I Colibrì: approfondimenti

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Torno a parlare dell’articolo dal titolo Lo stato dell’arte in tema di domiciliazione dei figli di coppie separate, che afferma di chiarire lo stato dell’arte nella letteratura scientifica internazionale sul controverso tema della struttura familiare da considerare come obiettivo da raggiungere nel vero interesse del minore.

La ricerca della verità e della conoscenza è una delle più alte attività umane, diceva Einstein, e aggiungeva: anche se spesso ne menano più vanto quelli che meno vi partecipano.

Oggi parleremo dello studio Life satisfaction among children in different family structures: a comparative study of 36 western Societies, citato dal suddetto articolo: me lo sono letto e, strano ma vero, ho scoperto che i Colibrì hanno un tantino manipolato le informazioni in esso contenute.

Temo che non siano solo gli psicologi dell’Ordine a necessitare lezioni di inglese, ma anche i nostri cari Colibrì, visto che non è il primo grossolano errore che riscontro nel loro elaborato (come potete leggere in questo post, e poi, a seguire, in questo).

Il primo passaggio dell’articolo incriminato che vorrei esaminare è questo: I bambini che vivono in sistemazione di collocamento materialmente congiunto (suddivisione paritaria dei tempi) riportano comunque un più alto livello di soddisfazione di vita rispetto ad ogni altra sistemazione di famiglia separata, solo un quarto di rango (-0,26) più basso dei bambini nelle famiglie integre.

L’autore specifica tra parentesi che per “collocamento materialmente congiunto” lo studio intende “suddivisione paritaria dei tempi”, ovvero un affidamento con doppio domicilio in cui il tempo è matematicamente diviso tra i genitori a metà: 50% con un genitore e 50% con l’altro.

In realtà lo studio parla di joint phisical custody: Joint physical custody, instead of one parent having custody with the other having visitation, does not mean exact division of time with each parent, but can be based on reasonable time with each parent either specifically spelled out (certain days, weeks, holidays, alternative periods) or based on stated guidelines and shared payment of costs of raising the child.

Guarda un po’: il dizionario legale ci tiene a sottolineare che il joint phisical custody non significa necessariamente una esatta divisione del tempo fra i genitori! Il minore trascorre un tempo “ragionevole” con ognuno dei genitori, secondo una tabella fissa in cui sono specificati determinati giorni, settimane, vacanze o periodi, oppure secondo delle linee guida stabilite.

I Colibrì vorrebbero far passare l’idea che all’estero l’affido condiviso è inteso come loro vorrebbero che fosse, ma allo stato dell’arte in tema di domiciliazione dei figli di coppie separate non è affatto così. Ad esempio most of the recent Australian research defines shared care as children spending 35-65% of nights with each parent, possiamo leggere a pag.2 di questo studio (del quale ho parlato qui).

Prima osservazione: lo studio Life satisfaction among children in different family structures: a comparative study of 36 western Societies non tratta di doppio domicilio e paritaria divisione dei tempi.

Andiamo avanti.

Come anche i Colibrì non possono non constatare, lo studio esamina ragazzi di 11, 13 e 15 anni e non prende minimamente in considerazione i bambini al di sotto degli 11 anni. Questo dettaglio è parecchio rilevante, perché – come abbiamo visto ad esempio qui oppure qui – l’età del minore è un fattore da tenere in grande considerazione quando si parla di affido: Nei primi due anni di vita, la separazione dalla figura genitoriale principale nel momento del riposo notturno crea solo stress al bambino. Nella maggior parte dei casi, una separazione non causata da effettive necessità, in questi mesi critici per lo sviluppo, non è consigliabile. Perciò, in generale, ma sempre nel solo interesse di ogni singolo bambino, prima del raggiungimento del secondo anno dormire lontano dal care-giver principale è una situazione che andrebbe evitata, a meno che non si rendesse per qualche ragione assolutamente necessario. Per ciò che riguarda le ore diurne, l’allontanamento dalla figura genitoriale di riferimento dovrebbe essere gestito per periodi di tempo che possono gradualmente aumentare mano a mano che il bambino cresce, ci dice l’Australian Association for Infant Mental Health.

Scrivono ancora i Colibrì: i bambini che vivono approssimativamente metà del tempo con la loro madre e metà del tempo con il loro padre sono ugualmente soddisfatti come quelli che vivono con la loro madre o con la madre ed il patrigno la maggior parte del tempo. Mai è stata trovata una situazione di svantaggio per i figli in collocazione paritaria.

Di nuovo traducono joint custody con la perifrasi “metà del tempo”.

Lo studio originale dice (pag.59): the highest level of life satisfaction is found in intact family, second highest in single mother, mother-stepfather or joint phisical custody, and the lowest level in single father and father-stepmopther households.

Tradotto: il livello più alto di soddisfazione si riscontra nelle famiglie integre, il secondo livello più alto nelle famiglie costituite da madri single o madre più nuovo partner o in famiglie con affido condiviso, il livello più basso di soddisfazione si riscontra nelle famiglie costituite da padre single o padre più nuova compagna.

La conclusione alla quale giunge lo studio è questa:  our results do not suggest that living all or most of the time with mothers is crucial in this respect – children living approximately half the time with their mother and half the time with the father are equally satisfied as those living with their mother or mother and stepfather most or all the time.

I risultati suggeriscono che vivere tutto o la maggior parte del tempo con la madre non è cruciale (ovvero fondamentale) in relazione al contesto descritto (cioè il livello di soddisfazione di vita in ragazzi tra gli 11 e i 15 anni); i minori che vivono approssimatamente metà del tempo con un genitore e metà con l’altro sono soddisfatti come quelli che vivono con la madre o con madre e nuovo partner.

Da questo possiamo dedurre che quelli che vivono con la madre o con la madre e il nuovo partner dovrebbero vivere metà del tempo con un genitore o con l’altro e che è fondamentale per il superiore benessere del minore introdurre una legge che renda obbligatoria la joint custody in caso di separazione?

Direi di no. Perché?

Semplice: perché se il minore sta bene o in regime di joint custody tanto quanto sta bene affidato alla madre, non c’è alcuna ragione per preferire una soluzione all’altra. Nessuna ragione desumibile da questo particolare studio, ovviamente.

L’unica cosa sulla quale occorrerebbe interrogarsi, e dovrebbero farlo i papà, è sul perché i minori meno soddisfatti sono risultati quelli affidati al padre.

I padri separati si lamentano di essere vittime delle ex compagne e di una giustizia che li discrimina. Dovrebbero invece farsi un bell’esame di coscienza per analizzare quali sono i problemi che rendono il loro rapporto con la prole tanto insoddisfacente per entrambi…

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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3 risposte a I Colibrì: approfondimenti

  1. salvo ha detto:

    L’articolo originale in inglere — mi interessavano le statistiche, che ora studiero’. Bene avere captato come il campione escludesse i bambini al di sotto degli 11 anni — forse la popolazione piu’ importante.
    http://www.nuigalway.ie/hbsc/documents/2012__ja__bjarnason__family_structures__cs_261.pdf

    • E’ un aspetto importante, Salvo. Una delle modifiche che viene richiesta a gran voce è proprio togliere dall’art. 54/2006 il riferimento all’età del minore. Cito dal ddl 957, ad esempio: “L’età dei figli, la distanza tra le abitazioni dei genitori e il tenore dei loro rapporti non rilevano ai fini del rispetto del diritto dei minori all’affido condiviso”. Allo stato dell’arte nella letteratura scientifica internazionale, invece, l’età del minore è rilevante, eccome!

  2. Andrea Mazzeo ha detto:

    Al solito, hanno bisogno di un corso di inglese che parta dalle nozioni più elementari, ma non capirebbero ugualmente. Loro traducono con google translator, tanto che hanno addirittura tradotto il cognome di uno dei ricercatori citati nel loro articolo (il prof. Battaglia tradotto con Battle!!).
    Ma al di là della conoscenza o meno della lingua inglese, loro non analizzano la letteratura scientifica per trarne delle indicazioni, hanno già nella testa le loro indicazioni e utilizzano le citazioni scientifiche solo per confermare le tesi che hanno già nella testa. Come dire, il fine (i tempi paritetici) giustifica i mezzi (la falsificazione scientifica).

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