Perché non firmerò la petizione

stopgenderviolenceCircola su facebook una petizione, o meglio, un appello alla Presidente della Camera Boldrini e al Ministro Idem, che riguarda la violenza sulle donne.

Ma io non lo firmerò.

Le intenzioni, ne sono certa, sono buone, e così anche alcuni dei contenuti.

Ecco la parte che mi sconcerta:

Data l’inefficacia della legge sullo Stalking ci chiediamo se sia possibile considerare l’idea di realizzare delle strutture, o usare quelle di cui già lo Stato dispone, incluse quelle sanitarie, per realizzare terapie – facoltative – adeguate e gratuite, a cura di mediatori e psicologi, che sappiano aiutare le coppie che si separano a superare senza traumi la fase di separazione e sappiano offrire opportunità e nuove prospettive, anche in termini di reddito minimo e abitazione, ai soggetti economicamente deboli che sono altrimenti obbligati a vivere in coppia e sotto lo stesso tetto anche in situazione di grande tensione. Chi perseguita il/la propria ex dovrebbe, secondo noi, essere consegnato/a ad una rete familiare/sociale/istituzionale che sappia distoglierlo/a dall’ossessione nei confronti del proprio e della propria partner. Consegnare alla solitudine, marginalizzare un soggetto che – rancoroso/a e vendicativo/a – potrebbe commettere un delitto, invece, riteniamo non sia affatto utile.

Questa petizione propone, in sostanza la mediazione familiare. Non c’è nulla di sbagliato nella mediazione familiare, il problema è questa petizione propone la mediazione familiare in un contesto in cui si affronta il tema della violenza di genere (…ricordiamo che dall’inizio del 2013 siamo a #25 vittime (donne) di femminicidio. #7 vittime (uomini) uccisi per vendetta trasversale perché nuovi partner, figli o partner a propria volta, #1 bambina uccisa per incapacità di accettare una separazione. #3 sono le donne che hanno ucciso in queste circostanze e #30 gli uomini che hanno ucciso, la maggior parte dei quali si sono suicidati), e consiglia la mediazione come soluzione ad una situazione in cui si configura il reato di stalking (Chi perseguita il/la propria ex…).

Intanto una piccola premessa: il reato di stalking è un reato contro la persona, quindi rientra nel codice penale.

La mediazione, per sua natura, riguarda solo ed esclusivamente il diritto civile.

Un mediatore, civile o familiare, è una persona terza preposta ad assistere due soggetti affinché trovino un accordo.

I diritti tutelati da quelle norme che riguardano i reati contro la persona sono  i beni altamente personali dell’individuo, cioè: la vita, l’incolumità o integrità fisica, la libertà personale e l’onore.

In un processo che persegue qualcuno per aver commesso reati contro la persona che genere di “accordo” dovrebbero raggiungere le parti?

Che genere di compromesso dovrebbe raggiungere il soggetto passivo (la vittima del reato) quando sul tavolo delle trattative ci sono la sua vita, la sua incolumità, la sua libertà, il suo onore?   (inteso come quel bene giuridico che comprende il sentimento che la persona prova nei propri confronti, teso a preservare la propria dignità e quella che viene definita reputazione, ovvero il valore che il soggetto attribuisce a se stesso attraverso la percezione che gli altri hanno di lui, a livello morale, personale, lavorativo, ecc.)

Questa petizione ci dimostra come la violenza perpetrata in un contesto familiare viene percepita in modo completamente diverso da qualsiasi altra forma di violenza.

La violenza perpetrata in ambito familiare non è percepita come reato contro la persona.

Questo cosa ci dice? Che all’interno della famiglia una certa dose di violenza è legittima e/o tollerata, o che all’interno della famiglia si è “meno persona” che in altri ambiti?

Questa petizione ci racconta che la persecuzione è la conseguenza della separazione (Chi perseguita il/la propria ex dovrebbe, secondo noi, essere consegnato/a ad una rete familiare/sociale/istituzionale che sappia distoglierlo/a dall’ossessione nei confronti del proprio e della propria partner…).

Quello che questa petizione non considera è che se un coniuge è vittima di persecuzioni dopo la separazione, è perché molto probabilmente era oggetto di abusi prima della separazione e che la separazione è causata da un contesto di violenza domestica.

La separazione è una conseguenza della violenza, non la causa della violenza: le donne muoiono anche dentro le mura domestiche, non solo una volta che ne sono uscite.

A tale proposito vorrei citare Patrizia Romito (Un silenzio assordante):

La mediazione familiare si ispira al modello sistemico di responsabilità diffusa e di neutralità del terapeuta. Da un punto di vista ideologico, il modello di riferimento è quello della buona separazione, in cui i coniugi mettono in secondo piano i loro conflitti per il bene del bambino, bene che viene identificato a priori col mantenere rapporti costanti con entrambi i genitori, spesso nella forma dell’affido congiunto. Secondo il modello della separazione amichevole, i conflitti dei coniugi in questa fase sono una conseguenza della tensione legata all’evento in sé, semmai acuiti dalle procedure giudiziarie, e non il prolungarsi o l’inasprirsi di conflitti precedenti, che li hanno portati alla separazione. Con questa assunzione di base (peraltro non provata e bizzarra: perché si separano se andavano così d’accordo?) si apre già la strada alla negazione della violenza domestica. La pratica della mediazione richiede infatti che gli ex coniugi si concentrino sul presente e sul futuro senza rinvangare il passato e i relativi conflitti. Inoltre, e anche questo è un aspetto decisivo, eventuali denunce o procedure giudiziarie devono essere sospese. Se la donna cerca di discuterne – per esempio, facendo presente che incontrare l’ex marito per consegnare i bambini la mette in una situazione pericolosa, o esprimendo il timore che lui li trascuri o li maltratti – verrà ripresa perché non sta alle regole e trattata da donna vendicativa e rancorosa, la stessa accusa già descritta nella sindrome di alienazione parentale e nelle false denunce di abuso in fase di separazione. Eppure questo succede e può rappresentare una strategia deliberata degli uomini violenti. Dato che la separazione limita la possibilità di dominare e controllare l’ex partner, alcuni di loro cercano di ottenere che il tribunale imponga la mediazione familiare, proprio perché dà un’opportunità di incontrare l’ex moglie e di continuare a perseguitarla. Uno studio svolto in California ha mostrato che in più di 2/3 dei casi di mediazione familiare imposta dai tribunali c’era stata in precedenza violenza domestica; nel 60% di questi casi, inoltre, era stato difficile garantire la sicurezza delle donne: alcune di loro erano state uccise dall’ex partner mentre si recavano alle sedute di mediazione.

Vorrei attirare l’attenzione sul termine responsabilità diffusa: questo concetto sottintende che la responsabilità è di entrambi. In un contesto di violenza domestica, significa che la vittima delle violenze è tanto responsabile quando chi perpetra la violenza. Questo, a mio avviso, è un chiaro esempio di colpevolizzazione della vittima.

Questa petizione si preoccupa di non marginalizzare un soggetto rancoroso e/o vendicativo: che significa questo? Non è chiaro.

In che modo il non marginalizzare un soggetto rancoroso e/o vendicativo può influire sulla tutela dell’incolumità della persona oggetto di persecuzione? Che cosa si suggerisce esattamente?

Il problema è molto più complesso di quello che sembra e dovrebbe essere oggetto di una riflessione più approfondita di quella fornita da questa petizione.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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17 risposte a Perché non firmerò la petizione

  1. Alessandra Neri ha detto:

    ciò che avete scritto rispecchia in maniera dolorosamente perfetta ciò che è stata ed è ancora sotto alcuni aspetti la mia esperienza, Patrizia Romito,scandisce con le sue parole i miei giorni, le mie ore passate “in compagnia” di psicologi ed assistenti sociali di un noto centro romano preoccupati solo di dimostrare che loro “statisticamente non sbagliano mai”…tutto ciò viene perseguito a qualsiasi costo e sulla pelle delle donne e dei figli, un’esperienza allucinante…

  2. Rete Interattiva ha detto:

    La petizione in questione è questa: https://www.change.org/it/petizioni/gentilissime-presidente-della-camera-laura-boldrini-e-ministra-josefa-idem-vi-sottoponiamo-l-appello-che-leggerete-sotto e anche Rete Interattiva prende le distanze – Prendiamo le distanza da una petizione nella quale vi è incluso il sussidio economico al partner senza mezzi e la “consegna del potenziale criminale a una rete che se ne prenda cura” invece della galera. Una petizione squisitamente redatta al fine di cautelare i padri separati, scritta ufficialmente da tre associazioni di facciata (dietro ci sono almeno altri due movimenti violenti sia nei modi che negli intenti). Delle madri italiane cosa ne vogliamo fare? Le aggiungiamo direttamente nel faldone “femminicidio?”

  3. leafiore ha detto:

    in questa petizione non si chiede la mediazione famigliare, ma il recupero sociale di vittime e uomini violenti, ma presso strutture diverse dalla famiglia di origine, è anche specificato, basta leggere tutto.

    • “Data l’inefficacia della legge sullo Stalking ci chiediamo se sia possibile considerare l’idea di realizzare delle strutture, o usare quelle di cui già lo Stato dispone, incluse quelle sanitarie, per realizzare terapie – facoltative – adeguate e gratuite, a cura di MEDIATORI e psicologi, che sappiano aiutare le COPPIE che si separano a superare senza traumi la fase di separazione”
      Intanto parla di stalking solo nell’ambito della coppia separata e questo esclude lo stalking perpetrato da conoscenti, amici, vicini, colleghi… estranei.
      Parla di aiutare “le coppie che si separano” non di “recuperare i soggetti violenti”. Questo evoca inequivocabilmente la mediazione familiare, che coinvolge nel processo di recupero entrambi i coniugi, che implica contatti fra i coniugi. Mi sembra di aver letto bene.

  4. Noviolenzasulledonne ha detto:

    Già, il famoso isolamento degli stalkers. Quelli che hanno lavori, compagne, seconde e terze amanti, figli pure in arrivo, amici, famiglie, stima, e sanno farti il vuoto attorno.
    Proteggiamoli come panda, eh, in nome del “non autoritarismo e del non vittimismo delle vittime ma del vittimismo dei carnefici” che ti vuole comprensiva se rischi la pelle. Le vittime, invece, dopo che si sono tappate in casa ed hanno perso lavoro e amici, magari vanno a fare la terapia con gli stalkers.

    Se si è coerenti con quanto si professa, comunque, cioè la contrarietà a censura, l’antiautoritarismo, eccetera, si può anche chiedere la rettifica del commento invece di annunciare la querela. La cosa è così istantanea che se il Ricciocorno rimuovesse il commento o accogliesse la rettifica in loco, considerando l’equivalenza della portata dei lettori, la diffusione sarebbe minima e qualche giudice potrebbe anche obiettare che condividere in shot un commento diffamatorio potrebbe auto-alimentare la portata della diffamazione.
    Come dire, è un pochino contraddittorio che si tema una diffamazione diffusa su un blog con, boh, per esempio 100 visite al giorno, per lo più di lettori fissi, e la si diffonda per mostrarla in giro su pagine o blog con una portata 10, 20, 50 volte superiore.

    Comunque farei notare che mi giunge nota vi sia chi ha la reputazione distrutta in rete da anni (compresa l’ebbrezza di essere definita “delinquente”), non ha fatto querele ed è etichettata come “autoritaria” e pure un poco fascistella e cretina.

  5. Rete Interattiva ha detto:

    Perchè togliere il gusto alle persone di fantasticare? Il post è educato, essenziale e il fatto non sussiste. Dovere nostro era denunciare l’intimidazione ricevuta. Anche noi abbiamo fatto uno screenshot e se proprio vogliamo essere precisi pubblicare l’intenzione di voler denunciare qualcuno pubblicamente “è un reato perseguibile”.

  6. Anna ha detto:

    Qual la minaccia, tal la paura.

    • Immacolata Cusmai ha detto:

      una petizione può essere considerata petizione quando ha un suo valore, questa nello specifico non è nè interessante, nè degna di osservazione.

      • Che sia una petizione, non ci sono dubbi. Si può comunque entrare nel merito degli argomenti che tratta, visto che solleva un problema urgente e sotto gli occhi di tutti.
        Io ho cercato di spiegare quali, secondo me, sono i punti deboli di questa petizione.
        Su facebook mi hanno postato questa proposta: http://convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it/ che fra i suoi punti chiede proprio l’esclusione della mediazione nei casi di separazione in cui si riscontrano abusi. E’ più lunga, più chiara, più articolata. Io la preferisco.

  7. Olga ha detto:

    Perché non ascoltate l’avvocato Coffari quando dice che “Gardner è morto e non mi può denunciare”? Vi mettete a usare le stesse tattiche contro una femminista viva?

    • Non l’ho capito questo commento! Si potrebbe contestualizzarlo meglio? Io mi rendo conto che questa storia della querela riguarda un vissuto antecendente a questo post, ma sono discussioni che non si sono svolte qui e che io non conosco. Sono sicura che molti altri lettori le ignorano esattamente come le ignoro io. Di cosa stiamo parlando esattamente? Tra l’altro, questa faccenda riguarda la petizione, la mediazione familiare e il reato di stalking, che sono i temi affrontati dal post? Altrimenti si rischia di finire off topic…

  8. ilaria ha detto:

    Per rientrare in topic, ecco cosa dice la Convenzione di Istanbul, che l’Italia ha firmato anche se non ancora ratificato. Mi sembra che dica il contrario di quello che l’appello di Abbattoimuri chiede, ma sono curiosa di conoscere cosa ne pensano altre/i:
    “1 Parties shall take the necessary legislative or other measures to prohibit mandatory alternative dispute resolution processes, including mediation and conciliation, in relation to all forms of violence covered by the scope of this Convention.”
    Si tratta di un nodo davvero centrale e delicato, sul quale evidentemente c’è un certo accordo in Europa.

  9. Pingback: La mediazione che nega la violenza | Massimo Lizzi

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