Il canto dell’usignolo

usignolo

Quando ho iniziato a scrivere questo blog non immaginavo quante persone vere mi avrebbe fatto conoscere. Ho iniziato perché ne sentivo il bisogno, senza chiedermi dove mi avrebbe portato.

Ho avuto un weekend molto intenso, ho parlato con molte persone. Ognuna di loro meriterebbe un post e di sicuro ognuna di loro mi rimarrà impressa a fuoco nell’anima.

Su tutte una merita di essere nominata per prima, perché una frase che le ho sentito dire proprio non posso smettere di sentirmela risuonare dentro come un monito:

Sono rimasta sola, a lottare per una cosa che pensavo fosse importante per tutti.

La settimana scorsa, pensando all’usignolo, mi sarebbe venuto subito in mente l’incipit dell’atto terzo, scena V, di Romeo e Giulietta:

Giulietta: Vuoi già partire? Il giorno non è ancora vicino: era l’usignolo, e non l’allodola, quello che ti ha ferito col suo canto l’orecchio trepidante; esso canta tutte le notti su quel melograno laggiù: credi, amor mio, era l’usignolo.

Romeo: Era l’allodola, messaggera del mattino, non l’usignolo: guarda, amore, come quelle strisce di luce invidiose della nostra gioia, cingono di una frangia luminosa le nubi che si disperdono laggiù nell’oriente; i lumi della notte si sono spenti a poco a poco, e il dì giocondo si affaccia in punta di piedi sulle nebbiose cime delle montagne: io debbo partire e vivere, o restare e morire.

Ecco, sono pensieri confusi quelli che affastello stasera, ma tutti sono sull’amore e sulla morte.

Guidavo verso casa e tornare a casa è una grande gioia, e mentre guidavo e pensavo a quanto ero felice di guidare verso casa improvvisamente ho iniziato a singhiozzare e a piangere come pensavo di non essere più capace di fare. O, forse, come mi ero imposta di non fare mai più, perché chi piange è solo un debole.

Io sto guidando verso casa, felice di tornare a casa – pensavo – a casa c’è mio figlio ad aspettarmi e prepareremo la cena e mi racconterà la sua giornata ed io cosa potrò raccontargli? Di madri che non hanno più figli da abbracciare e figli che non hanno l’abbraccio di una mamma? Dovrei raccontarlo mentre ci abbracciamo?

Sono storie che noi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case non vogliamo sentire, storie alle quali non vogliamo credere. E poi mi è venuto in mente:

Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Io, che non sono una negazionista, voglio raccontarvi una storia più triste di quella di Romeo e Giulietta,  la storia di Antonella Penati, che ha perso il suo bambino.

Vorrei, ma dovrei scriverla mentre un bambino è nell’altra stanza che dorme con il trapuntino ben incalzato perché non si scopra nel cuore della notte, con la famiglia di omini luminosi sul comodino per non prendere paura se si sveglia all’improvviso, con il peluche del panda Po che veglia su di lui…

Perché è questo che facciamo, noi mamme: costruiamo un nido, come fanno gli usignoli, nell’illusione che bastino un panda di pezza e una lucina per tenere i nostri piccoli al sicuro. Difendiamo quel nido, nell’illusione che a qualcun altro, oltre a noi, importi della vita che vi si schiude all’interno. Perché cosa c’è di più importante di quella vita?

Mi mancano le forze, stasera, per raccontarvi la storia che vorrei raccontarvi e davvero mi merito che mi si sfaccia la casa, che la malattia mi impedisca, che mio figlio storca il viso da me, perché non sono abbastanza forte, perché alla fine mi scopro debole e piango.

Cosa c’entrano gli usignoli?

Vi rimando alla storia di Antonella Penati, così come l’ho sentita dalla sua voce.

Vi prego di leggere qui.

E vi prego di leggere perché non si deve sentire più sola. Perché è importante, a me importa e deve importare anche a voi.

O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.

Non lo sapevo, ma ho iniziato a scrivere questo blog per le persone come lei. Che è piena di dolore, ma non di rabbia. Che vuole costruire e non distruggere. Che vuole fare in modo che a nessun bambino e a nessuna madre accada più una cosa del genere. Che vuole essere ascoltata almeno adesso, visto che non è stata ascoltata quando lottava per proteggere il suo bambino.

Smettiamola di fare del male ai bambini.

Se non ascoltiamo queste storie, se non le viviamo come fossero la nostra storia, siamo complici degli assassini.

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, giustizia, interculturalità, le persone che stimo, notizie, politica, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a Il canto dell’usignolo

  1. Morgaine le Fée ha detto:

    Ho due bambini. quando ho letto la storia di Antonella e Federico mi sono sentita gelare fino alle ossa e mi sono venute le lacrime agli occhi. non so come riesca a non impazzire per questo dolore immenso, vorrei abbracciarla.

  2. Sara ha detto:

    E’ vero, il danno è stato fatto per l’incompetenza di chi avrebbe dovuto tutelare per dovere professionale. Questi bambini, quelli che ora sono angeli in cielo e quelli rinchiusi come i peggiori delinquenti nelle strutture di accoglienza, sono dei veri e propri martiri. I martiri della malagiustizia di questo millennio. La Giustizia Italiana agli occhi del resto del mondo è paragonabile a quello di un Paese in sottosviluppo. Ci auguriamo che il canto dell’usignolo giunga veloce alle orecchie di chi Governa e susciti un rigurgito di buona coscienza determinando una rigenerazione, un cambio in bene per l’applicazione concreta dei diritti del fanciullo, affinchè questi non rimangano per l’Italia lettera morta. Ci uniamo alla sofferenza di tutte le mamme che hanno sofferto per la negazione dei diritti ai loro bambini.

  3. Mia ha detto:

    L’ha ribloggato su Quelle come noie ha commentato:
    Questo blog e’ meraviglioso,complimenti!

  4. Pingback: Il canto dell’usignolo | desassossego

  5. cppieri ha detto:

    Non riesco a ribloggarlo come qui in originale. Manco da un po’ e ho perso dimestichezza con il blog. Torno appena vinco la battaglia. Intanto grazie.
    c.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...