Propaganda – parte IV (la zuffa concettuale)

Piccola premessa: la zuffa, da dizionario, può essere una lite, una breve ma accanita lotta a corpo a corpo tra due o più persone, oppure un breve e furioso combattimento tra milizie avverse, una mischia; o ancora, in senso figurato, una polemica feroce, accanita, una discussione violenta. Il termine zuffa portà con sé l’idea della confusione.

zuffa_2L’articolo che prenderò in esame oggi, dal titolo La zuffa concettuale sulla PAS: storia prossima di furiosi equivoci (di Marco Casonato) si propone di fare chiarezza sulla Pas, la sindrome da alienazione genitoriale, ma il risultato della sua analisi è, se possibile, ancora più confusionario della zuffa che pretende di sedare.

Stalking, mobbing e PAS potrebbero essere considerati delle sindromi? Probabilmente si, ci dice il signor Casonato e aggiunge nel paragrafo successivo: Queste sindromi dovrebbero avere tutte un posto nel DSM 6? Se la concettualizzazione sottostante ai DSM non cambierà nei prossimi 10-20 anni probabilmente non vi troveranno posto.

Il signor Casonato usa un sacco di termini (stalking, mobbing, sindrome) ignorando il significato di ognuno di loro.

Lo stalking è un reato: art. 612 bis del Codice Penale, introdotto dalla legge 23 aprile 2009 con la denominazione “atti persecutori”:

E’ prevista la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni
per chiunque, con condotte reiterate, minaccia o
molesta taluno in modo da .

– cagionare un perdurante e grave stato di ansia ;

– cagionare un perdurante e grave stato di paura ;

– ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria;

– ingenerare un fondato timore per l’incolumità di persona
al medesimo legata;

La sindrome, invece, è l’insieme dei segni e dei sintomi che compongono una situazione clinica particolare in un individuo.

In che modo un reato può diventare una sindrome? vorrei chiedere al signor Casonato. E perché mai il DSM (ovvero il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) dovrebbe comprendere al suo interno un reato?

In un altro paragrafo: la PAS come sindrome non è una malattia psichiatrica che “sta nella testa” (proprio come il mobbing e lo stalking) e deve essere valutata sia nelle dinamiche intrafamiliari che in quello che viene chiamato esosistema (rapporti tra l’individuo e l’ordinamento) e macrosistema (tempo, storia, leggi e cultura).

Lo stalking non sta né nella testa né nelle dinamiche familiari in quanto malattia perché non è una malattia psichiatrica né una sindrome né un disturbo: è un reato. Si definisce reato quel comportamento umano volontario, che si concretizza in un’azione o omissione tesa a ledere un bene tutelato giuridicamente e a cui l’Ordinamento giuridico fa discendere l’irrogazione di una pena (sanzione penale).

Il DSM non elenca reati, i reati li troviamo nel Codice Penale. I reati non si curano, ma si sanzionano.

E’ evidente che la vera zuffa è nella mente del signor Casonato.

Per ciò che riguarda il mobbing, è comunemente definito un insieme di comportamenti violenti – angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc., a volte sfocianti in vera e propria violenza fisica – perpetrati da parte di uno o più individui nei confronti di un altro individuo, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso.

Il mobbing è un insieme di comportamenti. Sono stati presentati diversi disegni di legge per introdurre il reato di mobbing, ma nessuno è stato approvato, perché ci sono già un mucchio di reati che possono essere contestati al mobber (inteso come colui che agisce volontariamente quei comportamenti violenti che rientrano nel termine mobbing).

Li potete leggere qui.

Se scorrete la lista dei reati, in fondo trovate la seguente annotazione: Il medico venuto a  conoscenza per motivi professionali di una malattia insorta a causa del mobbing… 

Quindi: il mobbing può causare una malattia, ma non è una malattia. Di conseguenza non rientrerà mai nel DSM, né nella sesta edizione né nelle successive. A meno che, naturalmente, la concettualizzazione sottostante non cambi al punto da trasformarlo in una raccolta di leggi. Dubito che avverrà mai, ma come si dice: mai dire mai.

(Se vi interessa approfondire il tema, potete leggere sul mobbing la Risoluzione del Parlamento Europeo.)

Vi confesso che non ho letto per intero l’articolo del signor Casonato.

Vi sembrerò supponente, ma credo che una persona che ignora la differenza fra sindrome e reato non possa chiarirmi alcunché.

Sullo stesso argomento:

Propaganda

Propaganda – parte II

Propaganda – parte III

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, tutti i volti della Pas e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

11 risposte a Propaganda – parte IV (la zuffa concettuale)

  1. Andrea Mazzeo ha detto:

    Fuffa concettuale, forse (http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Fuffa).
    Sconcerta la pretesa di costoro di svolgere un dibattito scientifico partendo da concetti non scientifici; la scienza occidentale moderna, da Galileo in poi, poggia sulle evidenze scientifiche, il resto, appunto, è fuffa. Purtroppo sappiamo che gli interessi in ballo, economici e non, sono rilevanti. E dove c’è l’interesse personale non c’è scienza che tenga. Come ebbe a scrivere Giordano Bruno: devono essere i discendenti di quei somari salvati da Noè sull’arca per la perpetuazione della specie.

  2. ilgiustiziere ha detto:

    Evidentemente l’autrice dell’articolo non conosce il DSM, la sua natura, ed i suoi mai risolti problemi epistemologici.
    Non sa che l’omosessualità venne inserita nel passato senza apparente motivo come malattia, e, senza altrettanto motivo (se non sulla pressione politica delle lobby gay), venne promossa a condizione non patologica.
    Non sa che il DSM non è la bibbia ma solo il discutibile strumento dell’APA (associazione psichiatri americani), che in altri paesi europei non viene usato.
    Non sa che il DSM nasce con il puro intento di creare un linguaggio amministrativo comune tra le varie scuole di pensiero psicologiche e non con lo scopo di stabilire quali siano le evidenze scientifiche e quali non lo siano.
    Non sa che quella che chiamiamo PAS nel DSM c’è già sotto altre spoglie.
    Se lo sapesse non userebbe come argomentazione quella che il DSM elenca malattie e non reati. Poiché a tal punto dovrebbe spiegare come mai nel DSM-IV trovi spazio, ad esempio, il disturbo della condotta.
    Stupisce invece che il dottor Mazzeo, eminente psichiatra pugliese, molto noto su facebook (un poco meno nella comunità scientifica) non conosca la natura del DSM. O forse la conosce benissimo, ma il suo intento è fare, in onore al titolo del post, propaganda…

    • Caro Giustiziere, se, come sostiene Lei, il DSM in Europa non viene usato, come mai i sostenitori della Pas qui in Italia si danno tanto da fare per spiegare come mai la sindrome da alienazione genitoriale non vi figura?
      Forse molte cose io non le so, però, a differenza dell’autore dell’articolo, il signor Casonato, io so che la Sindrome di Munchausen nel DSM IV c’è, come si può verificare qui: http://www.glipsicologi.info/wordpress/la-sindrome-di-munchausen.html, quindi so qualcosa in più del signor Casonato, che sostiene che tale sindrome non vi figuri.
      Il suo intervento invece non spiega in che modo siano connessi reato e malattia mentale. E’ evidente che l’autore di un reato può essere malato di mente e questo vale per tutti i reati: omicidio, furto, aggressioni… Ma l’autore di un reato può anche essere valutato capace di intendere e volere: non esite un legame necessario fra particolarti tipologie di reato e determinate malattie mentali.
      Il “disturbo della condotta”, che lei cita, non è un reato, tanto che nel Codice Penale non esiste nessun reato chiamato “disturbo della condotta”, mentre invece esiste lo stalking, sotto la dicitura di “atti persecutori”.
      Una persona con disturbo della condotta può commettere dei reati, ma gli stessi reati possono essere messi in atto anche da persone non affette da disturbo della condotta. Vuole sostenere che tutti quelli che aggrediscono siano malati di mente?
      Non cerchi di far passare me o altri per ignoranti, e dismetta questo tono supponente: non se lo può permettere, considerato che anche lei, come il signor Casonato, non ha per nulla chiaro cosa sia un reato né cosa sia un disturbo.
      Tanto che c’è, perché non ci spiega cosa intende con “problemi epistemologici”? Ho il sospetto che certi paroloni le servano solo per impressionare, ma che lei ne ignori il significato…

    • Ratko ha detto:

      Sono le solite argomentazioni ridicole a sostegno della PAS.
      PAS, concepita da un americano non certo apprezzato dalla comunità scientifica e, secondo aritcoli comparsi su importanti quotidiani americani all’epoca della sua morte da suicida, parrebbe pure millantatore rispetto alla sua posizione accademica.
      PAS, per il cui inserimento come PAD certe associazioni si sono battute a suon di campagne di raccolta di firme. Alcuni però già mettevano le mani avanti sparlando e raccontanto che poiché non sui tratta di qualcosa che deve condurre alla vendita di farmaci l’APA non era interessata a introdurla. Altri parlavano invece di pressioni da parte di Compagnie di Assicurazione per non inserire il PAD nel DSM. Ma perché questi coraggiosi non fanno nomi e cognomi, dall’alto della loro autorevolezza nel mondo scientifico. Parlo anche di alcuni italiani? Sono sicuro che il motivo è che sanno fare la voce grossa solo con chi non si sa difendere mentre parlando male di una Società farmaceutica verrebbero travolti e giustamente, perché le loro sono parole al vento spese per le idiozie di Gardner.
      Forse, infine, è lei che fa finta di non capire. Lo stalking è un comportamento persecutorio che viene attuato nei confronti di qualcuno. Si tratta di qualcosa che in genere lascia moltissime tracce piuttosto inequivocabili. Non è basato sul fatto di teorizzare che una persona che si lamenta per avere subito dei comportamenti inappropriati sia invece condizionata dalla madre, argomentazione che lascia il tempo che trova. Lo stalking può essere documentato in mille modi.
      Lo stesso vale per il mobbing, che tra l’altro può essere attuato anche da un gruppo con delle finalità precise, molto concrete.
      Stalking è quello mediatico che fanno alcuni gruppi nei confronti di chi si oppone alla maledetta PAS, che altro non è che uno strumento sporco alla stregua delle armi chimiche che fino a ieri si è potuto usare abbastanza agilmente per cercare di mettere in dubbio l’attendibilità di testi in Tribunale.

  3. Caro Giustiziere, se, come sostiene Lei, il DSM in Europa non viene usato, come mai i sostenitori della Pas qui in Italia si danno tanto da fare per spiegare come mai la sindrome da alienazione genitoriale non vi figura?

    Non lo so. Bisognerebbe chiederlo a loro.

    Forse molte cose io non le so, però, a differenza dell’autore dell’articolo, il signor Casonato, io so che la Sindrome di Munchausen nel DSM IV c’è, come si può verificare qui: http://www.glipsicologi.info/wordpress/la-sindrome-di-munchausen.html, quindi so qualcosa in più del signor Casonato, che sostiene che tale sindrome non vi figuri.

    Il professor Casonato parlava del DSM V.

    Il suo intervento invece non spiega in che modo siano connessi reato e malattia mentale. E’ evidente che l’autore di un reato può essere malato di mente e questo vale per tutti i reati: omicidio, furto, aggressioni… Ma l’autore di un reato può anche essere valutato capace di intendere e volere: non esite un legame necessario fra particolarti tipologie di reato e determinate malattie mentali.
    Il “disturbo della condotta”, che lei cita, non è un reato, tanto che nel Codice Penale non esiste nessun reato chiamato “disturbo della condotta”, mentre invece esiste lo stalking, sotto la dicitura di “atti persecutori”. Una persona con disturbo della condotta può commettere dei reati, ma gli stessi reati possono essere messi in atto anche da persone non affette da disturbo della condotta. Vuole sostenere che tutti quelli che aggrediscono siano malati di mente?

    Sostengo l’esatto opposto: che disturbo della condotta non significhi nulla. Dire, ad esempio che gli stupratori di montalto (cito volutamente un caso che le sta a cuore) soffrono di un disturbo della condotta è un non-senso.

    Non cerchi di far passare me o altri per ignoranti, e dismetta questo tono supponente: non se lo può permettere, considerato che anche lei, come il signor Casonato, non ha per nulla chiaro cosa sia un reato né cosa sia un disturbo.

    Senza offesa, ci sta riuscendo benissimo da sola senza il mio intervento.

    Tanto che c’è, perché non ci spiega cosa intende con “problemi epistemologici”? Ho il sospetto che certi paroloni le servano solo per impressionare, ma che lei ne ignori il significato…

    Volentieri: 1) mancanza totale di eziologia se non per il disturbo post traumatico da stress 2) scelta di un approccio categoriale a dispetto di uno dimensionale 3) presenza di disturbi su cui manca ricerca esauriente: Esempio il disturbo da deficit di attenzione.

    • Il DSM V uscirà a maggio: lei sa per certo che la sindrome d Munchausen sarà eliminata? Io, onestamente no. Vi saranno sicuramente delle modifiche, ma una cosa è certa: la Pas non ci sarà. Come ho scritto altrove (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/03/23/propaganda/), trovo molto curioso che un manuale come il DSM, acusato, come lei fa notare, di citare malattie e disturbi privi di un adeguato supporto scientifico – tanto che eminenti psichiatri parlano di “medicalizzazone della normalità” – rifiuti di inserire proprio la sindrome da alienazione genitoriale. E questo, nonostante i pas-ologi abbiano fatto parecchia pressione affinché la sindrome vi fosse inserita.
      Mi sembra un po’ la storia della volpe e dell’uva: prima il disperato tentativo di ricevere dal DSM una qualche autorevolezza, poi, visto che non la si ottiene, si procede a screditare il DSM.
      Ha scritto “non userebbe come argomentazione quella che il DSM elenca malattie e non reati. Poiché a tal punto dovrebbe spiegare come mai nel DSM-IV trovi spazio, ad esempio, il disturbo della condotta.” Io ho risposto che il disturbo della condotta non è un reato. Lei mi risponde che non è neanche un disturbo. Quindi? Questo cosa dimostra? Assolutamente niente.
      La verità è che, non essendoci dati concreti che ne dimostrino l’esistenza, l’unica cosa che possono fare le persone che sostengono l’alienazione genitoriale è confondere le acque con discussioni come questa, che non significano niente di niente.
      Recentemente la Società Italiana di Pediatria ha espresso soddisfazione per la sentenza della Corte di Cassazione sulla vicenda del bambino di Padova con la quale la Suprema Corte ha affermato che “l’ipotesi della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) necessita di un conforto scientifico” in assenza del quale si corre il rischio “di adottare soluzioni potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che teorie non rigorosamente verificate pretendono di scongiurare”. “La Sindrome di Alienazione Parentale non è riconosciuta dalla letteratura scientifica di riferimento e non è inclusa né nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) né nell’ICD (International Classification of Diseases) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità” ha dichiarato il Presidente della SIP Giovanni Corsello. “La comunità scientifica si è già pronunciata contro l’uso improprio della PAS nelle sofferte e spesso laceranti controversie per l’affidamento dei figli”.
      La Società Italiana di Psichiatria ha dichiarato: “Allo stato attuale il DSM 4 TR (manuale diagnostico e statistico di disturbi mentali) non riconosce la Pas come sindrome o malattia, nè tale inclusione è prevista nell’edizione in uscita nel maggio 2013. Questo a causa della mancanza di dati a sostegno e di evidente ascientificità segnalata fin dal 1996 dalla Società americana di psichiatria. Il dibattito e le pressioni sono state vivaci anche in questi ultimi anni con la presa di posizione dello psichiatra W. Bernet, ma anche in questo caso la Pas non è stata inclusa tra le psicopatologie riconosciute. Questa diatriba fin dall’inizio ha avuto importanti riflessi sull’affidamento dei minori soprattutto negli Usa.
      Il suo riconoscimento giudiziale è spesso stato considerato come rovinoso per i figli e tutti i tribunali che hanno vagliato la Pas al test di Frye (che rende ammissibile una teoria qualora accettata e consolidata) l’hanno rigettata. Queste tesi sono quindi soprattutto sostenute da alcune aree psicologiche, mentre la Società italiana di psichiatria non riconosce questo disturbo come una patologia.
      La Pas non essendo basata su studi fondati e replicabili e poggiando solo su supposizioni e senso comune, non sufficienti a definire una condizione patologica, non giustifica interventi terapeutici specifici.”
      Mi sembra che persone più che competenti abbiano scritto la parola fine sulla questione della sindrome da alienazione genitoriale.
      Invece di continuare a chiacchierare di nulla, perché non cominciare a produrre qualche ricerca degna di questo nome? Altrimenti è il caso di smetterla, o si rischia di scadere nel ridicolo…

  4. ilgiustiziere ha detto:

    Caro Giustiziere, se, come sostiene Lei, il DSM in Europa non viene usato, come mai i sostenitori della Pas qui in Italia si danno tanto da fare per spiegare come mai la sindrome da alienazione genitoriale non vi figura?

    Non lo so. Bisognerebbe chiederlo a loro.

    Forse molte cose io non le so, però, a differenza dell’autore dell’articolo, il signor Casonato, io so che la Sindrome di Munchausen nel DSM IV c’è, come si può verificare qui: http://www.glipsicologi.info/wordpress/la-sindrome-di-munchausen.html, quindi so qualcosa in più del signor Casonato, che sostiene che tale sindrome non vi figuri.

    Il professor Casonato parlava del DSM V.

    Il suo intervento invece non spiega in che modo siano connessi reato e malattia mentale. E’ evidente che l’autore di un reato può essere malato di mente e questo vale per tutti i reati: omicidio, furto, aggressioni… Ma l’autore di un reato può anche essere valutato capace di intendere e volere: non esite un legame necessario fra particolarti tipologie di reato e determinate malattie mentali.
    Il “disturbo della condotta”, che lei cita, non è un reato, tanto che nel Codice Penale non esiste nessun reato chiamato “disturbo della condotta”, mentre invece esiste lo stalking, sotto la dicitura di “atti persecutori”. Una persona con disturbo della condotta può commettere dei reati, ma gli stessi reati possono essere messi in atto anche da persone non affette da disturbo della condotta. Vuole sostenere che tutti quelli che aggrediscono siano malati di mente?

    Sostengo l’esatto opposto: che disturbo della condotta non significhi nulla. Dire, ad esempio che gli stupratori di montalto (cito volutamente un caso che le sta a cuore) soffrono di un disturbo della condotta è un non-senso.

    Non cerchi di far passare me o altri per ignoranti, e dismetta questo tono supponente: non se lo può permettere, considerato che anche lei, come il signor Casonato, non ha per nulla chiaro cosa sia un reato né cosa sia un disturbo.

    Senza offesa, ci sta riuscendo benissimo da sola senza il mio intervento.

    Tanto che c’è, perché non ci spiega cosa intende con “problemi epistemologici”? Ho il sospetto che certi paroloni le servano solo per impressionare, ma che lei ne ignori il significato…

    Volentieri: 1) mancanza totale di eziologia se non per il disturbo post traumatico da stress 2) scelta di un approccio categoriale a dispetto di uno dimensionale 3) presenza di disturbi su cui manca ricerca esauriente: Esempio il disturbo da deficit di attenzione….

  5. ilgiustiziere ha detto:

    Ho riscritto per errore lo stesso commento.
    Me ne scuso.

    Concludo dicendo alcune cose:

    1) in psicologia di certezze ve ne sono poche. Se si usassero gli stessi criteri con cui è stata esclusa la PAS, dal DSM uscirebbero praticamente tutte le patologie. .
    2) Non dia troppa retta ai tromboni accademici che si pronunciano contro la PAS. Probabilmente neanche la conoscevano 3 mesi fa. Del resto la psichiatria italiana è di basso livello.
    3) La PAS non è contro le donne. Recentemente la stessa corte che ha annullato la sentenza di cittadella ha tolto ad un padre alienante un bimbo ridandolo alla mamma. Un caso di PAS al maschile. In altre culture spesso l’alienante è l’uomo.

  6. ilgiustiziere ha detto:

    Su una cosa concordo con lei.
    I fautori italici della PAS non sono meno disorganizzati della sinistra italiana che perde da 20 anni le elezioni
    Non è citando pareri contrari alla PAS che si nega la sua esistenza. Una cosa non diventa vera solo in base al numero di simpatizzanti.
    20-30 anni fa praticamente tutto il mondo scientifico dava per certa l’esistenza delle persone affette da personalità multipla (tra l’altro tuttora presente nel DSM).
    Ora nessuno la diagnostica più.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...