I mille volti dell’alienazione genitoriale

Mille voltiIl recentissimo decreto della Corte d’Appello di Brescia con il quale si dispone la collocazione prevalente del bambino dell’ormai famoso “caso di Cittadella” presso il padre, con affidamento ai servizi,  contiene alcune considerazioni molto interessanti sulla dibattuta questione della PAS, ribadendo come gli ostacoli posti dalla madre al rapporto del figlio con il padre facciano “regredire il minore” e lo pongano in posizione di “grave rischio di disturbi della personalità”, “indipendentemente dalla qualifica dal punto di vista medico” della nozione di “alienazione parentale”, scrive l’AMI (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani).

Vorrei attirare l’attenzione sull’espressione “indipendentemente dalla qualifica dal punto di vista medico della nozione di alienazione parentale”, e ricordarvi cosa ha affermato in proposito la Corte d’Appello: Il fatto che altri esperti neghino il fondamento scientifico di tale sindrome non significa che essa non possa essere utilizzata.

Si parla di grave rischio di disturbi della personalità: se non facciamo riferimento alla scienza medica, in quale altro modo possiamo giungere alla conclusione che un determinato comportamento è rischioso per la salute di una persona?

Qualcuno mi ha suggerito “il buon senso”. A questi vorrei ricordare che, prima che la medicina scoprisse il legame di causa-effetto fra la sigarette e le malattie cardiovascolari e polmonari, le sigarette venivano pubblicizzate così:

fumo1ridSi può affermare che mostravano molto più buon senso i fumatori di allora che quelli di oggi e che, senza i dati forniti dalla scienza medica, è piuttosto difficile immaginare cosa sia dannoso e cosa no.

Si potrebbe aggiungere che, nonostante ormai sia accettato dalla comunità scientifica che le sigarette nuocciono gravemente alla salute, nessuno ha ancora proposto la messa al bando delle sigarette. Si potrebbe dedurre che ciò che viene condannato dalla legge ha poco a che fare sia con la scienza che col buon senso.

Poi ci si potrebbe chiedere come mai, dato l’effetto nocivo del fumo passivo, non viene messa in discussione la potestà genitoriale dei genitori fumatori…

Mi disse un avvocato, tempo fa: tu, mia cara, non capisci che il diritto non segue la logica.

Ma torniamo al rischio: si parla di rischio perché il bambino di Cittadella, al momento, non è disturbato, tanto che la stessa diagnosi del CTU ammette che il bambino è normalissimo nelle relazioni con gli altri. 

Si decide però che sussiste un rischio, il rischio di sviluppare dei disturbi della personalità… Quali? Non lo sappiamo. Su che basi? Non è chiaro, visto che si sostiene di non tenere conto dell’alienazione genitoriale.

“La comunità scientifica si è già pronunciata contro l’uso improprio della PAS nelle sofferte e spesso laceranti controversie per l’affidamento dei figli”, ha dichiarato la Società Italiana di Pediatria, ma il Magistrato ritiene che l’opinione della comunità scientifica non sia abbastanza rilevante e che invece sia più opportuno fare proprie le teorie espresse da un articoletto che si intitola Documento sugli ostacoli al diritto alla bigenitorialità e sul loro superamento.

Questo documento, però, si propone di tutelare la bigenitorialità, non il bambino.

E’ per questo che in merito a queste risoluzioni si parla di prospettiva adultocentrica: l’obiettivo manifestato sin dal titolo è difendere il diritto dei genitori a usufruire del minore (come fosse un bene, una proprietà, non una persona), e non tutelare i diritti del minore, che difatti non ha voce in capitolo e finisce col venire trascinato con la forza per essere portato dove non vuole andare.

Che la bigenitorialità coincida sempre col benessere del minore è un assunto privo di conforto scientifico tanto quanto l’alienazione genitoriale.

La Gran Bretagna ha rigettato le proposte di legge che volevano imporre la bigenitorialità con questa motivazione:

The child’s welfare should be the court’s paramount consideration, as required by the Children Act 1989. No change should be made that might compromise this principle. Accordingly, no legislation should be introduced that creates or risks creating the perception that there is a parental right to substantially shared or equal time for both parents. (Family Justice Review Final Report, pag.21)

Traduzione: Il benessere del minore dovrebbe essere la pricipale preoccupazione della corte, come previsto dal Children Act del 1989. Nessun cambiamento dovrebbe intervenire a compromettere questo principio e non dovrebbe essere introdotta nessuna legge volta ad introdurre o a creare la percezione dell’esistenza di un diritto dei genitori a pretendere un equa divisione del tempo fra le due figure genitoriali.

Gli stessi studi citati a sostegno della bigenitorialità scrivono tutt’altro, basta leggerli per intero:

Lezioni di inglese agli psicologi: qualcuno provveda

I Colibrì: approfondimenti

Propaganda, parte VII: la conoscenza

Abbiamo visto che la bigenitorialità non è la strada giusta per tutelare il bambino in almeno due casi:

1)quando il bambino è molto piccolo (Lo Studio 2)

2)quando la separazione è conflittuale (Lo Studio 1).

Sulla base della letteratura scientifica sull’argomento, porre degli ostacoli alla bigenitorialità in questi casi è ciò che farebbe chi ha a cuore il benessere del bambino, mentre pretendere sempre e comunque l’applicazione del principio di bigenitorialità risponde ai desideri degli adulti… e può danneggiare i bambini.

Li può danneggiare e parecchio, come ci dimostra la storia di Antonella Penati e del suo Federico.

In proposito cito un contributo australiano (PARENTAL ALIENATION SYNDROME: A PARADIGM FOR CHILD ABUSE IN AUSTRALIAN FAMILY LAW, Dr Elspeth McInnes, Lecturer, Early Childhood Education, University of South Australia):

The Family Law Reform Act 1996 emphasis on a child’s right to continuing contact with both parents has been noted by family court researchers (Dewar and Parker 1999; Rhoades et al 1999, 2001) as having created a ‘pro-contact’ culture in the courts. The privileging of a child’s right to contact with both parents over other factors such as protecting the child from exposure to violence means that better evidence will not necessarily produce better decisions for children’s safety. This would require legislative change to the Family Law Act to require judges to make decisions privileging the child’s
safety ahead of all other considerations. Such provisions have been successfully enacted in New Zealand following a case where a father had been awarded custody of his three children because the wife persistently alleged abuse. The father subsequently killed the three pre-schoolers – an event which a subsequent inquiry found could not have been predicted because no-one but the wife had ever alleged he was violent. Most children who are subject to abuse are not killed, however it is worth noting that the context of family separation is the most common scenario of child homicide in Australia, accounting for 35 percent of child killings (Strang 1996).The deaths of the three Bristol children led to amendments to the NZ Guardianship Act.

Traduzione: La Family Law Reform Act del 1996 pone l’accento sul fatto che sia un diritto del minore mantenere i contatti con entrambi i genitori, sulla base delle considerazioni dei ricercatori del tribunale della famiglia, creando una cultura  ‘procontatto’ nei tribunali . Il privilegiare il diritto di un bambino al contatto con entrambi i genitori senza considerare altri fattori, come la necessità di proteggere il bambino dall’esposizione alla violenza, non significa necessariamente decidere per la sicurezza dei bambini. Occorrerebbe una modifica legislativa del Family Law Act che richiedesse ai giudici di prendere decisioni tenendo conto in primis della sicurezza del bambino. Tali disposizioni sono state emanate con successo in Nuova Zelanda, a seguito di un caso in cui al padre era stato assegnata la custodia dei suoi tre figli, perché la moglie lo accusava persistentemente di abuso. Il padre ha successivamente ucciso i tre bambini   una successiva indagine ha stabilito che l’evento non poteva essere previsto, perché nessuno a parte la moglie aveva mai testimoniato episodi di violenza. La maggior parte dei bambini soggetti ad abusi non vengono uccisi, ma vale la pena notare che il contesto della separazione familiare è lo scenario nel quale più spesso i bambini vengono uccisi in Australia e rappresenta il 35 per cento degli infanticidi (Strang 1996). Le morti dei tre piccoli Bristol ha portato a modifiche della NZ Guardianship Act.

L’omicidio del piccolo Federico non ha condotto a nessuna presa di coscienza ed ancora oggi molti tra quelli che sono chiamati a decidere della sorte di un bambino in caso di separazione si preoccupano innanzi tutto del rispetto del concetto di bigenitorialità, prima  della sicurezza delle persone coinvolte.

Che la bigenitorialità non coincida necessariamente col superiore interesse del minore lo scrivono in molti:

(Wallerstein, J. S. & Tanke, T., 1996. To Move or Not to Move: Psychological and Legal
Considerations in the Relocation of Children Following Divorce, Family Law Quarterly, 30, 2: 305–332) … judges have sometimes applied a seemingly irrebuttable presumption that frequent and continuing access to both parents lies at the core of the child’s best interest. Therefore, it is important to state very clearly that the cumulative body of social science research on custody does not support this presumption (i giudici hanno qualche volta applicato la congettura – una congettura che sembrerebbe inconfutabile- che il frequente e continuo accesso ad entrambi i genitori sia il fulcro del superiore interesse del minore. Pertanto è importante chiarire che la ricerca nel complesso delle scienze sociali sull’argomento affido non supporta questa congettura).

Le ricerche in merito ci dicono che un elemento importante da tenere in considerazione in questi casi sono le obiezioni di uno o entrambi i genitori.

(Mertin, P., 1995. A Follow up Study of Children from Domestic Violence, Australian Journal of Family Law, 2: 76–86) : …shows psychological deterioration among both boys and girls when frequent contact is ordered over the objection of one or both parents in these intensely conflicted families. The unintended effect is that the child feels emotionally safe nowhere. (nei bambini, maschi e femmine, si riscontra un deterioramento psicologico quando i contatti frequenti sono disposti ignorando l’opposizione di uno o entrambi i genitori in casi di intenso conflitto familiare. L’effetto indesiderato è che il bambino finisce col non sentirsi al sicuro in nessun luogo).

Ma queste sono dichiarazioni di esperti e la Corte d’Appello di Brescia ha deciso che non sono importanti.

L’AMI, però cita anche un comunicato della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (perché? Se la scienza non è importante, perché citarlo?):

In primo luogo, al di là dell’opportunità che l’autorità giudiziaria si sostituisca alla comunità scientifica nel rilasciare giudizi su argomenti altamente specialistici, si ritiene che il problema relativo all’esistenza o meno di una “sindrome” legata all’alienazione di una figura genitoriale venga posto in modo incongruo. Fenomeni come il mobbing, lo stalking ed il maltrattamento esistono ed assumono valenze giuridiche a prescindere dal riconoscimento di disturbi identificabili come sintomatici.

Mi sembra di riconoscere questa argomentazione che coinvolge i reati di stalking e il concetto di mobbing… Come ho già scritto qui, lo stalking e il maltrattamento hanno rilevanza giuridica perché sono reati. I reati hanno sempre rilevanza giuridica. Lo stalking, il mobbing, i maltrattamenti, non sono né malattie né disturbi. L’alienazione genitoriale, invece, ancora non è un reato.

Sarebbe piuttosto inopportuno che un neuropsichiatra si sostituisse alle autorità giudiziarie nell’esprimere giudizi in merito ad un reato, come a mio avviso è altrettanto inopportuno che una Corte d’Appello stabilisca una relazione di causa-effetto tra un comportamento e le conseguenze sulla salute psicologica della gente senza il supporto della ricerca scientifica…

Ma prosegue il comunicato:

Tale nozione (l’alienazione genitoriale) compare già nel DSM IV nel’Asse V tra i Problemi Relazionali Genitore – Figlio; e’ previsto il suo inserimento nella prossima edizione del DSM V all’interno della nuova categoria dei Disturbi Relazionali, in quanto il fenomeno origina da una patologia della relazione che include il bambino ed entrambi i genitori, ognuno dei quali porta il proprio contributo.

Sappiamo che l’ “alienazione genitoriale” non è stata inclusa nel DSM V, nonostante le pressioni esercitate affinché lo fosse.

I sostenitori dell’alienazione genitoriale però non si arrendono e ci spiegano:

The actual words “parental alienation” are not in DSM-5, but there are several diagnoses that can be used in these cases.  I would say the “spirit” of parental alienation is in DSM-5, even if the words are not.

Anche se le parole alienazione genitoriale non compaiono nel DSM V, comunque lo spirito dell’alienazione genitoriale aleggia fra le pagine del DSM V.

fantasmiEra una sindrome, poi è diventato un “disturbo relazionale”, adesso è addirittura una presenza: innominabile (come le cose che fanno davvero paura), è comunque a disposizione degli iniziati in grado di decifrare i criptici messaggi nascosti fra le righe.

Così, saltellando fra un disturbo e l’altro del DSM, si possono estrapolare delle frasi che – per chi sa interpretare – chiaramente alludono all’alienazione genitoriale.

Che dire, l’alienazione genitoriale è veramente inquietante: non importa con quanto impegno esperti in diversi campi si diano da fare a seppellirla, risorge sempre sotto altre spoglie.

Quest’ultima versione, lo spirito, è decisamente la più spaventosa che abbia incontrato fino ad oggi.

Mi domando: il prossimo passo saranno gli esorcismi ai bambini posseduti dall’alienazione genitoriale?

esorcista

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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Una risposta a I mille volti dell’alienazione genitoriale

  1. Romano ha detto:

    Ricciocorno,
    Questo è del resto esattamente quello che è già successo in altri Paesi. Si tratta di un film già visto in altre lingue che ora è stato doppiato in italiano.

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