La libera espressione del pensiero e la censura

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E’ vero che fra i diritti fondamentale dell’uomo c’è la libertà di esprimere le sue opinioni: Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero (art.18) recita la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

“Mi rifiuto di chiamare opinione una dottrina che prende di mira espressamente persone determinate, che tende a sopprimere i loro diritti e a sterminarle”, scriveva in proposito Jean Paul Sartre.

Ci sono pensieri che non possono essere considerati opinioni, perché una volta espressi diventano qualcosa di più: diventano reati contro la persona.

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo recita: Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge al fine di assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri (art.29)

Come ha detto Martin Luther King: la mia libertà finisce dove comincia la vostra.

Minacciare di morte qualcuno non è libera espressione del pensiero, è un reato, ovvero un comportamento che va ledere i diritti fondamentali universalmente riconosciuti all’essere umano, a qualsiasi essere umano, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Fra questi diritti ricordiamo:

Art. 3: Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.

Minacciare qualcuno va a ledere il diritto dell’individuo alla sicurezza.

Art. 8: Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Nel momento in cui mi accorgo che i miei diritti vengono lesi sono nel pieno diritto di ricorrere alla legge affinché la persona o le persone che ledono i miei diritti smettano di farlo.

Art. 12: Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Anche ingiurie e diffamazione sono reati contro la persona, perché vanno a ledere il diritto fondamentale dell’individuo alla sua dignità. Nel momento in cui una persona percepisce come leso il suo diritto a non essere offeso, ha il diritto di ricorrere alla legge affinché chi compie questo genere di atti smetta di compierli.

Chi non ha il diritto di fare ciò che fa è chi offende, minaccia o diffama.

Non trovo corretto usare a sproposito la parola censura per impedire ad un individuo di esercitare i suoi diritti, diritti fondamentali, universamente riconosciuti. Né trovo corretto invocare la libertà di opinione per compiere impunemente dei reati.

E con questo intendo: sei libero di compiere un reato, solo la tua coscienza ha il potere di impedirlo, ma una volta compiuto devi anche accettarne le conseguenze.

Alla luce di queste considerazioni non posso che concordare con quanto scritto qui:

http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/05/03/la-boldrini-e-la-censura-ma-di-cosa/

http://vitadastreghe.blogspot.it/2013/05/se-questa-e-liberta.html

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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13 risposte a La libera espressione del pensiero e la censura

  1. Samuele ha detto:

    Seguendo la femminista Boldrini i partiti stanno accordandosi per fare un’altra porcata ai danni degli italiani: l’approvazione della convenzione di Istanbul. Cosa è? Fingendo di combattere la violenza (ma solo sulle donne), si danno soldi ai centri anti-violenza vicini ai partiti di sinistra, spesso gestiti da femministe che ofiano gli uomini ed aiutano madri separate a privare bambini dei loro papà sostenendo false accuse di violenza che devastano i bambini. Per questo giornali e TV di partito stanno cercando di creare l’allarme sociale del femminicidio, quando in realtà l’Italia è uno dei paesi al mondo più sicuri per le donne (dati ONU).

  2. Giuseppe ha detto:

    quindi ora uno se critica la Boldrini rischia la galera?

  3. Samuele ha detto:

    Le informazioni le prendo non dai siti ONU gestiti da femministe, ma dai siti ONU seri http://www.unodc.org/unodc/en/data-and-analysis/homicide.html

  4. Esattamente quali sono le sue argomentazioni: che è legittimo minacciare di morte una femminista? Che se una donna è femminista la minaccia smette di essere un reato? Che esiste una ONU “femminista” che pubblica dati falsi? Ci illumini con qualcosa di “serio”, la prego.

  5. Morgaine le Fée ha detto:

    Anche qui in Svezia ultimamente si é parlato molto delle minacce via web, e specialmente di quelle contro le donne, che assumono molto spesso connotati sessisti e portano grosse ripercussioni sulla vita di chi viene minacciata/o, dal momento che questa gente minaccia di morte/stupro/ violenza anche verso i familiari, eccetera. Molti persecutori dichiarano di conoscere l’indirizzo delle vittime e minaccia azioni personali. Questo magari a causa di un’opinione espressa in un articolo, o twitter o facebook.
    Anche qui in Svezia si pone l’accento sul fatto che le leggi a riguardo sono insufficienti : il reato é perseguibile, ma gli strumenti che la polizia dovrebbe usare sono inadeguati o non sono previsti dalle normative.
    A tutti quelli che invocano il diritto d’opinione e protestano contro la censura, ricordo anch’io che le minacce sono un reato, e che non solo rovinano le vittime psicologicamente, ma le costringono anche a pesanti cambiamenti nella vita privata, come cambiare indirizzo, cambiare scuola ai figli, avere una protezione di polizia, eccetera. Se vogliamo essere cinici e metterla sotto una questione puramente di denaro, tutto ció costa soldi, e soldi di tasse (per la polizia).
    Inoltre, il problema non é soltanto ‘delle femministe’ (che le questioni di donne tanto sono marginali, no?), ma riguarda una buona fetta di cittadini, specialmente quelli piú deboli: basti pensare all’aumento del cyber-bullismo tra i giovani. Non se Samuele ha/avrá figli/e, ma non auguro loro di diventare vittime di bulli cibernetici che li/le minacciano costantemente, e contro i quali non si puó fare nulla perché ‘si viola la libertá d’espressione’.
    Cosa farebbe lei Samuele se suo figlio comiciasse a ricevere minacce di morte o/violenza, o immagini sgradevoli da qualche compagno bullo? O sua moglie? i suoi genitori? e tutto ció potesse circolare impunemente in rete diventando virale? sarebbe contento che costoro potessero andare in giro impuniti a fare e scrivere e pubblicare le porcate che vogliono?

    • pinzalberto ha detto:

      Io augurerei a questi signori di avere figli femmine, che si ritroveranno con datori di lavoro stile i fratelli Berlusconi e subire umiliazioni sessuali di ogni genere. Invece mi auguro che questo non succeda più, e gente di questo tipo finisca in galera senza se e senza ma. E’ così difficile chiedere una parità completa del genere umano senza sentirsi accusato di femminismo? Come se fosse un delitto al pari del fascismo!

  6. Romano ha detto:

    @Samuele
    Ma sempre con questa storia delle femministe? Sento tutti i giorni gente che parla di politica eppure l’argomento femministe non viene fuori mai e poi mai, come se si trattasse del passato, un po’ come il muro di Berlino. Poi per varie ragioni mi capita di visitare questo blog e altri della stessa parte e della parte opposta, dove quasi sempre si parla anche di PAS, e sembra davvero che il rischio femminismo abbia sopravanzato addirittura quello dei rettiliani. Non mi dire che non sai che esiste una razza ibrida, i rettiliani, che si vogliono impadronire della Terra.
    Attenzione, il pericolo femminista potrebbe di fatto essere disinformazione e propaganda dei rettiliani al fine di impedire che si organizzi una resistenza.

  7. Pingback: Laura Boldrini e lo spettro della censura » Massimo Lizzi

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