Il ping pong abitativo

Oggi mi hanno segnalato questa sentenza, che riporto integralmente qui sotto:

TRIBUNALE PER I MINORENNI DI  TRIESTE

– decidendo sui ricorsi riuniti presentati rispettivamente in data 18.08.2012 dal sig. AA, con l’avv. dom. M. R. del Foro di Trieste, e il 12-09-2012 dalla sig.ra BB, con l’avv. dom. T. B. del Foro di Trieste, per la modifica della disciplina delle condizioni di affidamento e mantenimento della figlia riconosciuta FF, nata a Trieste (TS) il …2010, già statuite con decreto di questo Tribunale per i Minorenni d.d. 9.11.2011 (R.G.158-11) in atti, che affidava la minore suddetta in via esclusiva alla madre con collocamento presso la stessa, disciplinando le visite padre-figlia e il contributo al mantenimento a carico del padre;

– comunicato il ricorso al PMM per il suo intervento (non seguìto);

– preso atto che, all’esito dell’audizione personale delle parti e dell’istruttoria documentale, il sig. AA ha così concluso:

1. disporre l’affidamento condiviso della minore FF, con residenza prevalente presso l’abitazione della madre in Via …, con impegno di questa alla massima disponibilità e collaborazione con il padre nella gestione della minore in funzione degli impegni educativi e di crescita di questa, coordinandosi nel massimo rispetto reciproco con il padre al fine di consentire alla minore di vivere in un ambiente sereno, consentendo al padre di recuperare i giorni in cui non ha potuto vedere e tenere con sé la minore per i più diversi motivi (malattia, impegni lavorativi della madre, impegni della minore, vacanze);

2. in via principale, disporre che al padre signor AA sia consentito vedere e tenere con sé la figlia nella sua abitazione a settimane alterne incluso il pernotto, durante le quali la minore potrà veder l’altro genitore per 2/3 pomeriggi o mattine, in modo dar massima effettività al principio dell’alternanza genitoriale per la crescita equilibrata della minore;

3. in via subordinata, disporre che al signor AA sia consentito vedere e tenere con sé la figlia a giorni alterni infrasettimanali (es. lunedì, martedì e venerdì) per almeno 8 ore consecutive, autorizzandolo a prelevare la minore dall’asilo che frequenta e tenerla con sé per la notte almeno una volta infrasettimanale;

4. per quanto riguarda i fine settimana, disporre che il ricorrente possa tenere con sé la minore a weekend alternati di almeno 10 ore con il pernotto tra sabato e domenica;

5. per quanto riguarda le festività religiose e civili calendarizzate, disporre che il padre tenga con sé la minore alternandosi con la madre in modo automatico (es. Natale con la sig.ra BB e Capodanno con il sig. AA), secondo il principio dell’alternanza;

6. per quanto riguarda le ferie estive disporre che queste spettino a ciascun genitore per la durata minima di quattro settimane alternate (2+2) da giugno ad ottobre;

7. per quanto riguarda le ferie invernali disporre che queste spettino a ciascun genitore per la durata di tre settimane a testa (2+1);

8. disporre i recuperi reciproci ed in via automatica ogni qualvolta sia risultato compromesso il diritto di ciascun genitore di stare con la minore per qualsiasi impedimento della più svariata natura (impegni lavorativi, ferie, malattia, ecc…);

9. disporre che ciascun genitore si impegni a consegnare all’altro la minore con il suo passaporto, autorizzandosi reciprocamente al rilascio reciproco dei documenti per l’espatrio;

10. concordare congiuntamente la frequenza della minore a strutture educative (asilo nido) oltre ad attività di svago, ad esempio nuoto, in base alle attitudine della stessa.

mentre la sig.ra BB ha così concluso:

1) rigettare le conclusioni del ricorrente, insistendo per l’affido esclusivo della minore suddetta alla madre;

2) in via provvisoria e urgente, sospendere gli incontri padre-minore;

Osserva il Collegio:

va premesso che col decreto dd. 9.11.2011 (R.G.158-11), citato in premessa e di cui il ricorrente ora chiede la modifica, questo Tribunale disponeva:

… – preso atto che i suddetti genitori hanno risolto la loro convivenza e che in corso di causa, con l’intermediazione del Giudice, hanno raggiunto l’accordo sulla regolamentazione dei rapporti con la figlia, comprendente l’affidamento esclusivo alla madre.

– avuto l’intervento adesivo del PMM;

– ritenuta la conformità dei medesimi agli interessi della minore, nei termini riportati a dispositivo;

– Ritenuto che:

1) in punto affido: esaminata l’applicazione della misura cautelare dell’allontanamento dall’abitazione familiare (sita in …), con divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa BB e dal di lei figlio LL nonché di comunicare telefonicamente con la predetta, e con l’imposizione all’indagato di corrispondere alla BB un assegno di mantenimento per la figlia minore Irene di € 200,00, emessa dal G.I.P. di Trieste in data 16.03.2011 nei confronti del ricorrente sig. AA, indagato per i delitti di cui agli artt. 572 e 582 C.P., commessi a Trieste dal gennaio 2010 fino al 24 febbraio 2011; esaminata altresì la relazione del G.O.A.P. – Centro Antiviolenza di Trieste d.d. 01.04.2011, dalla quale emerge la presa in carico della sig.ra BB dall’agosto del 2010; vista la remissione della querela in data 02.07.2011 (precedentemente posta in essere dalla resistente) con successivo annullamento della misura cautelare; per tali motivi, in attesa della definizione del procedimento penale pendente per il resto procedibile d’ufficio e in via precauzionale, il collegio ritiene, allo stato, rispondente al’interesse della minore l’affido esclusivo di FF alla madre, con collocamento presso la stessa;

2) in punto visite e mantenimento come da accordo congiunto, in dispositivo;

3) spese di lite integralmente compensate tra le parti, atteso il raggiunto accordo.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando, così provvede:

1) dispone l’affido esclusivo della minore FF alla madre sig.ra BB, con collocamento della minore presso l’abitazione familiare della stessa, in ….  

2) il padre potrà vedere e tenere con sé la figlia FF:

– per 2 pomeriggi alla settimana, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, con prelievo all’asilo nido e riconsegna alla madre presso l’abitazione della stessa;

– i 2 pomeriggi di cui sopra verranno stabiliti il giovedì della settimana prima per quella successiva, mediante invio di sms da parte della signora BB, a seconda dei turni lavorativi di quest’ultima;

 – a weekend alterni, o il sabato o la domenica, allo stato escluso il pernottamento, dalle ore 11.00 alle ore 17.00;

3) pone a carico del sig. AA, l’obbligo di contribuire al mantenimento della figlia FF mediante il versamento alla sig.ra BB, entro il giorno 5 di ogni mese, della somma di € 400,00, onnicomprensive, rivalutabile secondo legge.

4) spese di lite integralmente compensate.

Trieste, camera di consiglio del 9 novembre 2011

                                                                                Il Presidente, estensore

Preso atto che il fatto nuovo che muove il AA a chiedere la modifica del decreto di cui sopra sarebbe rappresentato dall’esito di quella vicenda penale;

che detto procedimento penale a carico del sig. AA si è concluso con la condanna del sig. AA da parte del GUP di Trieste in data 16.12.2011 (all.1 resistente) alla pena di mesi 6 di reclusione per la violazione dell’art. 572 c.p., con contestuale dichiarazione di non doversi procedere per il reato di lesioni volontarie sempre a danno della sig.ra BB causa remissione della querela;

che, la sig.ra BB dichiara che si sarebbe risolta a rimettere la sua querela nei confronti del AA solo perché costretta o intimorita dalle minacce o comunque dagli atteggiamenti aggresivi del AA;

ritenuto che si possa prescindere dalla effettiva fondatezza di tali addotte ragioni, infatti, per vagliare l’istanza del ricorrente di affidamento condiviso è sufficiente la disamina della mera sostanza delle conclusioni del ricorrente, tutte incentrate nella presente causa, sulla concezione che i propri pretesi diritti di padre debbano trovare affermazione attraverso una spartizione chirurgica dei tempi e della presenza della bambina  presso di sé, di modo che essa debba stare presso di lui per una durata esattamente pari rispetto alla madre, da sancire attraverso una cessione a giorni o a settimane alternate tra l’uno e l’altro genitore, con un subitaneo meccanismo di recupero degli eventuali ammanchi.

Un tanto dimostra già di per sè, ad avviso del Collegio, la siderale distanza del ricorrente dalla sufficiente capacità di immedesimazione nelle esigenze di maggior stabilità e tranquillità di vita della figlia, capacità che invece si devono pretendere dal genitore di una bimba che ha da poco compiuto i due anni d’età. Benché così piccola, e proprio perché così piccola, la bambina non può esser considerata e trattata come un oggetto da possedere e da palleggiarsi, anziché come un essere umano con diritti propri.

Giova ricordare che è giurisprudenza ormai costante di questo Tribunale di non consentire, nemmeno nei casi di residenza di entrambi i genitori in enti separati di un medesimo edificio, il palleggio ping-pong della prole. Esso è irrispettoso della dignità personale (il minore viene trattato alla stregua del proverbiale “pacco postale”, per richiamare l’espressione coniata dalla saggezza popolare) ed è una soluzione sempre votata a rapido decadimento, man mano che il bambino cresce o mutano gli orari (o i turni…) lavorativi dei genitori o dei loro eventuali nuovi partner e nuovi figli. Una soluzione, quindi, esposta a elevato rischio di far deflagrare ulteriori e continue controversie, con danno alla serenità del minore ed effetto inutilmente inflattivo sul sistema giudiziario. Un minore, specie di così giovane età, deve invece avere una residenza preferenziale, scelta dai genitori o, in mancanza, dal giudice, secondo i parametri di fatto propri del caso di specie, proiettati dal presente al futuro, per il contemperamento dei diritti in gioco (del figlio e dei genitori), con prevalenza degli interessi del primo.

La “filosofia” genitoriale del ricorrente, in completa divergenza con quanto sopra ritenuto, fa fondatamente temere al Collegio che egli non possa condividere l’affidamento della bambina con la madre, perché sembra indice di una considerazione prevalente di sé, piuttosto che di quella della figlia e, pertanto, fa temere un pregiudizio per quest’ultima, tutte le volte che egli dovesse essere chiamato a prendere -insieme alla madre- le decisioni ordinarie e straordinarie di potestà, nell’interesse superiore della bambina. Per questo motivo il Tribunale ritiene di rigettare la richiesta paterna di affido condiviso e, quindi, rimane immutato il precedente provvedimento di affido esclusivo alla genitrice.

Rilevata, nondimeno, una notevole conflittualità tra entrambi i genitori, che sarà sicura fonte, se non arginata, di profondi disagi e turbamenti per la figlia, occorrerà prescrivere alle parti di sottoporsi al controllo e al sostegno del servizio sociale, come da dispositivo, con chiara avvertenza, fin d’ora espressa, che il disattendimento delle dette prescrizioni (a cominciare da quella di prendere immediata iniziativa di contatto coi servizi sociali), potrà venir sanzionata pecuniariamente ai sensi dell’art. 709 ter, co. II, n. 4, cpc.

Spese di lite compensate per 1/3 tra le parti, in ragione delle prescrizioni imposte ad entrambi. Differenza a carico del ricorrente, in ragione della sua soccombenza.

Decreto esecutivo, stante l’oggetto riguardante diritti personali di soggetti minorenni, di necessaria pronta attuabilità.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando, con effetto immediatamente esecutivo, ogni diversa istanza disattesa, così provvede:

1)  rigetta le domande del sig. AA, fermo il decreto dd. 9.11.2011, reso in R.G.158-11, da questo Tribunale.

2) prescrive ai sigg.ri AA e BB  di rapportarsi con immediatezza e di loro iniziativa ai Servizio sociale del Comune di Trieste e di seguirne le indicazioni a supporto delle loro competenze genitoriali, a pena di più gravi limitazioni della loro potestà genitoriale. I suddetti Servizi sociali si potranno avvalere, secondo opportunità, della collaborazione dei Servizi specialistici dell’ASS territorialmente competente.

Vorrei soffermarmi su alcuni punti. Il primo: il padre richiedente l’affido a giorni alterni risulta condannato in seguito alla violazione dell’art. 572 del Codice Penale, che recita:

Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli. (1)

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Nonostante la condanna non venga presa minimamente in considerazione dal Giudice (ritenuto che si possa prescindere dalla effettiva fondatezza di tali addotte ragioni, infatti, per vagliare l’istanza del ricorrente di affidamento condiviso è sufficiente la disamina della mera sostanza delle conclusioni del ricorrente – in altri termini: basta esaminare il modo in cui è strutturata la richiesta di condivisione dell’affido per giustificare la conclusione che questo non è un padre adeguato), giova sottolineare che questa sentenza pone il problema dell’esistenza di un legame – che molti operatori del settore denunciano – fra le richieste di affido condiviso e il comportamento violento del richiedente (quando si incontra la resistenza dell’altro genitore, come in questo caso).

Come ho riportato in questo post, dall’analisi delle separazioni conflittuali emerge il dato che i maltrattanti usano nelle separazioni il sistema giuridico come mezzo per continuare a maltrattare ed esercitare il controllo sull’ex partner e sui figli… Inutile dire quanto sia lontano un interesse reale per i bambini in comportamenti che perpetuano maltrattamenti, atti vessatori, violazione sistematica degli accordi. Nella pratica, esiste una forte linea di tendenza impegnata ad accusare le madri di voler sottrarre i figli ai padri nelle separazioni, con attacchi pesanti all’attivazione delle risorse protettive materne nei confronti dei figli vittime di violenza domestica e intrafamiliare. Da questo punto di vista non è raro il caso in cui la madre passa da vittima ad “imputata”, con processi di autocolpevolizzazione, che rappresentano una nuova e più sottile forma di violenza…

La violenza domestica, come è stato autorevolmente documentato, “non consiste in scoppi d’ira occasionali o incontrollati, provocati dalle frizioni della vita comune”: infatti le violenze continuano anche quando la relazione si è interrotta (la sig.ra BB dichiara che si sarebbe risolta a rimettere la sua querela nei confronti del AA sol perché costretta o intimorita dalle minacce o comunque dagli atteggiamenti aggresivi del AA) … Il fenomeno della violenza nelle relazioni affettive, nelle sue varie forme ivi compresa quella che continua dopo la separazione e l’interruzione della convivenza, ha un’altissima incidenza nel nostro ed in altri Paesi…

Mancanza di parità e reciprocità nei rapporti, assenza di rispetto, presenza di aggressioni fisiche, mancanza di riconoscimento dell’altro, esercizio di potere, svalorizzazione e dominio sull’altro sono gli elementi che connotano la violenza. Esiste una contraddizione in termini: ove v’è violenza come e che cosa condividere? Quale accordo, quale gestione congiunta? Ove c’è violenza non c’è possibilità di mediazione. Ove c’è violenza non è percorribile e praticabile l’affidamento condiviso né l’esercizio congiunto della potestà.

Mi duole constatare, nonostante la sentenza disponga l’affido esclusivo, che il Giudice ritenga doveroso mettere in dubbio la colpevolezza del richiedente (ritenuto che si possa prescindere dalla effettiva fondatezza di tali addotte ragioni), insinuando velatamente che le accuse della donna potrebbero essere infondate, seppure vi sia una condanna penale per maltrattamenti alla pena di mesi 6 di reclusione.

Evidentemente, il “mito” della donna bugiarda è ben radicato nei Tribunali italiani.

A tale proposito vorrei citare ancora: Come si legge in una recente indagine condotta nella provincia di Reggio Emilia, spesso, riferendosi a situazioni di violenza all’interno delle relazioni affettive, si utilizzano i termini come litigio, lite, conflitto; il linguaggio riflette una non sempre chiara discriminazione dei confini esistenti che ostacola il riconoscimento dei “segni” della violenza e porta a sottovalutare il maltrattamento e le sue conseguenze.

Mettendo a confronto queste affermazioni con le conclusioni del Giudice, che scrive  Rilevata, nondimeno, una notevole conflittualità tra entrambi i genitori, credo sia doveroso riflettere sul fatto che il Giudice non solo ha ignorato la condanna penale per maltrattamenti e ha ignorato le istanze della donna, che sostiene di essere ancora minacciata dall’ex partner, ma ha anche rilevato una generica “conflittualità” come se questa fosse totalmente indipendente dalla violenza domestica.

La sentenza, però, tiene conto di uno dei temi di cui mi sono tanto occupata: l’età del minore.

La bambina in questione, infatti, ha due anni e il Giudice non manca di porre l’accento sulla questione: Un minore, specie di così giovane età, deve invece avere una residenza preferenziale, scelta dai genitori o, in mancanza, dal giudice, secondo i parametri di fatto propri del caso di specie, proiettati dal presente al futuro, per il contemperamento dei diritti in gioco (del figlio e dei genitori), con prevalenza degli interessi del primo.

Il Giudice sembrerebbe correttamente informato almeno su lo stato dell’arte nella letteratura scientifica internazionale sul controverso tema della struttura familiare da considerare come obiettivo da raggiungere nel vero interesse del minore.

Ma ne ho parlato diffusamente qui: Se non vedo non credo: lo studio 2

Vorrei ancora sottolineare un passo della sentenza, il passo che mi ha maggiormente commossa:

Benché così piccola, e proprio perché così piccola, la bambina non può esser considerata e trattata come un oggetto da possedere e da palleggiarsi, anziché come un essere umano con diritti propri.

Chi pretende di dividere “chirurgicamente” un essere umano è una persona così concentrata su di sé da non riuscire a comprendere e a rispettare le esigenze altrui, una persona quindi inadatta ad assumersi la responsabilità di prendere decisioni nel superiore interesse del minore; perché chi pensa solo a se stesso, difficilmente potrà considerare superiore l’interesse di qualcun altro, chiunque esso sia.

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, attualità, dicono della bigenitorialità, giustizia, notizie, società e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il ping pong abitativo

  1. Marco ha detto:

    Speriamo che questa sentenza faccia da apripista e che ora gli operatori del settore comincino a capire i danni che l’affido alternato ha fatto ai bambini.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...