“Non si può ripetere il passato”. “Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può”

una-scena-di-il-grande-gatsbyParlò a lungo del passato, e compresi che voleva recuperare qualcosa, forse una qualche idea di se stesso, che era finita nell’amore per Daisy.

Una notte d’autunno di cinque anni prima stavano camminando con le foglie che cadevano, e arrivarono a un posto dove non c’erano alberi e il marciapiede era bianco per il chiarore lunare. Si fermarono e si voltarono l’uno verso l’altra. Era una notte fresca con quella misteriosa eccitazione che i cambi di stagione creano. Le luci tranquille delle case ronzavano nell’oscurità e c’era un fruscio e un bisbiglio tra le stelle. Con la coda dell’occhio Gatsby vide che gli edifici formavano una scala che saliva fino a un luogo segreto sopra gli alberi – poteva scalarla, se l’avesse fatto da solo, e una volta là,
avrebbe potuto succhiare il nettare della vita, ingollare l’incomparabile latte della meraviglia. Il suo cuore battè sempre più forte quando il viso bianco di Daisy si avvicinò al suo. Sapeva che baciando quella ragazza, e unendo per sempre quelle indicibili visioni
al mortale respiro di lei, la sua mente non avrebbe più spaziato come quella di un Dio. Perciò aspetto. Ascoltando ancora per un momento il diapason che aveva battuto su una stella. Poi la baciò. Al tocco delle sue labbra, Daisy sbocciò per lui come un fiore e l’incantesimo fu completo.

Tutto quello che disse, nonostante lo spaventoso sentimentalismo, mi ricordò qualcosa – un ritmo elusivo, un frammento di parole perdute, che avevo sentito da qualche parte tanto tempo prima. Per un momento una frase cercò di formarsi sulle mie labbra, socchiuse come quelle di un muto, come se stessero lottando con più di un filo d’aria allarmata. Ma non emisero nessun suono, e quello che avevo quasi ricordato diventò inesprimibile per sempre.

Il-grande-Gatsby-2-460x2301Ho letto in Grande Gatsby quando andavo a scuola e non ho mai desiderato riprenderlo in mano. Sulla copertina dell’edizione economica che avevo acquistato sorrideva un giovane Robert Redford:

Era uno di quei rari sorrisi dotati di eterna rassicurazione, che s’incontrano quattro o cinque volte nella vita. Fronteggiava, o sembrava fronteggiare, l’intero mondo esteriore per un istante, e poi si concentrava su di te con un irresistibile pregiudizio a tuo favore. Ti capiva fin dove volevi esser capito, credeva in te fin dove ti sarebbe piaciuto credere in te, e ti assicurava di aver ricevuto esattamente l’impressione migliore che speravi di dare.

A me quel Jay Gatsby non piacque affatto. La sua storia mi lasciò una sgradevole sensazione di claustrofobia, non ci trovavo proprio niente di “grande” nella sua tragedia. Jay Gatsby lo vedevo come un uomo piccolo piccolo.

Però sono andata al cinema a vedere il remake di Baz Luhrmann, nella speranza che le grandiose scenografie, il turbinio di colori e la roboante colonna sonora cancellassero il ricordo di quella storia soffocante.

Mi sono ritrovata invece a guardare un film che scriveva sullo schermo con enormi lettere nere il testo del romanzo, mentre una voce narrante me ne recitava inclemente interi passi.

Lo confesso: alla fine aspettavo con ansia che gli sparassero. Stavo lì seduta a guardare quella creatura così sola e infelice nella sua enorme villa e dentro di me gridavo all’uomo con la pistola, che sapevo sarebbe arrivato alla fine, “corri! corri!”

Non che non mi dispiaccia per il povero Gatsby e il suo triste funerale senza neanche un fiore o un pensiero della sua amata, ma dover rimanere seduta nella sala buia del cinema ad osservare impotente la sua angoscia per una telefonata – che sapevo non sarebbe mai arrivata – è stata un’esperienza terribile.

Non voglio parlarvi del Sogno Americano, perché già c’è tanta critica letteraria sull’argomento, e certo non intendo dissuadervi dal leggere un classico della letteratura.

Ma il Grande Gatsby mi offre uno spunto di lettura di un evento che tanti hanno commentato con sgomento in questi giorni.

Il medesimo sgomento io lo provo alla vista di Jay Gatsby che costruisce un castello per infilarci dentro una donna che non esiste se non nei suoi ricordi e che per questo è destinato a morire.

Vorrei dedicare questa riflessione sul giovane Gatsby che in divisa bacia Daisy in un turbinio di stelle e meraviglia a tutti quelli che scandalizzati hanno scritto “non capisco”.

Chissà se siete stati giovani e inclini al sentimentalismo, come Gatsby, e avete mai vissuto un momento in cui l’universo intero è sembrato fermarsi in ascolto dei tumulti del vostro cuore, un momento di perfetta armonia, in cui vi è sembrato di cogliere il senso di parole astruse come amore e destino: mi ricordò qualcosa – un ritmo elusivo, un frammento di parole perdute, che avevo sentito da qualche parte tanto tempo prima. Per un momento una frase cercò di formarsi sulle mie labbra, socchiuse come quelle di un muto, come se stessero lottando con più di un filo d’aria allarmata. Ma non emisero nessun suono, e quello che avevo quasi ricordato diventò inesprimibile per sempre. Se lo cerco dentro di me, nei miei ricordi, riesco a quasi a riesumarlo anch’ io quell’eco di parole perdute.

Non mi piace Jay Gatsby, ma lo capisco.

E’ un uomo che vive sospeso, fermo a quell’immagine di un momento perfetto che chiama amore, mentre tenta di remare contro lo scorrere del tempo allo scopo di riviverne all’infinito la poesia.

E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia … e una bella mattina… Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

I sogni, i desideri, dovrebbero collocarsi nel futuro, in tutto ciò che ancora non è stato: i luoghi che non abbiamo ancora visitato, le persone che ancora non abbiamo incontrato, le cose che non abbiamo ancora fatto. Il sogno di Jay Gatsby era invece  in ciò che aveva vissuto e poi era passato. Tutto passa, nasce e poi muore, è la caducità l’essenza stessa della vita: per questo, quando Gatsby cerca di fissare tutta la sua vita in un momento infinito si condanna a morte.

Non concordo con quelli che sostengono che Gatsby è un grande sognatore: lo potremmo impietosamente definire un uomo con poca immaginazione, visto che si è limitato per anni a ricamare attorno ad un unico ricordo. I grandi sognatori me li immagino capaci di sognare ogni giorno migliaia di futuri diversi.

Non voglio dire nulla della giovane che si aggrappa ad un sogno che è in qualche angolino del suo passato, un sogno su un uomo che non esiste se non nel ricordo di qualche attimo perfetto in cui gli alberi frusciavano e le stelle brillavano solo per lei, perché è una storia angosciante, che mi fa sentire intrappolata in uno spazio soffocante in preda ad un senso di claustrofobia. Non voglio neanche parlare di violenza di genere o della banalizzazione della violenza – che sono tutti argomenti assolutamente pertinenti e già ampiamente sviscerati – e ancora, non voglio affermare che questa è la chiave di lettura per comprendere appieno i misteri dell’animo umano, ma ci tengo a commentare che io la capisco, o immagino di capirla, almeno un po’.

Se Jay Gatsby

sapeva che baciando quella ragazza, e unendo per sempre quelle indicibili visioni
al mortale respiro di lei, la sua mente non avrebbe più spaziato come quella di un Dio

io auguro a questa ragazza di recuperare la capacità di lasciar spaziare la mente e di ricominciare a sognare davvero. Perché è certo, come è certo che Gatsby non riceverà quella telefonata e finirà col morire, che il passato non si può ripetere.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/abilita/frase-185395?f=a:315>

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/vita/frase-174734?f=a:315>

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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