Errori che costano… la vita

Intervengono spesso lettori che parlano di “falsi abusi”. La corrente di pensiero di queste persone si potrebbe riassumere così: è molto probabile che chi accusi qualcun altro di violenza, che si tratti di stupro o violenza su minore, e questo qualcuno è di sesso femminile, stia mentendo.

Su cosa si basa questa convinzione? Su niente.

Niente di concreto: perché in realtà ci sono pagine e pagine sull’argomento, cartacee e online… ma sono chiacchiere.

Ho provato a rispondere con dei dati empirici, dai quali si evince invece che la maggior parte delle accuse trova conferma nelle successive indagini, ma niente, i teorici del “falso abuso” sono irremovibili: il falso abuso è un dogma inconfutabile.

Il falso abuso – secondo questi adepti – è la norma, e l’abuso è l’eccezione… che conferma la regola.

Il problema creato dal diffondersi di questo credo riguarda principalmente l’ambito giudiziario.

Come potete leggere in questo articolo, dal titolo” When Battered Women Lose Custody: Dangerous Parents or Systems Failure?” (Quando le donne maltrattate perdono la custodia: genitori pericolosi o fallimento del sistema?), One common misconception is that allegations of domestic violence are common in disputed custody cases. There is also no evidence, despite claims from fathers’ rights groups, that false allegations of domestic abuse or child abuse are common, especially from mothers. On the contrary, evidence shows that false allegations are rare. In addition, a recent comparison of mothers’ and fathers’ abuse allegations showed thatmothers’ allegations were substantiated more often. (pag.14) Un pregiudizio diffuso è che le accuse di violenza domestica siano comuni nelle cause per l’affido dei minori. Non ci sono prove, a dispetto delle affermazioni dei gruppi di padri separati (fathers’right groups), che le false accuse di violenza domestica o abuso su minore siano comuni, soprattutto da parte delle madri. Al contrario, le prove mostrano che tali accuse sono rare. Inoltre, un recente confronto fra le accuse presentate da madri e padri, mostra che quelle presentate dalle madri sono confermate più spesso di quelle presentate dai padri.

Purtroppo, questo pregiudizio infondato finisce con l’influenzare le decisioni dei giudici e dei mediatori: (pag.15) Gender bias commissions over the last decade report frequent, negative stereotyping of women, especially about their credibility. When domestic violence is not adequately understood, victim-blaming, accusations of lying, and trivializing the abuse are more common… In many cases, battered women are reasonably reluctant to co-parent out of fear that their ex-partner will harm them or their children. These women may sense that separation increases the risk of homicide, which in reality it does. In addition, physical abuse, harassment, and stalking of women continue at fairly high rates or escalate after separation, affecting as many as 35% of survivors. Up to a fourth of battered women report that their ex-partner threatened to hurt the children or kidnap them. Women may be reluctant to reveal their address or allow unsupervised visits. Yet such reluctance means they are more likely to be seen as “unfriendly” or “uncooperative,” which counts against them in the custody criteria. Le commissioni che si occupano di discriminazione di genere riferiscono negli ultimi 10 anni un frequente ridurre le donne a stereotipi negativi, soprattutto in merito alla credibilità. Quando la violenza domestica non è adeguatamente compresa, la colpevolizzazione della vittima, le accuse di mentire in proposito, o la banalizzazione della violenza sono più comuni. In molti casi le donne maltrattate sono ragionevolmente recalcitanti ad accettare una genitorialità condivisa, per paura che l’ex partner possa servirsene per far loro del male o fare del male ai bambini. Queste donne possono percepire che la separazione aumenti il rischio di omicidio, come di fatto avviene. Inoltre, abusi fisici, molestie e stalking contro le donne in alta percentuale continuano dopo la separazione o addirittura aumentano, colpendo più del 35% dei sopravvissuti. Più di un quarto delle donne maltrattate riferisce che l’ex partner minaccia di far del male o di rapire i bambini. Queste donne possono essere riluttanti a rivelare il loro nuovo indirizzo o concedere visite non sorvegliate. Proprio questa riluttanza porta a classificarle come unfriendly, ovvero non collaborative, fatto che le penalizza in sede processuale.

Cosa avviene in questi casi, casi in cui la madre, a causa di questo diffuso pregiudizio, è classificata come un genitore non collaborativo, come unfriendly parent?

Nella peggiore delle ipotesi avviene ciò che è accaduto a Alycia Mesiti-Allen.

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Alycia aveva 14 anni quando scomparve, nell’agosto del 2006.

Dopo una lunga battaglia in Tribunale il giudice la aveva affidata, assieme al fratello, al padre.

Che l’ha uccisa.

I couldn’t afford an attorney. He had one. Poche parole, quelle della madre, Roberta Allen, descritta dagli “esperti” della corte come una madre inaguata in lotta contro la depressione.

C’è questo sito, dedicato ad Alycia. Non è un sito pieno di foto e messaggini affettuosi, è un sito che porta avanti un progetto affinché nessun altro bambino debba subire la sua stessa sorte.

Alycia was murdered just months after a Family Court judge awarded her father custody – recita il sito – The Mission of the Task Force is to Stop Violence Against Children  through the implementation of local policy changes  which provide for proper investigation and adjudication of child assault cases: Alycia è stata uccisa pochi mesi dopo che il Tribulnale l’ha affidata al padre; la nostra missione è fermare la violenza contro i bambini, cambiando la politica in merito di modo che si investighi correttamente nei casi violenza e nei casi di affido di minori.

Perché a volte non è solo una fantasia, a volte il mostro è proprio nell’armadio.

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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2 risposte a Errori che costano… la vita

  1. Emanuele Di Felice ha detto:

    .“la maggior parte delle accuse trova conferma nelle successive indagini,”le indagini non sono delle sentenze,solo queste contano.
    Se il falso abuso è l’eccezione e non la regola,anche la violenza fisica maschile è l’eccezione e non la regola.

    “Non ci sono prove, a dispetto delle affermazioni dei gruppi di padri separati (fathers’right groups), che le false accuse di violenza domestica o abuso su minore siano comuni, soprattutto da parte delle madri”,.Alcune citazioni(in Italia):
    Polizia Moderna – organo ufficiale della Polizia di Stato
    “(…) si registra una epidemia di denunce nei confronti di ex mariti e padri degeneri accusati, fra l’altro, di maltrattamenti ed abusi sessuali sui loro stessi figli. Alcune di queste accuse sono purtroppo fondate come recenti e terribili fatti di cronaca confermano, ma la maggior parte di esse, spesso le più infamanti, si dimostrano, dopo un iter doloroso e certamente non breve, false o inattendibili. Le denunce “false” costituiscono un’ampia gamma di resoconti non corrispondenti alla verità/realtà dei fatti che vanno dalle dichiarazioni menzognere sostenute dalla precisa volontà e finalità di danneggiare l’ex marito-padre, alle dichiarazioni erronee a causa di una interpretazione distorta (…)”
    http://www.poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2375 – giugno/luglio 2011.

    «L’accusa di violenza sessuale è il modo più facile per estromettere il padre dalla vita dei figli. La donna non solo si libera del partner come coniuge ma anche come padre, facendolo uscire definitivamente dalla sua vita….», «La legge attuale non garantisce né il padre, né il minore. Per quanto riguarda il bambino (…) quando si rivela la falsa accusa, che di solito è fatta su istigazione della madre, la situazione si rivolta proprio contro di lui…».
    Maria Carolina Palma, CTU c/o Trib. di Palermo – Avvenire, 13/4/2009.

    ..E se è vero che si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani, è altrettanto appurato che molte volte le versioni fornite dalle presunte vittime (quasi sempre donne) sono gonfiate ad arte. «Solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri – analizza il pm Pugliese -. Il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione. “Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio”, è la minaccia che fanno alcune mogli. Tanto che, una volta ottenuto quello che volevano, tornano in Procura a chiedere di ritirare la denuncia. Non sanno che nel frattempo noi abbiamo speso tempo ed energie per indagare. L’impressione è che alcune mogli tendano a usare pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione».
    Carmen Pugliese Pm.

    “…le false accuse di maltrattamenti, percosse, abusi sessuali e violenze di vario genere su donne adulte e figli minori – le querele costruite al solo scopo di eliminare l’ex marito dalla vita dei figli – oscillano nelle procure italiane da un minimo del 70 ad un massimo del 90%…”
    Sara Pezzuolo, Psicologa giuridica – Convegno ANFI (Associazione Nazionale Familiaristi Italiani)
    Firenze, 29 aprile 2010

    Anche se sono pochi i casi di accuse,vere o false,in sede di divorzio: ciò non toglie che la maggior parte delle false accuse restano impunite:” Poche, in percentuale, le inchieste che sfociano in condanna. «Molte volte – rivela il pm Pugliese – siamo noi stessi a chiedere l’archiviazione. In altri casi, invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona il proprio racconto. È successo anche che qualche ex moglie sia finita indagata per calunnia».” Nella maggior parte dei casi le calunniatrici non vengono punite.

    “In molti casi le donne maltrattate sono ragionevolmente recalcitanti ad accettare una genitorialità condivisa, per paura che l’ex partner possa servirsene per far loro del male o fare del male ai bambini.”Le madri maltrattate o falsamente tali,non dovrebbero avere il potere discrezionale di decidere quale padre è degno e quale no. Solo i giudici hanno il potere di decidere se un padre va allontanato o meno.
    La affermazioni di una donna che denuncia una violenza non sono il vangelo, le affermazioni delle donne accusanti vanno confrontate con le definizioni giuridiche di violenza,vanno provate per essere credibili.

    Non solo gli uomini sono coloro che commettono violenza fisica ,ma anche la violenza morale(colpevolizzazione della vittima).La violenza è una caratteristica maschile,alle donne non resta che il bene. Non esiste una violenza specifica femminile,la violenza è solo maschile.

    • Ha ragione mi correggo: non ci sono prove, a dispetto delle affermazioni dei gruppi di padri separati (fathers’right groups) e delle affermazioni di altri soggetti che non allegano alle loro affermazioni alcuna prova concreta (tra l’altro la Dott. Pezzuolo è fra i responsabili di questo estremamente poco scientifico lavoro: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/15/in-risposta-alla-dott-ssa-pezzuolo/)

      Signor De Felice: lei continua ad attribuirmi conclusioni che non ho mai espresso e questo non è corretto. Sostenere che i “falsi abusi” non sono così comuni come certi soggetti, per ragioni che non mi interessa approfondire, propagandano, non equivale a dire sciocchezze quali “La violenza è una caratteristica maschile,alle donne non resta che il bene.” Il suo ragionamento non è logico e lei lo sa.
      Esistono buone madri e cattive madri, come esistono padri meravigliosi e padri orrendi. Ed è questo che bisognerebbe fare: guardare alla persona, non al suo sesso, e se quella persona denuncia una violenza, evitare di basarsi sul preconcetto “ah le madri, usano le false accuse per vendicarsi!”, perché potrebbe non essere così… Infatti io ho scritto: il mostro A VOLTE è nell’armadio, non E’ SEMPRE nell’armadio (che è la conclusione che mi attribuisce Lei).

      I Magistrati sbagliano, è proprio questo che denuncia questo post. E i bambini ne pagano le conseguenze.

      Sbagliano perché si basano su preconcetti vecchi come il mondo nel giudicare le persone che si trovano di fronte, pregiudizi come questo: “In fondo al cuore le donne pensano che compito dell’uomo è guadagnare soldi, e compito loro spenderli.” (Arthur Schopenhauer), o questo “Nella vendetta e in amore la donna è più barbara dell’uomo.” Friedrich Nietzsche, o ancora questo “Le donne sono animali fondamentalmente stupidi ma si concentrano sul maschio con un impegno così totale da riuscire spesso a sconfiggerlo quando lui pensa ad altro.” Charles Bukowski…

      E’ evidente che una società intrisa di simili pensieri elevati (e non sono frasi raccolte al bar dello sport, come può notare) non può certo porsi in modo imparziale di fronte ad una madre che denuncia la violenza domestica subita, o alla donna che denuncia uno stupro.
      Si sa: “Una donna sincera è quella che non dice bugie inutili.”(Anatole France) Le donne mentono, è nella loro natura di errori di Dio (Dio creò la donna e, a dire il vero, da quel momento cessò di esistere la noia; ma cessarono di esistere anche molte altre cose. La donna fu il secondo errore di Dio.Friedrich Nietzsche)

      Sono secoli che le donne sopportano questo genere di pregiudizi, eppure non manifestano il medesimo vittimismo che lei esprime qui.

      Lei sostiene che esiste una tendenza a identificare l’uomo con il male, e per dimostrare questo ha bisogno di sostenere che, invece, il male sono le donne: quelle che inventano i “falsi abusi”.

      Io invece sostengo che è ora di finirla di ragionare per stereotipi, è ora che la gente la smetta di coniare frasi che iniziano con “le donne sono…” o “gli uomini sono…” E per farlo è ora di demolire gli stereotipi, uno ad uno. A partire dalle idee più vecche, più stantie, tipo questa:
      Due sono i giorni veramente belli che una donna dà: quando uno la sposa e quando, morta, la porta al sepolcro. (Ipponatte di Efeso)

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