Ancora i Colibrì: il vero interesse del minore

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Trovo nel sito dei Colibrì un articolo dal titolo Lo stato dell’arte in tema di domiciliazione dei figli di coppie separate, che afferma di chiarire lo stato dell’arte nella letteratura scientifica internazionale sul controverso tema della struttura familiare da considerare come obiettivo da raggiungere nel vero interesse del minore.

Il vero interesse del minore, secondo l’autore di questo articolo, si concretizzerebbe nell’affido condiviso con doppio domicilio perché gli studi scientifici sul tema dimostrerebbero che:

1. questa soluzione migliora lo status psichico del minore;

2. questa soluzione risulta benefica nei casi di separazione conflittuale, ovvero contribuisce a ridurre i conflitti;

3. questa soluzione non presenta alcun tipo di svantaggio;

4. questa soluzione è sconsigliata solo nel caso di genitori inetti (abusanti, trascuranti, malati psichici).

Il primo campanello d’allarme mi suona quando fra gli studi scientifici a supporto di questa conclusione trovo il caro vecchio “Fathers’involment and children’s developmental outcomes: a systematic review of longitudinal studies” (Il coinvolgimento paterno e gli effetti sullo sviluppo del bambino: una analisi sistematica di studi longitudinali), di Sarkadi A, Kristiansson R, Oberklaid F, Bremberg S. (Department of Women’s and Children’s Health, Uppsala University, Sweden), che – come ho potuto verificare di persona – non tratta affatto la questione dell’affido, bensì ci racconta degli effetti sul minore provocati dalla presenza in famiglia (famiglie integre, non separate) di una seconda figura genitoriale così definita: la definizione di ‘padre’ include sia il padre biologico che altre figure maschili. Potrebbero essere patrigni, o uomini che coabitano con la madre.

Ma potete leggere altre notizie sullo studio svedese qui.

Subito dopo viene citato lo studio Bauserman, che non ho affrontato personalmente, ma che, oltre ad essere piuttosto datato (2002), è stato accusato da articoli successivi di presentare importanti limiti metodologici, come potete approfondire qui.

Continuo a leggere e trovo questa affermazione: L’ultimo studio di un qualche rilievo contrario all’affido condiviso risale al 1999: una piccola casistica in cui veniva valutata (negativamente ma senza raggiungere la significatività statistica) la sola variabile dell’attachment alle figure genitoriali.

Davvero?

Di studi successivi al 1999 a me ne risultano diversi, credo di averne citati qui, ma visto che vorrei fornire una corretta informazione sull’argomento, passo a proporvi oggi questo articolo: Post-separation parenting arrangements: Patterns and developmental outcomes. Studies of two risk groups, di Jennifer McIntosh, Bruce Smyth, Margaret Kelaher, Yvonne Wells and Caroline Long, del 2011.

E il 2011 viene dopo il 1999, su questo spero non abbiate nulla da obiettare.

Comunque, se seguite il link, potete sincerarvi di persona che l’articolo esiste davvero, anzi, vi esorto a farlo: controllate personalmente!

Temo sia giunta l’ora in cui ognuno di noi impari ad assumere l’antipatica posizione dell’apostolo Tommaso: se non vedo, non credo.

L’articolo si compone di due separati studi, condotti con il medesimo scopo: (pag.40) Entrambi gli studi cercano di produrre dati in grado di aiutare i genitori, e coloro ai quali i genitori si rivolgono in cerca di aiuto (mediatori, avvocati o magistrati), nel valutare, grazie a maggiori informazioni,  che tipo di accordo post-separazione supporti meglio la crescita del minore coinvolto, e quali fattori potrebbero essere proficuamente tenuti in considerazione nel prendere decisioni in merito.

Gli studi analizzano diversi tipi di accordo post separazione, e, ve lo dico subito, i dati raccolti conducono gli autori a questa conclusione: (pag.47) Where some families are ready for shared care, others may need time and support to evolve towards this care arrangement. For a smaller, but nonetheless significant group, shared parenting will never be appropriate. (Se alcune famiglie sono pronte per il condiviso, altre necessitano di tempo e supporto per giungere a questo genere di accordo. Per un più piccolo, ma ciononostante significativo gruppo di famiglie, il condiviso non sarà mai appropriato).

Questo articolo non è, di fatto, contro l’affido condiviso. Neanche io sono contro l’affido condiviso.  L’articolo ci dice soltanto che l’affido condiviso non è la panacea di tutti i mali, cioè che ci sono separazioni per le quali l’affido condiviso non corrisponde al vero interesse del minore. Come ho scritto altrove, non esiste una soluzione standard  in grado di calzare a pennello a tutte le famiglie.

A differenza dell’articolo dei Colibrì, che liquida in 4 parole il problema delle famiglie per le quali il condiviso non è adatto (usando l’espressione dispregiativa genitori inetti), con estrema pragmaticità ciascuno dei due studi che l’articolo descrive è dedicato ad un risk group, un gruppo a rischio, ovvero una situazione che potrebbe, in sede di separazione, creare dei problemi nel processo di stipulazione di un accordo.

Piccola parentesi: personalmente ritengo poco costruttivo il disprezzo nei confronti delle persone che versano in una situazione oggettivamente difficile; non è sminuendo o colpevolizzando il genitore separato che possiamo aiutarlo a gestire una situazione emotivamente stressante quale è il fallimento di un progetto di vita, la propria famiglia. Ma questa è solo la mia opinione.

Lo studio 1 si occupa del gruppo School-aged children in high conflict separation, cioè di bambini in età scolare in un contesto di separazione altamente conflittuale, e ha coinvolto 133 famiglie (per un totale di 206 bambini) seguite in un lasso di tempo di 4 anni.

Lo studio 2 si occupa di Overnight care patterns and the psycho-emotional development of infants and preschoolers, cioè del problema del pernottamento in relazione a neonati e bambini in età prescolare (al centro della diatriba “è consigliabile il doppio domicilio per bambini molto piccoli?”, della quale ho già parlato), e si avvale dei dati raccolti dal Longitudinal Study of Australian Children (LSAC), che ha seguito lo svilupo di 10.000 bambini e famiglie in diverse zone dell’Australia per due anni.

Per affrontare questi studi occorre una piccola premessa sul concetto di shared parenting arrangement nel sistema legislativo australiano (che traduco impropriamente come affido condiviso; impropriamente perché lo shared parenting non corrisponde all’idea di vero condiviso proposta dai Colibrì, e questo potrebbe creare confusione):  quella che negli studi viene denominata shared parenting care non implica una genitorialità rigidamente divisa a metà in termini di tempo trascorso: (pag.46-47) Un certo numero di genitori separati  (in particolar modo padri non residenti col minore) ha interpretato la riforma del 2006 sull’affidamento come un automatica condivisione della genitorialità al 50%… sebbene il superiore interesse del minore continui ad essere il fattore determinante per qualsiasi decisione in ambito giudiziario.

Ergo: il condiviso non è previsto di default e non implica affatto il doppio domicilio del minore.

Ma andiamo a vedere gli studi nel dettaglio e le conclusioni cui sono giunti Jennifer McIntosh, Bruce Smyth, Margaret Kelaher, Yvonne Wells e Caroline Long.

Studio 1

I minori presi in esame sono in età scolare e le famiglie presentano un alto grado conflittualità. I dati sono stati raccolti prima dell’inizio del processo di mediazione, dopo tre mesi dall’inizio della mediazione, un anno dopo e 4 anni dopo.

Le famiglie sono state divise in 4 gruppi:

1. continuous primary care: il minore trascorre da una notte al mese fino al 35% delle notti con il genitore non residente;

2. continuous shared care: il minore trascorre almeno il 35% delle notti con il genitore non residente;

3. changed arrangement: la famiglia modifica l’accordo nel corso dei 4 anni di osservazione;

4. no or rare overnight contact: il minore non dorme con il genitore non residente o lo fa meno di una volta al mese.

Ovviamente non sto a tediarvi con tutte le tabelle e le percentuali (ma rinnovo l’invito a seguire il link).

Prima osservazione interessante: le famiglie che avevano scelto autonomamente lo shared parenting prima di iniziare la mediazione familiare si sono rivelate quelle più ben disposte a mantenere questo tipo di accordo rispetto a quelle convinte a scegliere lo shared parenting durante la mediazione. Le famiglie che avevano scelto autonomamente lo shared parenting prima della mediazione si sono rivelate quelle con il più basso livello di litigiosità e presentavano queste caratteristiche: nei genitori si è riscontrato un alto livello di “alleanza genitoriale”,  determinata dal rispetto per le capacità genitoriali l’uno dell’altro, relazioni genitore-figlio più affettuose e, per ciò che riguarda i padri, maggiori competenze genitoriali.

Conclusione: una cooperative parental relationship, intesa come la capacità di collaborare nell’educazione dei figli basata sulla stima reciproca – stima concernente le competenze genitoriali – è un presupposto fondamentale per un costruttivo regime di shared parenting.

Seconda osservazione interessante: più l’accordo era rigido, nei termini di tempo di permanenza del minore con l’uno e l’altro genitore, maggiore era la litigiosità riscontrata, e minore il livello di cooperazione. In queste famiglie si è riscontrata la tendenza delle madri a lamentarsi per l’atteggiamento minaccioso dell’ex-partner e, contemporaneamene, la tendenza nei padri a mostrare disistima per le competenze genitoriali delle ex consorti. In 18 di queste famiglie, al termine dei 4 anni, i padri avevano pressocché perso i contatti con i figli.

Conclusione: un fattore importante a monte del fenomeno della “father absence” (assenza dei padri) è il conflitto, ma lo shared parenting non contribuisce significativamente a risolverlo allorquando è imposto in sede di mediazione. Lo shared parenting non contribuisce, cioè, alla costruzione di una cooperative parental relationship.

Il punto di vista dei bambini:

Dopo 4 anni, i bambini nel gruppo con lo shared parenting riferivano un più alto livello di conflittualità tra i genitori rispetto ai bambini nel gruppo con un accordo di tipo primary care.

Sempre dopo 4 anni, il maggiore numero di notti trascorso con il genitore non residente è risultato non determinante nella qualità della relazione genitore-figlio. In particolare la disponibilità emotiva dei padri si è rivelata indipendente dalla quantità di tempo trascorso col minore. Un fattore determinante, invece, si è rivelato il tenore dei rapporti padre-figlio prima della separazione: laddove il padre aveva instaurato un rapporto affettivo e si assumeva responsabilità genitoriali nei confronti del figlio prima della separazione, la qualità del rapporto dopo la separazione si è mantenuta buona a prescindere dal tempo trascorso insieme.

Più importante: nei bambini in regime di shared care, dopo 4 anni, si sono riscontrate grandi difficoltà attentive e di concentrazione, nonché difficoltà nel portare a termine un compito assegnato. I bambini maschi in regime di shared care si sono rivelati quelli con maggiori problemi di iperattività e disattenzione, a livelli quasi patologici. C’è comunque da tenere in conto che quei bambini che manifestavano questi problemi prima della separazione, si sono rivelati comunque tendenti a mantenerli, a prescindere dall’accordo post-separazione.

Come si può notare da questi dati, il quadro è molto complesso, tanto che l’articolo suggerisce, in casi di conflittualità genitoriale, (pag.47) All possibilities in relation to developing childresponsive arrangements should be re-evaluated at regular intervals in the context of each child’s developmental progress and emotional needs: tutte le possibilità dovrebbero essere riprese in considerazione a intervalli regolari, per garantire un affido che risponda alle necessità di ogni minore rispetto il suo processo di sviluppo e tenuto conto delle sue necessità emozionali.

In altri termini: bisogna procedere per tentativi, modificando gli accordi di separazione sulla base della risposta del minore.

Come sostengono in molti, la separazione è un processo che comporta una successione di fasi di transizione, non un brusco passare da uno stato ad un altro; la separazione è un processo durante il quale la famiglia va seguita e sostenuta: proporre un accordo standard da distribuire a tutti e una volta per tutte non tiene minimamente conto delle difficoltà emotive dei genitori né tanto meno del vero interesse del minore.

Volevo affrontare anche lo studio 2, in questo post, ma mi sto rendendo conto che le informazioni sono tante e che forse sarebbe meglio rimandare.

Non è una lettura facile e ci sono molte cose su cui riflettere, secondo me.

Affronteremo lo studio 2 separatamente. Ovviamente se l’argomento vi interessa…

Fatemi sapere.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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24 risposte a Ancora i Colibrì: il vero interesse del minore

  1. Andrea Mazzeo ha detto:

    Questi dati fanno il paio con quelli dei francesi, il condiviso e la residenza alternata apportano benefici ai bambini solo se sono scelte consapevoli dei genitori adottate come progetto comune di crescita dei figli. Se vengono imposti gli effetti positivi vengono annullati.
    Purtroppo i padri separati, anche i loro consulenti scientifici, non sanno leggere la letteratura, gli basta un titolo per fantasticare che quel lavoro supporta le loro tesi.

  2. Quello che spero sia chiaro – e che mi preme sottolineare – è che un articolo che si propone di “chiarire lo stato dell’arte nella letteratura scientifica internazionale sul controverso tema della struttura familiare” non può ignorare studi empirici condotti sul’argomento, o almeno non dovrebbe sostenere “che non esistono”: quanto meno, dovrebbero spiegarci perché articoli come quello che ho trovato e cercato di riassumere qui vengono completamente ignorati.

  3. Pingback: Se non vedo non credo: lo studio 2 | il ricciocorno schiattoso

  4. vittoria ha detto:

    Traggo questo pezzo da un blog francese (http://henridamien.blogspot.ch/2012/12/le-masculinisme-et-la-mort.html, riporto direttamente tradotto) :
    MASCHILISMO: IDEOLOGIA ADULTOCENTRICA E NARCISISMO

    Nel lavoro “Divorzio, separazione: i basmbini sono protetti?” (pubblicato nel 2012) Jacqueline Phélip si interroga sulla pertinenza della residenza alternata obbligatoria. Il punto è, verosimilmente: il benessere dei bambini oppure una visione adultocentrica e narcisistica degli adulti?
    In questo lavoro, Catherine Phélip si oppone anche alla Sindrome di Alienazione Parentale (PAS). Il concetto sostenuto ardentemente dai maschilisti.
    I maschilisti difendono la Sindrome di alienazione parentale (PAS) per una sola ragione: potersi opporre alle denunce di abusi sessuali paterni. Grazie alla PAS e malgrado la gravità dei fatti denunciati, essi ottengono spesso l’affido esclusivo dei bambini, che sono allora sottratti alla madre. Se ella rifiuta di consegnare i bambini, finisce in prigione.

    (PASSO ORIGINALE “Masculinisme : idéologie adulto-centrée et narcissisme
    Dans l’ouvrage « Divorce, séparation : les enfants sont-ils protégés ? » (publié en 2012), Jacqueline Phélip s’interroge sur la pertinence de la résidence alternée obligatoire. Le but est-il véritablement le bien-être des enfants ou est-ce une vision adulto-centrée et narcissique de la part des adultes ?
    Dans cet ouvrage, Catherine Phélip s’oppose aussi au Syndrome d’Aliénation Parentale (SAP), le concept soutenu ardemment par les masculinistes.
    Les masculinistes défendent le Syndrome d’Aliénation Parentale (SAP) pour une seule raison : pouvoir s’opposer aux dénonciations d’abus sexuels paternels. Grâce au SAP et malgré la gravité des faits dénoncés, ils obtiennent souvent la garde des enfants qui sont alors retirés à la mère. Si elle refuse de présenter les enfants, elle finit en prison”)

  5. E’ inutile perdere tempo in preamboli. Le ricerche sull’affido condiviso sono solo propaganda finalizzata all’abolizione dell’assegno di mantenimento.

    • Ne sono convinta anche io. Tuttavia si ammantano di articoli pseudoscientifici sostenendo che la ricerca concordi nel definire il doppio domicilio sempre e comunque coincidente col superiore interesse del minore. Bisogna chiarire che c’è molto poco di scientifico in questi articoli, che si tratta, appunto, solo di propaganda.

      • Io resto convinta che è la politica a dettare la linea, non la scienza. Affannarsi a cercare ricerche e citazioni serve solo a fare il loro gioco.

      • Io sarei ben lieta di aderire a qualunque strategia possa portare alla luce l’infondatezza dei concetti e l’assurdità delle richieste espresse dal “movimento dei papà separati”, come all’estero vengono pacificamente identificati dalla letteratura giuridica e scientifica in merito alla questione. Il problema è che i quotidiani sono pieni di articoli che parlano del “problema dei papà separati” come se parlassero di vittime di un sistema discriminatorio, e la televisione fa la sua parte nella disinformazione. Cerco per quanto posso di dare un’informazione corretta, ma di fatto queste persone hanno mezzi economici, con i quali sostengono il lavoro delle loro associazioni, che io non ho. Hanno contatti e strumenti che permettono loro di pubblicare a destra e a manca articoli che riportano dati farlocchi e pseudoscienza. Io sono solo un cittadino qualunque che di notte, nel tempo libero, si dedica ad informarsi e ad informare sulla questione nella speranza che possa servire a qualcosa…

    • Emanuele Di Felice ha detto:

      “Le ricerche sull’affido condiviso sono solo propaganda finalizzata all’abolizione dell’assegno di mantenimento”,perché è normale che sono le madri a crescere i figli,e i padri separati a doverli mantenere.Come nei tempi bui del patriarcato.Avanti con gli stereotipi:la mamma è sempre la mamma!!!.
      Quali diritti hanno i papà separati,visto che sono loro che perdono tutto:casa,figli,soldi?.
      Il problema dei cattivi ragionamenti(“propaganda finalizzata”…)e che si possono ritorcere contro. Forse sono le donne ad essere contro l’affido condiviso per preservare le proprie prerogative,i propri privilegi: lei da sola con i figli,senza un uomo tra le scatole,ma che comunque è OBBLIGATO a mantenere i figli.Il paradiso femminile,il mito delle Amazzoni realizzato.
      Dato che l’Italia è un paese maschilista,come mai è così difficile far passare l’affido condiviso?
      Dovrebbero essere le femministe ad essere favorevoli all’affido condiviso,visto che SIAMO UGUALI!!!.

      • Il mio articolo lo ha letto? Lei è completamente fuori tema.
        Il mio articolo dimostra che l’articolo che i colibrì riportano come scientifico è pieno di errori, mistificazioni e bugie. Questa non è ideologia, queste sono oggettive constatazioni.
        Come devo chiamare una ricerca che si finge scientifica e riporta DATI FALSI se non mera propaganda? Se mi accorgo che una persona mente, mi trovo a pensare che abbia delle ragioni per mentire. La menzogna è funzionale ad ottenere un determinato scopo.
        Appurato che lo scopo da raggiungere non è “il bene superiore del minore”, quali sono i veri obiettivi che si pongono questi signori?

  6. Emanuele Di Felice ha detto:

    Con il mio ultimo commento ho risposto al commento di Jadis Tilda Bianchi, e non si riferiva al post. Anzi posso anche convenire che hai ragione,ma ciò non risolve altre questioni.
    Affermi che i padri separati non sono vittime di un sistema discriminatorio,ma se non sono discriminati,quali diritti hanno in quanto tali?.

    Ci sono due commenti che sono il tripudio di cattivi ragionamenti:quello di Jadis Tilda Bianchi e di Vittoria.O non te ne sei accorta o li sostieni.

  7. Vedi, io ritengo che i genitori, madri o padri, prima di rivendicare dei diritti dovrebbero ragionare su quali sono i loro doveri. Perché nei confronti dei bambini abbiamo dei doveri: sono creature afidate alla nostra responsabilità e non degli oggetti sui quali accampare diritti. Un articolo sostiene con dati falsi che spostare continuamente un bambino molto piccolo da una casa all’altra non comporta allcun danno, mentre pediatri e psicologi con dati alla mano ci dicono che un bambino ha prima di tutto bisogno di stabilità (e questo non significa che il genitore non collocatario debba essere escluso dalla vita del figlio, ma solo che il bambino deve dormire nella sua cameretta! C’è anche il giorno, non solo la notte da trascorrere con i bambini, e certo il giorno più vivace ed interessante!). Alla luce di questi fatti, che sono certi, posso fare due ipotesi: la persona che ha scritto l’articolo è terribilmente disinformata, e quindi pecca di ignoranza, oppure fa determinate affermazioni in malafede, ovvero sapendo di mentire. Ovvio, entrambe le ipotesi sono plausibili e non posso affermare con certezza che l’una o l’altra sia quella vera. E’ certo, però, e solleva parecchi dubbi sulla buona fede di queste persone, che in Italia c’è una altissima percentuale di padri inadempienti, cioè di padri che non contribuiscono economicamente al mantenimento per i figli, e come ci dire il rapporto di Save the children, questi bambini vivono alle soglie della povertà.

  8. Massimo ha detto:

    Gentile sig.ra ” il bambino deve dormire nella sua cameretta….” mi consenta di ricordarle quanto l’Università di Padova per bocca del prof. Turchi in audizione al senato il 15/12//2011 ….”non esiste alcun serio danno documentato, risultante da indagini longitudinali conseguente alla frequentazione equilibrata di due abitazioni ….. sono innumerevoli” invece gli studi scientifici che attestano “picchi di disagio minorile” quando si sceglie il modello monogenitoriale, attualmente di fatto in uso. Quanto alla sua propensione ad un modello flessibile da studiare caso per caso lei finge di ignorare che oggi viene applicato un modello standard uguale per tutti in oltre il 90% quello dell’affido al genitore di sesso femminile con conseguente assegnazione di casa ed assegni esentasse e senza obbligo di rendiconto. Laddove la signora Jadis dice che chi sostiene il vero condiviso vuole evitare di mantenere il figlio ( come si possa evitare di mantenere un figlio se ci si trascorre insieme 15 gg. al mese davvero non saprei) parimenti si potrebbe supporre che chi vi si oppone voglia solo mantenere una rendita parassitaria. Anche perchè è provato che allorquando il mantenimento è diretto ( Studio “Chicos”) il vantaggio economico a favore del bambino è davvero sensibile.

  9. Massimo ha detto:

    Gentile Sig.ra sono anni che mi informo ( e creda senza alcun interesse personale ormai dato che mia figlia è maggiorenne e ho di fatto avuto un affido pressochè alternato finchè non lo è stata) la stragrande maggioranza degli studi concorda con il Prof. Turchi così come l’ordine Nazionale degli Psicologi italiani ed anche di quelli spagnoli ( la cui associazione conta 45.000 iscritti contro i solo 2000 della tanto citata AEN ….). Se lei pensa il contrario facciamo una bella cosa: chiamiamo Turchi a confrontarsi con Mazzeo sugli studi che lei cita. Ne vedremo delle belle glielo garantisco … Comunque non mi ha risposto sul modello monogenitoriale standard vigente applicato persino con moduli prestampati su cui cambiano nome e data e la soluzione precotta è servita ….

    • Io non penso il contrario, io posto dei link che rimandano a studi che dicono il contrario, studi pubblicati. Non faccia passare le mie come opinioni basate sul nulla, perché riporto la bibliografia e i lettori possono tranquillamente consultarla.

      Sul fatto che il sistema giudiziario penda a favore delle donne, ho già risposto: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/05/06/i-poveri-papa-separati/

      Le cito dal post: “Parliamo del problema dell’assegno di mantenimento: l’ultima rilevazione Istat ci racconta che l’assegno di mantenimento per il coniuge è stato assegnato solo nel 20,6% delle separazioni.
      Parliamo dei poveri papà allontanati dai figli: l’89,8% delle separazioni di coppie con figli ha previsto l’affido condiviso.
      Veniamo all’argomento più spinoso: una ricerca del 2008 ci racconta che ben il 75% dei poveri papà separati è risultato non in regola con il pagamento degli alimenti.
      L’anno scorso Save the Children ha presentato il dossier Mamme nella crisi che denunciava che: Gli effetti della crisi colpiscono le mamme in modo sempre più grave, evidenziando, in Italia, un circolo vizioso che lega il basso tasso di occupazione femminile, l’assenza di servizi di cura all’infanzia, le scarne misure di conciliazione tra famiglia e lavoro e la bassa natalità, con una pesante ricaduta sul benessere dei bambini. La difficile condizione delle madri nel nostro Paese è infatti uno dei fattori chiave che determinano una maggiore incidenza della povertà sui bambini e sugli adolescenti.”

      Visto che si riscontra una situazione di povertà per le famiglie costuite da madre e prole, dubito che una donna sana di mente progetterebbe di lucrare sull’assegno di mantenimento (oppure rimarrebbe terribilmente delusa…), anche perché
      e cito da un altro mio post sull’argomento https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/10/01/the-illusion-of-truth/
      “Le separazioni che si concludono con l’assegno di mantenimento al coniuge (di solito, il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi nel 2009). In 4 casi su 5 nessuno dei due coniugi si deve niente. I giudici sempre meno riconoscono un assegno di mantenimento alla moglie, neppure nel caso in cui sia casalinga. Se è in età da lavoro, in nome della parità, si dice che deve attivarsi.”

  10. Altre opinioni sulla residenza alternata
    il Prof. Gérard Poussin, Professore di psicologia clinica all’università Pierre Mendès-France di Grenoble:
    La residenza alternata non può affatto essere pensata con la stessa modalità per età differenti. Ci sono differenze evidenti tra un bambino molto piccolo, un bambino nel periodo scolare e un adolescente.

    Vorrei farvi conoscere il risultato di due studi che abbiamo realizzato. Il primo è conosciuto e pubblicato e l’altro in corso di stampa.
    Il primo studio è stato fatto nel 1996, prima della legge del marzo 2002 che ha autorizzato la residenza alternata. È risultato che i bambini in residenza alternata erano il 3,6% e avevano una migliore stima di sé rispetto ai bambini che vivevano secondo una modalità di affido più classica: la residenza principale.
    Oggi questa differenza è completamente scomparsa. Questo significa che prima del 2002, poiché il giudice non poteva imporre la residenza alternata, i genitori dovevano mettersi d’accordo e comunicare tra loro. Oggi, si ha sempre il 3,6% che comunicano tra loro e il restante 16% cui questa modalità di affido è stata imposta. E senza comunicazione, i benefici della residenza alternata sono annullati.

    Il parere della D.ssa Catherine Dolto, pediatra, che scrive:
    L’uguaglianza dei sessi e dei diritti non deve far confondere tra padre e madre. Questo non è vero e mai lo sarà. D’altronde tutto ciò che il bambino nell’utero scambia con la madre è molto importante. Il rapporto sensuale, cioè la somma di messaggi sensoriali che riceviamo e scegliamo e quelli che associamo come indici di piacere/dispiacere, sicurezza/insicurezza, buono/cattivo, è molto importante. Il sensuale è costitutivo della nostra intelligenza, della nostra personalità, è il fondo affettivo sul quale si svilupperà la cognizione.
    Questa inizia durante la vita prenatale e ha le sue radici in questa condivisione «indelebile» con la madre. Molti dei legami si tessono abbastanza presto tra la madre e il bambino. Essi non possono essere gli stessi con il padre, anche se la sua presenza è, durante la vita prenatale, essenziale.

    Se la madre non è del tutto «disfunzionale», è più sicuro per il bambino essere in residenza principale presso di lei fino ai 6 annni di età, e vedendo anche il più possibile suo padre. Se vive in un unico luogo, ci sono meno rischi di fratture che metterebbero la sua identità a dura prova.
    BIBLIOGRAFIA
    Brisset C, Dolto C, Poussin G: Pour o contro la garde alternée? Mordicus, 2010.

  11. Massimo Rosini ha detto:

    Per un bimbo il padre e la madre rappresentano un modello imprescindibile. La celebre psicologa statunitense Dionna Thompson sosteneva “la guerra contro i padri è in realtà una guerra contro i bambini; il punto non è semplicemente il diritto dei padri o delle madri, ma il diritto dei figli di avere due genitori che si occupino attivamente della loro vita”. Ma il diritto dei figli è il diritto della società: infatti tutti gli studi ci dimostrano che patologie sociali come l’abbandono scolastico, la criminalità, il suicidio ed il bullismo sono molto più probabili e diffusi quando i bambini hanno come punto di riferimento un solo genitore. I bambini hanno bisogno di entrambi i genitori e una società bigenitoriale è una società sicuramente più sana di una in cui i figli crescono avendo relazioni monoparentali. ”
    Non nego che ci sia qualche studio contro una vera bigenitorialità ne’ ( chiedo venìa se mi sono espresso in modo poco chiaro) che lei citi le sue opinioni personali. Tuttavia torno a ripetere: la stragrande maggioranza degli studi è per una vera bigenitorialità. Il che non può essere se si vede un figlio ogni morte di papa. E’ vero, anche a me risulta che la maggior parte dei padri non sia in regola: il perchè lo ha spiegato molto bene a Trento l’Avv.to Annelise Filz già consigliera di parità. L’avvocato dice che ormai gran parte del lavoro degli avvocati familiaristi consiste nel far ridurre gli assegni di mantenimento, perchè fissati in base tabelle precompilate a prescindere dalla realtà e dalla reale possibilità economiche degli obbligati. La Provincia Autonoma di Trento ha promulgato una bella legge a favore delle Beneficiarie di assegni di mantenimento allorquando l’obbligato sia inadempiente. L’ Ente pubblico anticipa il dovuto e poi si rivale sull’inottemperante. O meglio: tenta di rivalersi perchè la percentuale del recuperato è stata definita ” risibile” dagli addetti al recupero ( siamo nell’ordine dello zerovirgola ) tanto che, essendo le spese dei tentativi di recupero molto superiori ai risultati, la Provincia sta pensando di rinunciare …. Partendo dal dato che la nostra Magistratura usa modelli prestampati, le udienze durano pochissimi minuti ed i Giudici molto spesso non leggono le carte, e quindi il suo auspicio di una valutazione caso per caso è mera utopia, posso chiederle cosa propone lei per la realizzazione di una vera bigenitorialità (fermo restando che “affido condiviso” non basta scriverlo sulla carta quando poi i contenuti effettivi dei provvedimenti ricalcano pari pari quelle del vecchio affido esclusivo) ?

    • Se la polemica è sulla Magistratura e sull’incompetenza dimostrata in più occasioni, tra l’altro eclatanti e con conseguenze gravissime, mi trova d’accordo. Nessuno più di me può dirsi contrario alle soluzioni che lei definisce “prestampate”.
      Io mi allineo con la soluzione britannica: The best parenting arrangement can depend on the individual circumstances of each family” Il miglior accordo è quello che tiene conto delle particolari necessità di ogni singola famiglia. Ogni famiglia, come ogni separazione, è unica nel suo genere e chi di dovere dovrebbe fare lo sforzo di esaminare caso per caso e trovare ogni volta una soluzione personalizzata.
      Presuppore che la bigenitorialità sia la soluzione buona per tutti non solo non si basa su studi scientifici, ma è anche pregiudizievole: mette a rischio la sicurezza di molti bambini, così è avvenuto dove simili idee hanno condotto a risultati disastrosi, e così rischia di avvenire da noi.
      In proposito cito un contributo australiano (PARENTAL ALIENATION SYNDROME: A PARADIGM FOR CHILD ABUSE IN AUSTRALIAN FAMILY LAW, Dr Elspeth McInnes, Lecturer, Early Childhood Education, University of South Australia): “La Family Law Reform Act del 1996 pone l’accento sul fatto che sia un diritto del minore mantenere i contatti con entrambi i genitori, sulla base delle considerazioni dei ricercatori del tribunale della famiglia, creando una cultura ‘pro-contatto’ nei tribunali . Il privilegiare il diritto di un bambino al contatto con entrambi i genitori senza considerare altri fattori, come la necessità di proteggere il bambino dall’esposizione alla violenza, non significa necessariamente decidere per la sicurezza dei bambini. Occorrerebbe una modifica legislativa del Family Law Act che richiedesse ai giudici di prendere decisioni tenendo conto in primis della sicurezza del bambino. Tali disposizioni sono state emanate con successo in Nuova Zelanda, a seguito di un caso in cui al padre era stato assegnata la custodia dei suoi tre figli, perché la moglie lo accusava persistentemente di abuso. Il padre ha successivamente ucciso i tre bambini – una successiva indagine ha stabilito che l’evento non poteva essere previsto, perché nessuno a parte la moglie aveva mai testimoniato episodi di violenza. La maggior parte dei bambini soggetti ad abusi non vengono uccisi, ma vale la pena notare che il contesto della separazione familiare è lo scenario nel quale più spesso i bambini vengono uccisi in Australia e rappresenta il 35 per cento degli infanticidi (Strang 1996). Le morti dei tre piccoli Bristol ha portato a modifiche della NZ Guardianship Act.”
      Per ciò che riguarda il mantenimento la legge è già articolata e prevede una analisi delle effettive risorse dei coniugi separandi. Che il Magistrato non lo faccia è una sua mancanza, non dipende dalla legge così come è scritta. Il fatto che alcuni tribunali abbiano predisposto delle tabelle, lo hanno fatto di loro iniziativa, non sta scritto da nessuna parte, tant’è che simili tabelle valgono solo per il tribunale che le ha emesse. https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/02/22/dura-lex-sed-lex/
      A mio avviso non c’è nessuna guerra contro in padri in corso, ma c’è una guerra portata avanti sulla pelle dei bambini e sono i padri a condurla.

      • (Wallerstein, J. S. & Tanke, T., 1996. To Move or Not to Move: Psychological and Legal
        Considerations in the Relocation of Children Following Divorce, Family Law Quarterly, 30, 2: 305–332) … judges have sometimes applied a seemingly irrebuttable presumption that frequent and continuing access to both parents lies at the core of the child’s best interest. Therefore, it is important to state very clearly that the cumulative body of social science research on custody does not support this presumption (i giudici hanno qualche volta applicato la congettura – una congettura che sembrerebbe inconfutabile- che il frequente e continua accesso ad entrambi i genitori sia il fulcro del superiore interesse del minore. Pertento è importante chiarire che la ricerca nel complesso delle scienze sociali sull’argomento affido non supporta questa congettura).
        (Mertin, P., 1995. A Follow up Study of Children from Domestic Violence, Australian Journal of Family Law, 2: 76–86) : …shows psychological deterioration among both boys and girls when frequent contact is ordered over the objection of one or both parents in these intensely conflicted families. The unintended effect is that the child feels emotionally safe nowhere. (nei bambini, maschi e femmine, si riscontra un deterioramento psicologico quando i contatti frequenti sono disposti ignorando l’opposizione di uno o entrambi i genitori in casi di intenso conflitto familiare. L’effetto indesiderato è che il bambino finisce col non sentirsi al sicuro in nessun luogo).

        Posso andare avanti, me temo che le persone come lei non prestino veramente attenzione alla letteratura sull’argomento, né tantomeno a quello che posso scrivere io.

  12. Massimo ha detto:

    No mi spiace i modelli prestampati non li definisco io così ma erano addirittura scaricabili dal sito del ministero di” Grazia e Giustizia”. La guerra sulla pelle dei bambini c’è è evidente e la responsabilità di questo ricade su una situazione profondamente ingiusta. Voluta da chi si avvantaggia da questa situazione ossia dalle donne. La guerra servile condotta da Spartaco contro Roma l’ha certo iniziata Spartaco, ma è sicura che la colpa fosse del gladiatore trace o della profonda ingiustizia del sistema schiavistico? Comunque ripeto, dato l’orientamento della Magistratura che in barba alla legge 54/06 ed alla convenzione di New York continua come prima a dare l’85% del tempo alle donne e solo il 15% ai padri, visto che i tempi per una riforma della Magistratura possono definirsi biblici se non addirittura geologici, per garantire ADESSO una vera bigenitorialità,quali sono le sue proposte?

    • Se non legge le mie risposte temo proprio che la conversazione abbia poco senso. Io le ho già risposto, non una ma più volte. Legga i miei post, gli articoli che le ho linkato, gli studi che ho citato.
      Non è che se mi rifà la domanda mille volte finisco col darle la risposta che vuole. Perché insiste? Si apra un blog tutto suo e dialoghi con se stesso, visto che il suo pensiero è l’unico che le interessa…

      Si legga anche questo, tanto che c’è: http://maiorapremunt.blogspot.it/2013/05/padri-separati-not-in-my-name_8.html
      “Sono un padre separato. E sono anche una persona che non ha alcuna simpatia per il “politicamente corretto”.
      Ma non voglio che nessuno al mondo possa considerarmi complice silenzioso di una certa accolita di “padri separati” che imperversa in rete, in TV e nelle aule dei Tribunali.” (e in questo blog…)
      “Senza aguzzare troppo la vista riesco perfino ad accorgermi che non esiste nessuna “violenza di massa” delle donne contro gli uomini. Avendo frequentato per tutta la vita donne impegnate nella difesa dei sopraddetti sacrosanti diritti, so per certo che non esiste nemmeno quel “odio aprioristico contro gli uomini” (chi ha inventato la parola “misandria”?) che viene invocato dai sempre attivissimi “padri separati” (a cui non a caso si dà gran voce!) per giustificare una riconquista “belligerante” del loro potere sociale messo in discussione… i giudici, benché sia noto e acquisito che tendano a favorire le madri (ma forse è così perché, statisticamente, sono i padri a comportarsi peggio in questi frangenti), fino ad oggi a me non hanno dato torti o responsabilità che io non abbia.
      Alle associazioni cosiddette dei cosiddetti “padri separati” chiedo dunque di NON sfruttare la mia condizione e quella dei tanti padri che, come me, sono in vere difficoltà.”

      Se lo legga tutto. Merita.

  13. Massimo ha detto:

    eh si penso anche io che sia inutile chiedere a chi non vuole rispondere se non fantasticando di soluzioni che data la situazione italiana sono totalmente inimmaginabili: la ringrazio per l’ospitalità.

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