Dicono della Pas XIV

La Società Italiana di Pediatria (SIP) è nata nel lontano 1898 proponendo un’innovazione che avrebbe segnato un grande cambiamento nei decenni successivi: separare la cura e l’assistenza del bambino malato dalla Medicina generale dell’adulto. Con i suoi 9000 Soci la SIP rappresenta  la casa comune di tutti i pediatri italiani perché vi partecipano pediatri universitari, ospedalieri,  di famiglia e di comunità. Il principale obiettivo della SIP, esplicitato nello Statuto, è quello di “promuovere e tutelare la salute fisica e psichica del neonato, del bambino e dell’adolescente, di ogni cultura ed etnia difendendone i diritti nella società sin dal concepimento”.

Le principali attività della SIP sono: la formazione continua dei pediatri italiani; l’informazione scientifica in campo pediatrico rivolta ad Autorità sanitarie, Medici, Famiglie, Associazioni; la consulenza alle Istituzioni – dal Ministero della Salute agli Assessorati alla Sanità regionali, dai due rami del Parlamento fino alle Province e ai Comuni italiani – in merito alle problematiche dell’infanzia e della adolescenza.

Alla SIP fanno capo 19 Sezioni Regionali, 16 Società scientifiche affiliate con specifiche competenze, 9 Gruppi di studio permanenti con diversi interessi e competenze e 14 Commissioni di Studio.

Dopo la Società Italiana di Psichiatria (potete leggere qui) e la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (potete leggere qui), anche la Società Italiana di Pediatria si esprime sulla Sindrome da Alienazione Genitoriale:

La Società Italiana di Pediatria esprime soddisfazione per la sentenza della Corte di Cassazione sulla vicenda del bambino di Padova con la quale la Suprema Corte ha affermato che “l’ipotesi della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) necessita di un conforto scientifico” in assenza del quale si corre il rischio “di adottare soluzioni potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che teorie non rigorosamente verificate pretendono di scongiurare”. “La Sindrome di Alienazione Parentale non è riconosciuta dalla letteratura scientifica di riferimento e non è inclusa né nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) né nell’ICD (International Classification of Diseases) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità” afferma il Presidente della SIP Giovanni Corsello. “La comunità scientifica si è già pronunciata contro l’uso improprio della PAS nelle sofferte e spesso laceranti controversie per l’affidamento dei figli”.

Questa sindrome, descritta per la prima volta nel 1985 dal discusso medico americano Richard Gardner, viene indicata come una grave condizione psichiatrica che affliggerebbe madre e bambino durante le cause di separazione e/o divorzio: la madre cercherebbe di interrompere la relazione padre/figlio attraverso una campagna di denigrazione dell’ex marito e il bambino, molto più di semplice vittima ed attivo protagonista, instaurerebbe una guerra contro il padre. La terapia consiste sostanzialmente in un provvedimento del giudice di sospensione dell’affidamento alla madre fino all’interruzione di ogni contatto col figlio, oltre all’ordine di una psicoterapia per entrambi. Nei casi più gravi il bambino deve essere allontanato dalla madre e inviato ad un “programma transizionale” in istituto, con incontri interrotti con la madre, fino a quando non sarà “pronto” ad essere trasferito nella casa del padre.

“Innanzitutto non esiste alcuna evidenza che un procedimento giudiziario possa determinare una sindrome psichiatrica”, spiega Maria Serenella Pignotti, pediatra e neonatologa autrice di un articolo sull’argomento pubblicato sull’ultimo numero della rivista SIP “Pediatria”. “Si diagnostica alla madre la PAS basandosi sull’esame dei figli e si prescrive un trattamento ai bambini basato sull’esame delle madri. Trattamento che invece di risolvere o alleviare il quadro clinico, è pura coercizione: imposizione di astenersi dal dare giudizi negativi sul padre, forzando il bambino ad agire in modo da dimostrare affetto. Un comportamento ottenuto con la minaccia continua di separare madre e bambino, fino ad interromperne ogni contatto”. I pediatri ricordano che occorre sempre indirizzare gli sforzi alla tutela del rapporto madre/bambino e dell’intera famiglia. “Se i bambini soffrono per il divorzio dei genitori non devono essere etichettati con patologie, ma ascoltati, non obbligati ma aiutati. Se non vogliono vedere un genitore ci deve essere un motivo che va compreso”, conclude Corsello. “Speriamo di non vedere mai più un bambino trascinato e portato laddove non vuole, nemmeno se si pensa che è per il suo bene”.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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