Ancora sulle vittime

imagesL’arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressiSteve Biko

“Il giorno che mi prenderanno, mi ammazzeranno, perché io o li picchierò o mi farò picchiare fino a farmi ammazzare.” Ed è morto proprio così Steve Biko: a soli 31 anni, fu brutalmente picchiato e assassinato. Era il 12 settembre 1977.

Nell’agosto di quell’anno Steve Biko viene arrestato dalla polizia sudafricana e rinchiuso nel carcere di Port Elizabeth. Il 7 settembre viene sottoposto ad un interrogatorio di circa 22 ore, durante il quale viene sottoposto a torture dolorose e umilianti. L’11 settembre cade in uno stato di semi-incoscienza e il medico consiglia il trasferimento in ospedale. Dopo aver passato 1100 km, nudo, chiuso nel baule di una Land Rover – circa 12 ore  di viaggio – muore per una lesione cerebrale causata da un violento colpo alla testa.

Ovviamente, la Polizia dichiarò che il colpo alla testa se ero procurato da solo, che durante l’interrogatorio si era comportato “in modo strano e non collaborativo.”

Steve Biko è una vittima? Si.

Era un debole? Assolutamente no. Era un uomo coraggioso e forte.

Ma non sempre i forti se la cavano, soprattutto se vivono in un sistema costruito per sottometterli, un sistema ingiusto, fondato sulla diseguaglianza.

Ho già scritto sul termine vittima, ma ne scriverò fino alla nausea.

Perché trovo terribilmente ingiusto che le vittime di violenza debbano trovarsi negato il diritto di dichiarare a testa alta che hanno subito una ingiustizia solo quando sono donne vittime di violenza di genere. Trovo terribilmente ingiusto che debbano sentirsi in dovere di rifiutare il termine vittima per paura di essere indicate come deboli.

Dove sta scritto che i deboli meritano di essere vittime dell’altrui violenza?

Chi stabilisce cosa caratterizza un debole rispetto a un forte?

Il debole è sempre quello che soccombe? Il forte è quello che vince? Il debole è quello che non usa la violenza? Il forte è quello che umilia e sottomette?

A me questi discorsi sui forti e i deboli fanno tanto pensare alle teorie eugenetiche…

Steve Biko è vittima in quanto nero in uno stato in cui vigeva una politica di segregazione razziale.

Le donne vittime di femminicidio, in Italia, sono vittime in quanto donne in uno stato in cui impera il maschilismo. Non sono vittime perché deboli o in cerca del principe azzurro, né perché forti o determinate, o in qualunque altro modo una donna decida di essere.

Sono vittime di violenza le donne ricche, quelle povere, quelle che hanno un lavoro e quelle che stanno a casa, quelle che hanno studiato e quelle semianalfabete, quelle che hanno figli e quelle che non ne hanno, quelle single, quelle sposate, quelle giovani e quelle anziane, le prostitute come le avvocatesse, quelle che rimangono con l’uomo violento e quelle che lo hanno lasciato, quelle che denunciano e denunciano più volte come quelle che non lo fanno, perché si vergognano o hanno perso la fiducia in un paese che non trova niente di meglio da fare che ragionare intorno a cosa c’è che non va nell’immagine della donna – perché è così debole e indifesa? – e ha paura di dire che sono questi uomini che hanno qualcosa che non va.

Perché sono gli uomini che le colpiscono, che le tormentano, che le stuprano, che gettano loro l’acido addosso, che le inseguono con l’accetta e le bruciano dopo averle cosparse di benzina.

Le vittime di violenza non sono deboli, o almeno non lo sono in quanto vittime.

Lo status di vittima non dipende da ciò che sei o da ciò che fai, ma da ciò che ti viene fatto.

E allora cominciamo a fare un processo a loro, i veri deboli di tutte le situazioni in cui si consuma una violenza: gli aggressori.

Perché la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci. Lo disse Isaac Asimov e io sono d’accordo con lui.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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25 risposte a Ancora sulle vittime

  1. Richie ha detto:

    sono d’accordo nella sostanza ed è bellissimo che tu ricordi Biko,a volte in certe circostanze, usare la violenza per difendersi non è sbagliato con tutto il rispetto per Gandhi e i teorici della nonviolenza

    • Richie ha detto:

      sono paolo1984. Scusate

    • Gandhi, la maggior parte della gente lo fraintende. La sua teoria della non violenza non si limita a dire “non si uccide un altro essere umano”, non è così. Lui parla di due diversi tipi di non-violenza: parla di coloro che non reagiscono con violenza per vigliaccheria e quelli che non reagiscono con violenza perché scelgono un modo alternativo per reagire, ma reagiscono. Il vero non violento, secondo le idee di Gandhi, non è colui che si fa da parte e si nasconde… Il vero non-violento è colui che trova un modo alternativo per lottare e costruire un mondo senza violenza. Ci vuole molto coraggio per opporsi ed agire senza fare uso della violenza, e Gandhi dice che ad una non-violenza che è un mero tutelarsi e difendere se stessi è preferibile la violenza che si oppone all’ingiustizia.
      La non-violenza gandhiana non è un passivo non-fare, ma un opporsi e costruire: se la non-violenza non è associata ad un’attivarsi per eliminare la violenza e l’ingiustizia, allora è solo vigliaccheria.

  2. paolam ha detto:

    Mi sembra che il tema del post non sia l’alternativa “metodo non violento/metodo violento”, ma invece sia il significato della parola “vittima”, parola che non indica una persona incapace di desiderare di opporsi ad un sopruso, ma una persona che si trova nella condizioni materiali di non essersi potuta sottrarre a un sopruso. C’è una bella differenza. Non solo, ma quand’anche chicchessia desiderasse (fosse consenziente) a subire un sopruso avente carattere di reato, se contro la persona, il reato in sé sussisterebbe. Teniamoci al tema, perché disconoscere la situazione di “vittima” di un reato alla persona che è colpita dal reato, significa disconoscere l’esistenza del reato medesimo. E infatti mi sembra proprio questo che vuole chi vuole cancellare le vittime.

    • Penso che Paolo si riferisse all’ultima citazione…

      Comunque si, il tema è questo, ovviamente. Le donne, tutte preoccupate di apparire forti e determinate, sono completamente ignare del fatto che se occultano la vittima, se la nascondono, occultano la violenza stessa.
      Facendo un esempio stupidino, pensiamo alle persone scomparse: finché non c’è un corpo, finché non c’è l’evidenza di ciò che è avvenuto, c’è solo un grande punto interrogativo. E magari quel corpo, come nel caso Claps, è ben celato in un posto dove nessuno lo cercherà mai…
      Senza la vittima non c’è nessun reato. Negare visibilità alle vittime significa occultare un reato.

      Per non parlare poi del fatto chetutto questo insistere sul “non essere deboli” apre un varco ad amare riflessioni: e quelli veramente più deboli? I disabili, gli anziani, i bambini… Quelli da tutelare perché fisicamente o psichicamente più deboli valgono meno di un essere umano “forte”?

  3. Romano ha detto:

    Nello scontro fisico a mani nude tra due persone è probabile che vinca il più preparato, sapendo che l’autodifesa consente tutto e deve essere immediatamente risolutiva.
    Un colpo poi, o riesci a schivarlo e reagisci subito ad effetto o un secondo dopo diventa una ritorsione.
    Dieci contro uno, diventa veramente difficile. Se poi quei dieci sono armati, anche solo di bastoni, il risultato è scontato.
    Contro una persona armata è difficile potersi difendere se pure non si è armati. Infine, il vigliacco sfrutta sempre la sorpresa e l’inganno, così restano fregati anche i professionisti.
    Quando si subisce un’aggressione comunque, deve essere chiaro che le parole non servono assolutamente a niente. Se riesci a neutralizzare l’aggressore, dopo puoi parlare, durante l’aggressione devi solo difenterti senza pensare. Difendersi può anche voler dire individuare la via di fuga e scappare e poi non rimettersi in trappola da soli.
    La materia non è facile. Qui mi sembra che ci sia una mentalità disposta a subire, che deve cambiare. Il caso di Caserta è clamoroso e insegna.

    • Occorre un cambio di prospettiva. Non è la “mentalità di chi subisce” che dovrebbe cambiare, ma la “mentalità di chi aggredisce”. O dovrebbero cambiare entrambe, ma di intervenire sui violenti non se ne parla mai e sarebbe ora di cominciare.
      E con questo non voglio dire che difendersi sia sbagliato, tutt’altro.
      Voglio dire che invece di spendere tante energie per istruire gli oppressi a contrattaccare, si potrebbe spendere un poco di energia affinché gli oppressori smettano di usare violenza.

  4. Romano ha detto:

    Ricciocorno,
    Sono d’accordo e penso che la scuola potrebbe fare moltissimo. Chissà quanto influisce un certo retaggio culturale sul modo di sentire di noi maschi. Poi ci sono sicuramente altri aspetti che hanno che fare con ormoni e altri fattori di costituzione.
    Tuttavia voglio dire che questo dell’aggressione sembra un problema che alla lontana mi ricorda la dipendenza dal bere, dal fumo, dal gioco. Quando le persone ci sono dentro fanno fatica a uscirne, perché secondo me esiste un elemento patologico per cui il comportamento sbagliato si ripete. Quindi si dovrebbe prevenire il problema ma se il problema esiste l’uomo si dovrebbe curare capendo che ha bisogno di aiuto per cambiare e non fare del male agli altri. La donna dovrebbe però sottrarsi e non semplicemente perdonare e riavvicinarsi.
    Credo sia un percorso di grandissima sofferenza per le persone coinvolte. Se però la donna non si sottrae, si crea quell’intreccio bestiale tra vittima e carnefice che c’è in tante relazioni.
    Ovviamente queste sono parole. I fatti richiedono mezzi, soldi, strutture, cioè reale volontà politica di fare prevenzione e sostegno. Oltretutto in un Paese che ha ancora grossi problemi di scolarità delle persone, forse le stesse vittime a volte non possiedono tutti gli strumenti per reagire e cambiare, sia da una parte sia dall’altra. Parlo di chi è in questo che credo sia un tunnel come la droga. Purtroppo se sei vittima e, ripeto, non ti sottrai (per mille motivi, anche economici) entri nel ruolo della vittima e rischi di reiterarlo.

  5. Romano ha detto:

    Ricciocorno,
    Non vorrei essere frainteso. Aggiungo che sottrarsi significa adottare tutte quelle misure che consentono di mettersi in sicurezza. Quindi andarsene, al limite facendosi ospitare da parenti, amici o centri creati apposta. E naturalmente la denuncia, che però da sola può non bastare.
    In altre parole una strategia di difesa concreta, quando si corrono dei rischi, bisogna adottarla, che sia basata sulle proprie capacità o sull’intervento istituzionale.

  6. EMILY ha detto:

    Se si vuole nominare una categoria a vittima, oggi sono gli uomini. Le donne picchiate possono affidarsi al racket della calunnia gestito dalle femministe, avere avvocate gratis. Gli uomini picchiati (che sono tanti quanti le donne picchiate), se denunciano, hanno l’80% di probabilità di finire sul banco degli imputati.

    • E questi uomini picchiati da chi sarebbero picchiati? Racket delle calunnie? Gestito dalle femministe rettiliane? Scommetto che c’entrano le scie chimiche, sono quelle che occultano i corpi martoriati di questi uomini, giusto? Oppure i servizi segreti femministi cancellano loro la memoria con qualche attrezzo alla men in black? O magari sono tutti nascosti nell’area 51? Lo scopriremo, immagino, col prossimo servizio delle Iene.

    • Lilli ha detto:

      Emily, il rapporto tra donne uccise da un uomo respinto e uomini uccisi da una donna respinta qual è secondo lei? Penso 9 a 1, se non peggio. Lei ha a disposizione una statistica diversa, in cui le donne risultano assassine verso un uomo quanto e più degli uomini? In tal caso ce la potrebbe fornire?

    • alex19 ha detto:

      Sai cosa mi piacerebbe sapere? se ragionate con la vostra testa o avete una mente collettiva come le termiti o le formiche. che uno urla :”avvocate gratis e femministe!” “Uomini picchiati!” “L’invasione degli ultracorpi!!” e voi ci credete e lo ripetete come un mantra in ogni blog in cui si parla di violenza. Ora, non pensare e sparare improbabili stronzate a raffica deve essere divertente ma non sarebbe ora di connettere il cervello tanto per cambiare?

      • “Se avete” chi? qui non sta scritto da nessuna parte né “avvocate gratis e femministe!” “Uomini picchiati!” “L’invasione degli ultracorpi!!”.
        Se il tuo intento è mettere in dubbio il brutale omicidio di Steve Biko con quell’ “uomini picchiati”, credo proprio che dovresti vergognarti. La tua eventuale ignoranza in storia contemporanea non ti dà il diritto di insultare chi è più informato di te.

  7. Romano ha detto:

    Emily,
    Non c’è nessun racket delle femministe. Questa è una delle invenzioni di chi si deve difendere da accuse di stalking o maltrattamenti e affini. Spesso queste fesserie vengono ribattute da donne che si bendano gli occhi perché stanno con uomini che si trovano a fronteggiare certe accuse così come ci sono uomini che definiscono zerbini altri uomini che difendono le loro donne. Finché non inciampano nello zerbino quelli continuano a parlare.

  8. Luca ha detto:

    Del modo in cui sono state falsificate la violenza domestica per calunniare gli uomini ne parla anche l’European Journal on Criminal Policy and Research. Il testo è on line qui: (on line qui:
    http://pubpages.unh.edu/~mas2/V74-gender-symmetry-with-gramham-Kevan-Method%208-.pdf)

    • Senta, qui questo genere di teorie surreali non trova alcun consenso. Non ho bisogno di leggere ridicoli articoletti, perché vivo su questo pianeta e mi guardo intorno. Ma perché vi ostinate a scrivere qui? Non avete qualche forum traboccante di testosterone nel quale piagnucolare in coro e lamentarvi su quanto siete vessati dalle donne cattive e bugiarde? Questo genere di intervento offende le vittime di femminicidio, offende l’intelligenza, offende il buon senso e sta seriamente logorando la mia pazienza.
      Mi sono già espressa in merito alle “false accuse” https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/04/26/lei-mente/ e non è questo il tema del post. Siete noiosi, ripetitivi, decisamente ridicoli, ed io posso dirmi veramente esasperata dalla vostra presenza e dai vostri commenti tutti uguali.

    • Paolo1984 ha detto:

      Luca, il fatto che esistano casi di false denunce (donne e uomini sono moralmente pari nel bene come nel male) non autorizza a dire che tutte lo siano. Non è così

    • Romano ha detto:

      Ma quale è il problema a stigmatizzare l’uso della violenza in generale e contro i più deboli in particolare?

  9. Questo post riguarda la violenza di genere: essa è una premessa necessaria. Chiunque non la condivida, chiunque mette in dubbio l’esistenza della violenza di genere, provocata da uno squilibrio di potere che pende a favore del genere maschile, è pregato dall’astenersi dal commentare. Chiunque ritenga di non condividere l’esistenza di una discriminazione di genere, una discriminazione che penalizza il genere femminile, è pregato dall’astenersi dal commentare. Avete centinaia di pagine su temi quale “quelle donne cattive mentono, gli uomini non uccidono le donne!”, andate a scrivere su quelle.

    • Luca ha detto:

      Io dubito che gli asini volano. Sono anche io pregato dall’astenersi dal commentare?

      • Non lo so, dipende. Se dobbiamo discutere di fantomatiche lobby anti-maschi e complicati piani autolesionisti per incastrare poveri ignari innocenti, si.

      • Lilli ha detto:

        Luca, lei dubita anche del dato oggettivo, riportato da tv e giornali, delle donne uccise quotidianamente dai mariti o dagli ex (circa una ogni tre giorni, ma il dato è sottostimato in quanto alcune spariscono perché i cadaveri sono stati nascosti bene)? Se non crede alla realtà, non vedo perché le interessi commentare.

  10. Il 13% degli omicidi nel mondo, pari a 1 su 7 è commesso tra le mura di casa, da parte del partner della vittima. Il partner è responsabile di una quota che va da un terzo alla metà di tutti i femminicidi. Mentre la partner è responsabile, invece,degli omicidi che hanno come vittima un uomo, solo in una percentuale che varia, nei vari Paesi, tra il 6,3% e il 2%. (fonte: http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/06/21/primi-dati-ufficiali-sulla-violenza-contro-le-donne-nel-mondo/ che rimanda alla fonte originale)

  11. Pingback: Contro il disprezzo nei confronti delle vittime - Massimo Lizzi

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