo significa che non bisogna mai cedere alla tentazione di generalizzare solo perché si è conosciuto Tizio o Caio, ed è evidente che questo malcostume femminile non è così diffuso…
    Riporto un po’ di dati (fonte: http://27esimaora.corriere.it/articolo/divorzio-allitaliana-ecco-perche-e-bene-per-tutti-che-le-donne-lavorino/)
    In Italia le mogli si fanno solo mantenere?
    Mica tanto. Vediamo qualche numero.
    Nel nostro Paese è consensuale l’85,6% delle separazioni e il 72,1% dei divorzi (su questo andate anche il successivo punto 5).
    Le separazioni che si concludono con l’assegno di mantenimento al coniuge (di solito, il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi nel 2009). In 4 casi su 5 nessuno dei due coniugi si deve niente.
    I numeri diminuiscono ulteriormente con il divorzio: quelli che si concludono con un assegno al coniuge (di solito alla moglie) erano il 15% nel 2007, il 13,3% nel 2008 e il 12,8% nel 2009. Poco più di 1 su 10.

    A causa del divorzio gli uomini diventano poveri?
    Se guardiamo i numeri, la risposta è no.
    Quando una famiglia “normale” si rompe diventa necessariamente più povera perché vengono meno le economie di scala (le case da mantenere diventano due, etc) e si impoverisce a maggior ragione in questi anni di crisi economica. Questo è un dato indubbio del quale bisogna tener conto: le persone separate/divorziate rappresentano il 12,7% delle persone che si rivolgono ogni anno alla Caritas Italiana. La metà di loro (50,9%) ha problemi di povertà. Il 13% vive con figli minori.
    Ma se (purtroppo) si deve guardare su chi ricadono nella media i danni, “certamente esistono padri in gravi condizioni, ma i dati Istat ci dicono che sono le donne sole e con figli separate/divorziate le persone a maggior rischio di povertà e non lo afferma solo l’Istat ma anche altre ricerche”, come dice Linda Laura Sabbadini, direttore di dipartimento Istat.
    I dati Istat sull’incidenza di povertà relativa del 2010 dicono che tra gli uomini separati e single è povero l’1,6%, dato che cresce al 3,5% tra le donne single separate. Il dato esplode in presenza di figli: le donne monogenitore sono povere nel 10,4% dei casi, dato che sale al 15,4% se il figlio è minorenne. Per gli uomini il dato statistico di povertà è in molti casi non significativo.
    Prendiamo un’altra fonte: la Caritas Italiana. Del 12,7% di separati/divorziati che chiede aiuto alla Caritas, il 66,5% è donna, il 33,5% è uomo e “non ci sono modifiche significative nel tempo di questo rapporto”, dicono all’Ufficio studi dell’organizzazione pastorale della Cei (Conferenza episcopale italiana), sottolineando che “noi non riscontriamo il fenomeno dei padri separati che ricorrono alla Caritas così come viene descritto.”

    La Giustizia è in realtà una inGiustizia?
    In molti casi sì, ma dipende dalla farraginosità del sistema più che dalle persone coinvolte.
    Per una separazione consensuale “occorrono” poco più di 150 giorni in media (287 per il divorzio), per una separazione giudiziale ne “occorrono” 909 (516 il divorzio). Meno di sei mesi contro 2 anni e mezzo. Una notevole differenza anche in costi di avvocati che pure per i casi più semplici espongono cifre impegnative per persone che hanno guadagni normali.
    Il numero largamente prevalente dei procedimenti consensuali rispetto a quelli giudiziali spesso non è dovuto a una conflittualità bassa o inesistente ma, al contrario, alla prevaricazione del coniuge più forte sul più debole, che si trova a dover accettare condizioni non eque, perché non in grado di affrontare la maggiore spesa per l’avvocato o di attendere un tempo molto lungo per la definizione dei suoi diritti patrimoniali.
    Lo sottolinea anchel’Istat nelle sue rilevazioni. “Il tipo di procedimento è condizionato da vari fattori, tra cui molto rilevanti sono la durata della causa e i costi da sostenere. La procedura che porta alla separazione consensuale o al divorzio congiunto è più semplice, meno costosa e si conclude in minore tempo. Per questa ragione, non sempre una causa di separazione o divorzio termina con lo stesso rito con cui è iniziata. Nel 2009 il 13,4% delle separazioni e il 14,7% dei divorzi si sono chiusi con un rito diverso da quello di apertura. Tra i cambiamenti di rito è più frequente il passaggio dal giudiziale al consensuale e non viceversa”.

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