Due pesi e due misure

erinni

Così come non ci erano piaciute le modalità con cui Leonardo era stato prelevato a forza dalle autorità e condotto in casa famiglia, non ci piace neanche quanto è successo ieri sera, allorquando la madre del bambino, in forza della sentenza di Cassazione, è andata a riprendersi il figlio.

Così recita l’intervento di Adiantum (Associazione di Associazioni Nazionali per la tutela dei minori) sul caso di Cittadella, nel commento alla decisione della Corte di Cassazione che ha esplicitamente menzionato l’inconsistenza della sindrome di alienazione genitoriale, alla base del provvedimento che aveva condotto il bambino ad essere allontanato dalla casa della madre e rinchiuso in un “luogo protetto” per essere resettato.

Un intervento che abilmente non menziona né la sindrome, né il disturbo relazionale, ma coglie l’occasione per  presentarci la madre come una strega cattiva:

«Andiamo a prenderlo a casa del padre» urla, «ma noi abbiamo vinto». Il clima è teso, volano gli insulti praticamente verso tutte le persone e le istituzioni coinvolte nella vicenda. Compresa la suora che gestisce la struttura, che attacca verbalmente mentre cerca di chiudere la porta. Nella confusione del momento l’anziana rischia anche di scivolare, poi riesce a chiudere il portoncino. La madre a quel punto cerca di aprire il cancello esterno della struttura, che nel frattempo si è richiuso.

Aggredisce una suora, questa madre inebriata dalla vittoria, urla e insulta a destra e a manca (la suora, poverina, ha rischiato addirittura di scivolare…), si accanisce sul cancello… Una vera e propria Erinni serpe-crinita.

Appena il cancello si riapre la madre e i familiari salgono in auto e si dirigono verso la casa del padre del bambino… A raccontare la scena è proprio lui, il padre del piccolo conteso. La voce è calma, ma il dolore è grande. Stava cenando con il figlio e i genitori di lui quando la moglie è arrivata a casa sua. «Ha suonato tutti i campanelli, è entrata e ha preso mio figlio. Io ho chiamato la polizia».

Ah, ecco. A raccontare la scena è lui, il padre. Quello stesso padre che, tutti ricordiamo, non ha esitato a trascinare il figlio per i piedi  dopo aver speso tempo e soldi per farlo dichiarare  malato di una malattia inesistente.

(Come faccia, questo padre che era a cena a casa sua, a conoscere nel dettaglio gli eventi accaduti presso la casa famiglia è piuttosto curioso…)

Povero padre! Stava cenando… Non si interrompe la cena: giustamente ha chiamato la Polizia. Il reato di cena-interruptus è civile o penale, secondo voi?

Sostiene, Adiantum, di aver condannato le modalità con cui il bambino era stato a suo tempo prelevato. Davvero?

In un articolo del 15/10/2012 leggo: Cosa è che non mi convince di questa situazione? In primo luogo ciò che mi ha lasciato senza parole è che durante il “prelievo” del bambino fossero fisicamente presenti i genitori del minore e un gruppo di parenti materni. Chi li aveva avvisati? Perché è stato consentito loro di fare il “picchetto”? Perché la Polizia, davanti alle resistenze della madre, della zia e del nonno materno del bambino, non li ha allontanati o arrestati data la flagranza dei reati in concorso di violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale? Reati per i quali costoro ora sono indagati… Se nel corso di un’esecuzione di un provvedimento giudiziario io contrastassi il dovere delle Forze dell’Ordine, io verrei arrestato all’istante.

In effetti avevano disapprovato, ma sempre il comportamento della famiglia materna, colpevole di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale. Si stupiva, Adiantum, che non fossero stati subito arrestati.

A tale proposito vi ricordo le parole del Dott. Cardinale: Se posso, poi, alla fine della risposta ufficiale esprimere una mia valutazione, come medico e cittadino, credo che provvedimenti si dovrebbero prendere contro alcuni genitori che si vedono strappati i figli e non intervengono in maniera brutale. Un invito piuttosto chiaro, questo, che intima ai genitori: non lasciatevi portar via i figli senza reagire!

Ancora, più avanti: Ferma la mia gratitudine nei confronti del sacro e insostituibile lavoro delle Forze dell’Ordine, non posso in questa occasione esimermi dall’esprimere forti perplessità sul conto di quei poliziotti di Cittadella, che hanno omesso di procedere ad azioni preliminari e incisive nei confronti di alcuni adulti che commettono reati. Si sono limitati a prelevare il bambino senza liberare il campo da presenze indebite, sia della madre che del padre, quest’ultimo parte attiva dell’esecuzione. Se i poliziotti avessero rispettato la legge e i protocolli, la zia del bambino non avrebbe potuto filmare la scena e non ci sarebbe stato il clamore mediatico che ne è derivato, che è il vero danno verso il bambino.

Il vero danno per il bambino è stato causato dal clamore mediatico, non dal prelevamento in sé e neanche dalle modalità, scrive Adiantum. Perché se nessuno avesse visto niente, il bambino non avrebbe riportato veri danni.

Questo mi ricorda la scuola e il vecchio dilemma: se un albero cade nella foresta e non c’è nessuno ad ascoltare, quell’albero ha fatto rumore?

Un altro intervento, sempre del 15/10/2012 ci dice:

Certo, la scarsa umanità dei poliziotti ha colpito; hanno fatto il loro dovere, ma andando oltre quel “minimo di violenza” necessaria per raggiungere l’obiettivo. Altrettanto certo, madre e zia non volevano rispettare il provvedimento di un giudice, e hanno fatto di tutto per ostacolare i poliziotti e, di conseguenza, hanno fatto di tutto per sottoporre il loro bimbo a uno choc terrificante. Le due donne hanno sfidato le istituzioni, e i poliziotti hanno dovuto ricorrere alla violenza.

Insomma, alla fonte di tutti i problemi ci sono sempre le Erinni. Solo loro procurano choc, mentre gli altri attori fanno il loro dovere. La violenza dei poliziotti (e del padre) è una violenza necessaria. Le donne  sono da condannare senza appello, sempre, sia quando hanno la legge dallo loro che quando si ribellano.

Il 04/11/2012 Adiantum scrive:

il bambino adesso è pronto a ritornare a scuola, che ovviamente non sarà quella di Cittadella dove si svolse quel triste ma forse indispensabile allontanamento coatto.

La violenza agita dal padre e dalla Polizia era al tempo indispensabile. Non se poteva proprio fare a meno.

Oggi, che la Corte di Cassazione ha stabilito che quel provvedimento era ingiusto, una madre, felice di essere riconosciuta innocente dell’accusa di aver fatto ammalare il proprio figlio di una sindrome che non esiste, è da biasimare. Non dovrebbe gioire quella Furia d’una donna!

Ma, soprattutto, non doveva permettersi di interrompere la cena.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a Due pesi e due misure

  1. Andrea Mazzeo ha detto:

    Mi permetta una doverosa precisazione.
    I sè dicenti Dott. che galleggiano nelle melme fangose del padre-separatismo nostrano non sono affatto Dott, trattandosi in un caso di un mero frequentatore universitario e nell’altro di un illustratore di fumetti. Altri millantatori di lauree inesistenti sono stati spazzati via dal vento dell’onestà; a quando anche per costoro?

  2. pinzalberto ha detto:

    E finita bene, ma come evitare altri casi simili? Ci sarà un risarcimento? I danni psicologici del bambino? Altro che resistenza a pubblico ufficiale, io mi sarei presentato armato di mazza da baseball, ma stiamo scherzando? Come si fa a strappare dalla braccia della madre il proprio figlio? Ma che padre sei? Dove hai vissuto fino ad ora per non accorgerti del danno che subirà?

    • In Italia le sentenze non hanno valore normativo. Nel nostro ordinamento vige il principio che la statuizione giudiziale (ovvero la sentenza) è vincolante solo per i soggetti in causa, afferisce esclusivamente a quella data lite e non ad altre, quindi di essa NON ci si può avvalere nei confronti di chi sia rimasto estraneo al processo…

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